Inside Roma Fiction Fest – Anteprima Episodes

Quest’oggi verrà proiettata l’anteprima della serie BBC/Showtime Episodes. Lo show è già andato in onda per intero sia in Inghilterra che negli Stati Uniti. Una seconda stagione è già in produzione visto il buon successo dei primi 8 episodi.

Dopo le innumerevoli Master Class passate a parlare di televisione, adattamenti e co-produzioni non poteva mancare all’appello una serie come Episodes. In un certo senso lo show che più di ogni altro racchiude le tematiche che hanno attraversato questa quinta edizione del Roma Fiction Fest.

Non è un caso che durante la Master Class “Adaptation”, Ashley Pharoah a domanda “Ha visto Episodes? Quanto c’è di vero in quella serie?” abbia risposto candidamente “Quella non è una serie, è un documentario!”

La storia è semplice: due autori inglesi dopo l’ennesima vittoria ai Bafta, vengono avvicinati da un importante produttore americano che vuole acquistare la serie. Per acquistare intende “adattare” per il pubblico americano. I due autori vengono ingaggiati per seguire il lavoro in USA. L’entusiasmo iniziale della coppia (i due sono anche marito e moglie) di sceneggiatori cala con il passare dei giorni e con l’aumentare dei cambiamenti che i due sono costretti a inserire nello script originale.

Protagonista della serie Matt Leblanc (la star di Friends) nella parte di se stesso, davvero esilarante. Se siete dalle parti dell’auditorium vale la pena passare.

Se volete saperne di più, avevo già scritto una recensione uscita su Film.it (clicca qui per la recensione)

Qui sotto la scheda dell’evento

Anteprima Internazionale Ore 18,00 Sala Petrassi.

“EPISODES”

(Hat Trick / Crane Klarik / BBC Two / Showtime)

Creatori: David Crane e Jeffrey Klarik (David Crane è il creatore di Friends)

Regno Unito/USA 2011, 2×28’

TRAILER

 

Inside Roma Fiction Fest – “Missing” – Master Class

Quarto giorno di festival. Cominciano a presentarsi i primi segni di cedimento psicofisico. Vibrazione perenne all’occhio destro. Dolori muscolari persistenti e un insensato desiderio di rivedere stagione 2 di “Un medico in famiglia”. “Giacomo ti senti bene…?” La voce del mio amico mi arriva come se stessi indossando un casco da astronauta. “Si mi sento bene, ho solo bisogno di una puntata di “Sangue Caldo”…” Per fortuna il mio amico mi ferma in tempo, colpendomi con un mucchio di programmi del fiction fest. Rinsavito, prendo il mio destriero e mi dirigo verso la master class in sala Sinopoli.

Arrivo tardi. Ma oramai non ci fa più caso nessuno.

La master class di oggi si occupa della serie Missing prodotta da Gina Matthews e Grant Scharbo, entrambi presenti in sala. Argomento di discussione il modello di business adottato dalla coppia (anche nella vita) di produttori. Quando i due si sono presentati dall’ABC hanno proposto di allargare il mercato seriale all’estero. In che modo? Co-producendo la serie in vari paesi diversi. Per fare questo c’è stato bisogno di una forte base narrativa e di un ottimo piano di produzione. La serie racconta le vicende di una madre sulle tracce di suo figlio scomparso. La storia è semplice, ma terribilmente funzionale al business plan pensato dai due executive.

Il sistema prevede un plot di massima prestabilito, ma in grado di adattarsi ai bisogni produttivi. Ci spiega meglio Gina: ‘A un certo punto ci siamo trovati a dover decidere se girare o no a Dubrovnik. Volevamo fortemente quella location, ma per poterla utilizzare dovevamo cambiare il piano di produzione. Così abbiamo cominciato le riprese con l’episodio 4. Il season finale è invece stato girato a Istambul. Non era stato previsto, quando eravamo ancora in fase di scrittura, molte delle ambientazioni sono state scelte in corso d’opera’

Il cast della serie è internazionale. Anche in questo caso le necessità sono duplici, da una parte essere fedeli al plot dall’altra massimizzare la visibilità nel paese in cui si va a girare. Per ogni nazione sono stati scelti attori rappresentativi o conosciuti in loco. In questo modo si pensa di attirare il pubblico autoctono.

‘Quello che volevamo fare era portare le bellezze dell’Europa nei salotti statunitensi. In Europa, ogni luogo è speciale.’

