Ritorno al futuro – Intervista a Roger Penrose

Ci sono pochi film che hanno colpito la mia immaginazione come Ritorno al Futuro. Non so da cosa sia dipeso. Forse è passato nella mia vita nell’esatto istante in cui ero abbastanza grande da comprenderlo ma ancora piccolo per capirlo affondo. L’ho vissuto come un sogno reale. E’ diventato una mia esperienza, malgrado non abbia mai viaggiato nel tempo a bordo di una Delorean.

La scienza nonostante il mio percorso di studi sia passato per altre strade è sempre stata nello specchietto retrovisore. Come l’enorme Tir di Duel (e qui avrete capito che cosa ho studiato) mi guardava da lontano. Mi seguiva. Che sia sempre stata una parte importante della mia vita e della mia immaginazione l’ho sempre saputo, ma alla fine di ottobre ne ho avuto la conferma.

Mi sono trovato a lavorare al Festival della Scienza di Genova, realtà di cui avevo sentito parlare, ma che non avevo però mai potuto sperimentare in prima persona. Nei giorni passati li, in mezzo a fisici, ingegneri, chimici, neurologi, ho capito quanto fossi appassionato alla materia. Il mio coinquilino vista la mia foga nel raccontare ipotesi di universi lontani è arrivato a dirmi “Mi sa proprio che hai sbagliato campo di studi…” Forse si. Forse no. Perchè in fondo Scienza e Immaginazione sono molto più legate di quanto si possa pensare. Entrambe hanno radici nella creatività. Una persona mi ha illuminato al riguardo. Si chiama Sir Roger Penrose e durante il festival ho avuto l’onore di fare quattro chiacchiere con lui.

Genova, 1 novembre 2011.

Ho le mani sudate. Tra poco devo incontrare Sir Roger Penrose. E’ uno di quei nomi che il cervello anche se non ne sa nulla si chiede: dovrei saperne? Si. Dovresti. Classe 1931 è diventato Sir (baronetto) per  per i suoi contributi scientifici e, nel 1998, per i suoi studi sulla struttura dell’universo ha ricevuto il premio Wolf, il maggior riconoscimento mondiale per la matematica. Ripasso velocemente la teoria del multi-universo da un articolo pubblicato sul  numero di ottobre de Le scienze. E’ tutto inutile. Sono troppo teso e il multi-universo è un concetto troppo astratto. Mi ripasso le domande. Oltre al limite nozionistico, c’è anche quello linguistico. Penrose arriva. Gli vado incontro. “I’ve been waiting for you, Sir Penrose. We meet again, at last. The circle is now complete.”. Per fortuna rimane solo un fugace pensiero che attraversa il mio cervello. La valvola di sicurezza permette solo un più sobrio “Nice to meet you”. Penrose mi sorride. Gli dico se vuole sentire prima le domande. “No preferisco improvvisare”. Sarà una lunga intervista.

Lo accompagno giù nella sala dove gireremo il video. Penrose ha l’aria tranquilla. Con grande pacatezza mi segue nella stanza dove abbiamo organizzato un mini set. Passando si guarda intorno come a cercare verità nascoste in ogni oggetto che lo circonda. Gli indico la poltrona dove dovrà sedere. Si siede, quindi mi porge i suoi appunti e gli occhiali “Non credo abbia bisogno della vista per parlare!”. Sorrido prendo i preziosi manoscritti. Sono dei lucidi. Al contrario di quasi tutti i conferenzieri del Festival, Penrose utilizzerà il classico lucido per illustrare la sua teoria dell’universo ciclico. Genio. E’ fatto di un altra pasta. Mentre ci sediamo gli spiego che sarò fuori campo. Le mie domande non verrano registrate in questo frangente. Ci siamo. Parto con la prima domanda.

Cos’è la teoria dei big bang ciclici?

Bravo Giacomo. Domanda aperta. Ora sei fregato.

“E’opinione comune che il big bang sia stato l’inizio di tutto ed è un’ idea che anche ho condiviso fino a circa 6 anni fa. Poi ho iniziato a sviluppare una nuova teoria che ha alcune cose in comune con le idee di Veneziano.”

Mi sorride. Veneziano è considerato il padre della toeria delle Stringhe. Una teoria molto complicata che cerca in un certo senso di unire il mondo della quantistica con quello della Fisica classica. Il risultato dovrebbe essere la tanto agognata fisica del tutto.

