ciao youtube: come distruggere la rai (e un’intera memoria collettiva)

Dopo aver rifiutato i 50 milioni di Sky per essere sulla piattaforma satellitare, da domani 1 giugno la Rai sparirà anche dalla piattaforma di Mountain-view. La motivazione? Troppi pochi soldi. L’accordo precedente prevedeva infatti circa 100 euro a video (700 mila euro per 7000 video all’anno). Non abbastanza per Gubitosi che preferisce monetizzare l’eventuale (perchè tale è, eventuale) migrazione degli spettatori sulla piattaforma proprietaria Rai.

Ma snoccioliamo un po’ di dati. Cosa lascia Mamma-Rai su Youtube? Circa 50 mila video, 1.2 milioni di iscritti ai vari canali (32) e circa 1 miliardo di views (è uno dei network europei più visti, secondo solo a BBC, che però ha il vantaggio della lingua inglese). Per farsi un’idea RTVE raccoglie la miseria di 124 mila iscritti e poco più di 250 milioni di views. Stessa cosa succede in Francia e in Germania dove ARD (consorzio di tv pubbliche) ottiene 475 mila iscritti e 323 milioni di views. Dall’altra parte dell’oceano la situazione è la stessa, PBS negli USA raccoglie 417 mila iscritti e 350 milioni di views, numeri ben al di sotto della nostra tv nazionale (e ho citato solo network pubblici, in USA anche CNN ha numeri inferiori alla Rai). Già, perchè qui nasce un altro paradosso. La Rai sta facendo una mossa da tv privata, non pubblica. Non guadagno abbastanza, quindi me ne vado è un ragionamento perfettamente legittimo per una tv privata (vedi Mediaset che è uscita da Youtube anni fa) ma scricchiola pericolosamente se detta da un ente pubblico che è finanziato per larga parte da un canone, peraltro obbligatorio.

L’altra questione è la reale possibilità che 1.2 milioni di utenti iscritti su Youtube possano volersi spostare sul canale Rai.tv (non certo famoso per la sua usabilità, vedi app per android e l’utilizzo di Silverlight). Per quale motivo io utente youtube dovrei cambiare le mie abitudini? E poi, perchè considerare l’utente youtube alla stregua di uno spettatore “rubato” alla televisione? Possibile che i vertici Rai non abbiano capito che Youtube è uno dei tanti canali dove poter visualizzare contenuti. Come ha ripetuto lo stesso direttore di BBC (che al contrario sta ottimizzando la sua presenza su Youtube che risale al 2007) “Il viaggio che facciamo ogni giorno da quando ci svegliamo a quando torniamo a dormire è costituito da un passaggio continuo da uno schermo all’altro”

Ma c’è dell’altro. Come fa notare Tiziano Bonini su Pagina99, dal 2 giugno si creerà una sorta di enorme amnesia collettiva. Oltre a tutti i video caricati ufficialmente dalla rai, verranno cancellati anche tutti quelli illegittimi, fino ad ora tollerati in virtù dell’accordo con Big G. Già perchè oggi Youtube non è più solo una tv online, ma soprattutto un’enorme risorsa per blogger, giornali online, ma anche telegiornali e programmi televisivi che spesso usano i video presenti su Youtube come fonte.

Nell’anno in cui British Pathè regala al mondo intero una memoria storica inestimabile (295 milioni di iscritti e quasi 50 milioni di views in pochi mesi), la Rai prende una decisione controcorrente, un isolamento tecnologico inspiegabile, che non ha giustificazioni apparenti se non la mancanza di visione dei vertici Rai ancora troppo legati al vecchio modo di fare televisione. Ogni ora su Youtube vengono caricati circa 100 ore di nuovi contenuti, dal 2 giugno in quelle cento ore non ci sarà neanche un minuto prodotto dalla RAI.

