NBC – Commercial XLVI Superbowl

Durante l’incontro con gli attori Damian Lewis e David Harewood si parlava di differenza tra produzioni USA e UK. I due attori, entrambi inglesi impegnati nella serie USA Homeland, non nascondevano una profonda invidia nel modo di lavorare americano. “E’ un qualcosa che hanno nel DNA, lo scrivere per immagini, lo spettacolo, è un qualcosa che li caratterizza da sempre” “Certo poi ci sono i soldi!”

A confermare le loro parole, se mai ce ne fosse stato bisogno, il nuovo commercial della NBC, realizzato per celebrare il XLVI Superbowl (Giants contro Patriots, per la cronaca). Un po’ come già aveva fatto Conan O’Brien con il suo esilarante pastiche di serie tv in occasione della presentazione degli Emmy Award, la NBC propone un video di circa 4 minuti dove è racchiuso tutto lo spirito del canale (nonchè tutti i suoi protagonisti). La realizzazione è fenomenale. Lo stile, la tecnica, ogni cosa è impeccabilmente al posto giusto. Un Alec Baldwin in grande forma (e dopo l’ennesimo Screen Actors Guild Awards vinto) interpreta il personaggio che lo ha reso celebre nella serie 30 Rock, Jack Donaghy. Insolitamente Jack ha invitato tutti per guardare la partita nel suo appartamento. Liz (l’attrice Tina Fey) sospetta qualcosa. Di punto in bianco Jack comincia a cantare. Liz, giustamente, si chiede “Perchè diavolo stai cantando? Aspetta un attimo siamo in uno spot del Superbowl?”. Il suo sguardo in macchina rompe la quarta parete. Lo spettacolo può cominciare.

http://www.nbc.com/30-rock/video/brotherhood-of-man/1383310

 

Homeland – Incontro con Damian Lewis e David Harewood

Anche se con qualche mese di ritardo rispetto alla messa in onda americana, arriva in UK la serie Homeland. Prodotta da showtime la serie ha già fruttato due Golden Globes. Miglior attrice Claire Danes, davvero straordinaria e, rullo di tamburi, miglior Drama series.

Sinossi

Durante un’operazione della Delta Force in Afghanistan viene ritrovato un sergente dell’esercito, Nicholas Brody (DAMIAN LEWIS), ritenuto morto in azione nel 2003. Il sergente racconta di essere stato prigioniero per 7 lunghi anni insieme a un altro americano, morto durante le torture. Brody viene accolto in patria come un eroe e gettato davanti alle telecamere per dimostrare l’efficenza delle forze di sicurezza. Tutti sembrano entusiasti del suo ritorno, tranne Carrie Anderson (CLAIRE DANES), un agente della CIA che dopo aver condotto azioni non autorizzate durante una missione in IRAQ è stata riassegnata alla sezione Counter Terrorism. Durante la missione era venuta a sapere che un militare USA era stato plagiato dai terroristi. Non appena viene a sapere di Brody, l’agente Anderson sospetta che sia lui il misterioso traditore. La sua foga di agire trova però l’opposizione degli alti gradi della CIA che vedono il suo dubitare senza alcuna prova (nessuno è a conoscienza della notizia ottenuta in IRAQ) come una forma di indisciplina e mancanza di rispetto per un eroe di guerra come il sergente Brody. Carrie non si lascia perdere d’animo e recidiva nel suo voler fare tutto di testa sua, mette sotto sorveglianza la casa di Brody senza alcuna autorizzazione. Carrie viene però colta sul fatto dal suo superiore e mentore Saul Berenson, il quale le intima di interrompere immediatamente le sue ricerche e di presentarsi il giorno dopo davanti alla corte disciplinare. Carrie sembra perdere la testa, il suo stato psicofisico già debole (fa uso di psicofarmaci) sembra crollare, ma il suo istinto e la sua capacità analitica la portano a scoprire qualcosa: forse la sua non è semplice paranoia.

In una serata speciale i due attori protagonisti della serie Damian Lewis e David Harewood (curiosità entrambi Inglesi esportati) hanno incontrato il pubblico dopo la proiezione del pilot della serie (ancora inedito in UK, presto su Channel4).

A quanto pare Homeland è il programma preferito di Obama lo sapevate?

Lewis

Si, l’ho sentito. E’ uscito un articolo sul NyTimes che raccontava questo aneddoto. (L’articolo è di Maureen Dowd, potete leggerlo qui).

Credo ci siano anche i Clinton tra i fan della serie. A quanto pare tutti vogliono un boxset di Homeland nei piani alti della amministrazione americana. Abbiamo avuto moltissime richieste. Guardano quello che piace al loro capo! (risate)

Non vorrei fare troppi spoiler, per chi non l’ha ancora visto…

Probabilmente l’hanno già scaricato tutti da internet! (risate)

La serie è un adattamento di Hatufilm serie scritta e diretta da Gideon Raff. Alla versione americana hanno lavorato Howard Gordon e Alex Gansa.

Cosa avete pensato appena avete visto lo script, quali sono state le vostre prime impressioni?

Lewis

E’ sempre eccitante sapere che ti hanno inviato un nuovo script. Non stai nella pelle, poi lo leggi e dici “oh…” e ne rimani deluso. Non è stato il caso di Homeland. Ho capito subito che mi trovavo davanti a un ottimo prodotto. E’ molto ambizioso e si può capire già dal primo episodio. La cosa che mi ha attirato è la sfida di trattare argomenti così delicati in uno show da 50 minuti. Fin dal primo episodio la serie si presenta molto densa di tematiche diverse, sia dal punto di vista degli eventi che dei personaggi. Qualcosa che difficilmente si trova da queste parti (in UK NDR).