“Mi sono sempre interessato alla natura speciale del big bang che non solo è  l’origine dell’universo, in una visione tradizionale, ma anche uno stato molto particolare  legato alla seconda legge della termodinamica che ci insegna che le cose diventano man mano più caotiche con il passare del tempo. Quando si cercano delle prove del Big Bang, ci si trova di fronte a quanto di più caotico si possa immaginare: questo è un controsenso perchè è un processo che dovrebbe diventare sempre più caotico con il passare del tempo, e non esserlo già in partenza. Qual è la ragione?”

Ho un sussulto. Oddio lo sta chiedendo a me. Ehm. Si allora. Teoria delle stringhe. No. Teoria del Chaos. Si ce l’ho. Jurassic Park. Il professore Ian Malcom ne parlava. Dio crea i dinosauri, Dio distrugge i dinosauri, Dio crea l’uomo, l’uomo distrugge Dio, l’uomo crea i dinosauri. Forse non era questa quella che mi dovevo ricordare.

Per fortuna riparte con il suo discorso. Sospiro. Non ce l’ha con me. Continua il suo racconto ai confini dell’universo. E’ difficile stargli dietro, ma la passione che ha nel raccontare è magnetica. E’ un fiume in piena.

“La maggior parte dei cosmologi non si preoccupa di questo ma io credo che il problema abbia  bisogno di una spiegazione. Uno dei miei colleghi. Paul Todd ha trovato uno splendido modo per spiegare questa condizione ammettendo la possibilità che sia esistito qualcosa prima del Big Bang, anche se non ancora spiegabile con il linguaggio matematico.

Il problema è che quando ci si  avvicina al Big Bang, tornando indietro nel tempo, la temperatura diventa sempre più alta, e diventa così alta, che la massa delle particelle diventa completamente irrilevante. A temperature così alte non esiste alcuna massa. Le strutture sono molto più primitive. Ma se non si conosce la massa non si  può definire il tempo. E’ la massa ha determinare il tempo. Stando alle leggi della relatività e della quantistica, ogni particella ha una massa precisa che oscilla a una specifica frequenza. Ma senza la massa è impossibile conoscere il tempo.”

Inizio divagazione.

In un immaginario montaggio in split screen nella mia testa scorrono i fotogrammi della scena d’apertura di Back to the Future. Mi è già capitato di riflettere sull’assenza di tempo. E’ un qualcosa di inconcepibile “Il tempo è la dimensione nella quale si concepisce e si misura il trascorrere degli eventi.” Già. Un qualcosa di inventato dall’uomo per dare un senso allo scorrere delle cose. Senza tempo è difficile fare riferimento a qualche evento. Ti ricordi quando siamo andati al mare? Quando? Dove, sarebbe la domanda più corretta a quanto pare. Lo spazio è l’unica cosa certa. I secondi sono artificiali, come i minuti le ore. Potremmo allo stesso modo calcolare il tempo con le gocce che cadono ordinatamente da un lavandino rotto oppure con il battito del nostro cuore. Sarebbe la stessa cosa. Siamo così abituati ai secondi che l’idea di calcolarlo in altro modo ci sembra solo un gioco, una metafora, romantica nel caso del cuore. Cosa sarebbe successo se si fosse deciso di usare qualcos’altro. Niente secondi, minuti, bensì respiri. Respiri. Troppo difficili da calcolare. E poi i respiri di chi? Meglio di no. E se poi calcoliamo i respiri di un ansiogeno? Mio dio non potrei pensare a quanto passerebbe in fretta il tempo. Eppure nella storia era già successo di giocare con il tempo delle persone. Il calendario gregoriano introdotto nel 1582 cambiò in un giorno il tempo delle persone. Per la precisione tutti si ritrovarono 10 giorni indietro nel tempo rispetto al precedente calendario Giuliano. 10 giorni. Non sono pochi. La cosa ancora più straniante è che non tutti i paesi adottarono il nuovo calendario allo stesso tempo. In Svezia ad esempio si cercò di fare un cambiamento graduale. Per recuperare gli anni si decise di eliminare tutti gli anni bisestili dal 1700 al 1740. Ottima idea se non siete impegnati in una guerra. Il primo 29 febbraio venne quindi eliminato. Ma i successivi del 1704 e 1708 vennero dimenticati li dove erano. Riconosciuto l’errore che stava creando solo confusione nella popolazione, si decise di tralasciare la conversione e tornare al vecchio calendario giuliano. Ma per farlo bisognava ristabilire il vecchio 28 febbraio eliminato. Nessun problema, ne aggiungiamo un altro. Così nel calendario svedese del 1712 venne inserito l’unico 30 febbraio che la storia ricordi. Penso a quel povero cristo nato quel giorno.