[UPDATE]

È cominciata regolarmente l’opera di demolizione dei vari canali youtube appartenenti alla RAI. I video sono stati cancellati a scaglioni. Ad oggi degli oltre 50 mila video ne rimangono solo 7000. Dimezzate anche le views totali.

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[UPDATE] 4 giugno 2014

La Rai è ancora su Youtube anche se fortemente ridimensionata. 7100 video rimangono nel network, ma il canale principale è sceso a 40 video. L’unica anomalia è nel fatto che risultano caricati video fino a 4 ore fa, ben oltre il termine dell’accordo con Google. L’ipotesi è che Rai non sparirà definitivamente da Youtube, ma che terrà una posizione, da privato (non partner) per mantenere l’indicizzazione del nome.

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Come Facebook vi tiene intrappolati al suo interno

Ho già scritto altre volte del mio rapporto non proprio idilliaco con Facebook. Il social di Mr. Z. è oramai dentro le nostre vite in maniera così profonda che cercare di uscirne equivale prendere e andarsene sopra una montagna in ascetismo (per un po’ si è usato anche il termine “suicidio” per descrivere un log-out definitivo).

Oggi però mi sono imbattutto nell’ennesimo tentativo di Mr. Z. di trattenermi all’interno del social. Ma facciamo un salto indietro.

Previously in Devil Mr. Z. Want You Here Forever.

Uno dei primi meccanismi messi in atto da Facebook per evitare che il proprio pubblico uscisse e entrasse dalla grande F è stato quello di mettere terrore a chi volesse varcare la soglia. Una sorta di warning in pieno stile Trojan, come quelli che si possono incontrare quando il nostro broswer incontra un sito con possibili malaware in vista. Beh? Niente di male, Giacomo, solo che all’epocoa (ora no) questo warning appariva anche per siti molto trafficati (anche quotidiani per dire) di fatto spingendo chi è poco avvezzo alla navigazione a immediatamente tornare indietro e rimanere all’interno della sempre più spessa placenta creata da Mr. Z.

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Un altro trick più subdolo è stato quello (non solo di Facebook) di “facilitare” l’iscrizione degli utenti ad altri siti, usando il login di Facebook. Già, facilitare la vita, è questo che vuole Facebook. Ma se vi fermate per un secondo a ragionare sulle conseguenze di un’iscrizione attraverso questo meccanismo, capirete che non è proprio così che vanno le cose. Iscrivendosi infatti con il log-in di FB di fatto state legando l’utilizzo di un determinato servizio (anche Spotify, per dire) al vostro social network preferito. Cosa succede se un giorno volete uscire da Facebook ma non dall’app alla quale siete iscritti con il loro dati? Niente di che, dovete solo rifare tutta la procedura di iscrizione perdendo tutti i dati e le playlist (nel caso di Spotify). Ma non c’è niente da fare? Una cosa c’è, rimanere su Facebook e mantenere attivo il log-in così da poterlo utilizzare su tutte le piattaforme su cui è stato usato. Facile no?

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E arriviamo al presente. Premetto che è passato ancora troppo poco tempo da quando ho “scoperto” questa cosa, però mi sembrava perfettamente in linea con le due cose di cui vi ho parlato poco sopra. Quando embeddate un video da youtube su FB, il social di Mr. Z vi permette di vedere i video direttamente nel social. Niente di strano fino a qui, è un embed, e come tale ha questa precisa funzione. C’è però qualcosa che non va, se date un’occhiata con più attenzione. Di solito Facebook permette sempre di poter “switchare” alla visione su Youtube in qualsiasi momento semplicemente premendo il pulsante “watch on youtube”. E’ un’opzione utile soprattutto per chi magari vuole dare un’occhiata ai related, avere maggiori informazioni sull’utente che ha caricato il video, o più semplicemente sapere quando è stato caricato un contenuto. Ebbene da oggi, ieri sera per essere precisi, questo pulsante “watch on youtube” non funziona più. Se provate a premerci sopra vi sembrerà di essere pazzi, o di avere un qualche problema con il broswer. Ho provato varie volte anche con diversi software (chrome, safari) ma il risultato non cambia. Dunque? Se non fosse un bug (cosa ancora probabile, visto il poco tempo passato) sarebbe l’ennesimo tentativo (sporco) di FB di evitare che voi usciate dal social. Per accedere al video si può ancora premere sul titolo del video. A mettermi ancora più dubbi, ci ha pensato Andrea Iannunzi, che mi ha girato questo link, dove Facebook, in data 5 maggio, annuncia l’imminente arrivo di nuovi dati insight riguardo la visione dei video. Vere e proprie statistiche (molto simili a quelle già presenti su youtube) per avere una completa visione del proprio pubblico multimediale (altro che Auditel). Rimarrei ancora cauto per altri, diciamo 2 minuti, poi premerei il pulsante “Panico”.