Harewood

Io mi trovavo in tournèe qui a Londra. Mi è arrivato uno script di 14 pagine. Ricordo di non aver avuto tempo per prepararmi, così mi sono messo davanti la telecamera e ho recitato le battute leggendo di volta in volta. Poi me ne sono completamente dimenticato. 2 mesi dopo mi chiama il mio agente e mi dice che gli ero piaciuto molto. Nelle 48h successivo sono al telefono con Alex Gansa (regista produttore di Homeland insieme a Howard Gordon), producer di 24, è stato folle. Incredibile

Interviene Lewis

Devi avere un attore di colore e un roscio. Hanno prima aspettato di vedere se andavo bene e poi ti hanno chiamato! (risate)

A dispetto dei personaggi da lui interpretati Damian Lewis si dimostra un grande intrattenitore, battuta sempre pronta e grande feeling con il pubblico. Unico neo una giacca stile Dolce e Gabbana in Antartico.

Harewood

E’ stato tutto così rapido. Non ho potuto lavorare sul mio personaggio. Non mi ero neanche allenato con il mio accento americano. Non potevo sentirmi nell’episodio pilota che avete appena visto. Quella specie di “mezzo” accento. E’ orribile.

Lewis

Oh non eri così male! Non era male vero? (al pubblico)

Harewood

Durante la serie poi mi sono sentito più a mio agio.

E tra gli altri chi è stato il primo preso per la parte?

Lewis

Credo che Claire Danes sia stata la prima e poi Mandy Patinikin. In un primo momento per il ruolo di mia moglie era stata presa un’altra attrice ma non voglio dire il nome, in quanto la sua sostituzione non è dipesa dal fatto che non fosse brava (si tratta di Laura Fraser). E’ stata fantastica nel pilot, ma non ha convinto gli executive, in quanto non erano ancora certi su come dovesse essere il personaggio. Dopo la fine delle riprese siamo quindi dovuti tornare sul set per altre 3 settimane per rigirare tutte le scene con Morena Baccarin (l’attrice che ha poi interpretato la moglie di brody, già protagonista del Reboot di Visitors)

La protagonista della serie è una donna mentalmente instabile, Claire è affetta da un disturbo bipolare, Che peso ha questo elemento nella storia?

Harewood

La sorella di uno degli sceneggiatori è affetta da questo disturbo. All’uscita della serie ha scritto un’articolo sul NyTimes raccontando quanto questo ruolo fosse importante per informare le persone su questo tipo di disturbo. E’ difficile trovare show televisivi in grado di proporre un ritratto così realistico di questa condizione.

Lewis

E’ stato molto coraggioso inserire un personaggio affetto da disturbo bipolare in un thriller paranoico. Potrebbe sembrare un trucco per attirare l’attenzione. Sicuramente il suo disturbo crea una sorta di instabilità anche nello spettatore, ogni volta costretto a chiedersi se quello che la protagonista fa sia guidato dalla sua malattia o dal suo intuito geniale, ma credo che gli sceneggiatori siano stati molto bravi nel raccontare il suo stato con la giusta sensibilità e questo diventa più chiaro con il progredire delle puntate.

Cosa ne pensate degli altri attori del cast?

Harewood

Per quanto mi riguarda è la miglior compagnia di attori con cui abbia mai lavorato. Molto spesso andavo sul set solo per guardare gli altri recitare. Nel particolare Mandy, davvero incredibile. Era sempre buona la prima, ma quando faceva un altro take riusciva a stravolgere quello che aveva fatto, riuscendo comunque ad aggiungere qualcosa. Anche Claire davvero incredibile.

Cosa ne pensate del tema? Perchè hanno scelto un tema così non americano come il tradimento. Non avevate paura che gli americani non avrebbero apprezzato qualcosa di così antiamericano?

Lewis

Credo che rispetto alla serie “24”, che ha rappresentato un po’ lo spirito repubblicano, una sorta di reazione mascolina all’attentato alle torri gemelle, Homeland abbia un’approccio più di “sinistra” nel raccontare il post undici settembre. Oggi le cose sono diverse, ora sappiamo molto di più su come si sono svolti i fatti. Credo che lo show parta da qui, da come è cambiato il sentimento delle persone 10 anni dopo l’attentato alle torri gemelle.

Harewood

Quando abbiamo girato la pilota Bin Laden era ancora vivo. Prima della messa in onda c’è stata la notizia della cattura e dell’uccisione. Gli autori hanno quindi deciso di aggiungere una battuta (approfittando del fatto che dovevano rigirare le scene con la moglie di Brody) in cui si diceva che Bin Laden era morto. Credo che sia stato un momento cruciale. Quel giorno si è chiuso un capitolo della storia americana. E credo che questo abbia permesso al pubblico, agli americani, non dico di rilassarsi, ma di riuscire a guardare indietro, a quello che è successo negli ultimi dieci anni con un animo diverso. Credo che se non fosse morto Bin Laden, forse, sarebbe stato diverso.

Damian, Com’è stato girare le scene di tortura?

Lewis

Freddo. Molto freddo. Sicuramente sono scene forti, credo abbiano tagliato una scena in cui mi viene conficcato un cacciavite nella spalla. Non è stato più difficile di altre scene. Non sono uno di quegli attori che si porta il lavoro a casa. Di solito sono in quel mondo quando lavoro, ma una volta a casa dimentico tutto.

David, Come ti sei preparato alla tua parte dopo aver interpretato due grandi personaggi storici come Nelson Mandela e Martin Luther King?