Fine divagazione.

“Il tempo e lo spazio sono correlati nella relatività, così se non sai la misura del tempo, non puoi conoscere neanche la distanza. Questo significa che la “Geometry” (la struttura) che ti interessa non è quella in cui conosci distanza e tempo, ma è una versione più primitiva dove conosci solo l’angolazione (angles).
Nella relatività questo significa che conosci solo la velocità della luce, e nient’altro. Viene definita Conformal Geometry. Di nuovo un Italiano è arrivato a questa definizione, il grande Beltrami, uno dei più grandi esponenti di questo tipo di Geometry. E’ leggermente più primitiva della teoria di Einstein sulla relatività perchè  in questa teoria non esistono le dimensioni. Ma se prendiamo  in considerazione questo tipo di Geometry (nella quale il tempo non esiste), allora l’ipotesi che ci sia stato qualcosa prima del Big Bang, comincia a diventare plausibile. Perchè in un certo senso le particelle non conoscono alcun confine. Altamente compresse, dilatate, non conoscono le distanze.

Ma se c’è stato qualcosa prima del Big Bang, allora cosa è stato? A questo punto dobbiamo spostarci dall’altra parte del nostro quadro e guardare al futuro più remoto. Il futuro più remoto , beh in un certo senso diventa molto noioso, perchè la cosa più interessante che potremmo vedere è un numero imprecisato di  buchi neri che alla fine scompaiono. Il buco nero è il luogo dove tutta la caoticità viene risucchiata. Secondo le toerie di Stephen Hawkings un giorno i buchi neri evaporeranno. Non subito però! Ci vorrà un bel po’ di tempo, quello che noi definiamo un GOOGLE years. Lo so non è proprio un termine scientifico: corrisponde a un “1” con 100 “0”. Scompariranno tutti in circa un “GOOGLE years” . A questo punto l’universo continuerà ad espandersi sempre più in fretta, come ci ha dimostrato la teoria che ha da poco vinto il premio nobel. Secondo questa teoria esiste una costante cosmologica. Il primo ad immaginarla è stato Einstein nel 1917, anche se la mise da parte pensando fosse una cattiva idea. La introdusse per le ragioni sbagliate, sfortunatamente, ma era una buona idea. E’ in tutti i libri di cosmologia, ma solo ultimamente si è scoperto il vero valore e l’esistenza di questa costante.

Quindi l’universo sta accelerando la sua espansione. E quando ci troviamo in questa situazione, nel futuro più remoto, le particelle vengono risucchiate dai buchi neri e la loro massa evapora, scompare nel nulla. Voglio precisare, questa è, naturalmente, un’ipotesi che facciamo.  La massa scompare e ci troviamo di fronte per lo più fotoni esattamente come è successo all’inizio del Big Bang. Anche in questo caso è impossibile calcolare tempo. La nozione di tempo, di distanza diventano equivalenti. Così in un futuro molto lontano, ci troviamo in una situazione, causata da questa espansione, che potrebbe essere molto vicina a quella che avremo potuto trovare all’inizio, al momento del Big Bang. La curvatura riferita alla gravità scompare automaticamente. Il quadro che abbiamo di fronte non è di facile comprensione, me ne rendo conto, perchè non è facile pensare in questi termini. Noi siamo sempre stati abituati a pensare che le distanze, la massa siano importanti. Ma in questo quadro, in cui grande e piccolo sono equivalenti, il futuro remoto potrebbe risultare simile, se non addirittura essere l’equivalente di quello che è accaduto ai tempi del Big Bang. Naturalmente non sarà il nostro Big Bang, perchè questo porterebbe a dei paradossi, viaggi nel tempo e difficoltà simili.”

Grande Giove!

“Deve essere l’inizio di qualche altro universo, non il nostro.”

“Dal Big Bang fino all’infinito è quello che definisco un “Eone”. E’ un tempo infinito. Ho guardato sul dizionario per vedere che cosa significasse, avevo paura che volesse dire un certo periodo di tempo, ma non è così, vuol dire un tempo di infinito, molto lungo, non calcolabile. Ma non è importante che sia infinito perchè come abbiamo detto prima in questi frangenti il tempo scompare e diventa inutile. La direzione del tempo però continua ad esistere. In questo modo la parte remota dell’universo potrà sfociare, e quindi diventare l’inizio di un altro universo o del prossimo Eone, come preferisco chiamarlo. Un’infinita successione di Eoni.”

