Rick Santorum Subliminal Commercial Against Obama Frame by Frame.

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A couple of days ago I tripped into a video called “Welcome to Obamaville”. The message of the advert it’s quite clear: Don’t vote for Obama, otherwise there would be poverty and despair. But there’s something more than that. If you watch closely (I would say, slowly) the video seems to have something weird.

The Democratic National Committee in particular, points out a blink-and-you-missed-it subliminal image of President Obama (almost invisible) mixed in with shots of Iranian President Mahmoud Ahmadinejad.

Critics say the ad is attempting to equate Obama with Ahmadinejad. According to this site the creator denies any subliminal intent.

“The intent was to show that there will be a constant threat back and forth between the United States if they have nuclear capability,” said John Bradbender.

The video seems to have several subliminal intercuts impossible to see during the playback. A number of symbols and items is also well visible in the clip. See for yourself. I saved each and every frame in a gallery you can see down here.

 

La campagna subliminale di Rick Santorum frame by frame.

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Oggi ho per caso visto un video della nuova campagna contro Obama di Rick Santorum. Il video è stato postato sulla mia timeline da Francesco De Lucia (che qui ringrazio pubblicamente per i link sempre interessanti che mi passa). Il video era a sua volta embeddato in un articolo de “Il Post”.

Lo spot in questione è arrivato sulle pagine dei giornali perchè è girato e montato per creare nello spettatore una fruizione involontaria e subliminale.

Dopo averlo riguardato varie volte ho pensato fosse una buona idea spezzettare il video nei vari fotogrammi che lo compongono (ho messo solo quando c’è un cambio i ripetuti sono accorpati in unica immagine). Buona Sub-Visione.

 

BLR – Bad Lip Reading

Premessa

Mi trovo a Edimburgo. Finalmente dopo anni di inutili promesse sono riuscito ad andare al tanto agognato Fringe Festival. Ho affittato un posto letto in una camerata da 15. Poco male. Passerò il mio tempo tra spettacoli, stand up comedy e sana birra scura. Per qualche giorno cerco di seguire quello che dice il programma poi mi rendo conto che è una battaglia persa. Troppe le pagine, troppi gli spettacoli contemporanei, è tutto inutile. L’unica cosa è affidarsi al caso, o meglio alla Serendipity della città. Vedrò quello che lei vorrà. Una sera vengo attirato dalla locandina di uno spettacolo di magia. Barry and Stuart i protagonisti. Hanno l’aria simpatica. Decido di prendere un biglietto. 10 pound. Entro in sala. Ci viene chiesto di mettere dentro una scatola un biglietto con il nostro incubo peggiore. Inserisco il mio. Il precariato. Non appena lo metto dentro la scritta precariato si trasforma inspiegabilmente in “mobilità”. La magià ha inizio.
I due maghi siedono legati mani e piedi al centro del palco. Chiedono ai presenti di controllare che le corde siano abbastanza strette. La luce si spegne. Nel buio alcuni oggetti presenti su un tavolino cominciano a fluttuare nell’oscurità. Il pubblico è attonito. Qualcuno si lascia sfuggire urla di paura. La luce si riaccende i due sono di nuovo legati. Come è potuto accadere? Niente è come sembra. Nel controllare le corde nessuna aveva controllato se il poggia gomiti fosse realmente fissato alla sedia. Rido. Il pubblico rilasciando endorfine in quantità ride soddisfatto la paura si trasforma in divertimento. Ma Barry e Stuard vogliono ancora stupire. Ci fanno ascoltare delle supposte voci di fantasmi. L’audio è molto disturbato e sembra l’equivalente del white noise delle televisioni senza antenna. Dopo aver ascoltato le parole del defunto chiacchierone Barry e Stuart ci mostrano la frase che avrebbe pronunciato il fantasma. Tutti concordano su quali fossero le parole. A questo punto i due maghi mettono in dubbio la veridicità dell’ascolto. Dopo aver messo in loop la registrazione prima ascoltata ci mostrano su un cartello delle possibili interpretazioni della frase pronunciata. Incredibilmente ogni cartello mostrato risulta plausibile all’udito. Una frase apparentemente univoca ha in realtà mille letture. Il fatto misterioso è presto spiegato. Il cervello non riuscendo a tradurre in linguaggio conosciuto quello che si trova davanti, automaticamente trasforma il suono in un qualcosa di plausibile, di spiegabile. La scritta sapientemente proposta dai due illusionisti fa il resto dando l’abbocco per lo spirito di adattamento.

Fine Premessa

Premessa lunga. Lo so. Ma era tempo che volevo raccontarvi di Barry e Stuart (che nel caso non conosciate vi consiglio vivamente) e contemporaneamente volevo farvi conoscere i video di BLR (Bad Lip Reading). Di cosa si tratta? Un video blog che legge le labbra, ma prendendosi qualche libertà creativa.