Harewood

David Estes , il mio personaggio, è molto introspettivo. E’ stato molto difficile capire quale fosse la sua caratterizzazione. Solo verso la fine della stagione credo di aver trovato la giusta chiave. Non mi sentivo mai soddisfatto del mio lavoro. Poi finalmente uno dei registi, credo fosse il quarto episodio, mi ha dato una direzione che mi ha molto aiutato. Mi ha detto: “non voglio mai vedere quello che stai pensando”. Per me era perfetto, di fatto non dovevo far altro che mascherare ogni sentimento! Ho continuato a lavorare sul personaggio, cercando di costruire un sentimento nascosto, come se non volesse mai chiaramente rivelare se stesso. Non vedo l’ora di girare la seconda stagione. Ora che lo conosco mi sento pronto a interpretarlo al meglio.

Lewis

Posso aggiungere una cosa riguardo ai personaggi? Ci sono due elementi interessanti nel modo di scrivere “drama” negli USA. Di solito gli sceneggiatori hanno un “arco” della storia in mente. All’interno di quest’arco gli autori non conoscono tutti i dettagli. In un certo senso si adattano agli attori, cercando di valorizzare quelle che sono le loro qualità. Può quindi succedere che lo sceneggiatore si “innamori” della performance di un attore. Questo fa si che nella storia ci siano come della pause, dei mini tributi al personaggio che ci aiutano a scoprire lati del suo carattere non presenti nella storia principale. C’è molta più spontaneità di quanto possiate immaginare. L’altro elemento che caratterizza i long form televisivi e l’ha descritta molto bene David Simon creatore di The Wire: è il “novelistic approach”. E’ bello avere un episodio ogni settimana, come leggere un capitolo prima di spegnere la luce e poi fantasticare su come sarà il capitolo successivo. E’ bello essere sorpresi dalle diverse direzioni prese dal racconto, aiuta a mantenere alto l’interesse del pubblico e allo stesso tempo è molto affascinante anche per noi attori.

Parliamo di attori inglesi. Cosa ne pensate? C’è questo bisogno di andare dall’altra parte per poi tornare dopo il successo come una sorta di tesoro nazionale?

Harewood

Per me è importante. Non ci sono molti personaggi così forti e autoritari per un attore di colore in questo paese, non si scrivono personaggi di questo tipo è un dato di fatto. Molti attori della mia generazione vanno a lavorare in USA. Mi sono sempre sentito come se avessi perso il treno. Idris Alba, ad esempio, mi ricordo di aver parlato con lei parecchi anni fa, mi raccontava della sua frustrazione, del fatto che voleva andarsene. E guardate adesso dove è arrivata. E’ diventata una grande star. Ha preso la decisione giusta. Ora che è tornata la BBC gli ha dato una parte in Luther. Naturalmente ci è voluto molto tempo. Ma ne è valsa la pena. Per me è stata una necessità. Nessuno mi avrebbe dato un ruolo del genere qui in questo paese.

Lewis

Credo siamo stati entrambi molto fortunati ad avere un accento americano credibile. In questo modo hai la possibilità di lavorare in entrambi i posti. La maggior parte della tv americana è spazzatura. Quello che abbiamo visto qui ora è la “creme” della tv americana. Ci sono cose buone in entrambe le industrie televisive (UK e USA). Non credo ci sia questa necessità di andare in USA per affermarsi. Credo sia qualcosa di attraente si, ma solo quando ti vengono offerti ruoli interessanti.

Quale credete sia il motivo percui in Inghilterra non ci sono programmi come questo?

Sono due tradizioni diverse. Scrivere per immagini è nel DNA americano. E’ profondamente radicato nella loro cultura. Non si può dire lo stesso dell’Inghilterra. Abbiamo una grande tradizione teatrale. Molti sono partiti da li per poi portare il loro talento in televisione. La nostra produzione televisiva è stata basata sulla parola, per lo più “talking head” (teste parlanti). Ha sempre avuto un approccio molto teatrale. Credo che in Inghilterra ci siano degli scrittori incredibili, ma manca qualcosa. Un motivo molto importante è certamente il diverso metodo di produzione. Quello americano si basa su spendere 5 o 7 milioni di dollari per la sola produzione dell’episodio pilota. Scrivono una sceneggiatura. La girano. E poi decidono se fare o no la serie. Sono 7 milioni, e gli autori vengono pagati in anticipo. Qui bisogna prendere decisioni molto prima di andare in produzione, e questo sicuramente ha un peso importante sulla qualità del prodotto finale.

Harewood

Credo ci sia anche un problema di mancanza di ambizione. Non si cerca di raccontare storie globali. Rimaniamo spesso su temi molto locali. Credo che qualcosa stia cambiando, con l’avvento della tv via cavo, anche qui da noi con Sky si sta cercando di costruire un sistema di produzione più ambizioso. E anche Channel4 naturalmente sta facendo un ottimo lavoro.

Le parole dei due attori mi suonano strane. Come nel film di Woody Allen “Midnight in Paris” sembra che anche qui in Inghilterra si soffra di una “Golden Age Syndrome”. Si rimpiange il grande passato teatrale inglese come un qualcosa di perduto e ora irraggiungibile. Si guarda invece all’America come unico luogo dove poter fare un certo tipo di televisione universale. Mi guardo intorno. Ma come è possibile? Questa è la terra di Misfits, Life on Mars, Shameless, The office, I Monty Python, Being Human, tutte serie che proprio per il loro appeal universale sono spesso state acquistate e rifatte negli Stati Uniti. Possibile che due attori inglesi di successo, di grande spessore culturale, pensino che l’Inghilterra non sia altro che “Talking Heads”?

Mentre rifletto sulle ultime parole di Lewis e Hatterwood cominciano le domande dal pubblico. Ed è proprio dal pubblico che viene una considerazione interessante sul panorama televisivo inglese.

