Meme Story – facebook.com/HumorRisk

Una raccolta di Meme pubblicati sulla pagina facebook di Humor Risk

 

Perché Twitter impazzisce per Empy? La risposta di Twitter

Oggi abbiamo avuto l’ennesima prova che Twitter è diventato il centro di questa campagna elettorale 2013. L’ultimo fenomeno è quello del cane Empy, già 760 Retweet e 391 preferiti” in meno di 24 ore. I giornali titolano “Twitter impazzisce per Empy”, “Twitter si scatena” “Il cane che fa impazzire Twitter”.

Per cercare di capire meglio questa tendenza a quanto pare irreversibile abbiamo oggi qui con noi Twitter.

Salve e #grazie per avermi invitato sono molto #felice di essere qui con @HumorRisk.

Si..eh…non pensavo lo facesse anche dal vivo.

Fare cosa? #wtf

Niente. Andiamo avanti. Cosa ne pensa di questo fenomeno Empy. Perchè la fa così impazzire?

Innanzitutto vorrei chiarire la mia posizione. Io non impazzisco. Io sono un #social non posso impazzire così come non posso pisciare, è 1/2

Diceva..?

2/2 per me impossibile fare cose di questo tipo. Sono i giornali che enfatizzano.

Capisco, però non può dire di non essere responsabile dell’accaduto.

Io sono una piattaforma. Il resto lo fanno gli utenti. Non può accusare il marcia piede di ospitare una merda, è colpa del cane #yeswecane

Capisco, riporto dal Corriere di oggi: Un po’ per caso: @Nomfup, l’account del blog collettivo di comunicazione e politica, alla vista del cucciolo fra le braccia del premier ha commentato «il consiglio del guru americano: Yes we cane», subito dopo il giornalista Sergio Ragone (@sergioragone) lo ha trasformato in un hashtag.

Quello che voglio chiederle è come si fa a trasformare una stronzata in un hashtag?

Mi scusi, ma quello che mi ha appena riportato è un giornale? #fake #dontbelievethat

Si, è il corriere di oggi

Gli avvicino il tablet. Sotto voce comincia a leggere.

“E i suggerimenti fioccano: si va da «Moody’s» in omaggio alla società di rating ad «Angela» per ricordare il cancelliere Merkel. Ma c’è chi suggerisce «Nichi» (come Vendola), «Iban il terribile», «Fido in banca» (entrambi di @nomfup). Qualcuno azzarda «Spread», ma nella famiglia Monti c’è già chi è stato soprannominato come il differenziale tra Btp e Bund: Tommaso, il nipotino che gli amichetti della scuola materna chiamano come il livello del tasso tra di interesse tra titoli italiani e tedeschi.”

E’ uno scherzo? #thatsNotFunny

Io credo di no….

Improvvisamente mi sento svenire. Mi gira la testa, c’è qualcosa che non va.

Tutto a posto? cc @Osp_Israelitico @CRI_WEB

Io..no credo di no…senta io non ce la faccio più…

Cosa? #dichestaparlando

No basta con questi cazzo di hashtag. Io davvero, avevo questa idea del fantagiornalismo. Ma non so, credo sia un qualcosa di irrealizzabile. Voglio dire. Legga qui.

Ma Empy, di tutto questo, cosa ne pensa? Sì, perché da stamattina anche lui ha un account (falso) su Twitter: per ora ha poco meno di un centinaio di follower e un solo tweet «Wow, quanta Empatia nella mia nuova casa. Bau». Segue gli account di Monti, di Obama, di Daria Bignardi e delle Invasioni barbariche. Insieme al profilo su Twitter, Empy ha inaugurato da poco più di un’ora anche una pagina fan su Facebook. Per ora, c’è solo il video della trasmissione di ieri sera e una ventina di fan.

Capisce questo è un articolo, di un giornale nazionale. Dove cazzo lo metto il “Fanta” in mezzo a questo giornalismo? Qui non basta più mettersi la maschera in faccia, fare una pernacchia o creare un rovesciamento. Oramai per far ridere devi pensare a qualcosa di serio. Cristo Santo.

RT: @HumorRisk Capisce questo è un articolo, di un giornale nazionale. Dove cazzo lo metto il “Fanta” in mezzo a questo giornalismo?

