La vera storia di Mario Monti

Il signor Monti si laurea nel 1965. Quindi trascorre un anno in America alla Yale University dove conosce James Tobin. Vi ricorda qualcosa? Ma certo è quello della Tobin Tax! (Si lo so che sembra il nome di un pupazzo parlante ma non lo è…). La Tobin Tax inventata dal signor Tobin prevede una tassazione atta (come Mohamed) a colpire tutte le transazioni sui mercati valutari, in modo da stabilizzare il mercato e procurare un entrata fissa alla comunità internazionale (che noia le entrate fisse). Ebbene questa tassa (o meglio una sua variazione, a quanto pare c’ha il copyright che sennò poi gli devi dare i diritti, col cavolo che è creative common) si è provato ad applicarla nella democratica Svezia nel 1984 (la Apple lanciava il suo computer, tutto torna). Risultato? Il 75% in meno di quanto si era preventivato. Questo a causa al della improvvisa diminuizione del numero di transazioni. La Svezia ha cancellato la tassa nel 1992. Non vi ricorda qualcosa? Ma si, pensateci bene. La tassa non funziona perchè fa diminuire gli scambi. Ma se proviamo ad aumentare la pressione fiscale sulla popolazione, no, lì non fa diminuire gli scambi, non fa diminuire i consumi. Eh no. Li rilancia. Rilancia l’intera economia in stagnazione. Eh si. Mario Monti ha passato un anno con il signor Tobin, ma non c’ha capito un cazzo.
Dubbioso torna a casa in Italia. Neanche è sceso dall’aereo e nel 1969 ha già il posto fisso. Professore ordinario all’università di Trento. E che cavolo nemmeno il tempo di arrivare. Impavido Monti cerca in ogni modo di liberarsi del posto fisso, ma viene subito ripreso da un’altra università di Torino dove rimane intrappolato per 15 lunghi anni. Imprigionato nelle antiche aule dell’università, costretto a percepire ogni mese uno stipendio fisso. Povero cristo. Ehm scusate mi era per un attimo venuto in mente Gesù, dove ero rimasto? Ah si. Torino. Nel 1985 riesce a fuggire dall’università facendo credere al rettore che aumentando il numero di lampadine all’interno dell’aula magna sarebbe stato possibile risparmiare energia. Finalmente fuori, si rifugia presso una pompa di benzina, proprio sotto il cartello “Empowering Talent”. Purtroppo per lui quello non era il cartello di un concorrente della ESSO, bensì la sede dell’Università Commerciale Luigi Bocconi. Alcuni alunni lo prendono in custodia e lo portano dal rettore che senza alcun processo lo condanna a diventare Direttore dell’Istituto di Economia politica. Monti cerca di convincere il rettore che aprendo tutti i rubinetti dell’università sarebbe stato possibile risparmiare più acqua. Il trucco non riesce e Monti è nominato direttore “statim”. Nel frattempo è costretto a prendere parte, suo malgrado, alla fastidiosissima commissione Sarcinelli e al terrificante comitato Spaventa sul debito pubblico. Monti, indignato, spiega come non sia possibile che ancora oggi ci sia una lottizzazione del servizio pubblico. Spaventa gli spiega che li si parla di debito e non di servizio. Monti chiede scusa e si rimette seduto. Tornato alla Bocconi Monti scopre che il rettore è fuggito alla Sapienza in cerca di un contratto a termine è che, stando al regolamento, DEVE ereditarne il posto. Nel 1994 Giovanni Spadolini, ex direttore dell’università, muore di noia durante il sonno e Monti ne prende il posto a TEMPO INDETERMINATO.