Volevo prima fare una premessa. In passato c’era molta qualità nella tv inglese, soprattuto nella produzione di Dramas, 30, 35 anni fa. Credo sia anche nel nostro DNA, certo oggi qualcosa si è fermato, probabilmente quando è stato riformato il sistema televisivo, e molti dei dipartimenti che si occupavano i fiction sono stati chiusi.

La mia domanda riguarda la connessione con Israele, avete letto il libro da cui è tratta la serie prima di girare?

Lewis

La serie originale è stata scritta da Gideon Raff, ed era basata su alcune ricerche che aveva fatto personalmente. Nel particolare su come vengono trattati i militari che sono stati prigionieri nei territori. A quanto pare una volta rientrati, vengono tenuti in dei campi di debriefing e trattenuti li per molto tempo lontano dalle loro famiglie. Vengono interrogati nel caso possano avere notizie sensibili. Il vero motivo è, naturalmente, che temono possano essere stati plagiati. L’idea principale, la possibilità che un militare possa essersi convertito al nemico, è stata di ispirazione ma poi la storia si evolve in modo completamente diverso.

Tornando al discorso della scrittura, i piccoli tributi fatti agli attori di cui prima parlava Damian Lewis. C’è anche un’altra tendenza dei long form televisivo, quella degli autori a non voler che gli attori sappiano troppo del loro personaggio. Quanto vi è stato detto dei personaggi? Vi è capitato spesso di leggere il nuovo script e dire “Oh cavolo, non sapevo che il mio personaggio si sarebbe comportato in questo modo!”

Lewis

Dipende da dove lavori, per quello che posso dire Alex Gansa è stato molto collaborativo e mi ha sempre detto tutto quello di cui avevo bisogno. Ho avuto con lui una lunga conversazione prima di accettare il ruolo. Quando era chiaro che sarei stato un Marine, un simbolo così forte, un militare che ha deciso di combattere per una società libera, e che nella storia avrebbe potuto abbracciare la religione islamica (si accorge di aver detto qualcosa che si scopre più avanti nella serie) era importante per me che il personaggio prendesse questa decisione attivamente, che non fosse una sorta di Fantoccio stile Manchurian candidate. Per quanto riguarda il personaggio, quello che posso dire è che qualche volta è anche bello non saperne troppo. Aggiunge spontaneità alla serie.

Come ti sei preparato a interpretare Brody?

Lewis

Prima di iniziare ho fatto molta ricerca. Ho incontrato alcuni militari, ho letto molti libri soprattutto sulle sindromi post traumatiche di cui soffrono i soldati che sono tornati dal fronte. Credo che l’autore che mi ha dato di più è stato Brian Keenan e il suo libro “An Evil Cradling”. Ha un modo di scrivere molto bello, profondamente psicologico, mi ha molto aiutato per ricreare lo stato mentale di Brody.

Chi sono gli Yummy Yummy Yummy? C’è un video su youtube…

Lewis

Oh…Si è una band io canto. Il fatto che canti non vuol dire che sia in grado. (ride) Nel sud dove abbiamo girato ci sono molti studi di registrazione, abbiamo incontrato molti producer e abbiamo messo su una band che si chiama così. Gli Yummy Yummy Yummy. E se guardate tutta la serie capirete perchè abbiamo scelto questo nome.

(Se non volete aspettare la fine della serie, o l’avete già finita e volete scoprire a cosa si riferisce Lewis, in questa clip, trovate la risposta all’enigma)

Ultima domanda per Damian chi vorresti interpretare se poteste scegliere uno show attualmente in onda?

Lewis

Don Draper (protagonista di Mad Men)

 

Misfits – Stagione 3 – Incontro con Petra Fried (Executive Producer) e i registi della serie.


Durante la rassegna Totally Serialized è stata organizzata una maratona Misfits. L’intera terza stagione (da poco conclusa su Channel4) in una sola notte. Prima della proiezione (a cui il sottoscritto ha preso parte, resistendo fino alle 5 di mattina) c’è stato un breve incontro con la Executive producer Petra Fried e i registi Alex Garcia e Jonathan van Tulleken.

Com’è nato il progetto Misfits?

PETRA

Abbiamo portato la serie a BBC che ci ha detto di no. Ma forse è meglio che non parliamo di questa faccenda (ride)

All’inizio erano solo un gruppo di ragazzi con super poteri, non sapevamo molto di quello che poteva essere la serie. Siamo andati da Channel4 a proporre il progetto. Loro avevano già Skins, ma si sono detti interessati alla serie. L’unico problema era il target. La serie Skins aveva un pubblico middle class, così ci hanno detto che Misfits sarebbe dovuto essere più working class, con un pubblico più generalista.

Allora ho chiamato lo sceneggiatore e gli ho spiegato la faccenda. Dopo un secondo mi ha detto “Non c’è problema, facciamo che loro lavorano dentro un centro di recupero e indossano tutti delle tute arancioni da community service!”

E’ una buona idea (ride)

Uno dei punti di forza di Misfits sono i personaggi. Il casting è probabilmente uno dei migliori che abbia mai visto. E praticamente perfetto. Come avete scelto gli attori?

Per la prime due serie il casting director ha visto migliaia di persone. Hanno quindi fatto una short list a cui ho cominciato a prendere parte anche io.

Alla fine siamo arrivati a una lista di 40 attori per 5 ruoli. A questo punto abbiamo cominciato a giocare un po’ con gli attori. Li abbiamo messi insieme per vedere chi legava meglio con chi.