‘La parte più difficile è stato coordinare il lavoro all’estero con quello in studio. Grazie agli effetti speciali potevamo girare alcune scene senza muoverci da Los Angeles, ma nel frattempo doveva essere in Europa per scegliere nuove location e prendere contatti con i tecnici. Lavorare con troupe straniere è molto difficile. In Turchia ad esempio ci siamo trovati in grosse difficoltà anche per i limiti che la lingua imponeva.’

Vi è convenuto lavorare in Europa?

Risponde Gina ‘Si, è vero qualche volta lavorare all’estero conviene anche economicamente (qualcuno fa notare come anche in Italia si preferisca girare in Argentina per risparmiare), ma quello che volevamo noi era l’ambientazione reale. Non stavamo cercando dei surrogati di luoghi che potevamo trovare anche in USA. Roma è Roma, Parigi è Parigi, è insostituibile e il suo fascino irriproducibile. Potevamo girare in Lousiana e avremmo avuto degli sgravi fino al 35 percento. Ma la Louisiana non è la Francia!’

Come avete presentato il progetto a ABC?

‘Ci siamo presentati con il progetto intero. Non volevamo produrre una pilota di una singola puntata. Non aveva senso andare in Europa per tornare con 40 minuti di materiale. Quindi abbiamo preso il rischio e abbiamo portato un progetto per 10 puntate e Abc ha detto si! Il progetto funzionava già su carta, certe volte se si riesce a essere chiari nelle proprie idee non c’è bisogno di girare una pilota. Sicuramente la serie di “genere” ha un vantaggio sulle altre poichè non devo spiegare proprio tutto. Il genere è facilmente comprensibile, esiste già, se la storia ti piace il gioco è fatto.’

La Matthews e Scharbo spiegano come sia un momento particolare per i grandi network. La cable tv (HBO, Showtime) ha fatto passi da gigante, guadagnandosi visibilità e pubblico. Il cavo non ha bisogno di piacere a tutti, può essere “edgy”, può spingersi là dove i grandi network non possono arrivare. Se vuoi stare al passo con loro devi fare rumore. Naturalmente non si può chiedere a una major di produrre qualcosa come Breaking Bad. Allora che fare? L’ABC ha cercato, producendo Missing, di creare un genere ibrido, in cui si immettono argomenti “rischiosi” senza abbandonare però il grande pubblico.

A questo punto Gina involotariamente lancia uno scoop nella sala Sinopoli. A quanto pare due serie Italiane da loro visionate sono state selezionate per un possibile adattamento made in USA. La prima è Squadra Antimafia (Tao2) e l’altra è Tutti Pazzi per amore. Brusio tra il pubblico. Il relatore strabuzza gli occhi e chiede conferma. A quanto pare il contatto c’è stato. Poi Gina ridimensiona la notizia: ‘Abbiamo avuto un contatto per un possibile adattamento. Abbiamo passato il soggetto ai nostri sceneggiatori che ci stanno lavorando. A quel punto con il soggetto in mano andremo dai network per vedere se sono interessati.’ La strada è dunque ancora lunga.

Si torna a parlare di Missing. Quanto incide l’audience europeo sul successo del progetto?

I due premettono che il budget della serie è comunque nella norma. In media con le altre produzioni USA. ‘Certo il mercato europeo può essere un fattore, ma non sappiamo quanto l’ABC abbia calcolato di guadagnare fuori dal confine americano.’

Viene chiesto se la serie avrà un lancio globale, come è già accaduto per alcuni serial USA (The Listener, e il più recente Terra Nova). ‘Probabilmente no, ma non sono sicura’ I due danno risposte discordanti per poi alla fine ammettere di non saperne nulla. (la serie conclude le riprese settimana prossima)

A sorpresa arriva sul palco Adriano Giannini, uno degli attori Italiani impegnati in questa co-produzione europea. In jeans e camicia un po’ sgualcito si presenta al pubblico. Descrive come è stato lavorare in una grande produzione come quella di Missing: ‘Sono molto contento, ho lavorato con dei grandi professionisti’.