FINE PRIMA PARTE

Nota: ho lasciato alcuni termini usati da Penrose in inglese, in quanto non volevo arrischiarmi in traduzioni a senso su una materia troppo complessa per essere tradotta senza una piena cognizione di causa.

 

Come fare un video virale? – Aggiungere una dose di Benton/Fenton [Updated]

[updated: guarda in fondo il mashup con la corazzata Potemkin]

Premessa

Il video virale è diventato il nuovo Graal del marketing. Tutti vogliono farne uno ma nessuno sa quale diavolo sia il segreto per produrlo. Devo comprare le views? Non basta. Devo metterci una star del cinema? Potrebbe non bastare. Devo metterci uno scoiattolo che si gira di colpo? Siamo sulla strada giusta. Devo mettere l’audio di un padrone che cerca il suo cane sotto le immagini di un film? Esatt…aspetta un attimo che cavolo stai dicendo Willis!

fine premessa

Vagando per lo splendido programma showyou (che consiglio a tutti quelli che hanno un tablet) mi sono imbattuto in un video che non potevo non guardare. “Jesus Christ in Korea”. Con un titolo così mi hai praticamente convinto a scatola chiusa. Apro. Parte. E’ un qualche film ad alto budget Koreano. Mostro in computer grafica. Fatto anche abbastanza bene. Ma non capisco dov’è che compare Gesù. Sarà un errore. Ci sono altri video correlati. Ancora Jesus Christ, con Lassie in primo piano e con il sottotitolo. Benton/Fenton. Ma che diavolo…? Arriva Lassie. E’ la sigla. Tutto normale, a parte una voce di sottofondo che urla qualcosa…Senton..enton…BENTON! Ma certo! Benton/Fenton! Bravo Giacomo, passato il test uditivo, ma qui ancora non abbiamo capito che diavolo è questo Benton/Fenton. Perchè lo trovo in un film Koreano e nella sigla di Lassie? E’ il momento di scoprire la verità. L’oracolo google mi risponde quasi immediatamente. Digito “Jesus Christ Benton Fenton”. Ripenso a quanto Google sta uccidendo la memoria a breve termine e nel frattempo aumentando il livello di dislessia tra le persone. Tra un po’ comunicheremo per tag. “Mangiare cena madre incastrato chiamo dopo”. Scorro i risultati. Naturalmente ricompare Lassie e il film Koreano. Ma poco più in basso trovo una notizia. Da una fonte altamente attendibile. Metro on line. Clicco e sono finalmente davanti alla verità.

“Ci troviamo a Richmond park. E’ una giornata tranquilla. Un branco di cervi riposa tra l’erba un po ingiallita dall’autunno incombente. Si sente il rumore del vento. Qualche uccellino che canta. Il camera man sta inquadrando la scena bucolica. Ma a un certo punto succede qualcosa. Alcuni cervi percepiscono una presenza. Alcuni si allontanano in fretta, altri si guardano intorno incuriositi. Il camera man sente anche lui che c’è qualcosa che non va, con il giusto ritardo rispetto all’istinto animale. Gira la macchina da presa verso destra. Zoom a stringere. “Benton! Benton!” Si sente un urlo. La macchina da presa vira verso destra. Un gruppo di cervi fugge via spaventato. La voce si sente sempre più forte. “Benton! Oh Jesus Christ!” Si intravede un cane dietro la mandria. Finalmente appare in campo un uomo con il cappello che corre e maledice il suo amico a quattro zampe”.

Ora. Direte voi. Giacomo si è rincoglionito. Ci parla di virale e poi ci fa vedere un video di un cane che rincorre dei cervi? Esatto. Cervi. Cane che corre. Padrone che bestemmia. Gli elementi del virale sono tutti li. Davanti ai nostri occhi. Manca solo un piccolo ingrediente. Qualcosa che gli faccia fare quel salto ulteriore e renderlo un successo virale. Su, ce la potete fare…M…A…S…H…no…no…niente Altman voi che sorridete, non stiamo parlando di lui…MASH…U…MASH UP! Esatto. Mash Up. E il gioco è fatto. Ecco a voi una serie di riletture di quella folle rincorsa in una tranquilla mattina d’autunno. Jurassic Park, il primo qua sotto è il mio preferito, ma come ci ha insegnato Dramatic Look, non c’è limite alla manipolazione.