Monti è disperato. Tenta in ogni modo collaborazioni esterne. Prima la commissione europea, quindi buttandosi nello studio matto e disperato. Questo lo porta a scrivere il modello Klein-Monti che descrive il comportamento di una banca in regime di monopolio. Il pezzo piace è orecchiabile e in Italia il monopolio va fortissimo. La collaborazione finisce quando Klein si iscrive al Festival Svedese dei Cervelloni e vince il premio Nobel senza dire nulla a Monti.
Tutto sembra andare per il peggio. Su Monti continuano a piovere cariche direttive. Prima il Bruegel, quindi il Bildeberg. Monti cade in depressione. Prima si da alla Coca (cola) e quindi mentre cerca di rapinare quello che crede un negozio di calze si ritrova international advisor della Goldman and Sachs. La noia lo sta uccidendo. Scrive un libro bianco a dimostrare il profondo tedio che lo affligge. Ma il destino ha ancora qualcosa in serbo per lui (Copyright di questa battuta appartengono a Fabio Colagrande). Monti conosce l’inglese, un po’ di francese, ma niente serbo. Quindi consengna la lettera al suo filippino, lui si, libero dal tedio del contratto indeterminato. Jean Jaque Renèe D’abodanville, questo il suo nome, ma si fa chiamare Rick, inspiegabilmente comprende il serbo e tosto legge al suo datore di lavoro precario: “..ai sensi del secondo comma dell’articolo 59 Cost., avendo illustrato la Patria per altissimi meriti in campo scientifico e sociale il Presidente della repubblica Giorgio Napolitano la nomina SENATORE a VITA” “Come hai detto…?” Monti ha un filo di voce, le forze lo stanno abbandonando. Rick meccanicamente rilegge “…ai sensi del secondo comma dell’articolo 59 Cost., avendo illustrato la Patria per altissimi meriti in campo scientifico e sociale..” “BASTA!”. Monti corre folle per la sua casa a due piani con vista Colosseo comprata per sbaglio dal suo fruttivendolo mentre cercava di farsi cambiare un pezzo da dieci. “Che cosa volete da me! Perchè mi volete qui! Io voglio solo essere libero! LIBERO! Io vi imploro Dei dell’Olimpo, farò qualsiasi cosa! Cosa volete che faccia? Volete una consulenza? Farò la consulenza? Farò tutto, anche il presidente del consiglio se me lo chiederete, ma vi prego liberatemi da questo tedio!”
Il silenzio cade nel corridoio della casa a due piani con vista Colosseo comprata per sbaglio dal suo fruttivendolo mentre cercava di farsi cambiare un pezzo da dieci. Quindi come un lampo in pieno giorno il telefono squilla. Rick lentamente si avvicina al ricevitore. “Pronto Senior?” “Si Senior…subito Senior…Si Senior…Certo Senior…è qui Senior. Glie lo passo Senior.” “Chi è Jean Jaque Renèe D’abodanville?” “Può chiamarme Rick senior…il signor Napolitano al telefono senior.” Buio.

