La scomparsa di una fascia d’età (18-24)

Vivo in un paese democratico. Un paese che sceglie il suo governo liberamente. Siamo in un periodo non particolarmente felice, soprattutto per quanto riguarda le fasce più giovani della nostra società. Non c’è lavoro (disoccupazione under 24 sopra il 33,6, la stessa percentuale del PD, a meno che non faccia qualche altra dichiarazione) e non sembra essercene nell’immediato futuro. Ma c’è un altro dato che secondo me ha un peso fondamentale in questo frangente storico: la differenza demografica tra giovani e vecchi. D’accordo, non è la novità dell’ultima ora. Ma in questo particolare momento mi sembra un elemento da tenere in considerazione.

Più di una volta mi sono ritrovato a spulciare i dati Istat sulla popolazione (si lo so, non ho una grande vita sociale). Da un po’ di tempo c’era una domanda che mi ronzava in testa “Quanti siamo?”. Già, quanti siamo, quanti sono i miei coetanei, quelli che subiscono la mia stessa situazione (o almeno simile)? Pochi, la risposta. Molto pochi. Se guardiamo il grafico visivamente sembra un rombo.

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In alto gli anziani, all’opposto gli appena nati. In mezzo il gruppo più numeroso, i nostri genitori. Ma c’è una strana tendenza. Se guardiamo subito sopra i nostri genitori, diciamo tra i nonni e i genitori (50-80), troviamo un numero consistente della popolazione, molto compatto. Se invece guardiamo sotto i 40 il numero precipita subito (30-34) per poi dimezzarsi (24-15). Negli ultimi 20 anni questo ultimo segmento ha subito una cura dimagrante del 32% passando da 8,9 milioni di soggetti a poco più di 6 (Fonte Datagiovani). Siamo in minoranza. Più volte ho discusso con mio padre riguardo alla connessione tra il peso numerico e di conseguenza politico che la mia fascia d’età ha in Italia (paese particolarmente longevo insieme al Giappone, e tra quelli con le maggiori perdite in questa fascia 5,6% Vs 3% della media europea). C’è qualcosa che non torna. La democrazia sembra avere una falla, un errore non previsto dal sistema quando è stata creata: la longevità. La società fino ad oggi è sempre stata formata in modo equilibrato da giovani e vecchi, un’equilibrio da sempre sbilanciato verso i giovani. Oggi non è più così, almeno nei paesi occidentali. Quello che mi chiedo io a questo punto è: siamo di meno, pesiamo di meno, per quale motivo la politica dovrebbe rappresentare i nostri interessi? Per il bene comune? Scusate ma di questi tempi non è una risposta che mi basta. Non mi sento rappresentato da questa politica, forse proprio perchè non c’è bisogno in politica di rappresentarci. Non siamo noi a far vincere un governo o l’altro. La campagna politica è tutta incentrata su temi (tasse, Imu, patrimoniale, esodati, e si, si parla anche di lavoro, vorrei vedere) che non sembrano preoccuparsi di un problema: il futuro. Il nostro futuro che sarà anche il futuro della nostra società. Se questo è il trend, tra 20 anni ci troveremo con la maggioranza della popolazione che dipenderà da una minoranza sfruttata che dovrà sopportare sulle proprie spalle l’intero peso dei più vecchi (non più produttivi). Il sistema attuale non è sostenibile. Non possiamo pensare che lo sia. E’ come credere di tenere a galla una barca che affonda imbarcando 10 litri al secondo usando solo un cucchiaino.

(L’icona del post è di Zero Calcare che detiene tutti i diritti, e pure tutta la mia stima per saper descrivere con pochi segni il ritratto di una generazione).

[UPDATE)

Grazie a Marco per la segnalazione di questo video “Hans Rosling: Stats that reshape your world-view” utile per allargare l’orizzonte del discorso.

QUi trovate i dati USA

 

6 lavori che fate (e non sapete di fare) e per i quali non sarete mai pagati.

La disoccupazione non esiste. E’ solo uno stato della mente. Tutti lavoriamo. Ogni giorno. Solo che non ce ne rendiamo conto. Ecco i 6 lavori che fate (e non sapete di fare) e per i quali non sarete mai pagati.