JURASSIC PARK BENTON FENTON

La versione con l’inseguimento iniziale di The Thing merita altrettanto.

THE THING BENTON FENTON

Qualche tempo fa, mi chiesero di fare un video virale. Questa la mia reazione.

Benton ha conquistato il mio cuore. Quella qui sotto è la mia versione di Benton. Si, ho fatto il DAMS.

BENTON vs Battleship Potemkin! Jesus Christ

Benton è finito anche nell’ultimo commercial di T-Mobile. 0:41

 

Coincidenze Giurassiche

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Premessa

– Per quale motivo i musei sono pieni di vecchie ossa di dinosauri?
– Perchè non possono permettersene di nuove…

Ok. Potete non ridere, non era questo il motivo della battuta, nel caso contrario vi siate messi a ridere non c’è problema. Potete comunque farlo.

Fine Premessa.

E’ da un po’ di tempo che i dinosauri sono tornati a invadere la mia immaginazione. Li avevo lasciati un paio di decadi fa’ agli albori dell’adolescenza. Dopo tutti questi anni hanno mantenuto intatto il loro fascino. Non c’è nulla da fare, l’idea che dei giganti si muovessero indisturbati sulla stessa terra dove ogni giorno camminiamo è un qualcosa di estremamente eccitante (anche qui vale il discorso sul ridere o no).

Tre sono gli elementi che hanno riportato in vita i giganti dal passato.

Jurassic Park (Micheal Crichton)

Ho da poco finito di rileggermi (in originale) Jurassic Park, di Micheal Crichton e sono ancora convinto che sia uno dei libri di fantascienza (ma non cosi Fanta-) più plausibili che abbia mai letto. Quando ho scoperto che nel 1997 un gruppo di scienziati giapponesi ha provato a riportare in vita un Mammuth rimasto congelato nel permafrost, non avevo più dubbi: Jurassic Park non è un libro di fantascienza. L’equipe giapponese ha seguito un processo molto simile a quello del romanzo di Crichton: il DNA congelato di un mammuth estratto dal permafrost della Siberia è stato unito a quello di un elefante. L’idea è quella di inserire il DNA dell’animale estinto in un ovulo di elefante dal quale è stato precedentemente eliminato il DNA originale. Nel caso di successo, l’ovulo verrà quindi impiantato in un elefante adulto che ne porterà a termine la gravidanza. L’esperimento, sulla carta possibile, è fallito. Il DNA congelato è infatto molto instabile e deteriorato dalle basse temperature. Ma l’appuntamento è stato solo rimandato. Nel 2008 un’altra equipe capeggiata dal prof. Teruhiko Wakayama è riuscita nell’impresa di clonare un topo congelato da 16 anni. L’esperimento ha portato nuova linfa nel progetto tanto da far stabilire una data per la riuscita dell’incredibile clonazione. Secondo lo studio degli scienziati giapponesi in 5 anni sarà possibile avere un Mammuth vivo e vegeto nel nostro ecosistema.

The end of an Era (di Robert J. Sawyer)