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ps. Ho provato a vedere se era un problema dell’embed di Youtube, ma da altri siti il pulsante funziona senza problemi (anche da Twitter)

[UPDATE]

D’accordo. Da questa mattina il pulsante funziona di nuovo. Il mio animo Maulder però non può che continuare a pensare che tutto questo ha un suo significato, che la verità è la fuori, che voglio crederci…ok. La smetto.

 

Retro-Tube #6 – The Gregory Brothers

The Gregory Brothers

Nell’ultima puntata abbiamo parlato di un trio musicale con il chiodo fisso per il sesso. Oggi saliamo di un gradino. I Gregory Brothers sono un quartetto salito agli onori della cronaca (non solo internettiana) grazie al loro incredibile talento nel “musicalizzare”, Songify, in inglese, ogni tipo di contenuto. A differenza di BLR (Bad Lip Reading) i quattro ragazzi di Brooklyn mischiano parole realmente pronunciate e voce per creare un mash up molto particolare. Si definiscono una band Country, Soul, Folk & Roll” (i ragazzi hanno le idee chiare).

Ma andiamo con ordine. La loro prima apparizione è con Auto Tune The News. Annoiati dal solito notiziario? Avete provato con un po’ di musica? In chiave di Do per favore…prego maestro.

Ma la politica non è il solo argomento musicato. Anche la cronaca nera può trasformarsi in un pezzo rap da oltre 3 milioni di views.

I quattro ragazzi ottengono un ottimo successo. Le loro canzoni piacciono anche senza il supporto video, e il 29 maggio 2009 esce il primo EP dal titolo “Meet The Gregory Brothers!”. Ben Westhoff, giornalista del Village Music, definisce l’album è “a lounge-y refreshingly sincere slice of Blue-eyed soul. E’ d’accordo con lui anche Jake Frazier di PopSense, anche se lamenta il fatto che i fan del quartetto di Brooklyn hanno poca pazienza nell’ascoltare la loro vera musica, limitandosi all’ascolto delle AutoTuneNews. Qui una loro esibizione dal vivo, senza green screen e senza vocoder.

Ma la songify-mania è la punta di diamante del quartetto. Charlie Sheen e la sue avventure ai confini della legge diventano un songify da oltre 40 milioni di views.

In occasione degli Oscars 2011, I Gregory’s Brothers decidono di fare un Songify (nel frattempo anche tutte le AutoTuneNews sono state rinominate in questo modo) ad hoc per la premiazione. Vittime del remix Harry Potter, Social Network, Toy Story 3 e Twilight. La canzone viene addirittura nominata agli Emmy come Outstanding Short-form Picture Editing”

I quattro ragazzi non nascondono le loro radici “viral” e dopo aver visto un video in cui Paul “Hungry Bear” Vasquez, ha una reazione smodata alla visione di un “doppio arcobaleno”, capiscono di avere il prossimo soggetto per il loro nuovo Songify.