Segue un divertente siparietto in cui Giannini racconta qualcosa riguardo il suo personaggio sotto gli occhi inquisitori dei due executive. La trama della serie è top secret (si tratta di un thriller…) è Giannini imbarazzato si muove a tentoni: ‘Si può dire che sta cercando il figlio?’ Risate dal pubblico. Risate dai producer. ‘Qualche domanda per Giannini?’. Segue un silenzio tombale. Al quarto giorno di Master Class il pubblico comincia a perdere colpi e la stanchezza colpisce un po’ tutti. Mi vibra l’occhio, ho un dolore persistente alle gambe e un insensato desiderio di guardare la stagione due di “Un medico in famiglia”. Forse è meglio che vado a dormire.


PS. prima di crollare sono riuscito a vedere Case Histories, adattamento per la tv del romanzo omonimo di Kate Atkinson. Protagonista della serie il detective Jackson Brodie. La sceneggiatura per la tv è di Ashley Pharoah (Life on Mars). Vale la pena dargli un’occhiata.


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Inside Roma Fiction Fest – Anteprima “Once upon a time”

Premessa

Once upon a time. C’era una volta un blogger con una maglietta dei Goonies. Era a casa a scrivere sul suo libro elettronico, quando a un certo punto si rese conto di essere in ritardo. Aveva un appuntamento al grande monumento che gli abitanti della città chiamavano “dei tre bacarozzi”. Li si doveva svolgere un importante visione di una grande casa di produzione: la A-B-C. Il blogger pensava che per essere una grande produzione aveva un nome abbastanza convenzionale. Quasi banale. Senza perdersi d’animo prese il suo cavallo con i raggi per arrivare il più in fretta possibile. Arrivato si trovò davanti una fila di personaggi. Tutti quanti erano arrivati in ritardo come lui. Il losco figuro, guardiano dell’entrata non permetteva a nessuno di accedere alla proiezione. “Controllo” ripeteva toccandosi l’orecchio. “Controllo”. “Ma cosa controlla?” Chiese ingenuo il blogger. “Il marrano non vuole farci accedere alla visione. Lei non sa chi sono io!”. A questo punto dopo l’ennesimo “Controllo” il guardiano fece un gesto e dopo aver aperto il cancello di tessuto ricoperto ci fece entrare nel magico mondo della fiction. Il tunnel che portava alla sala delle proiezioni era addobbato a festa. Enormi rappresentazioni di splendide fanciulle ti guardavano fisso negli occhi fino a che la vista poteva vedere. “Dagli autori di Lost”. Il blogger leggeva dubbioso. Entrato nella sala della finzione si trovò davanti uno stuolo di persone. Tutte avevano il suo stesso medaglione al collo. Sopra c’era scritta la loro classe di appartenenza: Stregoni di stampa, Elfi Professionali e molti altri. Il blogger aveva scritto solo “Professionali”. Si morse la lingua. A questo punto apparse il Totem della serata. Colui che li avrebbe guidati nella visione. Dopo aver balbuziato qualche cosa, in “latino antico” pensò il blogger, la tenebra calò sulla sala. A-B-C. Le lettere volavano da un lato all’altro dell’enorme finestra magica. Lo spettacolo stava per iniziare.