Sono al Roma Fiction Fest in attesa di entrare nella sala teatro studio. Verrà proiettato Case Histories. C’è un ritardo, 40 minuti per la precisione, un folto gruppo di spettatori si è accampato vicino alla sala “Teatro Studio”. Alcuni si scambiano opinioni su quello che hanno visto. Una discussione particolarmente accesa ha attirato la mia attenzione. Mi avvicino per seguirne lo sviluppo. Si parlava di Terra Nova la nuova serie targata Steven Spielberg. Un ragazzo raccontava di come non avesse per nulla apprezzato la nuova “opera” Spielberghiana. “Uno spreco di soldi, e poi che razza di fantascienza è quella?” Entro nella discussione e dico la mia. La puntata pilota non mi è dispiaciuta, niente di eccezionale, ma non per questo una brutta serie. Certo con un budget del genere non si può fare un prodotto filologico. Si deve cercare tutto il pubblico possibile e Terra Nova si muove proprio in questa direzione: Effetti speciali, azione, romance e mistero. Il ragazzo non sembra convinto, anche se accetta alcune delle mie attenuanti. Ribatte dicendo che comunque per lui la fantascienza è ben altro. “Niente a che vedere con Sawyer!”. L’argomento mi interessa e il nome mi ricorda qualcuno, ma non sono certo. Chiedo maggiori informazioni. “Robert J. Sawyer, il libro credo si chiami End…End of an Era”. Mi segno immediatamente il nome.
Il giorno dopo cerco, inutilmente, una copia del romanzo. A quanto pare è fuori catalogo (come ti sbagli…). L’unica possibilità è cercare online. Kindle. Lo scarico. Comincio a leggere. End of an Era racconta la storia di due scienziati (un paleontologo e un biologo) che tornano indietro nel tempo (65 milioni di anni) per cercare di scoprire qual’è stato il motivo dell’estinzione dei dinosauri. Inutile direte voi. Lo sappiamo già. Meteorite e poof! l’intera popolazione scomparsa nel nulla. Questo è quello che vediamo nei fossili, ma non è detto sia l’unica spiegazione possibile. I reperti ci dicono che non c’è più traccia del loro passaggio dopo i 65 milioni di anni, non ci dice però con certezza quale è stata la causa. I resti di Iridio, quarzo e microdiamanti potrebbero derivare dall’impatto di un meteorite, ma allo stesso tempo sarebbero potuti essere già presenti sul pianeta terra. Nessuno nega che un meteorite sia precipitato sulla terra, il golfo del messico è un’impronta inconfutabile, ma Sawyer non si fida: se ci fosse dell’altro? Un evento che i fossili non possono raccontare, un evento così importante da cancellare un’intera razza? Non vi posso dire altro, il resto dovete leggerlo. Per la cronaca Sawyer, pluripremiato scrittore canadese, è anche l’autore di un romanzo chiamato Flash Forward. Vi dice niente?

Tyrannosaur

Londra. Cammino in uno dei mille cunicoli della metro. Nelle orecchie gli auricolari sparano Squealing Pigs degli Admiral Fallow diretto nel mio povero timpano, oramai martorizzato da 20 anni di Walkman. A Londra se non indossi un paio di cuffie ti senti in difetto, come se fossi uscito senza pantaloni. Un’isolamento forzato, diligentemente portato a termine. Nessuno ha intenzione di comunicare con altri esseri umani. Le persone sono addirittura in grado di fissare un punto nel vuoto, l’unico libero, dove nessuno sguardo può essere incrociato. Ogni individuo è fornito del suo Iphone. C’è chi gioca, chi legge libri, chi guarda la sua serie preferita, chi sfoglia sms. Se dovessi immaginarmi un action figure del perfetto londinese avrebbe di sicuro un iphone tra i gadget. Tra le modalità di gioco, “Isolamento mode”, “Drunk Mode” e l’immancabile “Business Mode”. “Mind the gap!”. Il mantra dell’undergroung londinese (ci hanno fatto anche le magliette) mi riporta alla realtà. E’ la mia fermata. Scendo. Passo di fronte a un enorme cartellone pubblicitario. Mi fermo. E’ la locandina di un film. Il cielo è grigio, tendente al marroncino. Due enormi alberi in contro luce si innalzano sino a limite del cartellone. Uno è leggermente più alto dell’altro. Al centro la figura di un uomo, una silhouette. Il suo volto è nero come la pece. Ma c’è dell’altro. Sotto i suoi piedi riusciamo a intravedere il terreno sottostante. Le radici degli alberi sono perfettamente visibili e ci guidano nelle viscere della terra dove si staglia un enorme scheletro, perfettamente conservato, di un Tyrannosauro. L’animale è in una posizione fetale, come se sentisse il peso di quello che si trova in superfice. Malgrado il riferimento Cretaceo, si capisce subito che non ci troviamo di fronte a un Kolossal ad alto budget su un enorme mostro che si risveglia nel cortile di una casa in South London. Niente di tutto questo. Tyrannosaur è un film indipendente inglese, prima regia dell’attore Paddy Considine. Fulcro del racconto il rapporto tra Joseph (Peter Mullan), un uomo violento la cui rabbia lo sta portando lentamente all’autodistruzione, e Hannah (Olivia Colman) una donna dolce e indifesa con un terribile segreto. La pellicola ha avuto un’ottimo successo nei festival in cui è stata presentata, ed è considerato uno dei migliori film inglesi dell’anno. L’uscita prevista per l’Italia è assente nel sito Imdb. Il film uscirà in Svezia, Russia, Grecia. Ma noi abbiamo Ezio Greggio quindi siamo a posto così.

