Perché Twitter impazzisce per Empy? La risposta di Twitter

Oggi abbiamo avuto l’ennesima prova che Twitter è diventato il centro di questa campagna elettorale 2013. L’ultimo fenomeno è quello del cane Empy, già 760 Retweet e 391 preferiti” in meno di 24 ore. I giornali titolano “Twitter impazzisce per Empy”, “Twitter si scatena” “Il cane che fa impazzire Twitter”.

Per cercare di capire meglio questa tendenza a quanto pare irreversibile abbiamo oggi qui con noi Twitter.

Salve e #grazie per avermi invitato sono molto #felice di essere qui con @HumorRisk.

Si..eh…non pensavo lo facesse anche dal vivo.

Fare cosa? #wtf

Niente. Andiamo avanti. Cosa ne pensa di questo fenomeno Empy. Perchè la fa così impazzire?

Innanzitutto vorrei chiarire la mia posizione. Io non impazzisco. Io sono un #social non posso impazzire così come non posso pisciare, è 1/2

Diceva..?

2/2 per me impossibile fare cose di questo tipo. Sono i giornali che enfatizzano.

Capisco, però non può dire di non essere responsabile dell’accaduto.

Io sono una piattaforma. Il resto lo fanno gli utenti. Non può accusare il marcia piede di ospitare una merda, è colpa del cane #yeswecane

Capisco, riporto dal Corriere di oggi: Un po’ per caso: @Nomfup, l’account del blog collettivo di comunicazione e politica, alla vista del cucciolo fra le braccia del premier ha commentato «il consiglio del guru americano: Yes we cane», subito dopo il giornalista Sergio Ragone (@sergioragone) lo ha trasformato in un hashtag.

Quello che voglio chiederle è come si fa a trasformare una stronzata in un hashtag?

Mi scusi, ma quello che mi ha appena riportato è un giornale? #fake #dontbelievethat

Si, è il corriere di oggi

Gli avvicino il tablet. Sotto voce comincia a leggere.

“E i suggerimenti fioccano: si va da «Moody’s» in omaggio alla società di rating ad «Angela» per ricordare il cancelliere Merkel. Ma c’è chi suggerisce «Nichi» (come Vendola), «Iban il terribile», «Fido in banca» (entrambi di @nomfup). Qualcuno azzarda «Spread», ma nella famiglia Monti c’è già chi è stato soprannominato come il differenziale tra Btp e Bund: Tommaso, il nipotino che gli amichetti della scuola materna chiamano come il livello del tasso tra di interesse tra titoli italiani e tedeschi.”

E’ uno scherzo? #thatsNotFunny

Io credo di no….

Improvvisamente mi sento svenire. Mi gira la testa, c’è qualcosa che non va.

Tutto a posto? cc @Osp_Israelitico @CRI_WEB

Io..no credo di no…senta io non ce la faccio più…

Cosa? #dichestaparlando

No basta con questi cazzo di hashtag. Io davvero, avevo questa idea del fantagiornalismo. Ma non so, credo sia un qualcosa di irrealizzabile. Voglio dire. Legga qui.

Ma Empy, di tutto questo, cosa ne pensa? Sì, perché da stamattina anche lui ha un account (falso) su Twitter: per ora ha poco meno di un centinaio di follower e un solo tweet «Wow, quanta Empatia nella mia nuova casa. Bau». Segue gli account di Monti, di Obama, di Daria Bignardi e delle Invasioni barbariche. Insieme al profilo su Twitter, Empy ha inaugurato da poco più di un’ora anche una pagina fan su Facebook. Per ora, c’è solo il video della trasmissione di ieri sera e una ventina di fan.

Capisce questo è un articolo, di un giornale nazionale. Dove cazzo lo metto il “Fanta” in mezzo a questo giornalismo? Qui non basta più mettersi la maschera in faccia, fare una pernacchia o creare un rovesciamento. Oramai per far ridere devi pensare a qualcosa di serio. Cristo Santo.

RT: @HumorRisk Capisce questo è un articolo, di un giornale nazionale. Dove cazzo lo metto il “Fanta” in mezzo a questo giornalismo?

Che cazzo era quello?

Un RT, era per dirle che sono d’accordo. Anche se di solito RT non è endorsemnt. Su non faccia così #dontworrybehappy…

Le ho detto di smetterla con questi cazzo di hashtag.

