Mario Monti – Un volontario tra i volontari

Roma – Monti in visita alla comunità di Sant’Egidio.

Giornata di festa per la comunità di Sant’Egidio nella splendente cornice di trastevere. Monti è arrivato con il suo cavallo di blu vestito. In pochi avevano mai visto un cavallo vestito. Saltato giù dalla carrozza il premier ha distribuito fiori e caramelle agli astanti. Trattandosi di diabetici la cosa non ha avuto l’effetto sperato, a parte un attacco glicemico.

Indomito Monti si è quindi lanciato al primo piano del palazzo urlando dall’alto “Viva i poveri e la povertà”. Le persone presenti per lo più poveri (divisi in terzine da 7) hanno fatto partire un silenzioso applauso. Sceso di nuovo in strada ed evitati i cadaveri dei diabetici deceduti poco prima è entrato nella comunità.

All’interno è stato accolto dal direttore di Sant’Egidio, il signor Impagliazzo. I due si sono scambiati alcune parole. Monti aveva “Spread” e “Crescita”, mentre Impagliazzo ha regalato a Monti “elezioni” e “democrazia”. Per uscire dall’imbarazzo Monti ha chiesto se per caso avessero “uno di quei bambini neri per fare le foto davanti ai giornalisti”. Impagliazzo ha tirato fuori un catalogo nuovo di pacca.

– Può guardare qui se vuole.
– No, no. Oggi improvviso. Quello li va bene!

Monti con un salto si è avvicinato al piccolo Osmam che lo ha guardato come si guarda un presidente non eletto e ex collaboratore della Goldman and Sachs.

– Ma lei che ci fa qui?
– Come che ci faccio? Sono qui per fare un bagno di folla!
– Mi scusi se insisto – ha detto il piccolo Osmam dopo aver chiuso il quaderno – ma come questa visita è collegata in alcun modo con la situazione attuale?
– Diavolo hai un bel vocabolario per la tua età. – Monti indica un vecchio dizionario Zanichelli poggiato sul tavolo
– Sono nato qui. A questo proposito. Mi può spiegare perchè non sono Italiano?
– Beh non è chiaro.
– Cosa intende?
– Ehm, voglio dire te la devi guadagnare la nazionalità.
– Ma i miei genitori hanno dei documenti…
– Ma loro lavorano.
– Quindi per essere italiano devo lavorare?
– E’ una repubblica basata sul lavoro no?
– Ma ho 3 anni…
– Piccolo bamboccione…(sottovoce) toglietemi questo marmocchio dalle scatole. Mi sta rovinando il bagno.

Il piccolo Osmam viene portato via da due poveri vestiti male di proposito.

– Sono veramente felice di essere qui oggi – dichiara poi Monti – tra anziani e bimbi che sprizzano l’entusiasmo della vita, anche se la vita che è stata data loro è stata difficile e piena di momenti di disperazione, fino all’incontro con questa comunità. (SIC! dal Corriere della sera)

Finito il discorso e fracico di entusiasmo altrui Monti si è seduto tra i poveri e le persone in difficoltà. Tra questi ultimi un uomo di 40 anni che stava trasportando un vetro di 4 mm in equilibrio su una matita spuntata e una ragazza proprietaria di un cane idrofobo fatto di palloncini verdi.

Durante il pranzo Monti è stato interrogato riguardo le sue esperienze di volontario. Il premier si è lanciato nel racconto di quella volta che fu advisor della Coca Cola e Senior Advisor per Moody’s.

– La coca cola che in India succhia ogni giorno circa 180 milioni di litri d’acqua? – chiede un ragazzo – Moody’s quello che decide se siamo o no un’economia affidabile, arrivando addirittura a declassare la chiesa cattolica? – fa notare il piccolo Osmam.
– Deve essere sicuramente un caso di omonimia. Chissà quante Coca Cola esistono al mondo!

Il premier è visibilmente sudato.

– Beh si è fatto tardi, quanto vi devo? Posso pagare con dei buoni pasto?
– Ma di che parla professore…
– Facciamo alla romana?

Gli astanti lo fissano come si fissa uno che abbia appena detto “Che noia il posto fisso”. Monti deglutisce quindi fa un cenno ai suoi collaboratori. Con un gesto della mano aziona l’exit strategy dal nome in codice “Saviano negli occhi”. Dalle televisioni parte improvvisamente una registrazione in cui Saviano spiega come la mafia si sia infiltrata tra le travi della sua soffitta. L’effetto è immediato. Molti cadono assopiti, altri cominciano a grattarsi la testa e a utilizzare il passato remoto come se non esistesse un presente.

Monti è fuori. Prende il pettine di ordinanza che porta sempre con se. Si specchia in una vetrina di un negozio. Sta per avvicinare alla testa lo strumento costituito da una serie di dentelli più o meno fitti che si dipartono perpendicolarmente da una costola che serve da impugnatura, quindi si ferma. “Hey”

 

La mia candidatura a direttore generale della Rai – I due Liocorni

La mia candidatura a direttore generale della Rai.

Non credevo mi avrebbero risposto. Eppure lo hanno fatto. Deve essere stato un’errore. Si non c’è dubbio. Beh non buttarti giù così presto. In fondo tu di televisione ne capisci.