Esco dalla metro, fermata Waterloo. Mi dirigo verso il BFI Imax. Faccio il biglietto. Caro, ma qui il cinema è qualcosa di insensatamente costoso, quindi, poco male. Se devo vedere qualcosa in sala, almeno voglio che lo schermo sia alto come un palazzo di tre piani. Salgo le scale. Attendo. L’ultima volta che ho visto questo film in sala correva l’anno 1993. La computer grafica era ancora un oggetto del mistero. Regia di Steven Spielberg con Sam Neil, Laura Dern e Jeff Goldblum, ma questa è un’altra storia (e soprattutto un altro articolo).

PS. L’articolo è stato scritto, editato e uploadato interamente dal mio Ipad. Per fare questo ho utilizzato l’app ufficiale WordPress (che ha qualche strana mancanza), Photoshop Express e Sketchbook Pro. Abbiate pietà.

 

Inside Roma Fiction Fest – Anteprima Terra Nova

Ieri sera al Roma Fiction Fest è stata proiettata la nuova serie, co-prodotta da Steven Spielberg (il marchio Amblin e Dreamworks si intravedono sulla locandina) per ABC, Terra Nova. La serie era stata annunciata qualche tempo fa, ma poi ha subito ritardi dovuti alla lunga postproduzione. Le 6 puntate che compongono la prima stagione verranno quindi distribuite in autunno. La puntata che stiamo per andare a vedere è andata in onda il 26 settembre negli Stati Uniti e sarà in Italia su Fox il 4 ottobre (Fox è sponsor dell’evento).

Entriamo nella sala Sinopoli dell’Auditorium parco della musica, che per l’occasione ha visto il Foyer trasformato in un giardino del Giurassico. Alcune palme languono per terra e c’è un forte odore di chiuso. Ecco perchè i dinosauri si sono estinti. Soffocamento.

Dopo la mia rilettura geologica salgo le scale e riesco a ottenere un posto in terza fila. La sala è gremita. Il presentatore della serata lancia l’evento. Ci siamo. Parto prevenuto come ogni proiezione, ma non posso nascondere una grande curiosità.

Con un piano sequenza in cui si fa sfoggio degli enormi mezzi messi a disposizione dall’ABC attraversiamo a volo d’uccello una città del futuro. Siamo nel 2149. La terra è sulla via del tramonto. Le sue risorse sono oramai agli sgoccioli. L’aria è irrespirabile e il sole appena visibile. Il piano sequenza si conclude direttamente dentro l’appartamento del protagonista Jim Shannon. Lo seguiamo entrare a casa e togliersi la mascherina che lo aiuta a respirare.

—Warning— Mi sono tenuto leggero nel racconto, ma se volete rimanere completamente all’oscuro, beh allora forse è meglio che vi fermiate qui.

A casa c’è la famiglia ad attenderlo. La piccola Zoe, Josh, e la moglie. Trafelata arriva l’altra figlia che però avverte: ‘stanno arrivando!’. Jim immediatamente prende la piccola Zoe la rinchiude in un conduttore dell’aria. I poliziotti arrivano. ‘C’è stato detto che avete infranto la legge’. I poliziotti distruggono l’appartamento in cerca della prova di colpevolezza. Nel vestiario e nelle movenze la scena ricorda molto Farnheit 451. I poliziotti cercano la figlia illegale. Nel futuro immaginato nella serie, i figli per famiglia non possono essere più di due.

La bambina viene trovata Jim si ribella, nasce una colluttazione. Viene arrestato e condannato a scontare 6 anni in una prigione di massima sicurezza. Due anni dopo la moglie gli comunica che sono stati selezionati per il progetto Terra Nova. La piccola Zoe però dovrà rimanere in quanto figlia illegale. L’unico modo per salvarla è far evader Jim e infiltrarsi insieme alla figlia nel gruppo di pellegrini (così vengono chiamati i selezionati).

Gli uomini hanno scoperto un’interruzione nello spazio tempo e sono riusciti con questa a viaggiare indietro nel tempo. 85 milioni di anni. L’era dei dinosauri. L’idea è quella di costruire una colonia, unica speranza per costruire un futuro migliore.

La smetto con il racconto perchè non voglio essere arrestato per spoiler.