Il personaggio di Nathan (Robert Sheenan) per assurdo è stato uno degli ultimi inseriti. Doveva lavorare per un film, che per fortuna è saltato come spesso capita ai film, quindi non ha potuto prendere parte alla fase iniziale del casting. Due settimane prima della fine dei provini, il casting director mi chiama e mi dice “Hey, c’è una nuova possibilità per il personaggio di Nathan: ti interessa qualcuno di bella presenza, molto divertente e con dei tempi comici perfetti?”

Beh direi di si!

Malgrado la bravura di Robbie, Il casting director non era sicuro di volere lui per la parte di Nathan. E io mi sentivo un po’ in imbarazzo perchè invece ero convinta fosse perfetto per la parte. Allo stesso tempo non ero sicura di Laura Socha per il ruolo di Kelly. In una prima stesura della sceneggiatura Nathan e Kelly dovevano innamorarsi e… beh io non li vedevo molto bene insieme! (la gente ride, i due personaggi sono il giorno e la notte NDR). Abbiamo quindi riscritto le prime due serie. Ora che conoscete i personaggi, vi potete rendere conto di quanto siano diversi. Peraltro Kelly all’inizio non era stata pensata per essere divertente. Alicia (Antonia Thomas) era quella con la battuta pronta (qualche “oh..” dalla sala). Poi abbiamo conosciuto Laura Socha (Kelly nella serie) e ci siamo resi conto che è impossibile fargli dire una battuta senza provocare una risata. Quindi abbiamo scambiato il lato comico, spostandolo da Alicia a Kelly

Per Antonia (L’interprete di Alicia) è avvenuto tutto di corsa. Ha finito la sua scuola di arte drammatica la domenica e il lunedi abbiamo cominciato a lavorare. Ha fatto molti progressi durante la serie. E’ stata molto brava.

Simon (Iwan Rheon) era perfetto dall’inizio. Appena è entrato nella sala dei provini, ci siamo convinti immediatamente. Stesso discorso per Nathan Stewart Jarret nella parte di Curtis.

Quando ci siamo trovati a dover sostituire Robbie Sheehan è stato molto difficile trovare qualcuno che potesse ricoprire un personaggio così rumoroso. Abbiamo visto moltissimi attori, ma questo forse è qualcosa di cui vuole parlare Alex, il regista che si è occupato del casting.

ALEX

Abbiamo visto 3000 persone. Era un personaggio particolare, era molto carino, ma soprattutto aveva una personalità incredibile, non si trova facilmente. Joe (Joseph Gilgun che interpreta Rudy) è arrivato una settimana prima dell’inizio delle riprese. Era nella stanza da meno di 2 minuti e aveva già chiamato il mio collega pedofilo: “Ti conosco sembri un pedofilo”. Poi ha cominciato un anedotto di 35 minuti assurdo sull’aver perso 20 pound. A quel punto sapevamo già che il ragazzo era perfetto. L’unica nostra preoccupazione era l’età, sembrava un po’ troppo vecchio per la parte, così gli abbiamo detto di tagliarsi un po’ i capelli, radersi e tornare la settimana seguente.

(PETRA INTERVIENE)

E si è fatto un taglio assurdo. Nell’episodio 4 ha un talglio di capelli insensato. Davvero orribile, fateci caso.

ALEX

Abbiamo avuto solo una settimana di produzione per lavorare sul personaggio di Rudy e il suo doppio. Volevamo dare una caratterizzazione molto diversa a entrambi i Rudy. Abbiamo girato molti test, abbiamo guardato molti film. Quindi li abbiamo girati a Joe per fargli capire cosa volevamo. In due settimane eravamo già sul set. E’ stata una fortuna trovarlo.

Voi due (registi) siete entrambi fan della serie, cosa avete cercato di portare alla serie, rispetto alle prime stagioni?

JONATHAN

Eravamo entrambi fan della serie prima di arrivare. E’ una di quelle offerte che vai sul set e non ti senti neanche il regista, non credi sia un lavoro. Ti comporti come una scolaretta “Hey, grande, piacere di conoscerti…”

E’ stato fantastico. Mifits è incredibile, credo sia il primo show inglese che sembra proprio un film, lo stile e l’attenzione visiva è incredibile non c’è nulla di meglio in tv.

Dal punto di vista registico, è quanto di meglio si possa desiderare. Hai tutto il ventaglio di generi a disposizione. Hai la commedia, l’horror, il thriller.

Quando si arriva alla terza stagione, senti la pressione di dover continuare sullo stesso livello di chi ti ha preceduto. E devo dire che abbiamo avuto molta liberta creativa. Non abbiamo controlli sulla scrittura, non ci sono produttori che vengono sul set e ti dicono “non puoi fare questo, devi fare quello”. Puoi lavorare come vuoi, e puoi farlo proprio come se stessi lavorando a un film. Questa è una cosa molto bella per un regista, è bello sentire tutta questa fiducia. Ti permette di fare delle cose che altrimenti non sarebbero possibili.

ALEX

Si la penso allo stesso modo. Abbiamo incontrato PETRA e MATT STREVENS (che già avevo incontrato al Roma Fiction Fest, qui trovate l’articolo) e gli abbiamo subito dimostrato tutto il nostro entusiasmo per lo show, e io, adesso lo posso dire, l’avrei fatto anche gratis! (PETRA ride)

Quello che volevamo cambiare era l’aspetto visivo di Misfits. Dare più spazio alle location. Dargli maggiore respiro. Le prime due serie funzionavano molto bene, ma avevano un approccio visivo molto claustrofobico, fatto di piani molto stretti. Ripeto funzionava molto, ma volevamo far vedere un po’ di più questo fantastico mondo che Tom Green (regista della pilota) ha creato nelle prime due stagioni.