[UPDATE]

Vorrei fare una precisazione sull’affare “casa a due piani con vista Colosseo comprata per sbaglio dal suo fruttivendolo mentre cercava di farsi cambiare un pezzo da dieci”. Il signor Monti non ha mai acquistato una casa vista Colosseo (al contrario di qualche suo collega). E’ uno di quei classici casi in cui ti piace talmente tanto la battuta che alla fine non riesci a tagliarla. Spiegato l’arcano.

 

Week end con il morto – Le lacrime della Fornero

Sono fuori dall’Italia in questo momento. Non apro Repubblica.it ogni 5 minuti come faccio di solito. Ieri per caso prima di andare a dormire ho deciso di dare un’occhiata. Solo una cosa veloce. Non voglio rovinarmi la giornata e non voglio ricadere, anche solo virtualmente, nell’atmosfera italica. L’immagine che mi trovo davanti è grottesca: il ministro del lavoro Elsa Fornero con il volto contrito sembra sull’orlo delle lacrime. Avvicino lo sguardo al monitor. Non “sembra” sull’orlo delle lacrime, è proprio un viso in procinto di piangere. C’è un video. Lo faccio partire. La fornero sta spiegando gli elementi della manovra che interesseranno le pensioni. ““I vincoli finanziari oggi sono severissimi: nessuna riforma nell’anno della sua introduzione da risparmi. E’ un meccanismo lungo. E allora abbiamo dovuto, e ci è costato anche psicologicamente, chiedere un sacr…” si interrompe. Il viso si comprime. Si mette una mano davanti alla bocca, sembra quasi stia per vomitare. Quindi esplode in un pianto sommesso. Monti alla sua sinistra finisce la frase “..credo volesse dire Sacrificio”. Guardo attonito la scena. Mai avevo visto un ministro di una repubblica lasciarsi andare a un gesto così emotivo. La mia prima reazione è di straniamento. Che diavolo sto guardando? E’ come se il mio cervello non trovasse nulla di indicizzato sull’argomento. Niente. 0 risultati. Nessuna pagina. Need more input. Nella storia non mancano discorsi emozionanti di politici emozionati, ma nessuno ha mai lasciato trasparire un così chiaro elemento di cedimento psicologico. E’ un qualcosa che la politica non permette. Uno sportivo può farlo. Un attore premiato agli oscar può farlo. Non un politico. E’ una regola. Il rappresentante del popolo non può lasciarsi andare all’emotività. Riguardo il video. La scena non mi emoziona. Non mi rende la Fornero più umana di quanto non fosse prima (al contrario fioccano i commenti di apprezzamento per il suo essere umana). Sento un brivido di terrore. Il mio cervello non aveva trovato alcuna similitudine, ma ha invece intuito immediatamente il pericolo. La tragicitià di quelle lacrime non sta nel senso di colpa, nell’umanità di una donna che non riesce a non piangere pensando ai sacrifici che deve imporre alla popolazione. Non è questo. La tragicità di quelle lacrime sta nel fatto che un politico (anche se tecnico, non posso pensare che la Fornero non sia in grado di gestire la propria persona, guardando ai ruoli da lei ricoperti in precedenza) non riesca a sopportare la drammaticità della situazione. L’Italia è sull’orlo del fallimento. I miracoli non esistono. Questi tagli potrebbero non servire a nulla, potrebbero essere un masochistico colpo inferto alla popolazione prima del default. Un’accanimento terapeutico senza senso.

Ecco cosa traspare da quelle lacrime. Possibile che 17 anni di Berlusconismo abbiano di fatto distrutto il senso critico? Ci siamo così abituati a criticare le ovvietà, le cose che chiunque riuscirebbe a discernere che ora non siamo più in grado razionalizzare davanti a una scena del genere? I cinici sono diventati delle pecorelle impaurite? Dei romantici in grado di vedere magia ed emozioni dietro ogni angolo della realtà? Ecco che Monti diventa di sinistra per il 10% degli italiani (fonte uno dei tanti sondaggi di ballarò), un governo di tecnocrati, filo-banchieri, non eletti, viene entusiasticamente accettato. La Fornero piange al pensiero di dover punire chi ha sempre pagato e sempre continuerà a pagare per gli errori altrui e io dovrei provare pietà? Una manovra economica che taglia e non aggiunge (che a casa mia si chiama sempre tagliare). Una manovra economica che non ha avuto il coraggio di prendere da chi ha di più. Una manovra economica che lascia la generazione di mezzo unica responsabile della crisi. A 30 anni ci troviamo a dover pagare le spese di un sistema che di fatto non ha funzionato. I nostri genitori (mi riferisco alla vostra generazione, non a voi in particolare, papà e mamma non vi arrabbiate! Peraltro essendo tu classe 1953 madre mia sarai costretta a lavorare ancora a lungo) hanno inventato il welfare. Lo hanno costruito, utilizzato e ora che non funziona più vogliono mantenerlo in vita poggiandosi sulle spalle di chi quel welfare non l’ha mai visto e mai lo vedrà. Spiegatemi un motivo valido percui io dovrei pagare i contributi. Voi dareste i soldi in prestito a qualcuno che poi vi dice: “Senti allora te li rendo fra 40 anni. Però non tutti, solo una parte, e probabilmente utilizzando il valore di oggi. Abbiamo un accordo?”
Questo sistema è morto. Stiamo tenendo in vita una carcassa. Gli abbiamo disegnato le pupille sulle palpebre, un bel sorriso sulle labbra e come nel film “week end con il morto”, ogni tanto tiriamo qualche filo per far credere ai nostri vicini che va tutto bene, che ce la possiamo fare. Che è tutto come prima.