Entra un altro dei candidati, Rocco Sabelli, classe 1954. Ancora mi chiedo perchè uno che lavori per l’Alitalia venga chiamato a dirigere una televisione. Smettila di fare domande. Perchè un banchiere è stato chiamato a risolvere una crisi economica causata dalle banche? Tutto torna. Faccio un cenno di assenso alla mia coscienza. Sta fumando una sigaretta. Lo fa sempre quando è nervosa. Ma è solo una coscienza. Non c’è il divieto per lei. Sabelli si siede accanto a Giulio Anselmi. Giornalista, grande carriera alle spalle, ha scritto per tutti, gli manca solo il corriere dei piccoli. E’ uno dei “certi direttori” che stando alle parole dell’ex premier Silvio Berlusconi dovevano cambiare mestiere. A quanto pare ci sta provando. I due non sembrano affatto nervosi. Entrambi hanno un completo grigio e una cravatta intonata. Improvvisamente l’idea dei bermuda e della maglietta dei Ghostbusters mi sembra decisamente fuori luogo. La mia coscienza fa un gesto come a dire “non dirmi che non te l’avevo detto”. Non ho idea come faccia a racchiudere tutte queste cose in un solo gesto. Ma ci riesce. Comincio a sudare. I tagli del governo si sono fatti sentire anche in Rai. Niente aria condizionata. Si sente un rutto. Nessuno dei presenti. E’ il distributore dell’acqua. Rileggo il mio CV per vedere se è tutto in ordine. In alto ho messo una foto. Guardo la mia foto. Quindi i due altri candidati di fronte a me. Le orecchie da Spock e il saluto vulcaniano non erano necessari. Oramai è troppo tardi. Potrei cancellare l’orecchio con un pennarello. Troppo visibile. I miei ragionamenti vengono interrotti dalla voce della segretaria del presidente.

– Da questa parte direttore…
– Grazie..

Entra Gianni Minoli. Sotto la mano tiene alcune copie di Cronaca Vera. Si siede e comincia a leggere senza troppo interessarsi ai suoi vicini. Sulla copertina c’è di nuovo quell’articolo su John Lennon che in realtà è vivo e si trova in un monastero italiano.

– Qualche problema ragazzo?
– Io..no no…io…gran bella rivista.
– E’ l’unico giornale che compro.

Anselmi fa un gesto di stizza.

E’ il momento di Francesco Caio, attuale amministratore delegato di Avio con passato in Merloni e Olivetti, è nel gruppo di amministrazione di Motorola, amministratore delegato di “cable e wireless” e nel 2008 è stato scelto dal governo britannico come responsabile del “gruppo studio per la progettazione della banda larga ultra veloce nel paese.”
“Che diavolo ci fa qui”. Anselmi e Minoli sembrano farsi la stessa domanda.”Un cervello in fuga che vuole lavorare in un’azienda senza cervello”. Arriva anche Giancarlo Leone, ora responsabile della struttura intrattenimento della Rai. Ha un cappello a tuba, un bastone e porta delle scarpe da tip tap. Il ragazzo ci sa fare. Minoli alza lo sguardo solo per un momento, quindi torna alla lettura dell’articolo su un giornalista che ha ucciso tre donne per poi scriverne un articolo di cronaca nera.
Leone canticchia sotto voce “…ci sono proprio tutti, solo non si vedono i due…liocorni…” Sorrido. Leone diventa immediatamente serio. “Non mi stavo riferendo a Santoro e Freccero”. Ha lo sguardo da Serial Killer. Così vestito mi ricorda Gene Wilder in Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato.

– Si, si. Neanche io pensavo a loro.
– Allora perchè sorrideva, forse la faccio ridere…?
– Io…no…si figuri, e che stavo pensando a un mio amico che una volta mi ha raccontato una storia divertente…
– Capisco, si ricorda la storia?
– No, solo l’amico.

Leone sembra soddisfatto della mia risposta. Quindi ricomincia a fischiettare i due liocorni, questa volta in maniera più sommessa.
Il silenzio scende sulla sala. “Quanto tempo sarà passato?” Non ne ho la più pallida idea. Entra di nuovo la segretaria del presidente.

– Bene mi sembra ci siamo proprio tutti solo non si vedono i due liocorni.
– …intende forse…
– Intendo due liocorni, perchè lei a cosa pensava?

Improvvisamente ho la sensazione di trovarmi in un film di David Lynch. Dopo pochi secondi ne ho la totale certezza. Dalla porta entrano due persone con in testa delle maschere da liocorni. Non ne sono sicuro ma dalla voce sembrano Santoro e Freccero. Il liocorno più basso bofonchia qualcosa “…colpa dei pedofili del cazzo..preti pedofili del cazzo…”. Il liocorno più alto fa un gesto come a dire “datti una calamata”. La segretaria si guarda intorno quindi comincia a parlare:

– Bene, ora che siamo tutti, posso dirvi come avverrà il colloquio. Il presidente ha molto da fare quindi cominceremo senza di lui.
– Che vuole dire con “cominceremo”? – Anselmi sembra nervoso.
– Sarà un colloquio di gruppo…
– Ma è ridicolo? Ma che modo è questo? E’ come se un ex banchiere collaboratore della Goldman and Sachs venisse chiamato a salvare un paese dalla crisi che lui stesso a conrtibuito a creare, magari senza neanche un elezione regolare!

Silenzio. Tutti guardano Anselmi.

– Vada avanti.
– Bene. Allora prendete pure questi fogli su ognuno di questi c’è scritta una lista di personaggi. Quello che vi sarà richiesto di fare è di scegliere chi portare su un astronave nel caso di un’ipotetica fine del mondo.
– Cosa? Ma è come se un banchie…oh al diavolo mi dia il foglio.

Prendo il foglio e comincio a scorrere i nomi: parrucchiere cieco, soldato idrofobo, cane pazzo, industriale corrotto, giornalista freelance, prete pedofilo.
Devo uscire di qui. Alzo lo sguardo. Tutti gli astanti sono immersi nella lettura. Faccio un cenno alla segretaria.

– Si mi dica…
– Salve avrei bisogno del bagno…
– Guardi è molto semplice deve uscire dal corridoio volta a sinistra, quindi alla terza porta a destra bussa due volte senza entrare, si aprirà la quarta porta e mezzo nel secondo corridoio, a questo punto faccia uno squillo a questo numero e prema due volte cancelletto…
– In fondo a destra giusto?
– Esatto.
– Grazie.

Esco dalla stanza. I due liocorni accompagnano la mia uscita con lo sguardo. Quindi uno dei due abbassa gli occhi sul foglio appena consegantogli dalla segretaria. Faccio appena in tempo a chiudere la porta alle mie spalle, il liocorno sembra impazzito, le urla trapassano la porta.

– Ma che cazzo ci fa un prete pedofilo del cazzo..il cardinale di Genova..del cazzo delle donne nude…m’han fatto tutto togliere al pomeriggio…del cazzo…pezzo del coglione del cazzo!
– Ti ho detto di calmarti!
Lo dice L’UPA! Cazzo L’UPA!