Ad esempio il bar era sempre rimasto nascosto nella seconda stagione. Nella terza abbiamo cercato di renderlo più luminoso. Volevamo introdurre il mondo di Misfits quasi come fosse un nuovo personaggio, e speriamo di esserci riusciti.

—-POSSIBILI SPOILER ATTENZIONE—-

Avete delle scene preferite? La mia è Kelly vs Hitler?

PETRA

Nell’episodio 6, non voglio scoprire troppo le carte, beh, vi dico solo che c’è rudy in missione per salvare il proprio pene. (risate in sala). Una scena esilarante è quella della telefonata (nella stessa puntata) tra Rudy e Curtis. Brilliant!

Un’altra scena che adoro, vediamo, si episodio 2. Curtis e Alicia parlano della loro relazione. Curtis è paranoico riguardo le sue prestazioni a letto e Alicia cerca di rassicurarlo non riuscendoci. Alla fine Alicia fa un imitazione di lui a letto ed è fantastica!

ALEX

Vediamo, credo Episodio 7. Si, la scena in cui Rudy spiega perchè ha paura delle cheerleader. Joe è semplicemente incredibile.
E poi l’episodio sui Nazisti. Il mio preferito

PETRA

E’ strano perchè quella puntata (quella sul nazismo, episodio 3 Season 3) ha avuto reazioni opposte tra i fan. I giornali inglesi hanno fatto recensioni entusiastiche, ma molti hanno pensato fosse di cattivo gusto. Abbiamo ricevuto molti commenti negativi su quella puntata. Comunque credo sia un episodio molto bello da vedere sul grande schermo. Sembra proprio un war movie

JONATHAN

Si, uno dei miei preferiti, quando ho letto lo script della puntata sui Nazisti mi sono detto “diavolo, vorrei farlo io…” Si è un episodio fantastico, proiettili che volano, inseguimenti, davvero bello da vedere.

Nel mio caso uno dei momenti più incredibili come regista, è stato nell’episodio 6, quando ho dovuto spiegare a Joe come doveva tenere in mano un pene in lattice. E mi dicevo “Oh mio Dio questo è il mio lavoro?”

PETRA

C’è una scena che adoro in quella puntata (parla sempre della puntata sui nazisti NDR). Quando tutti entrano in macchina e si tolgono le maschere. Ci sono anche i due Rudy (il personaggio ha il potere di sdoppiarsi), guardate attentamente la faccia che fa il Rudy timido quando deve caricare la pistola, assolutamente esilarante.

Utlima domanda, lo so che sarà difficile senza fare spoiler, ma potete dirci qualche cosa riguardo la stagione 4?

Sarà difficile visto che ci sono molte persone che ancora non l’hanno vista..vediamo. Saranno ancora al Community service! Vestiranno ancora le loro divise arancioni. Ci saranno nuovi super poteri. Abbiamo passato gli ultimi 4 mesi nello sviluppo della nuova serie, ed è molto difficile trovare nuovi super poteri, perchè non abbiamo un budget molto grande e quindi non possiamo fare cose tipo “volare”. E se ci pensate e guardate la serie tutti i super poteri sono moltro trash. Questo perchè se immettessimo poteri incredibili non dovrebbero usare un estintore per uccidere il prossimo “probation worker”! Sarebbe troppo semplice. Comunque è stato difficile, ma avremo dei super poteri molti interessanti. Rudy in una puntata farà finta di esser il nuovo probation worker, vi assicuro, è esilarante.

E il momento delle domande dal pubblico in sala.

Nel dvd c’è un extra chiamato eraser in cui vediamo il set completamente coperto di Graffiti. Come avete fato con il set design? avete distrutto tutto il set? Avete usato CGI?

PETRA

Abbiamo girato tutto alla fine della serie. E abbiamo distrutto tutto il set.

JONATHAN

E questo è un incubo per il regista che deve lavorare per ultimo, perchè ti rendi conto che non si può più tornare indietro. Tutto quello che hai girato non si può rifare. Non potevo più fare errori.

PETRA

Beh c’è anche un altro motivo percui abbiamo distrutto tutto. Mentre finivamo di lavorare alla terza stagione ci hanno comunicato che il set che abbiamo usato per girare Misfits nelle ultime tre stagioni andava demolito. Per questo non ci siamo preoccupati più di tanto nel distruggerlo e riempirlo di graffiti. Dalla prossima stagione dovremmo trovare un altro posto dove girare. Sarà esattamente uguale all’altro, almeno spero.

Volevo farvi i complimenti e c’è una cosa che volevo chiedervi, perchè non riesco a immaginarmi Misfits in nessun altro posto se non nel quartiere dove è stato girato, perchè una location così particolare…

PETRA

Abbiamo girato nel zona di Thamesmead, le esterne sono tutte girate li. Gli interni invece (quelli al community center) sono girati in una vecchia università in North West london, fuori la A25. Sono dunque due location completamente diverse. Si è vero le esterne in Thamesmead, sono uniche e sarebbe un disastro se non potessimo più girare li. Ogni anno dobbiamo fare in modo di non rompere troppo le scatole agli abitanti della zona. Ma fino ad esso ci hanno sempre permesso di girare, quindi speriamo bene.

A che punto del processo produttivo avete scelto la location?

PETRA

Molto molto tardi. Tom Green, che è stato il regista delle prime tre puntate, doveva trovare le location principali della serie. Abbiamo visto un sacco di posti. Ma lui aveva molto bene in testa cosa voleva. Doveva essere un posto adatto per un film di super eroi. Aveva bisogno di “view” molto particolari, panorami con visuali molto profonde. Voleva una zona piena di linee architettoniche molto marcate. Alla fine abbiamo trovato Thamesmead, con il lago, che da alla location una forte caratterizzazione. Eravamo preoccupati di non riuscire ad ottenere i permessi visti i tempi stretti, ma ce l’abbiamo fatta e siamo tutti molto contenti di esserci riusciti.