1) Broadcaster: ogni minuto vengono caricate su youtube 48 ore di filmati inediti: feste, scherzi, gattini. 48x60x24. Sono 69120 ore al giorno che, se volessimo vedere nell’arco di un anno, farebbero 189 ore al giorno. Anche tu, si proprio tu, sei un producer televisivo. Retribuzione? Views! Salve vorrei due etti di melanzane. Quant’è? Sono 40’000 views.

2) Foto-Reporter: Flickr è la più grande community di fotografi al mondo. Instagram sta scalando le classifiche con l’aggiunta al mero archivio fotografico della componente social che mancava. Ogni giorno fotografiamo, documentiamo in immagini quello che ci circonda. Catturiamo angoli di mondo che nessun fotografo potrebbe mai fermare su pellicola (se ancora la usa). Retribuzione? Like. Un sacco di like.

3) Giornalista/Scrittore: dirvi il numero di blog presenti su internet sarebbe del tutto inutile. Il numero è fluttuante come lo spread in Europa. Cercate un blog sulla cucina? Quanti ne volete. Un blog sulle formiche zombie? Niente di più facile. Scriviamo tutti con grande passione, di qualsiasi argomento. La coda lunga non è mai stata così lunga. Retribuzione? Scusate mi squilla il telefono, è mia madre.

4) Agenzia di stampa: la primavera araba? Twitter. La cattura di Osama Bin Laden? Twitter. La trama di un film? Twitter. Il numero di neuroni nel cervello di George W. Bush? Anche meno di Twitter.140 caratteri per esprimere un concetto. Neanche l’ANSA ha regole così ferree. Retribuzione? Follower, Stalker e un mare di RT, MT, @ e cancelletti.

5) Ricercatore di mercato: “Quelle scarpe fanno schifo!” “Hey guardate che mi sono comprato!” “Sta per uscire questo nuovo film”. Ogni giorno postiamo su facebook i nostri interessi, commentiamo quelli degli altri, di fatto lasciando feedback su prodotti, film, oggetti di qualsiasi tipo. Se un tempo si facevano interviste pagate con buoni benzina, oggi si lascia fare tutto a noi. Retribuzione? Zero, comprensivo della perdita totale della vostra privacy.

6) Beta Tester: grazie alla rete è oggi possibile scaricare i nostri videogiochi o programmi preferiti direttamente sul nostro dispositivo. Si chiama digital delivery e ha rivoluzionato il mercato (Itunes store, Appstore, Play). Beh Giacomo, qui davvero non c’è nulla di negativo. Ah si? Quante patch di aggiornamento escono dopo che avete scaricato un applicazione? Beh ma che c’entra, in questo modo si cerca di perfezionare il software per renderlo sempre nuovo ed aggiornato. Si. Oppure… Oppure l’applicazione è uscita molto prima di essere pronta per il mercato e ognuno di noi grazie ai commenti, le lamentele ha fornito alla software house il miglior beta tester che il mercato possa offrire: il compratore.

 

Young Adult – Una specie in via d’estinzione.

Girare a zonzo per una città come Londra non è cosa facile. E’ troppo confusa, troppo grande ed estesa per essere percorsa a caso. Bisogna sempre decidere dove andare. Bisogna pensare come una nave. Trovare il proprio porto di arrivo e quindi salpare.