Rapidamente mi allontano dall’ufficio. I corridoi della Rai sono un labirinto senza fine. Due figure tremendamente somiglianti a Celentano sono ferme in mezzo al corridoio.

– Salve io starei cercando l’uscita…
– Mi sembra giusto.

Pausa.

– Lo sai ragazzo che Pupo è alto un metro è dieci? E’ davvero molto basso…
Non di nuovo…

Corro più veloce che posso. Sento le pause dei Celentani alle mie spalle. Mi trovo davanti alla sezione Fiction della Rai. Esce Ivan Cotroneo. E’ seguito dalla sua segretaria. Sembra nervoso. Nel passargli vicino riesco a carpire una sola frase.

– Ma chi cazzo è Aldo Magro?

Vedo una luce in fondo al corridoio. “O la va o la spacca”. Corro più veloce che posso. Le gambe sembrano andare da sole. Non sento quasi più il pavimento sotto i piedi. A un certo punto mi rendo conto che ho smesso di correre, ma non di muovermi.

– Aspetta un attimo…non sarà mica un so…

Sono nel letto. Mi giro. Guardo la sveglia. Sono le 4:04. Mi sono addormentato con il computer acceso. Sullo schermo si staglia una pagina di Youtube. “L’arca di noè ci son due coccodrilli Liocorni Zecchino d’oro.mp4”

– La devo smettere di usare sistemi randomici per la visione di video.

 

Aldo Magro – Recensione “Una grande famiglia” (Rai1) di Ivan Cotroneo

Premessa

Aldo Magro è giornalista dello Scorriere.it. Esperto di televisione, è noto per la sua precisione maniacale e nemico giurato di Aldo Grasso. La loro rivalità risale ai tempi del liceo. I due, compagni di banco e amici per la pelle, finirono per separarsi a seguito di una violenta lite a seguito della visione dell’episodio di Happy Days in cui un alieno, interpretato da Robin Williams, invade lo spazio scenico della serie. Aldo Magro, pur riconoscendo l’indiscusso valore di Williams, non potè non notare un decadimento nella scrittura dello show. Aldo Grasso al contrario trovava geniale l’intromissione del mondo alieno nell’america anni ’50. Era la fine di un amore. Un’amore platonico e intellettuale che continua sulle pagine dei giornali. Come Capuleti e Montecchi, Guelfi e Ghibellini, sale e pepe i due si affrontano ogni giorno a colpi di recensioni.