Che cazzo era quello?

Un RT, era per dirle che sono d’accordo. Anche se di solito RT non è endorsemnt. Su non faccia così #dontworrybehappy…

Le ho detto di smetterla con questi cazzo di hashtag.

Mi scusi non volevo.

Vede, siamo arrivati a un livello in cui si cerca la risata ad ogni costo, come una gara a chi la spara più grossa, solo ci siamo dimenticati che abbiamo superato il limite. Se tutti fanno ridere. Nessuno è divertente. Come in quello sketch dei Monty Python.

RT @Humor…

Non ci provi neanche.

 

La scomparsa di una fascia d’età (18-24)

Vivo in un paese democratico. Un paese che sceglie il suo governo liberamente. Siamo in un periodo non particolarmente felice, soprattutto per quanto riguarda le fasce più giovani della nostra società. Non c’è lavoro (disoccupazione under 24 sopra il 33,6, la stessa percentuale del PD, a meno che non faccia qualche altra dichiarazione) e non sembra essercene nell’immediato futuro. Ma c’è un altro dato che secondo me ha un peso fondamentale in questo frangente storico: la differenza demografica tra giovani e vecchi. D’accordo, non è la novità dell’ultima ora. Ma in questo particolare momento mi sembra un elemento da tenere in considerazione.

Più di una volta mi sono ritrovato a spulciare i dati Istat sulla popolazione (si lo so, non ho una grande vita sociale). Da un po’ di tempo c’era una domanda che mi ronzava in testa “Quanti siamo?”. Già, quanti siamo, quanti sono i miei coetanei, quelli che subiscono la mia stessa situazione (o almeno simile)? Pochi, la risposta. Molto pochi. Se guardiamo il grafico visivamente sembra un rombo.

grafico-eta-stato-civile-2011-italia

In alto gli anziani, all’opposto gli appena nati. In mezzo il gruppo più numeroso, i nostri genitori. Ma c’è una strana tendenza. Se guardiamo subito sopra i nostri genitori, diciamo tra i nonni e i genitori (50-80), troviamo un numero consistente della popolazione, molto compatto. Se invece guardiamo sotto i 40 il numero precipita subito (30-34) per poi dimezzarsi (24-15). Negli ultimi 20 anni questo ultimo segmento ha subito una cura dimagrante del 32% passando da 8,9 milioni di soggetti a poco più di 6 (Fonte Datagiovani). Siamo in minoranza. Più volte ho discusso con mio padre riguardo alla connessione tra il peso numerico e di conseguenza politico che la mia fascia d’età ha in Italia (paese particolarmente longevo insieme al Giappone, e tra quelli con le maggiori perdite in questa fascia 5,6% Vs 3% della media europea). C’è qualcosa che non torna. La democrazia sembra avere una falla, un errore non previsto dal sistema quando è stata creata: la longevità. La società fino ad oggi è sempre stata formata in modo equilibrato da giovani e vecchi, un’equilibrio da sempre sbilanciato verso i giovani. Oggi non è più così, almeno nei paesi occidentali. Quello che mi chiedo io a questo punto è: siamo di meno, pesiamo di meno, per quale motivo la politica dovrebbe rappresentare i nostri interessi? Per il bene comune? Scusate ma di questi tempi non è una risposta che mi basta. Non mi sento rappresentato da questa politica, forse proprio perchè non c’è bisogno in politica di rappresentarci. Non siamo noi a far vincere un governo o l’altro. La campagna politica è tutta incentrata su temi (tasse, Imu, patrimoniale, esodati, e si, si parla anche di lavoro, vorrei vedere) che non sembrano preoccuparsi di un problema: il futuro. Il nostro futuro che sarà anche il futuro della nostra società. Se questo è il trend, tra 20 anni ci troveremo con la maggioranza della popolazione che dipenderà da una minoranza sfruttata che dovrà sopportare sulle proprie spalle l’intero peso dei più vecchi (non più produttivi). Il sistema attuale non è sostenibile. Non possiamo pensare che lo sia. E’ come credere di tenere a galla una barca che affonda imbarcando 10 litri al secondo usando solo un cucchiaino.