Una particolarità di Misfits è la capacità di muoversi in generi e stili diversi, c’è qualcosa che vorreste fare e che ancora non siete riusciti a fare?

PETRA

Se avete qualche idea per favore fateci sapere! (ride). Tutto dipende dalla mente dei nostri scrittori. Di solito vengono da me e mi dicono “Stavo pensando a King Kong con Kelly! Che ne dici?” “D’accordo facciamolo!”
Quello che cerchiamo di fare in ogni episodio è di avere un film nella nostra testa sui cui basarci. Non abbiamo fatto nulla sui Vampiri, forse perchè negli ultimi tempi sono un argomento troppo abusato. Faremo un Siege Episode (credo intenda un’attacco alla fortezza) un’altro in un Nightclub. Passiamo il tempo a guardare film in cerca di nuove idee. E per fortuna ci sono un sacco di film in giro. E’ un processo molto lungo che dura parecchi mesi.

Se non foste impegnati su misfits, c’è qualche altra serie che vorreste fare? Qualcosa tipo The fades?

ALEX

Ci sono un sacco di cose in giro davvero interessanti. Credo “The Hour” anche Luther, mi è piaciuto molto. Questo per quanto riguarda series, per il serial, ho amato Black Mirror.

JONATHAN

Beh ultimamente ho guardato molto Down in the abbey, anche se è molto diverso. Forse Peepshow, ma sono generi molto diversi da quello che sto facendo ora. Sicuramente Luther è una serie molto interessante, mi piacerebbe lavorarci senza dubbio. Comunque è davvero difficile trovare altri show che ti diano la possibilità di girare in questo modo, che hanno questa attenzione per l’immagine.

PETRA

Forse Sherlock ha quel tipo di attenzione cinematografica per l’immagine..

JONATHAN

Si forse Sherlock.

PETRA

Per quanto mi riguarda io sono incastrata a lavorare a Misfits per sempre!

Ci saranno nuovi personaggi nel cast della stagione 4?

PETRA

Senza dire troppo si, ce ne saranno alcuni. A un certo punto verranno introdotti come regular, insieme ad altri che prenderanno parte come protagonisti di puntata, come al solito.

Ci saranno quindi anche nuovi regular?

Si, insieme ai protagonisti avremmo altri personaggi fissi nella serie. Non sappiamo ancora chi siano. Faremo presto dei Casting

Che impatto hanno gli attori sui loro super poteri, sullo script?

PETRA

Beh non molto a dire la verità. Avevamo già scelto i poteri molto prima degli attori. Naturalmente lavoriamo molto con loro. Voglio dire. Joe ha così tanto da dare che è impossibile ignorarlo. Qualche volta lo lasciamo andare per vedere cosa fa, magari tenendo la camera un po più larga e dargli modo di muoversi liberamente. Ma lo script è di per sè perfetto. Credo che in tutte e tre le stagioni di Misfits ci siano al massimo 3 battute che non erano nella sceneggiatura originale. Ci sono pochissime improvvisazioni malgrado la bravura degli attori. Se l’attore ha qualcosa che non gli piace o qualche altra idea, li incoraggiamo a parlarne, ma solo in fase di pre produzione, quando si legge lo script. Una volta che la macchina è partita e il testo approvato non si cambia più nulla. Qualche volta è capitato che se al quarto Take gli attori vogliono dire qualcosa di diverso, li lasciamo fare. Tanto non lo usiamo in montaggio! (ride)

ALEX

Quando li hai tutti sul set è un inferno. Sembra di fare il baby sitter “Joe metti giù quel coso…Antonia smettila di fumare, Laura torna qui!” Corri per tutta la stanza cercando di fermarli e ti ritrovi con un mal di testa lancinante. Tutti che urlano. Molte volte capita che stiamo girando con Iwan e ti accorgi che Joe nel frattempo gli fa le facce da fuori campo. (il pubblico ride)
PETRA

E’ vero! E’ stato molto difficile. Perchè per le due prime stagioni dovevano essere molto seri. Facevano a gara per cercare di far ridere gli altri. Nell’episodio 1 (stagione 3) c’è una scena nel bar. Kelly chiede a Curtis “Is he fingering” (a Joe appartato con una ragazza). Quindi Joe si alza e cammina fino al bancone e parla a Iwan e Laura. Quante Take abbiamo fatto di quella scena?

ALEX

In quella scena abbiamo un movimento di macchina lungo in piano sequenza da Joe a Laura. Credo ci siano volute 15 takes. Joe non stava tentando di farli ridere era semplicemente irresistibile. Quando guardate la scena credo si possa vedere un accenno di risata sul viso di Iwan e Laura. Si può vedere che stavano cercando di non ridere. Le prime 5 takes erano molto divertenti alla 10-11-12 volevo ucciderli.

PETRA

In un altra puntata c’è una scena in ospedale. E c’è una ragazza in coma e…non puoi far ridere una ragazza in coma, non si può fare (ride). Stessa cosa con gli zombie. Non possono ridere! Tutti quelli che erano a terra non facevano altro che ridere. Non si può fare! Soprattutto se sei morto.

JONATHAN interviene

Beh magari erano degli zombie con dei sentimenti!

Siamo all’ultima domanda

Per quanto riguarda gli effetti speciali. Quanto peso ha il budget sulle scelte visive? E’ sempre un problema di soldi?