Una grande Famiglia

Ho la febbre. 36.6 secondo il mio termometro elettronico. Naturalmente sta mentendo. I vecchi termometri a mercurio sono stati banditi per motivi ben diversi dalla sicurezza delle persone. Con l’elettronico è impossibile sapere se sta dicendo la verità. In questo modo lo stato pensa di guadagnare tra lo 0, 2 e lo 0,5 del PIL. Credendo di essere solo degli ipocondriaci siamo costretti a lavorare anche quando dovremmo starcene a casa a riposare. Bloccato a letto con una tosse grassa (e qui sappiamo di chi è la colpa) ho deciso di accendere la televisione. Il caso ha voluto che il canale che per primo si materializzasse sotto i miei occhi fosse Rai1. Immediatamente mi lancio sul telecomando. Nervosamente premo il pulsante di spegnimento. Niente da fare. Il telecomando non sembra rispondere ai comandi (malgrado il suo nome). Una goccia di sudore scende lentamente sulla mia fronte. Potrebbe essere febbre. Ma non ne sono sicuro. Poi il dubbio diventa sempre più Grasso. Compare il titolo Una grande famiglia, fiction di Rai1 scritta da Ivan Cotroneo, autore di Tutti pazzi per Amore. La serie precedente ha avuto un successo così incredibile da essere venduta in Grecia. La goccia anch’essa in tensione suda freddo. Immobile fissa lo schermo con terrore. La asciugo via con la manica del pigiama. Almeno lei è salva. Come in Arancia Meccanica, sono costretto a guardare. Mi volto verso il bicchiere di aspirina appena ingoiato. “Che diavolo c’era li dentro…” Si tratta di una confezione regalo trovata nella…nella…GUIDA TV. Dannazione come ho fatto a non capirlo. Sono paralizzato. Anche il collo sembra bloccato. Sono costretto a guardare. Cerco di chiudere gli occhi. I titoli di testa sono una tortura cinese. Scorrono i nomi degli attori-torturatori. Stefania Sandrelli. Primo Reggiani. Ho una fitta al fegato. Sarah Fauer…anche quello che ha scritto i titoli ha sbagliato il nome. In pratica tutti gli attori italiani sono nella serie. Sembra un ufficio di collocamento più che una serie televisiva. C’è anche Valentina Cervi che tutti ricordano ogni volta che ordinano un caffè. Entra in campo la protagonista, la matrona del cinema e della televisione italiana. Chiudo di nuovo gli occhi. Ma la voce monotona della Sandrelli mi rapisce come una sirena ammaliatrice. La recitazione è ai minimi storici. Sembra un miope che legge un libro al contrario. La sequela di nomi continua. Oramai sembra la lista dei caduti in guerra. Arriva il fatidico “con la partecipazione straordinaria di…” Alessandro Gassman. “Dieci a uno che muore nei primi 10 minuti”. La partecipazione straordinaria è di solito riservata ad anziani attori. Se è giovane è morto nei primi dieci minuti. E’ una regola non scritta. I miei dubbi diventano rapidamente realtà. La Sandrelli chiede alla sua tata africana (con la quale si comporta come se si trovasse in Via col vento) di chiamare il personaggio interpretato da Gassman. “Bingo…sei un uomo morto.” Sono stranamente attento. Forse è colpa della colonna sonora che sembra più l’audio ad alto volume del vicino rompi coglioni. Onnipresente e slegata dagli eventi. Compaiono gli altri personaggi. Sara Fauemberger sfoggia un accento misto romano-meneghino-vocali aperte. In pratica il suo concetto di dialetto è che al Nord tutti parlano con le E- aperte. Per fortuna suo “fratello” Primo Reggiani ci risparmia il dialetto. Lui parla italiano. Gassman muore come da copione. Tragedia familiare. La scusa della morte fa riavvicinare parenti lontani. La moglie di Gassman interpretata da un altezzosa Stefania Rocca, è disperata. Almeno credo. Piange mentre mette a posto vestiti. In alcuni flashback rivediamo Gassman. Le immagini sono caratterizzate da una luce bruciata e sgranata. Stile CSI a cazzo di cane. Lei è ancora disperata. Quindi trova una lettera dell’amante di suo marito. Improvvisamente si dimentica della morte del marito e chiama il fratello di Gasmann per chiedergli di starle vicino. Lui dice di si. Lei insiste sullo starle vicino. Anche un bambino di 4 anni ha capito che gli sta chiedendo di fare sesso. Segue un montaggio incrociato tra la Rocca che stritola la lettera e il fratello (che le deve stare “vicino”) che cavalca. Se non si trattasse di Cotroneo penserei a un montaggio delle attrazioni. Spero non sia cosi. Bacio il mio crocifisso a cui ho sostituito Cristo con Ėjzenštejn. Ripeto a bassa voce alcune regole del montaggio russo. La cosa mi calma. E’ chiaro che la Rocca ha avuto una storia precedente con il fratello di Gassman. Nel frattempo il figlio della Rocca dice di aver sentito Papà per telefono. “Vedo la gente morta”. La madre pensa sia pazzo. Il ragazzino è a questo minuto il miglior attore in campo. La figlia della Rocca apre bocca solo per insultare la madre. “Sei una stronza, mi fate schifo, non sei capace a fare niente!” La ragazza mi sta subito simpatica. In un lancio pindarico penso ai suoi insulti come la voce soffocata dello spettatore inerme. La cosa mi calma. Lentamente comincio a sentire una leggera sensibilità nelle dita dei piedi. Muovo leggermente il pollicione. Non è abbastanza per spegnere la televisione. C’è qualcosa che non va. Ho la sensazione che il peggio debba ancora arrivare. Ho ragione. Sullo schermo compare Sonia Bergamasco. Come un elefante di fronte a un topo cerco istintivamente di saltare sul divano. Sono ancora bloccato. La Bergamasco si lancia nel suo stile di recitazione “Alzheimer”. Ogni tre parole si impappina e fa pause insensate. Le sue interruzioni sono continue e cadenzate. Ogni volta che si ferma senti come un colpo al cuore e con la bocca cerchi di suggerire la battuta. Il tuo labiale rimane però abbandonato sulle labbra. La Bergamasco continua imperterrita: “Allora…io…creeedo…si insomma…” Ripenso al personaggio di Garry Lejeune di Rumori fuori scena e il suo inconfondibile “…capito no?”. Purtroppo quella che sto guardando non è una commedia. Seguono un paio di scene a caso di bullismo, un paio di frasi spezzate della Bergamasco (ho un conato di vomito su una sua pausa), qualche E- estremamente aperta, un paio di colpi di scena, Piera degli Espositi che sembra Rebecca la prima moglie, qualche “stronza” della figlia della Rocca, un po’ di inquadrature a caso della Rengoni corporation (che produce delle mensole a quanto ho capito), un piantarello della Rocca, degli arredamenti di interni ignobili e per finire una citazione pop sbagliata. La Fassemberger incontra un suo spasimante. Il principe di non so che cosa (Tanto Grasso non si ricorda manco quanti figli c’hanno) che lei chiama giocosamente “Ruer”. Lui ride. Poi chiede perchè. Giustamente. Anche io mi associo nella domanda. “Perchè mi piaceva Blade Runner”. Nella mia mente cerco velocemente un personaggio di nome Ruer. File not Found. Che si riferisse…no. Non può essere. Perchè dovresti sbagliare una citazione di un nome. Sicuramente Cotroneo sa quello che fa. Non può essere Rutger pronunciato male. No. Forse la E- aperta della Fauerbachbeet ha causato una crasi fra le lettere. Non è possibile. La mia diatriba interna viene interrotta da un colpo di scena. Forse Gassman non è morto. Forse. Il bambino continua a ricevere telefonate dalla gente morta, mentre la segretaria Serafina sembra sapere più di quanto dice (come Cotroneo sembra scrivere più di quanto gli venga richiesto). La Sandrelli ridecora casa in mezza giornata grazie all’aiuto di due africani (così li chiama la Funderbat) che la Sandrelli tratta come carne da macello (” non sono troppo magri?”) I due ragazzi troppo magri ridipingono in 20 minuti e la stanza è pronta per accogliere la Rocca che nel frattempo ha problemi a fare le valigie. Prima di recarsi dalla famiglia la Rocca incontra l’amante di suo marito la quale dice, testuali parole “…non sono disposta a raccontarle ciò che io provassi per lui”. Il mio Zanichelli di Italiano cade dalla libreria. Ho un sussulto. Anche le dita delle mani sembrano riprendere conoscenza. Cerco di raggiungere il telecomando. Niente da fare. E’ fuori portata. Mi tocca un’altra infornata di frasi spezzate della Bergamsco, un duetto Savina-Degli Espositi che sembrano improvvisamente Otello e Iago per la lentezza e la didascalicità della scena. Ma al peggio non c’è mai fine. Per cercare di capire cosa è successo all’azienda di famiglia amministrata dal “morto” Gasmann Il padre (Savina) cerca di entrare nel computer dell’ufficio. E’ bloccato da una password (oltre ad avere installato window 95). Come fare? La Fundesbank ha un’idea geniale: “Ho un amico Hacker”. Ho un brivido lungo la schiena. La sola idea di come possa essere rappresentato un nerd/geek in una fiction italiana mi gela il sangue. Mi agito come posso. Sbavo. Cerco in tutti i modi di liberarmi dalla mia paralisi. “Non potete farlo…voi non potete…Fermatevi..” E’ troppo tardi. Il nerd secondo Cotroneo entra in scena. Capelli lunghi come manco nel 1993. Maglietta indefinita. Cuffie da DJ. Bermuda in pieno inverno. Ha una borsa a tracolla e un computer con uno strano adesivo. Chiama il suo computer “il bestiolino”. Prima di cominciare chiede se può farsi una “porra”. (una “canna” in termini meneghini). Lo spasmo rallenta. Oramai non risco più a ribellarmi. Il nerd trova il problema: l’hard disk è vuoto il computer è pulito. Savina chiede che si parli la sua lingua, come se hard disk sia una parola lontana da ogni vocabolario conosciuto. La scena si conclude con l’hacker intento a mangiare uno sfilatino insensatamente grande. Respiro profondamente. Non soffro neanche più. Come il personaggio di Winston in 1984 ho come accettato la realtà dei fatti. L’odio prima trasformato in frustrazione ora si è tradotto in assuefazione. Le mani riprendono vita. Posso muovermi. Potrei finalmente spegnere il televisore. Ma non lo faccio. Oramai manca poco. Che senso ha. E poi voglio vedere come…si insomma…che…capito no?