(L’icona del post è di Zero Calcare che detiene tutti i diritti, e pure tutta la mia stima per saper descrivere con pochi segni il ritratto di una generazione).

[UPDATE)

Grazie a Marco per la segnalazione di questo video “Hans Rosling: Stats that reshape your world-view” utile per allargare l’orizzonte del discorso.

QUi trovate i dati USA

 

Intervista a Michele Santoro – “Non ho rosicato”

Oggi abbiamo il piacere di avere qui uno dei presentatori più noti e di successo della televisione italiana. Dai tempi di Samarcanda, Moby Dick addirittura dietro le linee nemiche fino ad arrivare all’incredibile esperimento mediatico che è stato e ancora è Servizio Pubblico. Michele, posso chiamarti Michele…

No.

Mic…Santoro, Santoro…posso darle del Lei?

Se vuole.

Grazie. Beh, non possiamo non parlare di quello che è successo settimana scorsa. Un evento incredibile qualcosa che nessuno avrebbe mai immaginato…

Prima o poi doveva succedere.

Si ma nessuno si sarebbe aspettato così presto…

Beh c’è da dire che non aveva praticamente cambi.

Cambi..?

Totti infortunato, Osvaldo acciaccato…era inevitabile..

Mi scusi non la seguo.

Non stavamo parlando della difesa a tre di Zeman?

Mi riferivo alla serata di Servizio Pubblico con Berlusconi e alla sua rezione nella puntata di ieri sera.

Oh…QUELL’evento. Beh si se vuole chiamarlo cosi.

33% 8.670.000 di spettatori, record assoluto per LA7 se non è un evento questo scusi allora il governo Monti è stato un governo legittimo.

Si sente un fischio. Guardo nel vuoto. Santoro se ne accorge. Blatera qualcosa ma non riesco a sentirlo. Quindi di colpo mi riprendo.

La domanda?

Ah si certo, mi scusi. Il governo…Monti…si insomma. Mi perdoni. La domanda. Si certo.

L’ascolto.

Riguardo la sua reazione alle critiche, si insomma, il suo monologo di inizio trasmissione…

Si…

Ecco…

La d-o-m-a-n-d-a…

Lei è un rosicone.

Cala il silenzio. Alcune particelle di polvere che si stavano per poggiare sul tavolo davanti a noi si fermano e lentamente tornano sui loro passi. Santoro mi guarda dritto negli occhi. Le narici si gonfiano e si sgonfiano come una pompa da campeggio intenta a gonfiare un materassino bucato. Sono quasi certo che abbia rosicato.

Mi scusi?

Non posso tirarmi indietro. Oramai il dado è tratto. Rien va plus. Le jeux sont fait. A’ la guerre comme à la guerre! Apertis verbis. La fortuna aiuta gli audaci. Morituri te salutant! Si insomma avete capito. Se i topi ballano tanto vale ballare. Forse quest’ultimo era fuori luogo.

E’ un rosicone?

No.

Un po’..

No.

Si.

No.

Si. Un pelucchietto…rosicone..andiamo..

No.

Si.

No.

Si.

No.

Si.

Doppio no con specchio riflesso.

Cosa?

Aha, ho vinto!

Non ha vinto, vinto cosa?

In your face!

Aspetti non ha vinto, perchè non c’era nulla da vincere…

Santoro mi guarda negli occhi. E’ immobile si muove solo il suo braccio sinistro. Il movimento mi porta a guardare. Sta tenendo pollice e indice uniti in modo da formare un cerchio.

Aha! Hai guardato. Adesso devi pagare penitenza.

Penitenza? Io non ho guardato nulla!

Ah si, regia mi rimandate per favore la descrizione di qualche riga più sopra per favore?

Non c’è alcuna regia…

Santoro mi guarda negli occhi. E’ immobile si muove solo il suo braccio sinistro. Il movimento mi porta a guardare. Sta tenendo le dita in modo da formare un cerchio.

Visto?

Come diavolo…

E adesso mi scusi devo andare la lascio con queste parole “La guerra è scoppiata ma loro comunque vada la vinceranno lo stesso anche questa volta”

Quindi ha rosicato?

Buio.

 

Mario Monti – Un volontario tra i volontari

Roma – Monti in visita alla comunità di Sant’Egidio.