Rolling Stone l’ha descritto come la hit delle presidenziali 2012. Dietro al canale youtube (che ha raccolto quasi 33 milioni di views) ci sarebbe un anonimo music e video producer basato in Texas. Quando gli è stato chiesto come gli è venuta un’idea del genere, lui ha risposto che è stata sua madre a darle l’ispirazione. Avendo perso l’udito a causa di una disfunzione, ha dovuto per forza di cose imparare a leggere le labbra per sopperire alla sua mancanza. “Lei è sempre stata molto brava nel leggere le labbra, io invece ero terribile!”

Il successo arriva con il primo Bad Lip reading di Rebecca Black. La sua canzone spensierata sulla frivola vita da quindicenne, Friday, diventa una manifesto della guerra tra gang rivali.

Sull’onda del successo finiscono nel mirino dei BLR anche i Black Eyed Peas con la loro Boom Boom Pow, mal interpretatata in Everybody Poops! La band ci parla direttamente della loro passione per la defecazione.

Con la stagione calda della politica in avvicinamento e i repubblicani intenti a sfidarsi per un posto alle presidenziali, BLR decide che è venuto il momento di ri-leggere i loro discorsi. Il candidato sudista Newt Gingrich ci racconta che “Rick James knows what I like, hip party with elephant money!” Confusi? Niente paura, si tratta solo di un Bad Lips Reading.

Anche il candidato Mitt Romney ha la sua dose di BLR.

La malalettura delle labbra non guarda in faccia a nessuno. Destra o sinistra, tutti finiscono sotto la scure del BLR, anche Mr. Obama.

Se volete saperne di più qui trovate il canale, e qui il tumblr. Inoltre le loro storpiature sono disponibili su Itunes e Amazon.

 

Inside Roma Fiction Fest – “Missing” – Master Class

Quarto giorno di festival. Cominciano a presentarsi i primi segni di cedimento psicofisico. Vibrazione perenne all’occhio destro. Dolori muscolari persistenti e un insensato desiderio di rivedere stagione 2 di “Un medico in famiglia”. “Giacomo ti senti bene…?” La voce del mio amico mi arriva come se stessi indossando un casco da astronauta. “Si mi sento bene, ho solo bisogno di una puntata di “Sangue Caldo”…” Per fortuna il mio amico mi ferma in tempo, colpendomi con un mucchio di programmi del fiction fest. Rinsavito, prendo il mio destriero e mi dirigo verso la master class in sala Sinopoli.

Arrivo tardi. Ma oramai non ci fa più caso nessuno.

La master class di oggi si occupa della serie Missing prodotta da Gina Matthews e Grant Scharbo, entrambi presenti in sala. Argomento di discussione il modello di business adottato dalla coppia (anche nella vita) di produttori. Quando i due si sono presentati dall’ABC hanno proposto di allargare il mercato seriale all’estero. In che modo? Co-producendo la serie in vari paesi diversi. Per fare questo c’è stato bisogno di una forte base narrativa e di un ottimo piano di produzione. La serie racconta le vicende di una madre sulle tracce di suo figlio scomparso. La storia è semplice, ma terribilmente funzionale al business plan pensato dai due executive.

Il sistema prevede un plot di massima prestabilito, ma in grado di adattarsi ai bisogni produttivi. Ci spiega meglio Gina: ‘A un certo punto ci siamo trovati a dover decidere se girare o no a Dubrovnik. Volevamo fortemente quella location, ma per poterla utilizzare dovevamo cambiare il piano di produzione. Così abbiamo cominciato le riprese con l’episodio 4. Il season finale è invece stato girato a Istambul. Non era stato previsto, quando eravamo ancora in fase di scrittura, molte delle ambientazioni sono state scelte in corso d’opera’

Il cast della serie è internazionale. Anche in questo caso le necessità sono duplici, da una parte essere fedeli al plot dall’altra massimizzare la visibilità nel paese in cui si va a girare. Per ogni nazione sono stati scelti attori rappresentativi o conosciuti in loco. In questo modo si pensa di attirare il pubblico autoctono.

‘Quello che volevamo fare era portare le bellezze dell’Europa nei salotti statunitensi. In Europa, ogni luogo è speciale.’

‘La parte più difficile è stato coordinare il lavoro all’estero con quello in studio. Grazie agli effetti speciali potevamo girare alcune scene senza muoverci da Los Angeles, ma nel frattempo doveva essere in Europa per scegliere nuove location e prendere contatti con i tecnici. Lavorare con troupe straniere è molto difficile. In Turchia ad esempio ci siamo trovati in grosse difficoltà anche per i limiti che la lingua imponeva.’