Qui trovate la seconda puntata. Nel caso vi abbia convinto.

Aldo Magro

 

Formigoni e i suoi collaboratori – L’opinione di Gesù

Lo scandalo lega sta facendo incetta di dimissioni. Molti cedono il passo forse anche perchè si rendono conto che sotto il verde cielo dei Leghisti sta per finire un ciclo. Formigoni, unico dei Leghisti ancora pulito, ma non troppo, resiste malgrado le accuse e le illazioni. Tra i suoi colleghi citati c’è anche Gesù, oggi nostro ospite.

Buona sera Signore

Figlio…figlio, e tolga il maiuscolo per favore non l’ho mai sopportato. Poi tende a confondere le persone.

Mi scusi..

Non si scusi, già ho una religione basata sul senso di colpa, almeno per queste facezie..

Mi scus…voglio dire. D’accordo. Ha seguito le ultime evoluzioni in casa lega?

Si, devo dire la verità che sono stato molto occupato per la Pasqua e tutto quello che ne consegue. Sono eventi che si preparano tutto l’anno e quando poi arrivano si cerca di sbagliare il meno possibile…

Però ha piovuto anche quest’anno…

Beh, non siamo mica onnipotenti…

Se lo dice Lei. Cosa ne pensa della moltiplicazione dei soldi del Trota.

Purtroppo io mi occupo solo di pani e pesci e malgrado l’assonanza del figliol prodigo di Bossi, non saprei cosa esprimere al riguardo. Quello che le posso dire è che uno come il Trota non lo moltiplicherei (ride)

Formigoni l’ha citata riguardo la possibilità di dimissioni dovute alla sua non capacità di scegliere i suoi collaboratori.

Beh se vuole la croce è il ben venuto! (ride) Quello che posso dire a Formigoni, è che io quando ho scelto Giuda, sapevo che mi avrebbe tradito. Quindi lo ringrazio per la sua preoccupazione, ma io so scegliere i miei collaboratori, soprattutto se voglio finire in croce per i peccati dell’uomo.

Gesù gioca nervosamente con un rosario che tiene nella mano sinistra. Forse dovrei risparmiarmi la domanda seguente, ma non riesco a trattenerla.

Mi scusi…

Gesù strizza il rosario fino a infilarselo nella carne.

Voglio dire..ehm..niente scuse, però a proposito della storia di Giuda. Se Lei ha previsto il tradimento di Giuda allora…Giuda non ha avuto nessun libero arbitrio e non ha potuto in nessun modo evitare di tradirla.

Il suo tradimento era necessario per la salvezza umana.

Quindi è stato un gioco di squadra? Come Bonny e Clyde, Laurel e Hardy..

Non capisco dove vuole arrivare…

Giuda è all’inferno…

Gesù comincia a sudare copiosamente.

Ah davvero non ci sentiamo da un po’…non siamo mica sposati.

Cosa ne pensa del matrimonio om..

Aha! Lo sapevo che saremmo finiti li! Era una trappola! Non ci provi neanche lontanamente…Senta lei crede che io non l’abbia capita. Lei è uno di quei classici bamboccioni disoccupati che non ha niente di meglio da fare che girare per wikipedia tutto il giorno. Beh ne vuole sapere una? Su quella maledetta enciclopedia, oltre ad aver scelto una foto di pessimo gusto, risulto essere il fondatore del Cristianesimo! Ah si? Non ricordo di aver fatto un congresso, le primarie e compagnia bella. Formigoni…al prossimo politico che mi cita un’altra volta gli mando Anatema…

Lei può mandare Anatemi?

Solo il mio avvocato. Anatema. Ne basta uno glielo posso assicurare.

 

I Taviani premiati a Berlino – Il commento di W.Shakespeare

Ho davanti a me uno dei più grandi drammaturghi e poeti di tutti i tempi. Mi accoglie nel suo salotto. Mi racconta di essere appena tornato dalla SIAE. “Un ginepraio guardi, una situazione Kafkiana.” (mi consegna un video dell’evento)

Buona sera Shakespeare, allora soddisfatto?

Beh si, non c’è che dire una grande soddisfazione…peccato che siano scaduti i diritti sulle mie opere! (ride)

I fratelli Taviani l’hanno chiamata?

(ride) pensi che quando ho risposto al telefono e mi hanno detto “Siamo i Taviani…” Io ho detto “Ma i Taviani non sono morti?” Prontamente Paolo mi ha detto “Beh allora siamo in tre a essere deceduti!” (ride) Sono stato molto contento per loro.

squilla il telefono

Mi scusi…yo è il bardo. Chi parla?

William fa una faccia come a dire “Non di nuovo..” Poi coprendo il microfono del telefono mi dice sottovoce

E’ Branagh. (di nuovo al ricevitore) No senti. Non ho nient’altro, li hai fatti tutti. Cosa? Un idea tua, per un film. Un generale viene spedito a combattere in Afghanistan…si sposa in segreto…il luogotenente..li becca insieme, lo uccide..Kenneth..kenneth frena, questo è Otello. Ah..si..certo. Lui non è Musulmano..lo fai Buddista. Certo cambia tutto. Senti mandami il trattamento. Si Stratford-upon-Avon…si ricordati UPON che sennò tornano indietro e poi dicono che non esisto. Si scusa adesso ho da fare. No. Non sto parlando dei Taviani, ti pare. Si. Ciao. (attacca) Mi scusi.