Giornata di festa per la comunità di Sant’Egidio nella splendente cornice di trastevere. Monti è arrivato con il suo cavallo di blu vestito. In pochi avevano mai visto un cavallo vestito. Saltato giù dalla carrozza il premier ha distribuito fiori e caramelle agli astanti. Trattandosi di diabetici la cosa non ha avuto l’effetto sperato, a parte un attacco glicemico.

Indomito Monti si è quindi lanciato al primo piano del palazzo urlando dall’alto “Viva i poveri e la povertà”. Le persone presenti per lo più poveri (divisi in terzine da 7) hanno fatto partire un silenzioso applauso. Sceso di nuovo in strada ed evitati i cadaveri dei diabetici deceduti poco prima è entrato nella comunità.

All’interno è stato accolto dal direttore di Sant’Egidio, il signor Impagliazzo. I due si sono scambiati alcune parole. Monti aveva “Spread” e “Crescita”, mentre Impagliazzo ha regalato a Monti “elezioni” e “democrazia”. Per uscire dall’imbarazzo Monti ha chiesto se per caso avessero “uno di quei bambini neri per fare le foto davanti ai giornalisti”. Impagliazzo ha tirato fuori un catalogo nuovo di pacca.

– Può guardare qui se vuole.
– No, no. Oggi improvviso. Quello li va bene!

Monti con un salto si è avvicinato al piccolo Osmam che lo ha guardato come si guarda un presidente non eletto e ex collaboratore della Goldman and Sachs.

– Ma lei che ci fa qui?
– Come che ci faccio? Sono qui per fare un bagno di folla!
– Mi scusi se insisto – ha detto il piccolo Osmam dopo aver chiuso il quaderno – ma come questa visita è collegata in alcun modo con la situazione attuale?
– Diavolo hai un bel vocabolario per la tua età. – Monti indica un vecchio dizionario Zanichelli poggiato sul tavolo
– Sono nato qui. A questo proposito. Mi può spiegare perchè non sono Italiano?
– Beh non è chiaro.
– Cosa intende?
– Ehm, voglio dire te la devi guadagnare la nazionalità.
– Ma i miei genitori hanno dei documenti…
– Ma loro lavorano.
– Quindi per essere italiano devo lavorare?
– E’ una repubblica basata sul lavoro no?
– Ma ho 3 anni…
– Piccolo bamboccione…(sottovoce) toglietemi questo marmocchio dalle scatole. Mi sta rovinando il bagno.

Il piccolo Osmam viene portato via da due poveri vestiti male di proposito.

– Sono veramente felice di essere qui oggi – dichiara poi Monti – tra anziani e bimbi che sprizzano l’entusiasmo della vita, anche se la vita che è stata data loro è stata difficile e piena di momenti di disperazione, fino all’incontro con questa comunità. (SIC! dal Corriere della sera)

Finito il discorso e fracico di entusiasmo altrui Monti si è seduto tra i poveri e le persone in difficoltà. Tra questi ultimi un uomo di 40 anni che stava trasportando un vetro di 4 mm in equilibrio su una matita spuntata e una ragazza proprietaria di un cane idrofobo fatto di palloncini verdi.

Durante il pranzo Monti è stato interrogato riguardo le sue esperienze di volontario. Il premier si è lanciato nel racconto di quella volta che fu advisor della Coca Cola e Senior Advisor per Moody’s.

– La coca cola che in India succhia ogni giorno circa 180 milioni di litri d’acqua? – chiede un ragazzo – Moody’s quello che decide se siamo o no un’economia affidabile, arrivando addirittura a declassare la chiesa cattolica? – fa notare il piccolo Osmam.
– Deve essere sicuramente un caso di omonimia. Chissà quante Coca Cola esistono al mondo!

Il premier è visibilmente sudato.

– Beh si è fatto tardi, quanto vi devo? Posso pagare con dei buoni pasto?
– Ma di che parla professore…
– Facciamo alla romana?