Il mio porto di oggi è stato il Natural History Museum. E’ la seconda volta in una settimana. E’ uno di quei luoghi che mi sono sempre mancati in Italia. Una struttura incredibile dove è possibile attraversare l’intera storia del nostro pianeta in un batter d’occhio. E’ un qualcosa di stavolgente. Passare dal Big Bang alle possibili evoluzioni del nostro universo in poco più di due ore ti toglie il fiato. Mi fermo davanti a un grafico che mostra l’intera evoluzione del pianeta. Una linea che assomiglia molto a quella di un elettrocardiogramma segna il numero di specie presenti sul pianeta. In basso la linea temporale ci dice quando ci troviamo (quando stiamo andando come direbbe Quelo). In alto delle frecce rosse mostrano le “massive exstinction”, il momento in cui per cause naturali (meteoriti, glaciazioni) alcuni esseri viventi (di cui siamo a conoscenza grazie ai fossili) sono scomparsi nel nulla. Il tempo di estinzione medio di una specie è abbastanza rapido (mantenedo una scala di miliardi di anni), circa 4 o 5 milioni di anni. Volgo lo sguardo al presente all’estremità sinistra del grafico. Il nostro tempo. Siamo sull’orlo di un picco evolutivo. Dopo una discesa (probabilmente l’ultima glaciazione) il numero di specie presenti sulla terra è in crescita. Eppure non mi sento al sicuro. Il mio cervello ricorda qualcosa. Qualcosa che probabilmente avevo rimosso. Sento una fitta al polpaccio. Quindi come se le due cose fossero collegate, ho un’illuminzione: “Estinzione!”. Dopo pochi secondi mi accorgo di aver parlato ad alta voce. Poco male, vicino a me c’è un piccolo essere umano di lingua inglese. Mi guarda, quindi torna a giocare con una specie di pendolo mobile con sotto scritto “Nothing is certain except change”. Immagino il bambino ripetere la frase al contrario “egnahc tpecxe niatrec si gnihton”. Sembra un qualche tipo di lingua Inca. Il bambino fa “no” con la testa. “Ha ragione, non ho la più pallida idea di come suoni una lingua Inca. Lo stronzetto la sa lunga”. Di nuovo un dolore al polpaccio. “Maledetto acido lattico! Colpa di quella serata passata a saltare nella schiuma!(…poi vi spiego…giuro, poi lo faccio)”. Finalmente ci sono. Estinzione. Certo. Come ho fatto a non capirlo prima. “Io mi sto estinguendo!”. Il bambino seguendo il messaggio della frase sopra citata, decide che è venuto il momento di cambiare aria. Continuo il mio ragionamento. Estinzione. Mi sto estinguendo. L’avevo scritto da qualche parte. Ci sono. Era finito nei meandri di uno dei tanti Blog che ho tentato di lanciare. Si chiamava “Diariodiuncitazionista”. Tutto attaccato. Non sono mai stato bravo con il marketing. Trovo l’articolo. Leggo.

“Ho sempre pensato che prima o poi sarei morto. Nel senso, tutti quanti moriamo prima o poi. E’ la prima cosa che si impara giocando a Super Mario Bros. Mai però mi sarei immaginato di estinguermi. Non come persona, ma come fascia d’età. A quanto pare i giovani si stanno estinguendo. Almeno questo è quello che ci dice il Censis. Cavolo stiamo finendo come i Dodo. La specie più stupida mai esistita sul nostro pianeta. Almeno a giudicare da quanto viene presa per il culo in tutti i film o cartoni animati. Tutto solo perchè sono l’unica specie la cui estinzione è responsabilità diretta dell’uomo. In alcune lingue sono addirittura diventati sinonimo di estinzione. “Dead as a dodo”. Oh mio dio, ci vorrà poco prima di sentir dire “Dead as a youngster”!.
Per riprendermi da questa terribile notizia, sono andato a cercare conforto nella Bibbia. Saltata la parte sulle parentele, mi sono fiondato alla sezione “Come salvarsi da un estinzione certa e vivere 950 anni” di Noè. Già dalle prime righe ho avuto un’illuminazione.

“Noè aveva seicento anni, quando venne il diluvio, cioè le acque sulla terra. Noè entrò nell’arca e con lui i suoi figli, sua moglie, le mogli dei suoi figli, e i figli dei raccomandati, per sottrarsi alle acque del diluvio. Dei precari mondi e di quelli immondi, dei Cococo e di tutti gli esseri che strisciano sul suolo per un contratto a progetto entrarono a due a due con Noè nell’arca, maschio e femmina, come Giovanardi aveva comandato a Noè.”

Credo sia arrivato il momento di costruire un’arca.

Aut.Min.Ric Attenzione, l’estratto sopra riportato potrebbe essere stato soggetto a modifiche non previste da Dio o dai suoi apostoli. Min.1998/86/01

Tutto questo casino per riutilizzare un vecchio post? Si. Vergognati Giacomo.

 

Guardare in basso.

Durante l’ultimo festival della scienza “ne ho viste di cose che voi umani non potreste immaginarvi”. Niente navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, nè raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser. Ho visto il futuro, nelle parole nei racconti di chi insegue la conoscenza. Ma non so qui per parlare di scienza. Lo farò in seguito. Oggi è solo un piccolo appunto, legato alla nostra situazione italiana.