Le è piaciuto il titolo?

Beh sicuramente meglio di Romeo deve morire! (si riferisce alla pellicola Romeo Must Die, con la star delle arti marziali Jet li)

C’è un film che avrebbe voluto scrivere lei?

Twilight…l’ho amato dal primo momento. E’ Romeo e Giulietta con i vampiri! Geniale. E poi non sapevo che potessero sopravvivere al sole.

Cerco di riprendermi dalla risposta che mi ha appena dato uno dei più grandi drammaturghi di tutti i tempi. Sono pallido. Ho i sudori freddi. Shakespeare se ne accorge.

Hey ragazzo, sembra tu abbia appena visto il fantasma di tuo padre! Che ti ha detto? Cattive notizie? (ride)

Shakespeare ride fragorosamente. Il suo riso rimbomba nelle mie orecchie come un sasso lanciato in una caverna senza fine. Mi accorgo di aver detto l’ultima frase ad alta voce

…come ha detto “Caverna senza fine…”

Ma che fa prende appunti?

Devo riprendermi. Faccio un sospiro. Forse stava solo scherzando su Twilight. Con un balzo riesco a formulare un’altra domanda

A Venezia vince Il Faust di Goethe a Berlino Shakespeare, chi vincerà gli Oscar, La locandiera di Goldoni?

(ride) Si! Come miglior sceneggiatura originale (ride) Ma il cinema è strano, ora The Artist viene osannato come qualcosa di nuovo, quando non fa altro che scimmiottare il passato. La critica fa il resto, se non sbaglio è stato anche candidato a “Best Sound” ai Bafta. Un film muto, candidato come miglior suono. Se non è questo per lei un ossimoro, io non esisto e le mie opere le ha in realtà scritte Francis Bacon! (ride)

Che poi lei un po’ ci assomiglia a Bacon…

Non so di cosa sta parlando.

 

ICI anche per la chiesa e Moody’s la declassa.

Oggi è una data storica, per la prima volta nella storia dell’uomo, Moody’s ha espresso outlook negativo sulla chiesa cattolica. Dopo quasi 2000 anni di AAA è stata retocessa ad AAA.C. livello che non si raggiungeva dai tempi di Cristo, avanti Cristo. “Un po ce lo aspettavamo” ha detto il portavoce del Papa Don Georg Gaenswein. “Era nell’aria, la presa di posizione sull’ICI di Monti, ha poi fatto il resto”.

Quali saranno le vostre contromosse?

Beh dovremmo chiudere qualche filiale (è cosi che chiamano le chiese) Non possiamo più permetterci tutto questo personale. Avremo dei tagli alla fede, alle comunioni. Insomma ci saranno conseguenze su tutta la linea produttiva. Inoltre saremmo costretti ad alzare il prezzo delle foto del Papa. Anche la versione animata. Quella che se la sposti cambia espressione. E’ la crisi.

Gaenswein ha lo sguardo provato. Quello di un padre che non sa come dire ai figli che quest’anno a Natale non ci saranno regali. Ma la crisi sta investendo tutti. Buddha pare abbia perso quasi 4 chili, e le vergini nel paradiso islamico saranno ridotte a 12, probabilmente non tutte vergini.

Come l’ha presa Dio?

Non bene. Ma quando c’è qualcuno che sta più in alto di te (Moody’s NDR) c’è poco da fare. Non puoi fare altro che accettare la decisione.

Cambierà qualcosa anche nella Bibbia?

Beh si, verranno aggiornati alcuni passaggi, verrà tagliato qualche brano sicuramente snellito il numero di comparse. Gli apostoli scenderanno da 12 a 8, con un opzione per scendere a 6 entro il 2016. Sono più che sufficienti per annotare le parole del signore. Le acquasantiere non avranno più Evian, ma semplice acqua del rubinetto. Inoltre verrà disposta l’installazione di un distributore automatico di ostie all’interno di ogni filiale.

Ma è il corpo del signore?

Si. Ma oggi tutto ha un prezzo.

Parliamo invece dei ministri del culto, i preti, che ne sarà di loro?

Genswein sospira. Quindi volge il suo sguardo verso la foto di quando fu ospite al premio “Priest of the Year”. Si accorge che ho seguito il suo sguardo.

C’è mancato tanto così. Alla fine sono stato fregato da George Clooney.

Mi scusi ma non era solo per preti?

Infatti. Ma lei voleva sapere dei nostri operatori (i preti NDR). E’ un momento difficile non c’è che dire. Io vengo dalla grande Foresta Nera, so cosa vuol dire trovarsi senza nessuno. Nudo nei boschi, senza nessun luogo dove andare. Con te solo il tuo fisico possente. Il sudore e l’assordante rumore della foresta che ti avvolge come un corpo caldo e appassionato.

Il silenzio cade nella sala. La guardia svizzera alla porta incrocia per un attimo il mio sguardo, quindi immediatamente lo volge altrove. Gaenswein mi guarda come a dire “altre domande?”

Eh..si..cough..cough..credo, credo che ci siamo. Vuole aggiungere qualcos’altro. Un messaggio ai fedeli?

Tutto quello che posso dire ai nostri fratelli e ricordargli le parole di Gesù: “Always look on the bright side of life…”

Mi scusi ma quello era un film dei Monty Python.

Il nostro tempo a disposizione è finito. Arrivederci grazie.

Gerswein si allontana. Dal corridoio lo sento fischiettare.

 

La filodiffusione cattolica – Intervista con Adriano Celentano

Buona sera signor Celentano

….

Buona sera…

Si si ho capito. Stavo facendo una delle mie pause.

Ah mi scusi. Le dicevo, buonasera signor Celentano, parliamo naturalmente di quello che è successo ieri sul palco dell’ariston.

….

E’ un altra pausa

Che pausa?

La sua pausa

Era meno dell’altra.

Una menopausa.(rido)

(serio) Come hai detto ragazzo?