Gli astanti lo fissano come si fissa uno che abbia appena detto “Che noia il posto fisso”. Monti deglutisce quindi fa un cenno ai suoi collaboratori. Con un gesto della mano aziona l’exit strategy dal nome in codice “Saviano negli occhi”. Dalle televisioni parte improvvisamente una registrazione in cui Saviano spiega come la mafia si sia infiltrata tra le travi della sua soffitta. L’effetto è immediato. Molti cadono assopiti, altri cominciano a grattarsi la testa e a utilizzare il passato remoto come se non esistesse un presente.

Monti è fuori. Prende il pettine di ordinanza che porta sempre con se. Si specchia in una vetrina di un negozio. Sta per avvicinare alla testa lo strumento costituito da una serie di dentelli più o meno fitti che si dipartono perpendicolarmente da una costola che serve da impugnatura, quindi si ferma. “Hey”

 

La campagna subliminale di Rick Santorum frame by frame.

READ in ENGLISH

Oggi ho per caso visto un video della nuova campagna contro Obama di Rick Santorum. Il video è stato postato sulla mia timeline da Francesco De Lucia (che qui ringrazio pubblicamente per i link sempre interessanti che mi passa). Il video era a sua volta embeddato in un articolo de “Il Post”.

Lo spot in questione è arrivato sulle pagine dei giornali perchè è girato e montato per creare nello spettatore una fruizione involontaria e subliminale.

Dopo averlo riguardato varie volte ho pensato fosse una buona idea spezzettare il video nei vari fotogrammi che lo compongono (ho messo solo quando c’è un cambio i ripetuti sono accorpati in unica immagine). Buona Sub-Visione.

 

Week end con il morto – Le lacrime della Fornero

Sono fuori dall’Italia in questo momento. Non apro Repubblica.it ogni 5 minuti come faccio di solito. Ieri per caso prima di andare a dormire ho deciso di dare un’occhiata. Solo una cosa veloce. Non voglio rovinarmi la giornata e non voglio ricadere, anche solo virtualmente, nell’atmosfera italica. L’immagine che mi trovo davanti è grottesca: il ministro del lavoro Elsa Fornero con il volto contrito sembra sull’orlo delle lacrime. Avvicino lo sguardo al monitor. Non “sembra” sull’orlo delle lacrime, è proprio un viso in procinto di piangere. C’è un video. Lo faccio partire. La fornero sta spiegando gli elementi della manovra che interesseranno le pensioni. ““I vincoli finanziari oggi sono severissimi: nessuna riforma nell’anno della sua introduzione da risparmi. E’ un meccanismo lungo. E allora abbiamo dovuto, e ci è costato anche psicologicamente, chiedere un sacr…” si interrompe. Il viso si comprime. Si mette una mano davanti alla bocca, sembra quasi stia per vomitare. Quindi esplode in un pianto sommesso. Monti alla sua sinistra finisce la frase “..credo volesse dire Sacrificio”. Guardo attonito la scena. Mai avevo visto un ministro di una repubblica lasciarsi andare a un gesto così emotivo. La mia prima reazione è di straniamento. Che diavolo sto guardando? E’ come se il mio cervello non trovasse nulla di indicizzato sull’argomento. Niente. 0 risultati. Nessuna pagina. Need more input. Nella storia non mancano discorsi emozionanti di politici emozionati, ma nessuno ha mai lasciato trasparire un così chiaro elemento di cedimento psicologico. E’ un qualcosa che la politica non permette. Uno sportivo può farlo. Un attore premiato agli oscar può farlo. Non un politico. E’ una regola. Il rappresentante del popolo non può lasciarsi andare all’emotività. Riguardo il video. La scena non mi emoziona. Non mi rende la Fornero più umana di quanto non fosse prima (al contrario fioccano i commenti di apprezzamento per il suo essere umana). Sento un brivido di terrore. Il mio cervello non aveva trovato alcuna similitudine, ma ha invece intuito immediatamente il pericolo. La tragicitià di quelle lacrime non sta nel senso di colpa, nell’umanità di una donna che non riesce a non piangere pensando ai sacrifici che deve imporre alla popolazione. Non è questo. La tragicità di quelle lacrime sta nel fatto che un politico (anche se tecnico, non posso pensare che la Fornero non sia in grado di gestire la propria persona, guardando ai ruoli da lei ricoperti in precedenza) non riesca a sopportare la drammaticità della situazione. L’Italia è sull’orlo del fallimento. I miracoli non esistono. Questi tagli potrebbero non servire a nulla, potrebbero essere un masochistico colpo inferto alla popolazione prima del default. Un’accanimento terapeutico senza senso.