Il successo è planetario. In collaborazione con il developer Klush, esce addirittura un’app per iphone brandizzata con la band.

Nel frattempo, le Auto Tune The News si focalizzano sempre più sulla politica, diventando più complesse, non solo nell’aspetto musicale, ma anche in quello video. In questo sketch il candidato liberal Einstein spiega la sua politica nel caso venga eletto. Impossibile non notare una somiglianza, nelle movenze e nel modo di cantare con un certo mostro sacro del musical americano: Groucho Marx.

Se volete saperne di più. Qui trovate il loro sito ufficiale. Su Youtube i loro video sono divisi su più account: Schmoyoho e TheGregory’s Brothers Channel

 

Retro-Tube #4 – Nobody’s Watching

In questa quarta puntata parliamo di un duo che secondo me non ha avuto quello che si meritava. La coppia in questione è quella formata da Taran Killam e Paul Campbell.

La loro è una carriera di Tubers al contrario. Di solito si comincia dalla rete per poi ambire alla tv. Nel loro caso i due sono partiti dalla tv per finire in rete.

Tutto comincia nel 2005 quando Taran e Paul vengono presi per una nuova serie prodotta dalla Warner Bros e scritta dal talentuoso Bill Lawrence (Scrubs, Spin City).

La serie parla di due giovani appassionati di serie tv (Derrick e Will nella finzione) che mandano una videocassetta alla Warner dicendo che quello che vedono ora in tv “è uno schifo” e che sarebbero in grado di fare molto meglio.

La Warner manda un auto a prenderli e l’avventura ha inizio.

La storia è raccontata con lo stile del Mockumentary. Derrick e Will sarebbero protagonisti di un reality in cui lo scopo è quello di scrivere e realizzare una nuova sitcom di successo.

Bill Lawrence gioca continuamente con la quarta parete (il pubblico) rompendola spesso e volentieri. La “laugh tracks” viene usata solo contestualmente allo studio televisivo e i personaggi reagiscono di conseguenza di fatto rendendo l’audience un personaggio attivo nella sitcom. La serie è caratterizzata da riferimenti continui ad altri show di successo e dalla presenza di guest star del passato (tra i tanti nella serie compare Alan Thicke, il papà di genitori in blue jeans e James Micheal Tyler, Gunther di Friends).

Quale è stato il destino di una sitcom così geniale? Ma che domande. Rifiutata. “Unaired” come dicono gli americani.
La serie fu considerata troppo avanguardistica per il canale. La paura era che il pubblico non fosse in grado di comprendere il meccanismo metalinguistico. La serie rimbalza da un ufficio all’altro del network per poi, nel 2006 finire su youtube (casualmente a quanto dicono i produttori).

Il pubblico del web impazzisce. La serie accumula in poco tempo più di un milione di views, forse non è ancora tutto perduto.

I due ragazzi visto l’insperato successo di pubblico, decidono di battere il ferro finchè è caldo. In poco tempo pubblicano una serie di video spin off della serie. Il primo video riguarda, neanche a dirlo, Friends. Siete stanchi e non ricordate tutta la trama? Poco male, a Derrick e Will, bastano 90 secondi per raccontarla.

Le serie “tirano” e i due lo sanno. Il secondo spoof riguarda un altro show di grande successo in quell’anno. 24.

Il 2006 è però anche l’anno delle prime “esplosioni” virali. Video insensati che riescono a fare milioni di views. Tra questi quello che potremmo definire il “Mentos Experiment”. Qualcuno ha scoperto che mettendo un pacchetto di mentos dentro una bottiglia di Coca Cola si ottengono effetti esplosivi. E se uso della Sprite?

Nobody’s watching è divetato un marchio di fabbrica. I due cominciano a girare anche nei piani alti (tra cui un apparizione fugace in Scrubs) In rete cominciano a girare voci su un possibile “re-air” della serie e lo stesso Bill Lawrence parla di un Tv Special “live” sull’NBC. Will e Darrnen però continuano a lavorare su quello che sanno fare meglio la parodia. Questa volta è il turno di Lost, con una guest star, molto affascinante.