Niente mi scusi, una freddura. Ma parliamo di ieri. La questione preti e filodiffusione. A che si riferiva. Da piccolo era nella navata sinistra quella dove c’è l’altoparlante rotto e ti tocca sentire tutta la messa in mono?

Esattamente. A Galbiate. Poi alla fine il parroco si è deciso e ha cambiato l’impianto. Vedi. Io credo che lo stereo sia un diritto di tutti. Bisogna sentire tutte e due le campane, non una sola. E’ un qualcosa che torna indietro fino ai tempi della bibbia. Guarda. In queste pagine dell’anziano testamento

Antico…

Anziano..

(Pausa)

Mi mostra le istruzioni di un paio di casse Audiola. Ma vista la risposta su anziano, non mi pare il caso farglielo notare

Eh…beh si mi sembra autentico. E poi è scritto anche in Cinese.

Vedi ragazzo i preti non parlano mai del paradiso.

In generale?

Si, in generale, non parlano mai del paradiso, di come siamo venuti al mondo. Sembra che la nostra intera esistenza sia solo morire. Noi. Le cose non stanno così. Noi. Voi siete obbligati a parlare del paradiso…Sennò sembra che la vita sia tutta qua.

Celentano sembra avere la solita paura dell’anziano verso la morte. Non appena si invecchia improvvisamente diventa importante sapere che c’è dopo. Non c’è niente, ma come l’audiola, è meglio tenere per me questa informazione.

Giornali come L’avvenire e Famiglia Cristiana andrebbero chiusi

Può sempre non comprarli..

Perchè non pensare ai malati terminali.

Si in effetti per loro eviterei l’abbonamento…

Vedi ragazzo. Vogliono cancellare i vagoni letto. Con lo scopo palese di cancellare il nostro passato, le fondamenta della nostra identità.

I vagoni letto sono dunque le fondamenta della nostra identità…pensavo il risorgimento…però vabbè allora aggiorno.

Nervosamente faccio finta di prendere appunti. Siamo soli in casa. Comincio a temere per la mia incolumità. Una goccia di sudore mi cade dalla fronte spero che il molleggiato non se ne sia reso conto..

Allora Montezemolo ha fatto bene a costruire i treni veloci. Ma adesso vogliamo anche i treni lenti..può chiamarli…

Lumaca (ridendo)

(serio) Bravo. Tu mi piaci ragazzo, hai stoffa. Lumaca. Treni Lumaca. Bisogna bilanciare la velocità con qualcosa di lento. Un treno lumaca dove ti fa vedere le bellezze dell’Italia. Vedi ragazzo (oramai è un leitmotiv) ho anche il progetto…

Deglutisco. Devo uscire di qui prima che sia troppo tardi.

Lo sapevi che Pupo è alto un metro e dieci. E’ proprio basso!

(Rido)

Lui non ride.

Il sudore è oramai visibile sulla mia fronte, devo inventare una scusa, una qualsiasi…

Eh signor celentano, le dispiace se faccio una chiamata a casa? Credo di aver lasciato il cane acceso e poi volevo sapere come stava il gas perchè ieri ha vomitato magari ha bisogno di uscire.

Malgrado la confusionarietà del discorso, Celentano acconsente

Vai pure ragazzo.

Esco dalla stanza c’è un corridoio. A sinistra c’è il bagno. Mi fiondo. Cerco di chiamare la polizia. Non c’è campo. Dannazione. Mi guardo intorno. C’è una finestra. Non è molto grande ma potrebbe bastare. Mi arrampico sulla tazza del cesso. Nel farlo inciampo su una montagna di riviste. “Cazzo!” “Tutto a posto ragazzo?” “Si si..Tutto a posto. Solo un secondo.” Nel rispondere cammino di nuovo sopra le riviste che avevo inavvertitamente fatto cadere. “Ma che diavolo…” Sotto i miei piedi ci sono centinaia di copie di Famiglia Cristiana. Ne prendo una. “Oh cazzo…è abbonato. Celentano…ma che diavolo sta succedendo…” Ne prendo una copia e la nascondo nella giacca. Quindi mi arrampico. Sono fuori. Mi trovo circondato da Nani da giardino con sopra scritto “Pupolo”. Deglutisco. Nel frattempo dall’interno sento Celentano battere alla porta del bagno. “Hey ragazzo, sei li dentro? Hai visto per caso la camera dove ci sono dietro i preti?”. Non c’è più tempo da perdere. Corro forsennatamente verso la steccionata. Un pupolo tenta di fermare la mia corsa. Inciampo. Mi cade la copia di Famiglia Cristiana. Non c’è tempo. Devo abbandonare le prove. Scavalco il muro di cinta. Sono fuori. Fermo un auto. “La prego mi deve aiutare…stavo facendo un intervista, poi il mio gas ha vomitato, e il mio cane è rimasto acceso…” “Si calmi ragazzo. La porto io.” Entro in macchina. “Grazie mille”. Il conducente ha gli occhiali scuri. Capelli fluenti. Sembra un non giovane. Le mani sul volante sembrano tremendamente sproporzionate rispetto al resto del corpo. “Ti dispiace se metto un po’ di musica?” “No no…” Parte “Fatti mandare dalla mamma.” Oramai tutto mi è chiaro. Sono fottuto.