Vi è convenuto lavorare in Europa?

Risponde Gina ‘Si, è vero qualche volta lavorare all’estero conviene anche economicamente (qualcuno fa notare come anche in Italia si preferisca girare in Argentina per risparmiare), ma quello che volevamo noi era l’ambientazione reale. Non stavamo cercando dei surrogati di luoghi che potevamo trovare anche in USA. Roma è Roma, Parigi è Parigi, è insostituibile e il suo fascino irriproducibile. Potevamo girare in Lousiana e avremmo avuto degli sgravi fino al 35 percento. Ma la Louisiana non è la Francia!’

Come avete presentato il progetto a ABC?

‘Ci siamo presentati con il progetto intero. Non volevamo produrre una pilota di una singola puntata. Non aveva senso andare in Europa per tornare con 40 minuti di materiale. Quindi abbiamo preso il rischio e abbiamo portato un progetto per 10 puntate e Abc ha detto si! Il progetto funzionava già su carta, certe volte se si riesce a essere chiari nelle proprie idee non c’è bisogno di girare una pilota. Sicuramente la serie di “genere” ha un vantaggio sulle altre poichè non devo spiegare proprio tutto. Il genere è facilmente comprensibile, esiste già, se la storia ti piace il gioco è fatto.’

La Matthews e Scharbo spiegano come sia un momento particolare per i grandi network. La cable tv (HBO, Showtime) ha fatto passi da gigante, guadagnandosi visibilità e pubblico. Il cavo non ha bisogno di piacere a tutti, può essere “edgy”, può spingersi là dove i grandi network non possono arrivare. Se vuoi stare al passo con loro devi fare rumore. Naturalmente non si può chiedere a una major di produrre qualcosa come Breaking Bad. Allora che fare? L’ABC ha cercato, producendo Missing, di creare un genere ibrido, in cui si immettono argomenti “rischiosi” senza abbandonare però il grande pubblico.

A questo punto Gina involotariamente lancia uno scoop nella sala Sinopoli. A quanto pare due serie Italiane da loro visionate sono state selezionate per un possibile adattamento made in USA. La prima è Squadra Antimafia (Tao2) e l’altra è Tutti Pazzi per amore. Brusio tra il pubblico. Il relatore strabuzza gli occhi e chiede conferma. A quanto pare il contatto c’è stato. Poi Gina ridimensiona la notizia: ‘Abbiamo avuto un contatto per un possibile adattamento. Abbiamo passato il soggetto ai nostri sceneggiatori che ci stanno lavorando. A quel punto con il soggetto in mano andremo dai network per vedere se sono interessati.’ La strada è dunque ancora lunga.

Si torna a parlare di Missing. Quanto incide l’audience europeo sul successo del progetto?

I due premettono che il budget della serie è comunque nella norma. In media con le altre produzioni USA. ‘Certo il mercato europeo può essere un fattore, ma non sappiamo quanto l’ABC abbia calcolato di guadagnare fuori dal confine americano.’

Viene chiesto se la serie avrà un lancio globale, come è già accaduto per alcuni serial USA (The Listener, e il più recente Terra Nova). ‘Probabilmente no, ma non sono sicura’ I due danno risposte discordanti per poi alla fine ammettere di non saperne nulla. (la serie conclude le riprese settimana prossima)

A sorpresa arriva sul palco Adriano Giannini, uno degli attori Italiani impegnati in questa co-produzione europea. In jeans e camicia un po’ sgualcito si presenta al pubblico. Descrive come è stato lavorare in una grande produzione come quella di Missing: ‘Sono molto contento, ho lavorato con dei grandi professionisti’.

Segue un divertente siparietto in cui Giannini racconta qualcosa riguardo il suo personaggio sotto gli occhi inquisitori dei due executive. La trama della serie è top secret (si tratta di un thriller…) è Giannini imbarazzato si muove a tentoni: ‘Si può dire che sta cercando il figlio?’ Risate dal pubblico. Risate dai producer. ‘Qualche domanda per Giannini?’. Segue un silenzio tombale. Al quarto giorno di Master Class il pubblico comincia a perdere colpi e la stanchezza colpisce un po’ tutti. Mi vibra l’occhio, ho un dolore persistente alle gambe e un insensato desiderio di guardare la stagione due di “Un medico in famiglia”. Forse è meglio che vado a dormire.


PS. prima di crollare sono riuscito a vedere Case Histories, adattamento per la tv del romanzo omonimo di Kate Atkinson. Protagonista della serie il detective Jackson Brodie. La sceneggiatura per la tv è di Ashley Pharoah (Life on Mars). Vale la pena dargli un’occhiata.


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