Il tempo passa e le voci si affievoliscono. Non ci sarà nessuno special e Nobody’s Watching sembra inesorabilmente destinato a essere accantonato. Insieme alle speranze svanisce anche l’entusiasmo dei due attori che in poco tempo smetttono di produrre video. In una sorta di testamento i due producono una finto “opening” di una serie mai prodotta, proprio come Nobody’s Watching.

 

Retro-Tube #3 – Joey and David

Siamo oramai giunti al terzo capitolo del nostro viaggio a ritroso nel passato a breve termine (come i contratti) tra le star di youtube. Protagonisti di questa terza “puntata” due ragazzi americani, Joey and David (prima di andare avanti, si, David, è IDENTICO a Ben stiller). Anche loro sono degli “early adopters” di youtube, il 2006 è infatti l’anno in cui i due decidono di cominciare a produrre video per la rete. Joey and David si presentano come la tipica coppia comica, uno un po più serio, l’altro più scapestrato (david), insieme davvero irresistibili.

Il genere primario della loro produzione è la parodia e il primo soggetto preso di mira è youtube stesso, come aveva già fatto con successo Jeremiah McDonald. Il metagioco, tipico elemento anglosassone (e di conseguenza in USA) è stato forse il primo passo da parte dei “tubers” nell’affermare la propria indipendenza dalle produzioni mainstream.

In questo breve sketch Joey ha deciso di vivere 15 giorni dentro una Honda Civic (il video è una parodia di un altro folle (Marck Horowitz, qui il video) che ha deciso di vivere 7 giorni nella sua Nissan.

La parodia sembra funzionare e i due ci si buttano a pesce. In questo video una famosa pubblicità viene decisamente estremizzata.

Il canale comincia ingranare (quasi 1 milione e 600 mila view i video qui sopra) e Joey and david decidono che è venuto il momento di tentare qualcosa di più narrativo. Questa la pilota di Forever Flubot in cui si si intravede la su citata somiglianza tra David e il più conosciuto Ben Stiller.

L’esperimento non sembra essere capito dai fan. 25 mila views non sembrano abbastanza per continuare. Poco male i due tornano al corto e questa volta i fan tornano numerosi.

E’ il momento di fare il salto. Youtube comincia a muovere i primi passi nella produzione di materiale originale. I video dei gattini non sembrano bastare e Joey and David hanno l’idea che fa per loro. Perchè non fare una meta serie che parla delle star del web? Detto fatto. Viralcom. L’idea è geniale. Tutto il mondo di youtube, le sue star da camera da letto, i gattini ripresi in pose strane, altro non sarebbero che un enorme progetto Hollywodiano. La serie ospita molte tra le più grandi web-star del periodo.

A dispetto di quanto si possa pensare la serie è un flop di “ascolti”. Quando si arriva troppo presto si rischia di avere il miglior prodotto per un pubblico che ancora non esiste. Qui trovate tutti gli episodi prodotti.

Joey and David non si scoraggiano e continuano a cercare la loro strada. Viralcom ha provato le loro grandi doti di sceneggiatori e in poco tempo i due cominciano a produrre alcune pilota per il loro sito ufficiale. Timmy è il primo esperimento (che trovate qui) quindi segue la serie Temps.

Qual’è il futuro di questi due ragazzi? Radioso? Tutt’altro, notizie certe non se ne hanno e i due sembrano per ora essere spariti dalla scena. Sulla loro pagina Facebook si trovano decine di commenti che chiedono notizie sulla loro scomparsa. Nel frattempo se volete approfondire la loro conoscenza, questo è il loro canale ufficiale.