 

La vera storia di Mario Monti

Il signor Monti si laurea nel 1965. Quindi trascorre un anno in America alla Yale University dove conosce James Tobin. Vi ricorda qualcosa? Ma certo è quello della Tobin Tax! (Si lo so che sembra il nome di un pupazzo parlante ma non lo è…). La Tobin Tax inventata dal signor Tobin prevede una tassazione atta (come Mohamed) a colpire tutte le transazioni sui mercati valutari, in modo da stabilizzare il mercato e procurare un entrata fissa alla comunità internazionale (che noia le entrate fisse). Ebbene questa tassa (o meglio una sua variazione, a quanto pare c’ha il copyright che sennò poi gli devi dare i diritti, col cavolo che è creative common) si è provato ad applicarla nella democratica Svezia nel 1984 (la Apple lanciava il suo computer, tutto torna). Risultato? Il 75% in meno di quanto si era preventivato. Questo a causa al della improvvisa diminuizione del numero di transazioni. La Svezia ha cancellato la tassa nel 1992. Non vi ricorda qualcosa? Ma si, pensateci bene. La tassa non funziona perchè fa diminuire gli scambi. Ma se proviamo ad aumentare la pressione fiscale sulla popolazione, no, lì non fa diminuire gli scambi, non fa diminuire i consumi. Eh no. Li rilancia. Rilancia l’intera economia in stagnazione. Eh si. Mario Monti ha passato un anno con il signor Tobin, ma non c’ha capito un cazzo.
Dubbioso torna a casa in Italia. Neanche è sceso dall’aereo e nel 1969 ha già il posto fisso. Professore ordinario all’università di Trento. E che cavolo nemmeno il tempo di arrivare. Impavido Monti cerca in ogni modo di liberarsi del posto fisso, ma viene subito ripreso da un’altra università di Torino dove rimane intrappolato per 15 lunghi anni. Imprigionato nelle antiche aule dell’università, costretto a percepire ogni mese uno stipendio fisso. Povero cristo. Ehm scusate mi era per un attimo venuto in mente Gesù, dove ero rimasto? Ah si. Torino. Nel 1985 riesce a fuggire dall’università facendo credere al rettore che aumentando il numero di lampadine all’interno dell’aula magna sarebbe stato possibile risparmiare energia. Finalmente fuori, si rifugia presso una pompa di benzina, proprio sotto il cartello “Empowering Talent”. Purtroppo per lui quello non era il cartello di un concorrente della ESSO, bensì la sede dell’Università Commerciale Luigi Bocconi. Alcuni alunni lo prendono in custodia e lo portano dal rettore che senza alcun processo lo condanna a diventare Direttore dell’Istituto di Economia politica. Monti cerca di convincere il rettore che aprendo tutti i rubinetti dell’università sarebbe stato possibile risparmiare più acqua. Il trucco non riesce e Monti è nominato direttore “statim”. Nel frattempo è costretto a prendere parte, suo malgrado, alla fastidiosissima commissione Sarcinelli e al terrificante comitato Spaventa sul debito pubblico. Monti, indignato, spiega come non sia possibile che ancora oggi ci sia una lottizzazione del servizio pubblico. Spaventa gli spiega che li si parla di debito e non di servizio. Monti chiede scusa e si rimette seduto. Tornato alla Bocconi Monti scopre che il rettore è fuggito alla Sapienza in cerca di un contratto a termine è che, stando al regolamento, DEVE ereditarne il posto. Nel 1994 Giovanni Spadolini, ex direttore dell’università, muore di noia durante il sonno e Monti ne prende il posto a TEMPO INDETERMINATO.
Monti è disperato. Tenta in ogni modo collaborazioni esterne. Prima la commissione europea, quindi buttandosi nello studio matto e disperato. Questo lo porta a scrivere il modello Klein-Monti che descrive il comportamento di una banca in regime di monopolio. Il pezzo piace è orecchiabile e in Italia il monopolio va fortissimo. La collaborazione finisce quando Klein si iscrive al Festival Svedese dei Cervelloni e vince il premio Nobel senza dire nulla a Monti.
Tutto sembra andare per il peggio. Su Monti continuano a piovere cariche direttive. Prima il Bruegel, quindi il Bildeberg. Monti cade in depressione. Prima si da alla Coca (cola) e quindi mentre cerca di rapinare quello che crede un negozio di calze si ritrova international advisor della Goldman and Sachs. La noia lo sta uccidendo. Scrive un libro bianco a dimostrare il profondo tedio che lo affligge. Ma il destino ha ancora qualcosa in serbo per lui (Copyright di questa battuta appartengono a Fabio Colagrande). Monti conosce l’inglese, un po’ di francese, ma niente serbo. Quindi consengna la lettera al suo filippino, lui si, libero dal tedio del contratto indeterminato. Jean Jaque Renèe D’abodanville, questo il suo nome, ma si fa chiamare Rick, inspiegabilmente comprende il serbo e tosto legge al suo datore di lavoro precario: “..ai sensi del secondo comma dell’articolo 59 Cost., avendo illustrato la Patria per altissimi meriti in campo scientifico e sociale il Presidente della repubblica Giorgio Napolitano la nomina SENATORE a VITA” “Come hai detto…?” Monti ha un filo di voce, le forze lo stanno abbandonando. Rick meccanicamente rilegge “…ai sensi del secondo comma dell’articolo 59 Cost., avendo illustrato la Patria per altissimi meriti in campo scientifico e sociale..” “BASTA!”. Monti corre folle per la sua casa a due piani con vista Colosseo comprata per sbaglio dal suo fruttivendolo mentre cercava di farsi cambiare un pezzo da dieci. “Che cosa volete da me! Perchè mi volete qui! Io voglio solo essere libero! LIBERO! Io vi imploro Dei dell’Olimpo, farò qualsiasi cosa! Cosa volete che faccia? Volete una consulenza? Farò la consulenza? Farò tutto, anche il presidente del consiglio se me lo chiederete, ma vi prego liberatemi da questo tedio!”
Il silenzio cade nel corridoio della casa a due piani con vista Colosseo comprata per sbaglio dal suo fruttivendolo mentre cercava di farsi cambiare un pezzo da dieci. Quindi come un lampo in pieno giorno il telefono squilla. Rick lentamente si avvicina al ricevitore. “Pronto Senior?” “Si Senior…subito Senior…Si Senior…Certo Senior…è qui Senior. Glie lo passo Senior.” “Chi è Jean Jaque Renèe D’abodanville?” “Può chiamarme Rick senior…il signor Napolitano al telefono senior.” Buio.

[UPDATE]

Vorrei fare una precisazione sull’affare “casa a due piani con vista Colosseo comprata per sbaglio dal suo fruttivendolo mentre cercava di farsi cambiare un pezzo da dieci”. Il signor Monti non ha mai acquistato una casa vista Colosseo (al contrario di qualche suo collega). E’ uno di quei classici casi in cui ti piace talmente tanto la battuta che alla fine non riesci a tagliarla. Spiegato l’arcano.