Fine Premessa

Cosa succederebbe se tutti i giornalisti, Blogger, o chiunque produca contenuti, per uno scherzo del destino cominciasse a descrivere ogni evento, film, o serie tv come se si trovasse in una favola per bambini? Ecco questo è più o meno quello che accade nella serie ABC “Once upon a time”. Prodotta dagli stessi Produttori esecutivi di Lost (e quando si cominciano a citare le seconde leve, bisogna avere qualche dubbio). Al fiction festival è stato possibile visionare la puntata pilota e vi assicuro che lo spettacolo è quanto di meno comprensibile ci sia sulla faccia della terra. Impossibile non pensare di trovarsi davanti a uno scherzo. Come giustamente dice il mio vicino di sedia Gabriele “Non ho mai visto nessuno camminare così a lungo l’orlo del ridicolo” e continuare a farlo senza paura. L’inizio è disturbante. Ambientazione Fantasy, un cavaliere corre su un lungo ponte. Arriva finalmente a destinazione. Un gruppo di nani lo attende davanti a un feretro. “Sei arrivato tardi” dice un nano che assomiglia tremendamente a Dotto. Quindi segue un primo piano di un nano ingrugnato “non sarà mica Brontolo?” nessuno sembra far caso alla mia domanda. Il principe si avvicina. Piange, quindi dice di voler vedere per l’ultima volta il suo viso, il viso di BIANCANEVE. Avete capito bene, stiamo guardando Biancaneve e i sette nani in carne e ossa. Ok, adesso spunta un orso polare dalla foresta e poi una misteriosa nuvola nera li inghiotte e inizia la serie. Non succede. Al contrario il bel principe bacia la bella biancaneve che si risveglia e vissero felici e contenti. Fino all’arrivo della strega che comunica a tutti i presenti del matrimonio (io non ricordavo il matrimonio in Biancaneve, però è passato un po’ di tempo) che una maledizione li portera nel luogo peggiore che possano conoscere. Un luogo terribile dove tutti vivranno fermi nel tempo una vita che non è la loro senza ricordare quella precedente. Unico modo per salvarsi, preservare la figlia di Biancaneve nascondendola in un armadio magico costruito da, come ti sbagli, Geppetto. In questo modo al compiersi dei 28 anni di età ella tornerà per salvare i personaggi delle fiabe. Ma dove è finita la piccolina? A Boston dove di lavoro “trova la gente” come lei stessa racconta. E’ il giorno del suo compleanno e dopo una brutta giornata di lavoro si trova a casa a festeggiare per l’ennesima volta da sola. Non questa volta però. Un bambino suona alla porta. “Sono tuo figlio”. A quanto pare la piccolina di Biancaneve (che noi immaginiamo essere lei, visto che ancora a questo punto della puntata non è stato ufficializzato) aveva avuto un figlio che però ha dato in adozione perchè “avesse le migliori possibilità”. Il bambino ha un libro con sè e insiste perchè lei lo riaccompagni nel suo paese di origine StoryBrook. Le spiega che Lei è l’unica persona in grado di salvare il suo paese e i suoi magici abitanti. Arrivati in città incontrano il grillo parlante che porta in giro il suo cane, quindi arrivano nella casa del Sindaco, madre del piccolino scappato di casa in cerca della sua madre biologica. Se avete giramenti di testa o di palle, potete fare una pausa. Non mi offendo. Alzatevi prendete un bicchiere d’acqua. Respirate profondamente e quindi tornate di fronte al computer. Ma vi assicuro che non c’è alcun lieto fine, se è quello che state aspettando. Il Sindaco, grazie a un magistrale (Attenzione Sarcasmo!) uso dei flashback, risulta essere la strega cattiva che cerca in ogni modo di ricacciare via la primogenita di Biancaneve. Quasi ci riesce. Ma la piccolina, che di nome fa Emma, non ci sta. E nel finale di puntata decide di passare una settimana a StoryBrook, per la precisione in un piccolo Bad and Breakfast gestito da una simpatica vecchina e dalla sua nipotina, emo, caratterizzata da un acceso cappuccetto rosso. THE END.

Per cercare di riprendervi o trovare un senso a tutto questo, fissate intensamente l’immagine qui sotto. Buona giornata.


Se la visione non fa effetto, in alternativa, potete dare un’occhiata al trailer. Attenzione però, può dare giramenti di testa.


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Inside Roma Fiction Fest – Evento Misfits

Premessa

Mi avvicino alla reception con due amici. ‘Ho il pass…invece i miei amici avrebbero bisogno dei biglietti’. La Hostess mi guarda di traverso ‘Guarda, non so che pass sia, però ti consiglio di prendere i biglietti’ ‘Ma ho l’accredito…’ ‘L’accredito non serve a nulla, è meglio il biglietto, fidati’. I biglietti sono gratuiti. Ottengo il mio posto con al collo quello che a questo punto è solo un collare di riconoscimento. Come il tatuaggio dei cani, serve solo a sapere se mi sono perso. ‘Hey guarda…un nerd, si deve essere perso. Tieni bello…Come ti chiami. Ah, ma abbiamo l’accredito. Giacomo…Cannelli…Ciao Giacomo. Tieni prendi una copia omaggio di Guerre Stellari versione senza le aggiunte digitali’. Guaisco e prendo al volo l’agognato VHS.

Fine premessa.

Secondo giornata di Fiction Festival e secondo incontro con il pubblico. Questa volta a farsi vivo, dopo il bagno di folla di Jim Belushi, il più timido e silenzioso Iwan Rheon. Star della serie Misfits successo planetario che a piccoli passi a conquistato anche l’Italia (a giudicare dal buon numero di presenti). Co-ospite uno dei produttori della serie Matt, di cui però posso dirvi solo il nome, visto che da nessuna parte, neanche sul programma, è possibile trovarlo.