 

Retro-Tube #2 – Jeremiah Mcdonald

In questo secondo appuntamento con Retro-Tube mi concentrerò su un altro “Youtuber” di altissimo livello, con il quale, anche se in maniera molto remotata (non è un refuso, e che ero molto lontano…), ho avuto il piacere di lavorare (ho fatto i sottotitoli per questo video): Jeremiah McDonald aka The Church of Blow aka Weeping Prophet (il ragazzo ha molte personalità come potrete vedere).

Tutto comincia nella sua casa. Jeremiah come molti all’epoca (incluso il sottoscritto) è affascinato dall’idea di condividere contenuti video e ricevere immediati feedback al riguardo. Il suo canale Church of Blow è una sorta di Vlog, ma con venature dark, altamente surreali. Padre spirituale della Chiesa è lui: il reverendo Cornelius Blow

Se Volete potete attivare i sottotitoli con l’opzione CC in BASSO nell lettore. Quindi selezionare TRANSCRIBE CAPTURE e poi TRANSLATE CAPTIONS. Non è proprio perfetto, ma traduce il senso in maniera abbastanza corretta.

Il ragazzo ci sa fare e continua a produrre video con un buon ritmo. In questo video il numero 29 comincia ad affiorare la sua fascinazione per il doppio che esploderà in maniera più evidente qualche tempo più tardi.

Siamo nel settembre 2007 e Jeremiah comincia a chiedersi qual’è il modo per aumentare le proprie views. Su Youtube imperversano video di gattini, skaters e altre inutili amenità. In questo sketch (condito da una citazione di Kubrick) Jeremiah comunica la frustrazione di tutti quelli che cercano di creare contenuti più evoluti in una piattaforma ancora non abbastanza matura per fruirne.

Nel frattempo esplode il fenomeno dei Vlogger (in USA) e la rete viene invasa da persone comuni intente a litigare fra di loro a suon di video. Jeremiah coglie la palla al balzo e trova finalmente l’argomento perfetto per la sua nuova hit. Perchè spremersi troppo a cercare argomenti altolocati? Il tema era li davanti ai suoi occhi: Youtube. Youtube is my life, nella forma del musical riassume in 5 minuti l’essenza del più grande sito di video sharing al mondo.

Oramai Jeremiah è ufficialmente una star di Youtube, il suo video finisce in Homepage e raccoglie oltre un milione di views (ad oggi ne ha quasi 2 milioni). I subscribers si moltiplicano e si moltiplicano anche i suoi canali. Dopo “The church of blow” apre i battenti “Weeping prophet” dove poter sperimentare con un altro tipo di produzioni profondamente diverse dal vlog di partenza. In questo video Jeremiah mostra tutte le sue doti di mimo.(qui trovate il sequel di Jazz dispute dove si nota l’evoluzione tecnica di Jeremiah)

L’ispirazione però rimane ancora un problema primario. In un mondo sovrappopolato di idee come Youtube è facile incappare in qualcosa che si voleva fare e che qualcun’altro ha già prodotto. Ma come è potuto succedere? Jeremiah ha una teoria tutta sua al riguardo: qualcuno è in grado di succhiare le idee direttamente dal suo cervello.

Il doppio continua ad affascinare Jeremiah (ma forse era li da sempre come dimostra questo video da lui girato a 11 anni o poco più) che nel frattempo comincia a collaborare con la compagnia francese Comedie di Caen con la quale realizza alcuni video (qui il canale ufficiale) e uno spettacolo come protagonista (La morte de Adame). In questo video possiamo vedere l’evoluzione tecnica di Jeremiah, impeccabile non solo nell’interpretazione ma anche nella messa in scena.

La collaborazione con la comedie di Caen diventa sempre più intensa. Con il regista Jean Lambert-wild realizza una serie di video muti dal grande impatto visivo. Forse Jermiah ha trovato il suo socio creativo.