Ecco cosa traspare da quelle lacrime. Possibile che 17 anni di Berlusconismo abbiano di fatto distrutto il senso critico? Ci siamo così abituati a criticare le ovvietà, le cose che chiunque riuscirebbe a discernere che ora non siamo più in grado razionalizzare davanti a una scena del genere? I cinici sono diventati delle pecorelle impaurite? Dei romantici in grado di vedere magia ed emozioni dietro ogni angolo della realtà? Ecco che Monti diventa di sinistra per il 10% degli italiani (fonte uno dei tanti sondaggi di ballarò), un governo di tecnocrati, filo-banchieri, non eletti, viene entusiasticamente accettato. La Fornero piange al pensiero di dover punire chi ha sempre pagato e sempre continuerà a pagare per gli errori altrui e io dovrei provare pietà? Una manovra economica che taglia e non aggiunge (che a casa mia si chiama sempre tagliare). Una manovra economica che non ha avuto il coraggio di prendere da chi ha di più. Una manovra economica che lascia la generazione di mezzo unica responsabile della crisi. A 30 anni ci troviamo a dover pagare le spese di un sistema che di fatto non ha funzionato. I nostri genitori (mi riferisco alla vostra generazione, non a voi in particolare, papà e mamma non vi arrabbiate! Peraltro essendo tu classe 1953 madre mia sarai costretta a lavorare ancora a lungo) hanno inventato il welfare. Lo hanno costruito, utilizzato e ora che non funziona più vogliono mantenerlo in vita poggiandosi sulle spalle di chi quel welfare non l’ha mai visto e mai lo vedrà. Spiegatemi un motivo valido percui io dovrei pagare i contributi. Voi dareste i soldi in prestito a qualcuno che poi vi dice: “Senti allora te li rendo fra 40 anni. Però non tutti, solo una parte, e probabilmente utilizzando il valore di oggi. Abbiamo un accordo?”
Questo sistema è morto. Stiamo tenendo in vita una carcassa. Gli abbiamo disegnato le pupille sulle palpebre, un bel sorriso sulle labbra e come nel film “week end con il morto”, ogni tanto tiriamo qualche filo per far credere ai nostri vicini che va tutto bene, che ce la possiamo fare. Che è tutto come prima.

 

Guardare in basso.

Durante l’ultimo festival della scienza “ne ho viste di cose che voi umani non potreste immaginarvi”. Niente navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, nè raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser. Ho visto il futuro, nelle parole nei racconti di chi insegue la conoscenza. Ma non so qui per parlare di scienza. Lo farò in seguito. Oggi è solo un piccolo appunto, legato alla nostra situazione italiana.