Si parte con una breve clip, un “nelle puntate precedenti” non proprio eccezionale. La qualità video e simil youtube e l’audio è pessimo. Poco male. Si parte con le domande dei due presentatori. L’ambiente è un po sotto tono, ma piano piano comincia a venire fuori qualcosa di interessante. Matt racconta come la serie Misfits abbia preso in prestito il genere dei supereroi, ma che non lo ha fatto per imitarne i tratti. ‘E’ solo un mezzo per poter raccontare storie di ragazzi. Potremmo raccontare le stesse identiche storie togliendo i super poteri e sarebbero storie del tutto normali’. L’elemento di finzione dunque come cassa di risonanza per raccontare il mondo dei così detti Young Adult. ’10 anni fa sarebbe stato molto difficile produrre una serie come questa. Oggi, con la tv via cavo e le tecniche digitali il pubblico è cambiato. Il bacino di utenza è sempre lo stesso, ma è più segmentato. Ora possiamo riferirci, così come ci ha chiesto il canale, a un preciso segmento di età e parlare direttamente con loro. Senza doverci preoccupare degli altri. Possiamo rischiare di più e andare più in profondità nell’affrontare le loro storie’

‘Ma adesso abbiamo una sorpresa, Matt ci ha infatti portato un video in Alta definizione del trailer della terza stagione, che sarà su Sky a gennaio’

Nel video si vede poco e niente. Solo qualche fugace frase e il nuovo personaggio di Rudy, dalla terza stagione sostituto ufficiale dell’ahimè partente Nathan (Robert Sheenhan). La fine di Nathan verrà raccontato in un breve shortfilm che però a quanto pare per problemi diritti non potrà andare in onda in Italia. Matt però ha la soluzione ‘Credo che si, insomma, dovreste trovarlo abbastanza facilmente nella rete…illegalemente!’ [Guarda la Sneak Peek di “Vegas Baby”]

A domande molto interessanti da parte del pubblico, si alternano inviti a cena per Iwan, frasi sconclusionate, e risatine. Il pubblico è in parte formato da molte fan underage. Iwan sorride imbarazzato e ringrazia.

Le poche domande a Iwan sono per lo più incentrate sui tratti del suo personaggio Simon. Iwan racconta come alla fine il suo personaggio non è un Nerd stereotipato. ‘Ha un anima dolce e drammatica, è un Geek, ma non per questo veste con camicia a quadri e occhiali spessi. Ho ascoltato molta musica, soprattutto i Joy Division.’ Iwan ricorda anche come il suo personaggio in principio era stato pensato come cattivo. ‘Simon è un buono, non direi si possa mai pensarlo come cattivo’. Dal pubblico gli si fa notare come il suo personaggio, malgrado il cambiamento di sceneggiatura, sia sempre inquietante e ambiguo. Iwan sorride ‘No, Simon è buono, ma non possiamo sapere cosa può accadere nella terza stagione’. Segue un sorriso alla Simon e il pubblico apprezza.

Continua la sequela di domande. A questo punto mi lancio anche io. ‘Salve, volevo fare una domanda a Matt. Misfits è girato con la Red camera (una camera ad altissima risoluzione) che probabilmente sostituirà l’attuale pellicola. I primi 5 minuti della prima stagione sono incredibili e potrebbero tranquillamente passare per una scena di un film ad alto Budget. La televisione sembra in qualche modo essersi molto avvicinata al cinema per capacità tecniche ed espressive. Sembra quasi sia diventato il mezzo migliore per raccontare storie. In conclusione. Cinema e Tv sono ancora così lontane? E per chiudere. Ti hanno mai chiesto Misfits per un adattamento, in USA ad esempio’.

Matt attende la traduzione (che credo abbia tagliato con l’accetta la mia domanda) quindi risponde che ‘Si, credo che la tv abbia fatto grossi passi in avanti e le molte serie di qualità che provengono soprattutto dagli Stati Uniti lo dimostrano. Io posso dirti che preferisco vedere un’ottima serie Tv che un buon film. Si credo che la Tv e il Cinema siano molto vicini, e io preferisco un’ottima Tv. Per rispondere alla domanda sull’adattamento credo che la serie Misfits sia un format di successo, venduto in molti paesi, quindi non credo sia possibile un remake. Certo non si può mai sapere, ma per ora no. Nessun adattamento.’