L’utilizzo del green screen diventa sempre più raffinato e Jeremiah, come nel film di Woody Allen La rosa purpurea del Cairo, riesce a coronare il suo sogno: recitare con due grandi autori del muto quali George Melies e Buster Keaton.

Ma Jeremiah non vuole abbandonare i suoi fan. Dopo una una chiacchierata con il se stesso del passato, decide che è arrivato il momento di mettere un po’ di ordine nella sua carriera. E’ ora di creare una Jeremiah’s Story. Detto fatto. Buona visione.

 

Retro-Tube #1 – Lasse Gjertsen

Premessa

Da una conversazione poco prima di entrare al mio corso di sceneggiatura.

– Beh è vero, la televisione è cambiata molto negli ultimi anni. Si spendono un sacco di soldi. Ma prendete ad esempio Twin Peaks..

Negli occhi degli astanti noto una strana luce, come se non mi stessero dicendo tutta la verità.

– In quel caso Lynch riuscì a strappare quasi 4 milioni di dollari. E’ vero in quel caso era anche un lungometraggio…
– Si è vero…mi pare fosse, quand’era…il 1990?

C’è qualcosa di strano nel modo di pronunciare quel 1990. Come se faticasse a dire correttamente il numero. Come se la polvere sollevata da quell’anno si fosse per un attimo infiltrata nella sua gola. Ma forse è solo una mia paranoia.

– Si 1990. Poi gli episodi mi pare siano costati circa un milione a puntata che è comunque un ottimo budget per l’epoca.

L’altro collega di corso davanti a me mi guarda con l’occhio vitreo. Non batte le ciglia da quasi due minuti. Deglutisce lentamente, come quando a scuola ti sembra di aver sentito pronunciare il tuo nome dalla professoressa. In realtà ha solo detto “Già che ci siamo”. Il “già” ha però immediatamente fatto scattare la posizione “Brace Brace”: testa in basso quasi dentro la cartella e respiro assente.

– eh…
– Non ho capito.
– …Twin Peaks, dovrei rivederlo. Ero troppo piccolo all’epoca.
– Se vuoi ho il VHS te lo presto!
– Me lo puoi mandare via mail?

Ho un sussulto. Come se mi avessero appena sparato al cuore, vedo tutta la mia vita davanti agli occhi: i miei primi passi, Ritorno al futuro, il mio primo giorno di scuola, Ritorno al futuro, l’esame di maturità, Ritorno al futur…si insomma, praticamente mi rivedo Ritorno al futuro per l’ennesima volta. Deglutisco. “Play it cool Giacomo”. Non devo dare nell’occhio. Non può essere. Non puoi essere così vecchio. Con una scusa mi allontano.

– Scusate credo di aver lasciato il mio cane al parco.
– Al parco?
– Si. Scusate

Per rendere più credibile la storia comincio a gridare il nome del cane nell’androne dell’università.

Benton! Benton! Vieni qui bello!

Sono fuori. Conto sulla punta delle dita. 22. Ventidue. Si. Bastano. 22 sono abbastanza. Ho la premessa per la rubrica Retro-Tube.

Fine premessa.

Il prossimo febbraio saranno 7 anni dalla fondazione di Youtube (Il primo video caricato, alle 20:27 del 23 aprile del 2005, è stato Me at the zoo da Jawed Karim). E’ strano. Non riesco a ricordare quale sia il primo video che ho guardato su Youtube. Internet ha come cancellato la nostra memoria a breve termine. Tutto è compresso in un unico grande flusso. In fondo, a guardarlo, youtube sembra un enorme calderone atemporale. Non c’è modo di capire chi sia più vecchio di chi. Non abbiamo alcuna fisicità a dimostrarcelo. Il continuo aggiornamento grafico poi fa il resto di fatto eliminando ogni riferimento visivo.