Mi scusi non volevo.

Vede, siamo arrivati a un livello in cui si cerca la risata ad ogni costo, come una gara a chi la spara più grossa, solo ci siamo dimenticati che abbiamo superato il limite. Se tutti fanno ridere. Nessuno è divertente. Come in quello sketch dei Monty Python.

RT @Humor…

Non ci provi neanche.

 

Non c’è un cazzo da ridere.


Non c’è un cazzo da ridere. Non so come spiegarlo con altre parole, ma è quello che sento nel profondo del mio cuore. Mi guardo intorno e vedo persone che ridono. L’italia è un paese a cui piace ridere. Si ride istericamente. Ci basta una parolaccia messa al posto giusto (o buttata a caso) e giù grasse risate. Abbiamo una situazione socio-politica da far schifo. Ma noi ridiamo. E non conta l’appartenenza politica, a tutti ci piace ridere. CI piace ridere così tanto delle nostre disgrazie che i comici di oggi si sono trasformati in esperti di politica. I loro monologhi non sono estremizzazioni della realtà, salti pindarici nella nostra immaginazione. No. Sono esattamente la nostra realtà, raccontata per filo e per segno. Date corrette, nomi corretti. Tutto è al posto giusto, così tutto in ordine che a un certo punto mi è venuto spontaneo dire “Non c’è un cazzo da ridere”. Allora la risata è fatta solo dal contesto? Siccome sto guardando un comico in un teatro, allora è commedia, quindi devo ridere? Se dico Tremonti in un teatro rido, se lo dico in parlamento lo maledico per le decisioni che prende? I nostri comici, sembra abbiano dimenticato cosa voglia dire fare il comico. Analizzare ogni cosa come un chirurgo smontarla nei minimi particolare e poi con una sorta di ingegneria inversa riportarci gli argomenti in veste divertente. Oggi basta aprire il giornale, leggere ad alta voce, e avere il proprio monologo comico. Berlusconi ha detto questo. Grasse risate. Tremonti lo ha giustificato in questo modo! Grasse risate. La comicità è divertente quando è scritta, quando è fatta di acute osservazioni. Ma quando ci restituisce quello che vediamo tutti? Abbiamo ancora bisogno di comici? A quanto pare tutti possono diventare dei comici. Spinoza ha trasformato la freddura in un lavoro per tutti. Trova una notizia e finiscila in modo surreale. Ma la nostra realtà è cosi surreale, che qualche volta si fa fatica a distinguere un ANSA da uno SPINOZA. Comè possibile? Quando un comico ci porta nel suo mondo, noi all’inizio siamo schivi, ridiamo appena, poi piano piano ci rilassiamo e le risate escono più facilmente. Finita quell’ora torniamo al mondo reale. Ascoltando un monologo di Guzzanti ci si rende conto che tutto quello che dice, da anni, non è altro che la nostra situazione. I suoi discorsi di tremonti, differiscono in minima parte da quelli realmente pronunciati dal ministro dell’economia. Come è possibile. L’attrice Tina Fey ha realizzato uno degli sketch meno scritti della storia della televisione. In quel periodo interpretava una meravigliosa parodia di Sarah Palin. Un giorno ha avuto un colpo di genio. A seguito di un’intervista della candidata alle presidenziali, decide di prendere l’intervista, cosi com’era e di sostituirsi alla Palin. Sostituirsi fisicamente, non mentalmente. Ogni parola pronunciata dall’attrice ripercorrerà fedelmente il testo dell’intervista originale. Lo sketch è un successo clamoroso. La Fey finisce nelle televisioni di tutto il mondo. La gente ride. Ride di gusto. Ma il merito è tutto della Palin. L’autrice di quello sketch (involontariamente) è lei! Tina Fey ha il merito di reinterpretare la Palin alla perfezione, estremizzando i suoi tic. Lo stesso metodo si potrebbe applicare a molti politici italiani (quelli che sanno parlare italiano). Stamattina mi sento così. Che “Non c’è un cazzo da ridere”. Non so. Non riesco a trovare la parodia, in qualcosa che funziona già molto bene senza ironia. Paolo Rossi diceva che con un premier comico l’unica possibilità per i comici è di fare politica. La follia è che, malgrado Grillo lo neghi, è successo.