Incontro con David S. Goyer – Master Class RFF12

Prima master class del RFF12. L’ospite è uno di quelli che non ha bisogno di presentazioni, ma ho utilizzato questa frase come riempitivo, quindi ora ve lo presento. David S. Goyer. Nel suo CV troviamo luci e ombre: tra le luci il Batman di Nolan, FlashForward (di cui si è detto non responsabile per la piega presa dopo le prime puntate) tra le ombre Ghost Rider, Blade (sua anche la regia dell’ultimo episodio) il mitico Giocattoli infernali (no davvero non so di cosa sto parlando. Però è uno di quei classici film che guarderei solo per il titolo) e Nick Fury (no, non Samuel L. Jackson, David Hasselhoff, si il bagnino).

La sala è gremita. Per l’occasione verranno proiettati alcuni minuti della nuovissima serie targata BBC dal titolo Da Vinci’s Demons, di cui Goyer è il creatore (nonché Executive Producer, come è norma nel mercato UK/US). Entra Stanley Tucci. Tutti si guardano, credono di aver sbagliato sala. Stanley Tucci non ha un tatuaggio. Quindi deve essere Goyer. Elementary. Ma quello lo fanno domani (oggi NDR).

Goyer si racconta. Nella sua carriera ha fatto di tutto, film, serie tv e anche videogiochi (è sceneggiatore della serie Call of a Duty, 7 milioni di copie vendute al day one). Tra le sue ispirazioni “i fumetti sicuramente, sono un fan di Guerre Stellari (c’è un boato in sala, poi mi accorgo di essere io NDR) e un mio incontro con Lawrence Kesdan (fido co-sceneggiatore di capolavori del cinema pop di Lucas e Spielberg). Ho saltato la scuola per andare a sentire una sua conferenza (era ancora al liceo). Sono anche riuscito ad avvicinarlo per qualche minuto, prima di essere portato via dalla sicurezza (ride). In quel poco tempo però mi ha dato un consiglio fondamentale. “Se vuoi fare questo lavoro (lo sceneggiatore) devi andartene, NY o LA non importa, ma vattene da qui.”

“Così ho fatto.” Il relatore chiede quale siano i suoi riferimenti culturali. “A cosa mi ispiro? Vediamo, Guerre Stellari, C’era una volta il West, e non lo dico perché mi trovo in Italia, Bava (Planet of the Vampires, aka Terrore dallo spazio), Lawrence d’Arabia, Borges e anche Gene Wolfe (un autore di Science Fiction, da ricordare The Book of the New Sun)” “Anche Alan Moore” – aggiunge il relatore “Non mi sento così talentuoso, ma certo metto anche lui tra i miei riferimenti”.

Parte la prima clip del tanto atteso Da Vinci’s Demons. L’immagini fanno parte di un montaggio ad utilizzo interno. 4/3 audio non originale, chroma key visibili, insomma è ancora tutto da finire. “Non ci fate caso” precisa Goyer.

Come ho già detto altrove la fiction in costume non mi entusiasma. Da Vinci non cambia il mio giudizio. Per di più le immagini sono esageratamente pop (anche se Goyer ha in mente un personaggio stile Graphic Novel). Da Vinci sembra Joseph Finnes in Shakespeare in Love. Indossa una giacca di pelle, e ha il capello perfetto con tanto di Gel. La cosa non si ripete con i suoi comprimari. Probabilmente ha inventato lo shampoo. Si rientra in sala. I dirigenti della BBC si guardano nervosamente in giro. Le immagini sono in anteprima assoluta e temono una ripresa non autorizzata.

Goyer racconta del perché della scelta di Da Vinci. “E’ un super eroe del suo tempo. Ha fatto delle cose incredibili. I suoi disegni anatomici sono impressionanti. Molti dicono che dovrebbe essere ricordato più per quelli che per le altre, a volte strambe, invenzioni.” “Perché hai voluto raccontare Da Vinci nei suoi 30 anni? Non è rischioso? Sono gli anni di cui abbiamo più documenti.” Goyer prende una pausa aspettando la traduzione. “Si è vero. In realtà ci sono dei grossi buchi nella sua biografia. I 22/23 ad esempio, anche intorno ai 28. E’ in quelle insenature oscure che mi sono messo a lavorare. Quando è morto delle oltre 30’000 pagine che componevano i suoi scritti, quasi 7000 sono scomparse nel nulla. Cosa si nascondeva in quelle pagine?” “Internet!” urla il relatore come se avesse detto un “Eureka!”. Goyer lo guarda sorpreso “Si è provabile” Ride. “Per Da Vinci è una sorta di Indiana Jones, un Borges, uno Sherlock…anche un po’ Tony Stark!” A questo punto il giacchetto di pelle prende tutt’altro senso.

“Ci puoi dire qualcosa riguardo i viaggi nel tempo? E’ una voce che è circolata intorno al tuo progetto”

“No, non ci sono viaggi nel tempo nel vero senso del termine. Come posso dire. Nel video che avete visto appare un personaggio che sarà ricorrente, si chiama il Turco. In quei pochi fotogrammi dice una frase molto importante: la storia è una bugia. Può essere riscritta, manipolata. Il tempo è per me come un fiume, con una sua circolarità. Si ripete. Non è proprio come un viaggio nel tempo, ma è un sistema fluido. Quello che posso dirvi è che questa circolarità c’è in Da Vinci. Se mai si arriverà alla stagione 6, sappiate che la scena finale è perfettamente incastonata nel primo episodio. La circolarità è fondamentale.”

Goyer vuole aggiungere ancora alcuni particolari sul tipo di trattamento del personaggio di Da Vinci “Come vi ho detto è Da Vinci è un super eroe. Quello che ho voluto fare è mantenere un tono da Graphic Novel. Questo non vuol dire che non ci saranno personaggi realmente esistiti e riferimenti storici. Ho cercato di mischiare moderno e antico, avrei potuto essere più “classico” ma non era quello che volevo raccontare. Nel video che avete visto mancano molti effetti speciali. Ce ne saranno a bizzeffe nella versione finale.”

Il relatore non si trattiene. C’è in effetti un punto oscuro nella produzione di questa serie. Come si fa a girare una serie così italiana sul suolo inglese?

“E’ una questione di soldi, vorrei davvero poter girare in Italia, sarebbe un sogno, ma per ora non è possibile. E’ una produzione USA e UK (Startz, la stessa di Boss, e BBC), quindi per ora utilizziamo le loro risorse e il loro studios. Volevo infine aggiungere che ci saranno molti altri personaggi, supporting roles, nella serie. Pensate che uno di questi personaggi lo abbiamo letteralmente salvato da morte certa. Era già tutto scritto. Ma la performance dell’attore ci ha fatto cambiare idea. Qualche volta non puoi uccidere un tuo personaggio”. Ripenso a tutti i personaggi che avrei potuto uccidere, dopo tutto mi sono auto-dichiarato assassino. Comincerei senza dubbio con Catherine Chandler della versione 2012 (già ci avevano provato negli anni ’80) di The Beauty and the Beast. Poi vi dico.