Durante un pranzo ho avuto modo di parlare con Stephen Hsu. E chi sarà mai direte voi. E’ vero non è Micheal Jackson, per sua fortuna, ma probabilmente se il vostro computer è salvo da virus malefici all’interno delle reti locali è anche merito suo. Fisico di nascita, Hsu si è interessato da subito al mondo dell’informatica. Così ha fondato una start up chiamata SafeWeb. Dopo poco tempo, la Symantec (che produce il famoso antivirus Norton) la rileva per una cifra di 26 milioni di dollari. Mentre vi riprendete dal colpo apoplettico dovuto alla cifra appena citata, sappiate che Hsu a vederlo, malgrado il conto in banca, ha l’aspetto di un capo scout. Con il suo zaino si aggira per il palazzo ducale (dove era ospitato in parte il festival) in cerca di luoghi da visitare “Qual’è la cosa che DEVO vedere qui a Genova?” mi domanda curioso. Non vuole tornare nell’Oregon senza aver visto quello che deve esser visto. Da straniero, gli indico quello che ricordo della città ma poco altro. Con un sorriso mi dice “Non fa niente, farò un giro”. Ci sediamo a un tavolo e cominciamo a chiacchierare. Hsu è una persona curiosa, come molti scienziati, ha un’innata voglia di saperne di più. A un certo punto pone la fatidica domanda: “Com’è la situazione qui in Italia?”. Io e il mio collega Giovanni ci guardiamo, quindi ci prepariamo a vomitare senza troppe censure la nostra situazione. Di Berlusconi sa già tutto. Della situazione economica sa che siamo vicini alla Grecia ma con ancora qualche possibilità di salvarci. Sa anche che la Francia non è messa molto bene, e questo sembra per lui la cosa più soprendente. Quello che vuole realmente sapere è cosa pensiamo noi, “giovani”, qual’è il nostro punto di vista, le nostre speranze nel futuro. Faccio un respiro. Purtroppo per lui non è capitato davanti a quello che definirei un ottimista. Gli faccio questa premessa quindi, gli racconto come funzionano le cose in Italia: i cervelli in fuga (al festival l’80% degli ospiti italiani, in realtà vivono all’estero, e prima di ogni conferenza mi confidavano “preferisco quando devo parlare in Inglese, mi sento più sicuro!”), le frasi “non ci sono i soldi”, il lavorare gratis, il nepotismo, l’essere arrivati a 30 anni e dover ancora combattere per un contratto decente. Il sorriso di Hsu si smorza. Ci guarda. Gli chiediamo scusa per aver tirato giù il morale della conversazione. Hsu sorride di nuovo. Quindi fa un sospiro, sembra pensare a come iniziare una frase. Di li a poco comincia. “Mi dispiace molto…”. Quindi ci racconta come ha cominciato, come ha potuto aprire la sua start up. “Non è stato facile, tutti mi dicevano che ero un pazzo” quindi se ne esce con una frase da film “Se stai lavorando a qualcosa e ti dicono che è una follia, devi avere la forza mentale di insistere. Probabilmente sei sulla strada giusta.” (Giovanni poi commenterà “Mi sembrava di parlare con Steve Jobs!” NDR). Il suo discorso però non si ferma qui. Ci dice di come tutto quello che gli abbiamo raccontato sia terribile, a prescindere dall’ambito in cui avvenga. Il cercare di sottostimare le proprie idee, di pensare modi per farle con il più basso budget, nel modo più semplice. “Tutto questo non ha senso, quando uno insegue un’idea deve farlo al massimo, poi quando sarà il momento di realizzarla, magari ti diranno che non si può fare. Ma il primo sguardo deve essere oltre”. Lo guardo. Ha ragione. Traslo la sua considerazione nel mio lavoro. Scrivo o almeno ci provo. Storie, serie tv e qualche sceneggiatura ancora chiusa nel cassetto. Qualcosa sono riuscito a produrlo il resto riposa chiusa nel limbo del “Siamo in attesa di tempi migliori”. Le parole di Hsu mi hanno fatto rendere conto di quante volte ho “ridimensionato” i miei progetti ancor prima di partire. Quante volte mi sono detto “Quanto costa? Come lo produco?”. Tutte domande corrette, precisa Hsu, ma poste nel momento sbagliato.

Qualche tempo fa sono riuscito a far leggere le mie cose alla Rai. La risposta è arrivata dopo due giorni. “Ci piacciono i suoi progetti. Il problema è che la RAI non produrrà nulla per i prossimi due anni.” Due anni. Il mio progetto prevedeva un sistema produttivo tale da permettere di mantenere i costi al minuto sotto i 300 euro. Pagando tutti. Già perchè quando vedi un film che costa poco, vuol dire che nessuno è stato pagato (Se girate su “Lavori creativi” si trovano annunci per montaggio film, gratis, con pagamento una volta che il film esce in sala. Già, se ci arriva in sala). L’indipendente italiano è sui 30’000 euro. Quello americano intorno ai 2-5 milioni di dollari. Tanto per fare un paragone.

Non voglio dire che è colpa del sistema. Però gli indizi sono molti. Come fa un ricercatore a pensare in grande, quando in Italia vengono tagliati i dottorati? Come fa un’autore a pensare in grande quando per un opera prima serve l’appoggio di una casa di produzione che si intasca la “stecca”? Come faccio a pensare in grande se l’alternativa al berlusconismo è l’antiberlusconismo?