Durante un pranzo ho avuto modo di parlare con Stephen Hsu. E chi sarà mai direte voi. E’ vero non è Micheal Jackson, per sua fortuna, ma probabilmente se il vostro computer è salvo da virus malefici all’interno delle reti locali è anche merito suo. Fisico di nascita, Hsu si è interessato da subito al mondo dell’informatica. Così ha fondato una start up chiamata SafeWeb. Dopo poco tempo, la Symantec (che produce il famoso antivirus Norton) la rileva per una cifra di 26 milioni di dollari. Mentre vi riprendete dal colpo apoplettico dovuto alla cifra appena citata, sappiate che Hsu a vederlo, malgrado il conto in banca, ha l’aspetto di un capo scout. Con il suo zaino si aggira per il palazzo ducale (dove era ospitato in parte il festival) in cerca di luoghi da visitare “Qual’è la cosa che DEVO vedere qui a Genova?” mi domanda curioso. Non vuole tornare nell’Oregon senza aver visto quello che deve esser visto. Da straniero, gli indico quello che ricordo della città ma poco altro. Con un sorriso mi dice “Non fa niente, farò un giro”. Ci sediamo a un tavolo e cominciamo a chiacchierare. Hsu è una persona curiosa, come molti scienziati, ha un’innata voglia di saperne di più. A un certo punto pone la fatidica domanda: “Com’è la situazione qui in Italia?”. Io e il mio collega Giovanni ci guardiamo, quindi ci prepariamo a vomitare senza troppe censure la nostra situazione. Di Berlusconi sa già tutto. Della situazione economica sa che siamo vicini alla Grecia ma con ancora qualche possibilità di salvarci. Sa anche che la Francia non è messa molto bene, e questo sembra per lui la cosa più soprendente. Quello che vuole realmente sapere è cosa pensiamo noi, “giovani”, qual’è il nostro punto di vista, le nostre speranze nel futuro. Faccio un respiro. Purtroppo per lui non è capitato davanti a quello che definirei un ottimista. Gli faccio questa premessa quindi, gli racconto come funzionano le cose in Italia: i cervelli in fuga (al festival l’80% degli ospiti italiani, in realtà vivono all’estero, e prima di ogni conferenza mi confidavano “preferisco quando devo parlare in Inglese, mi sento più sicuro!”), le frasi “non ci sono i soldi”, il lavorare gratis, il nepotismo, l’essere arrivati a 30 anni e dover ancora combattere per un contratto decente. Il sorriso di Hsu si smorza. Ci guarda. Gli chiediamo scusa per aver tirato giù il morale della conversazione. Hsu sorride di nuovo. Quindi fa un sospiro, sembra pensare a come iniziare una frase. Di li a poco comincia. “Mi dispiace molto…”. Quindi ci racconta come ha cominciato, come ha potuto aprire la sua start up. “Non è stato facile, tutti mi dicevano che ero un pazzo” quindi se ne esce con una frase da film “Se stai lavorando a qualcosa e ti dicono che è una follia, devi avere la forza mentale di insistere. Probabilmente sei sulla strada giusta.” (Giovanni poi commenterà “Mi sembrava di parlare con Steve Jobs!” NDR). Il suo discorso però non si ferma qui. Ci dice di come tutto quello che gli abbiamo raccontato sia terribile, a prescindere dall’ambito in cui avvenga. Il cercare di sottostimare le proprie idee, di pensare modi per farle con il più basso budget, nel modo più semplice. “Tutto questo non ha senso, quando uno insegue un’idea deve farlo al massimo, poi quando sarà il momento di realizzarla, magari ti diranno che non si può fare. Ma il primo sguardo deve essere oltre”. Lo guardo. Ha ragione. Traslo la sua considerazione nel mio lavoro. Scrivo o almeno ci provo. Storie, serie tv e qualche sceneggiatura ancora chiusa nel cassetto. Qualcosa sono riuscito a produrlo il resto riposa chiusa nel limbo del “Siamo in attesa di tempi migliori”. Le parole di Hsu mi hanno fatto rendere conto di quante volte ho “ridimensionato” i miei progetti ancor prima di partire. Quante volte mi sono detto “Quanto costa? Come lo produco?”. Tutte domande corrette, precisa Hsu, ma poste nel momento sbagliato.