C’è ancora tempo per altre domande, si alza dalle ultime file un ragazzo. ‘Salve, la mia domanda è per Matt. – goccia di sudore che scende dalla sua fronte. Si asciuga il viso. – volevo far notare un errore avvenuto nella puntata “Lacto Kynesis” La sala si blocca. Tutti cercano di capire da dove provenga la domanda. Matt e Iwan si guardano. Ora. Esattamente a cosa si stesse riferendo il ragazzo non sono riuscito a carpirlo (ma mi prodigherò a cercarlo). Credo si riferisse a qualche inesattezza cronologica negli eventi che portano alla fine della puntata sei della seconda stagione. Alisha trova il rifugio di Simon. D’accordo la smetto. Non lo ricordo, lo so sono un pessimo cronista. [Update – Domenico mio coinquilino mi ha riferito il pezzo. Alisha torna nel rifugio di Simon in un tempo (due settimane prima) in cui non poteva conoscerne la posizione]Fatto sta che Matt in visibile imbarazzo non nasconde l’errore. ‘Potremmo aver fatto qualche casino!’ Risate dal pubblico. Applausi.

Seguono ancora complimenti e una ragazza che chiede agli ignari ospiti, se sanno perchè in Italia la tv faccia così schifo, e non sia interessata a produrre prodotto come Misfits. Tra me e me mi dico. Siamo un paese di vecchi. Ecco la risposta. La ragazza finisce con un emblematico “Aiuto!”. Matt non si scompone: ‘Non so darti una risposta, ma quello che ti posso dire è: se non ti piace cambiala! Oggi con le tecnologie a disposizione si può fare molto. Cambiala tu!’. Saggio Matt. Vagli a spiegare che noi abbiamo i CDA che decidono i palinsesti, ma questo è tutto un’altro paio di maniche. Ero sprovvisto di macchina fotografica. Il telefonino ha fatto quello che ha potuto.


[update 27/10/2011] Questa mattina ho incontrato Iwan ruminare intorno all’auditorium. Improvvisamente 15enne gli ho chiesto “Can I take a photo?”.

 

Inside Roma Fiction Fest – Jim Belushi

Oggi parte ufficiosamente il fiction festival di roma. Quinta edizione, leggermente in ritardo rispetto alle precedenti (originariamente si svolgeva a luglio), nuova location (Auditorium Parco della musica) e fondi dimezzati.
Ospite speciale per la giornata d’apertura Jim Belushi (fratello dello scomparso Blues Brothers John) che ha intrattenuto il pubblico nella prima Master Class del festival.

Malgrado un presentatore più emozionato che bravo, Jim prende subito le redini dell’incontro e comincia a spron battente a parlare di According to Jim, sitcom di successo da lui interpretata, che nel 2009 si è conclusa dopo 8 stagioni.
Dopo la proiezione di un episodio risalente alla prima stagione, Jim comincia a raccontare la genesi della serie. “Quello che volevo era fare una serie diversa, dove l’uomo a fine puntata non dovesse chiedere “Scusa amore…”. Belushi spiega come ha voluto rompere con le regole della sitcom buonista made in Usa. “Il mio personaggio (cucito addosso, ma dopo l’incontro, direi il contrario) è un uomo vecchia maniera che cerca di fare del suo meglio. Qualche volta ci riesce, qualche volta no, ma non per questo deve chiedere scusa.” Finita la sparata maschilista di chi “porta i pantaloni” Jim si è poi lanciato in una serie di smancerie nei confronti della moglie “che mi ha reso un uomo migliore”. La frase ha fermato appena in tempo due vecchine in terza fila che stavano già preparando le borsette di ordinanza per un pestaggio in piena regola. (ok, potrebbe non essere accaduto NDR)
182 sono gli episodi di According to Jim andati in onda. Belushi ci evita il racconto di ogni singolo shooting, ma ci racconta come il progetto lo senta molto suo. Belushi ha infatti collaborato alla stesura di molti episodi e ne ha diretti la bellezza di 45.
Il presentatore parte con una serie di domande incomprensibili. Se ne capisce una sola.

Nuovi progetti?