In questa rubrica cercherò di rimettere le idee a posto. Il primo della lista non poteva che essere lui Lasse Gjertsen. Classe 1984 Lasse è un’animatore, un musicista nonchè regista conosciuto su youtube con il nome di lassegg. Il suo canale ha oltre 80’000 iscritti, 3 milioni di channel views e 42 milioni di views totali. (I numeri non comprendono tutti gli alias, le copie di suoi video pubblicati da altri utenti. Il nuemro può tranquillamente raddoppiare).

La sua carriera di Youtubers comincia molto tempo fa. Era l’8 maggio 2006, la Sony presentava la PS3 al mondo con una lineup a dir poco scadente, e Lasse si presentava al mondo in questo modo.

Ma il talento di Lasse non di ferma al semplice video realizzato con una webcam. “Us” è un cortometraggio surreale, nel quale viene rielaborata la favola della prodigiosa storia di Peter Schlemihl (e del più famoso Peter Pan) di un uomo alla ricerca della sua ombra. Un’ombra che probabilmente farebbe meglio a guardare prima di attraversare.

A questo punto, molti si sono cominciati a chiedere: ma da dove diavolo viene questo pazzo? Presto detto, Lasse si prodiga in un’animazione nella quale ci dà un ritratto di se stesso molto particolare.

Il successo di Lasse però non cambia il suo lavoro. Come specifica nel suo canale youtube a caratteri cubitali: “A tutti gli advertiser! Mi sono ripromesso di non fare pubblicità e voglio mantenere questa promessa, quindi evitate di contattarmi!” Segue una ferrea lista per punti che spiega i principi di tale decisione.
Nel 2007 Lasse approda in Italia a Milano dove inizia una collaborazione con il musicista Giovanni Sollima per il quale realizza un videoclip del pezzo “Terra Aria”. Nel video si nota l’evoluzione di Lasse che oramai utilizza varie tecniche visive con grande maestria. Il video è ipnotizzante. La musica di Sollima e le immagini di Lasse sembrano fatte l’una per l’altra. Il video, diviso in due parti, è stato presentato all’International Fringe Festival di Marzamemi.

Malgrado la serietà acquisita negli anni, Lasse non abbandona i fan di youtube. In questo video ci spiega filologicamente le differenze linguistiche tra i diversi paesi scandinavi. FAEN!

[UPDATE] Scusate non so come ho fatto a dimenticare questo capolavoro. Rimedio subito.

E la musica? Già perchè Lasse è anche un musicista. Tra le sue tracce che ho maggiormente apprezzato, c’è “Chaplin Snakker”. Un omaggio a uno dei più grandi maestri del cinema Charlie Chaplin. Buona ascolto (il video non è stato montato da Lasse, ma da un fan che ha voluto a sua volta rendere omaggio all’artista norvegese.)

 

Il lato sinistro del cervello: “The Berlusconi of the brain”

Oramai Berlusconi è lo zimbello d’Europa. Il video della Merkel e di Sarkozy ce lo ha dimostrato, se ancora avessimo qualche dubbio al riguardo.

Oggi, dovendomi studiare un po di cervello, ho trovato un piccolo “tutorial” molto interessante su come funziona il nostro cervello. Il video cerca di sfatare molti miti sul diverso ruolo del lato destro e sinistro. La divisione tra creativo e razionale. Ma non è questo il punto di questo post. Al minuto 10’10” sento qualcosa che non mi sarei mai aspettato, almeno in un video di divulgazione scientifica.

Dal titolo lo avete capito. “…mi piace chiamare la parte sinistra del cervello, la parte “Berlusconiana del cervello…”. Seguono grasse risate. Commento. Ancora grasse risate.

Qua sotto il video.

 

Star Trek as The A-Team

La pratica del Mashup, che mischia video e audio differenti per creare nuovi contenuti originali è oramai una pratica comune, ma il video che state per vedere li batte veramente tutti. Prendete Star Trek un cult della televisione degli anni 60, e mixatelo con l’action serial degli anni ‘80. Cosa ne viene fuori?
Guardare per credere.