JONATHAN

Come regista capisci quali sono i limiti di quello che può o non può essere fatto. Prima di pensare alcune scene ragioniamo molto sulla fattibilità. Ad esempio le scene con il doppio di Rudy, sono molto complicate da girare e hanno bisogno di un grosso lavoro di pre-produzione.

PETRA

Noi siamo li a preoccuparci per i soldi. Qualche volta dobbiamo controllare che non si esageri con la post produzione. Tutto si può fare, ma ci vuole tempo quindi ogni tanto dobbiamo frenare gli entusiasmi. Quello che penso è che gli effetti speciali appartengano ai blockbuster. Se provassimo a fare lo stesso credo sarebbe come tradire lo show. Misfits non si basa sugli effetti speciali. Quello che conta è la storia, gli attori. Certo abbiamo i super poteri, quindi utilizziamo effetti speciali, e funzionano. Cerco sempre però di limitarne l’utilizzo, non solo per i soldi, ma perchè credo non sia il motivo percui lo show funziona e piace. Sarei sorpresa se voi mi diceste “guardo lo show perchè ha degli effetti speciali incredibili”. Non credo sia questo che lo rende unico.

ALEX

E’ anche un problema di tempo. Non abbiamo abbastanza tempo per girare. L’utilizzo di CGI ha bisogno di molta preparazione. Ad esempio, c’è una scena in cui tutti sono freezati nel bar. Abbiamo fatti vari test per capire come girare, che movimenti fare. Quindi abbiamo deciso di farla senza effetti speciali. Quando vedete quella scena in cui tutti sembrano congelati in realtà sono solo persone che stanno perfettamente immobili, niente special FX. La maggior parte delle comparse erano insegnanti di Yoga, atleti, in grado di rimanere perfettamente immobili. E la camera non era virtuale era proprio li in mezzo a loro.

L’incontro volge al termine. Tra poco verrà proiettata per intero la terza stagione. La fine della proiezioni è prevista per le 5:00am.

Sarà una lunga notte.

 

Inside Roma Fiction Fest – Conclusioni

Il Roma Fiction Fest è finito. Il mio esperimento di inviato di me stesso si conclude insieme alla rassegna. Avrei voluto realizzare qualcosa di più multimediale, ma la mole di argomenti venuti fuori nelle master class ha risucchiato ogni mia energia.

Ho trovato gli incontri, quanto di più interessante ho visto negli ultimi anni. La riflessione sulla televisione, in questo particolare momento produttivo, era necessaria ed è stata illuminante. La tv non è più un piccolo schermo che cerca di scimmiottare il cinema come un fratellino minore. Ha preso coscienza di se stessa. Ha capito che i suoi mezzi sono diversi perchè il suo obiettivo è diverso. Il racconto sembra aver trovato la sua nicchia ecologica. Come un romanzo di appendice, la serie televisiva riesce a entrare in profondità nelle storie dipingendo personaggi multisfaccettati con un numero di pixel così elevato da non riuscir più a distinguere tra il personaggio e l’attore. Jim Belushi lo ha detto chiaramente. Lavorare così a lungo su un character ti permette di entrare in sintonia con lui, acquisire una naturalezza che in un film non sarebbe possibile. E questo discorso vale anche per gli sceneggiatori.

La tv digitale ha poi liberato gli autori dalle catene della tv generalista. Non si deve più scrivere per un pubblico vasto. Ci si può concentrare su un segmento di pubblico molto definito. Oggi la tv può rischiare di più, può essere più “edgy” come ha raccontato Scharbo (produttore di Missing). Breaking Bad, Dexter, Big C, sono solo alcuni dei titoli che rispecchiano questa nuova onda televisiva. Le tv via cavo sono state le prime a intraprendere questa strada, ma qualcosa sta cambiando anche tra i network più grandi. Secondo Scharbo (e sua moglie Gina Matthews) anche le grandi produzioni televisive dovranno rischiare qualcosa di più se vogliono rimanere in scia con HBO, Showtime e AMC.

L’altro tema è stato quello dell’adattamento. La tv americana è stata quella che ha prodotto di più, anche grazie a un mercato interno non paragonabile a quello di altri paesi. Negli ultimi tempi però ha come perso l’ispirazione. Molte serie uscite recentemente sono adattamenti di format stranieri. Tra i paesi “fornitori” troviamo Israele (Intreatment, Homeland, Traffic Light), Inghilterra (The office, Free Agent Being Human, Life on Mars, Shameless) e perfino la fredda Danimarca (The Killings). Il baricentro della televisione si sta spostando. Gli Stati Uniti non si sentono più il centro del mondo ma invece di chiudersi a riccio, cercano di conoscere quello che c’è fuori, di assorbirlo, per farne un successo internazionale.

C’è un ultimo elemento che mi ha colpito e che forse è ancora in uno stato troppo embrionale per essere definito una reale tendenza. La serie Missing, non ha caso protagonista della master class intitolata “A case study”, propone un interessante esperimento produttivo: lo show (ABC), interamente girato su territorio europeo, ha proposto un modello di business che prevede l’utilizzo di produzioni e attori trovati in loco. Una grande co-produzione che cerca da un lato di valorizzare il prodotto con location altamente “esotiche” per il pubblico USA, dall’altro di rendere la serie maggiormente vendibile nel mercato estero, grazie a un cast internazionale di altissimo livello. Come a dire: “Se non puoi batterli unisciti a loro”

Ps. Per essere chiari NON sto dicendo in nessun modo che la tv possa sostituire il cinema. Sono due media diversi e si esprimono in modo differente. (Fine Captatio Benevolentiae per evitare pestaggi da parte dei cinefili)