Qualche tempo fa sono riuscito a far leggere le mie cose alla Rai. La risposta è arrivata dopo due giorni. “Ci piacciono i suoi progetti. Il problema è che la RAI non produrrà nulla per i prossimi due anni.” Due anni. Il mio progetto prevedeva un sistema produttivo tale da permettere di mantenere i costi al minuto sotto i 300 euro. Pagando tutti. Già perchè quando vedi un film che costa poco, vuol dire che nessuno è stato pagato (Se girate su “Lavori creativi” si trovano annunci per montaggio film, gratis, con pagamento una volta che il film esce in sala. Già, se ci arriva in sala). L’indipendente italiano è sui 30’000 euro. Quello americano intorno ai 2-5 milioni di dollari. Tanto per fare un paragone.

Non voglio dire che è colpa del sistema. Però gli indizi sono molti. Come fa un ricercatore a pensare in grande, quando in Italia vengono tagliati i dottorati? Come fa un’autore a pensare in grande quando per un opera prima serve l’appoggio di una casa di produzione che si intasca la “stecca”? Come faccio a pensare in grande se l’alternativa al berlusconismo è l’antiberlusconismo?

L’Italia è un paese che tira a campare. Che non cerca di andare oltre i confini della steccionata che circonda il nostro piccolo orto. Non si rischia nulla. Ci si veste sempre nello stesso modo, cambiando al massimo la cravatta.

Quando si cammina si dovrebbe guardare avanti. Noi guardiamo i nostri piedi e probabilmente prima o poi finiremo per sbattere contro un palo.

 