L’impatto visivo è incredibile. Visto sul grande schermo non si nota alcuna differenza con un blockbuster cinematografico (solo in alcuni primi piani in chroma key, si nota l’utilizzo di riprese in studio). La prima domanda che mi faccio è “Quanto diavolo è costato?”. Stando alle notizie sparse sulla rete il budget dovrebbe assestarsi sui 10 milioni per il solo pilot. La fox conferma di essere rimasta nelle previsioni, ma voci dall’interno parlano di un reale costo di 20 milioni di dollari che non avrebbe alcun precedente per una produzione tv. Il pilot di Lost per fare una comparazione è costato 14 milioni di dollari e ha portato alle famose dimissioni dell’ABC executive LLoyd Braun per aver dato luce verde a una produzione cosi onerosa.

La serie è stata girata in Australia. La terra dei canguri sta diventando sempre di più il punto di riferimento per le produzioni internazionali (Signore degli anelli, Matrix, Hobbit, Tin Tin).

Ma basta parlare di soldi, gli elementi presenti sono tanti.

Plot. La struttura narrativa è perfetta per una serie a lungo raggio. Come in Lost i protagonisti si trovano in un luogo inedito. Tutti i personaggi sono costretti a ricominciare da capo. Il loro passato sulla terra del futuro si scontrerà con il nuovo presente nel passato (lo so non è colpa mia, a Spielberg piacciono i paradossi temporali). La popolazione di Terra Nova è divisa in due fazioni (anche qui si intravede Lost). I sixers, così vengono chiamati i ribelli, hanno deciso di prendersi la loro libertà e si sono staccati dalla colonia principale, impossesandosi delle materie prime. Già nella pilota viene mostrato un luogo misterioso, che “deve rimanere segreto”. Qualcosa si nasconde dietro l’operazione Terra Nova?

Setting. Il futuro di Terra Nova è un pastiche di molta Science fiction. Gli enormi cartelli luminosi con su scritto “Sovrappopolazione = Estinzione” o “La famiglia è composta da 4 persone” ricordano quelli di 1984. A livello visivo, soprattutto nella versione notturna, la città ricorda Blade Runner (forse un po’ meno post moderna, ma altrettanto sporca). L’escamotage narrativo del viaggio nel tempo è molto simile a quello di Stargate. Gli uomini hanno trovato un’interruzione nello spazio tempo che gli permette di arrivare nel passato. Non è chiaro se la linea temporale dove i pellegrini vengono spediti, sia o meno la stessa del futuro da cui provengono. Mi spiego meglio Maddy (la figlia maggiore di Jim) a un certo punto parla della sonda che è stata mandata per vedere cosa ci fosse dall’altra parte del portale temporale e che non è stata mai trovata nel futuro. Josh, suo fratello, è poco interessato, ma la “Geek” Maddy continua a spiegate imperterrita. “Non siamo sulla stessa linea temporale del futuro, altrimenti ogni nostra decisione avrebbe ripercussioni sul futuro. Uccidere una mosca potrebbe cambiare tutto!” (e io aggiungo “This is heavy”). Il così detto Butterfly effect. Terra nova nella sua prima apparizione ricorda molto Avatar, e il comandante Nathaniel Taylor (Stephen Lang) non fa che amplificarne l’effetto. Per finire l’elemento dinosauri, scoperta delle scoperte, è un palese riferimento a Jurassic Park. In una scena vediamo la piccola Zoe dare da mangiare a un dinosauro erbivoro, così come succedeva nella pellicola di Spielberg. Con le tecniche di oggi è finalmente possibile utilizzare un personaggio così dispendioso a livello di computer grafica e lo spettacolo, ve lo assicuro, è garantito.

Target. Malgrado la grande componente action, Terra Nova, visto anche il costo di produzione, è un prodotto per tutta la famiglia. Il fulcro del racconto è la famiglia: la lotta per rimanere uniti, le liti, e le molteplici inquadrature “quadretto” degli Shannon, non lasciano dubbi. La cosa non sembra infastidire la visione, a parte qualche forzatura di testo, come l’odio di Josh per suo padre Jim, che non corrisponde all’amore visto poco prima della partenza per Terra Nova.

Le puntate previste per questa prima stagione sono 6. Dunque ci si aspetta una compressione narrativa tale da avere molti elementi nuovi ogni puntata. Almeno spero. Nel frattempo, potete correre a cercare per la rete (la puntata è andata in onda in USA il 26) o aspettare la prima visione su Fox il 4 ottobre.

Ecco il trailer italiano ufficiale.