L’Italia è un paese che tira a campare. Che non cerca di andare oltre i confini della steccionata che circonda il nostro piccolo orto. Non si rischia nulla. Ci si veste sempre nello stesso modo, cambiando al massimo la cravatta.

Quando si cammina si dovrebbe guardare avanti. Noi guardiamo i nostri piedi e probabilmente prima o poi finiremo per sbattere contro un palo.

 

Il lato sinistro del cervello: “The Berlusconi of the brain”

Oramai Berlusconi è lo zimbello d’Europa. Il video della Merkel e di Sarkozy ce lo ha dimostrato, se ancora avessimo qualche dubbio al riguardo.

Oggi, dovendomi studiare un po di cervello, ho trovato un piccolo “tutorial” molto interessante su come funziona il nostro cervello. Il video cerca di sfatare molti miti sul diverso ruolo del lato destro e sinistro. La divisione tra creativo e razionale. Ma non è questo il punto di questo post. Al minuto 10’10” sento qualcosa che non mi sarei mai aspettato, almeno in un video di divulgazione scientifica.

Dal titolo lo avete capito. “…mi piace chiamare la parte sinistra del cervello, la parte “Berlusconiana del cervello…”. Seguono grasse risate. Commento. Ancora grasse risate.

Qua sotto il video.

 

Derisi dagli altri #1

Questa sera volevo inaugurare una piccola rubrica che, parodiando la ben più seria “Visti dagli altri” di Internazionale, vuole dare un’occhiata a quello che dicono di noi fuori dal nostro piccolo mondo italiano. Così tanto per evitare grane e sapere perchè una sera al Fringe Festival di Edimburgo, seduto a un tavolino, mi sono visto rivolgere la parola dallo stand up comedian in quel momento sul palco. “Hey What we got here…you…what’s your name” “My name is Giacomo” “Where are you from?” “Italy” “ITALY! I see…And What you do for living Giacomo…” “I work for a satellite TV” A quel punto il suo viso si è illumintato. “TV….ITALY! Tv its a shit in Italy isnt it?” (E’ abbastanza palese ma non si sa mai “LA tv è una merda in Italia non è vero?”). Seguono grasse risate del pubblico e una signora che mi ha guardato di traverso tutto il tempo fino a che non gli ho esclamato “Guardi che è il nostro premier ad andare a mignotte!”

Fine premessa.

Partiamo con il primo video, il casus belli di questa rubrica. Me l’ha comunicato un mio amico, ma non volevo crederci. Anche Adam Sandler, non proprio il primo della classe in USA per savoir fair, ha pensato bene di giubilarsi di noi italiani, in questo modo nel film “Grow Ups” (in Italia “Un Weekend da Bamboccioni”)


Ma passiamo a chi di comicità se ne intende e infatti la satira è più velata per quanto tagliente. Lo show è 30 Rock, Tina Fey discute con Alec Baldwing sulla possibilità di corrompere un inquilino che non vuole lasciare la casa dei suoi sogni. La risposta di Baldwing? “A Manhattan non esistono regole è come arrivare in un aeroporto Italiano!” Immediatamente dopo anche Jenna riprende la battuta precedente questa volta prendendoci alla sprovvista “…è come arrivare in Italia a un festino privato”.


Sempre in 30 Rock questa volta la battuta è visiva. “Vi piace il mio costume? Andiamo, sono un ministro italiano no?”


Ma passiamo all’Inghilterra. Lo sketch in questione è girato qualche tempo fa su FB è magari ne avete già preso visione. E’ uno sketch della coppia comica Harry Enfield and Paul Whitehouse. Dopo due stagioni su BBC1 è stato retrocesso quest’anno a BBC2. Il gioco è semplice. Paul interpreta il nostro primo ministro che parla una specie di grammelò, mentre Harry è il suo interprete che ci illumina sulle sue vere parole. Assolutamente esilarante, se non fosse tutto vero o quasi.


Chiudiamo con Conan Obrien che durante l’intro al suo show, decide di collegarsi in diretta con il portavoce (di finzione) del nostro primo ministro. Lo sketch è di semplice comprensione.


Una vera sequela di irriverenti rappresentazioni del nostro primo ministro. Ma nessuno è stato così irrispetoso, quanto lui: Il mago Silvan.