Il manuale del giovane bamboccione


La vita del bamboccione, definizione inventata, dall’oramai scomparso, Padoa Schioppa, non è facile. Vivere tutti i giorni a contatto con i proprio genitori è un qualcosa di malato, si permettetemi di dirlo, malato. Si mantiene troppo a lungo un legame che naturalmente dovrebbe durare molto meno. Questo fa si che alcune dinamiche infantili rimangano e vengano applicate anche a una età in cui non dovrebbero. In pratica si resta ragazzini ad libitum. 15enni nel particolare, quella fase in cui i genitori sono solo degli stronzi e non capiscono un cazzo di quello che sto passando. Ci sono poi, una serie di problemi pratici della convivenza forzata con i genitori. I rapporti interpersonali. Vivere a casa fa si che ogni nostro amico, invitato a casa verrà preso di mira dai vostri genitori. Immediatamente scatterà “La legge dell’altro figlio”, così come l’ho definita. Ogni figlio di altre persone se all’interno di un’altra famiglia diventerà immediatamente il miglior figlio che vostra madre avrebbe voluto avere. “Hai visto come è carino il tuo amico” dirà vostra madre. E voi. “Grazie al cazzo, è a casa di altre persone, guardalo a casa sua”. Ma questo non servirà in nessun modo ad aggiustare il giudizio di vostra madre. Naturalmente questa legge è commutativa, quindi una volta che voi sarete nella situazione del vostro amico, lui vi odierà allo stesso modo e sua madre vi amerà in maniera esagerata. Ma i rapporti intepersonali non si fermano ai soli amici. Vi sono poi i rapporti sentimentali di ben più difficile gestione se avvengono all’interno del nucleo familiare. Altro elemento di disturbo ulteriore potrebbe essere la presenza di un’altra madre. Una nonna. Questo rende il quadro ancora più complicato. Di base raddoppia ogni vostra spiegazione per due. Mi spiego meglio. In una discussione tipo a 3. 2 persone ascoltano e una spiega. In una discussione con due madri. Una persona parla e le altre due hanno da ridire. Ogni vostro concetto dovrà essere spiegato due volte e ogni vostro concetto sarà confutato, in modi diversi, almeno due volte. Ma torniamo al rapporto sentimentale. Una madre o un genitore (ma a questo punto avrete capito che io, nella fattispecie, vivevo con due madri) riesce, a difficoltà, a capire le situazioni e in qualche modo a cedere un po di spazio alla vostra privacy, scomparendo al mometo opportuno. Una nonna, non ha gli strumenti necessari per compiere un ragionamento del genere. Anzi, gli sembra del tutto normale invadere la vostra privacy di continuo, perdipiù usando termini di conversazione aracaici tipo “ma allora ce l’hai la ragazzetta?”, in qualche caso specificandosi il tipo di “ragazzetta” che dovreste trovare, una maestra di scuola elementare ad esempio. Lo spiegare che non siamo più nel dopo guerra, non avrà alcun risultato utile, quindi evitate. Qualche volta potrà capitare di portare la vostra dolce metà nella vostra casa e nei casi più fortunati nel vostro letto. Bene. Per prima cosa, prima ancora di controllare se la vostra camera è in ordine, sbarrate porte e finestre. E’ fondamentale che tutte le uscite e le entrate siano controllate a vista. Mentre vostra madre tenterà al massimo un timido avvicinamento alla porta, seguito a volte, da un sussurato vostro nome, la nonna tenterà un attacco frontale. Il suo atteggiamento fintamente ingenuo la porterà ad avvicinarsi come un ninja alla porta della vostra camera e a tentare un irruzione non prevista. Prima chiamerà il vostro nome come se non sapesse che vi trovate all’interno della vostra stanza. “G.? Sei li dentro” o al diavolo, tanto lo sapete di chi sto parlando. “Giacomo sei li dentro? Ci sei?” Seguono un’altra serie di domande tautologiche e senza risposta. “Stai dormendo? Mi hai chiamato? Hai portato giù il cane? Io scendo a prendere il latte! Le hai le chiavi di casa?”. Vi risparmio il resto per la vostra sanità mentale. A questo punto comincerà l’attacco vero e proprio. Quello fisico. Da una timida bussata, si passerà a un più continuo martellamento della porta. Alcune pause vi faranno credere che sia tutto finito, ma tornerà più forte di prima. A un certo punto potrete chiaramente vedere alcuni pezzi di intonaco cadere dai margini della porta. E’ ora di prendere una decisione. Aspettare non porterà a nulla. Entrerà comunque, e nessuno, dico nessuno vorrebbe mai trovarsi nudo, insieme a una donna nel letto di fronte alla propria nonna. Nessuno. Dopo aver tentato alcune urla di avvertimento, passate del tutto inosservate, bisogna passare a qualche cosa di più utile alla causa. La libreria potrebbe andare a bene a meno che non sia una billy di ikea, in quel caso una nonna in stato fisico appena decente, sarebbe in grado di scardinarla in pochi secondi. Una sedia, se sapientemente incastrata potrebbe fermarla. In ultima analisi anche lo spostamento del vecchio pianoforte sul quale strimpellavate Per Elisa potrebbe venirci in soccorso. Purtroppo è incastrato. La polvere si è come solidificata, diventando più dura della roccia. C’è poco tempo per agire. Visto che l’ammasso di oggetti pesanti di fronte alla porta non sembra avere successo (soprattutto se la porta si apre nell’altra direzione) bisogna prendere in considerazione il piano b : Evacuazione. Raccogliete rapidamente i vostri vestiti e quelli della vostra compagna. Ditegli di vestirsi senza fiatare. Lei blatererà qualcosa tipo “ma i tuoi non dovevano essere fuori il week end?” Voi le direte che si è vero, ma in questo momento erano di fronte a un problema molto più grosso dei “tuoi”. Il vostro tono serio, con frasi pronunciate a dovere, dovrebbe convincerla della gravità della situazione. Aprite di nuovo la serranda, serrata a dovere in precedenza. Se siete forniti di terrazzo questa operazione, sarà molto più semplice e molto meno rischiosa per la vita della vostra compagna. Naturalmente se il vostro rapporto è sulla via del tramonto, questo particolare non vi interesserà. Calate la vostra ragazza fuori dal terrazzo. Nel frattempo parlate ad alta voce a vostra nonnna, per tenerla occupata e soprattutto per evitare che cerchi in qualche modo di avvicinarsi alla vostra finestra. A questo punto avvicinatevi lentamente alla porta, tenendo i vostri occhi sulla vostra ragazza. Nell’istante in cui state per aprire date un segnale di avvertimento. “GO”. Ora viene la parte più delicata. Una volta aperta la porta avrete poco tempo per pensare. Pochi secondi. In un istante lanciatevi al collo di vostra nonna, dicendo una serie di frasi affettuose che potrete tranquillamente trovare nel vostro dizionario, nel caso ne siate sprovvisti. Stringete più che potete. Nel frattempo la vostra ragazza sgattaiolerà libera da occhi indiscreti alle spalle di vostra nonna. Il gioco è fatto. La vostra psiche è salva, almeno fino a quando non vi verrà in mente un sabato mattina, di scrivere un manuale per risolvere situazioni del genere. Passo e chiudo.