“Beh si, c’è un nuovo progetto sempre con l’abc, però non vi posso dire molto. E’ una sitcom, e parla del rapporto tra un padre e una figlia, l’idea è molto semplice, e non vorrei che qualcuno ce la fottesse” “Ci sono molti ladri in televisione.” (Qui potete trovare la notizia di qualche giorno fa)
Il presentatore paonazzo e in difficolta balbetta qualcosa. Jim capisce che è il momento di tirare fuori la sua anima da showman e si lancia in una serie di gag più o meno riuscite. “Adoro il vostro saluto, il doppio bacio, così ho tempo di allungare le mani nelle vostre tasche!” Quindi come un mago, comincia a tirare fuori oggetti dalle tasche mimando al pubblico “queste mutande sono tue! (e al presentatore) oh e questo orologio deve essere tuo!”. Il pubblico apprezza e ride, Jim suda copiosamente. Partono le domande del pubblico

Quali sono i tuoi attori preferiti? A chi ti sei ispirato?

Beh senza dubbio Jackie Gleason, adoravo la sua serie The Honeymooners, non so se qualcuno la conosce da queste parti – il presentatore, fa un gesto come a dire “è poco conosciuta…”. “Beh poi sicuramente adoro Lucy Ball, lei è la madre di tutte le sitcom. Sicuramente Lucy.

Dove hai cominciato a muovere i primi passi?

Al Second City, un teatro di Chicago, facevo improvvisazione teatrale. Da li ci sono passati tutti, è una sorta di crocevia per i comici di talento. Sul palco si sono alternati, Bill Murray Dan Aykroyd, Mike Myers e molti altri. Quel posto mi ha dato molto. E poi la televisione veniva in quel posto a scegliere i suoi talenti! Li ho anche guadagnato il mio esordio al cinema. Il film si chiamava “Thief” regia di Micheal Mann, di base il mio personaggio faceva due cose. Metteva la testa in mezzo alle tette di una ragazza e poi moriva ucciso con 3 colpi di pistola. Una buona morte. Non per vantarmi, ma sono molto bravo a morire.
Poi ho fatto altri film, tra cui Poliziotto a 4 zampe. Devo ringraziare il mio agente per quel film. Quando mi ha proposto il lavoro gli ho detto “Sei impazzito?” “Non andrò a girare un film con un maledetto cane!” “Io lo faccio questo film, ma poi ti ammazzo, anzi prima ti licenzio e poi ti ammazzo perchè non vorrei che poi i giornali scrivessero “Attore uccide agente!”. Il film è stato un successo e il povero Jim ha dovuto chiedere scusa al suo odiato agente “Ora mi tiene in pugno, qualsiasi cosa mi proponga devo per forza fidarmi di lui….”

Com’è recitare con Schwarzy (non è colpa mia è sempre il presentatore emotivo)?

“Adoro Schwarzy, una persona incredibile. Spesso stavamo a parlare nel camper, ma non parlavamo di recitazione, lui parlava solo di affari. Era un tipo sveglio e molto convincente. Una volta ho pensato “Hey quest’uomo potrebbe fare il senatore!” Ma non ho mai capito se era lui ad aver impresso quest’idea nella mia mente!”

Hai lavorato in Italia con Rosi nel 1990 cosa ricordi di quell’esperienza?

“Bellissima adoro l’Italia (si certo come no…sembra il cantante che incita la folla a inizio concerto leggendo su un foglietto il nome della città in cui si trova “…la città più bella al mondo”). Rosi è un regista incredibile. Abbiamo girato a Palermo. Voi italiani avete una tale attenzione per l’intrattenimento, davvero incredibile. (Il presentatore ride, un vocio di persone si chiede “ma a che cosa si sta riferendo?”. Nella mente tutti noi scorrono le immagini di serie come Un medico in famiglia, Sangue caldo, I cesaroni….che sappia qualche cosa che noi non sappiamo? Si la lingua. Non capisce un cazzo di Italiano. Tutti annuiscono, mistero risolto, si torna ad ascoltare le sue parole). E poi ho lavorato anche con Dino de Laurentis, grande produttore, il film era Once Upon a Crime(con un cast misto formato da alcuni attori italiani,Jim e lo scomparso John Candy).

Inevitabili arrivano le domande sul fratello. Jim è molto tranquillo, oramai ci deve essere abituato. Ci racconta la storia della band dei Blues Brothers (con la quale ha prodotto 3 dischi). “Quando Dan Akroyd mi ha proposto di partecipare al progetto musicale, ero un po’ restio. Gli ho detto Danny, io non so se è una buona idea, quella è una cosa di mio fratello, è roba sua non credo sia giusto. (a questo punto Jim si lancia in una imitazione di Dan Akroyd esilarante) E’ la cosa giusta. E’ la cosa giusta da fare. Tu continuerai il suo cammino, ma sarai un nuovo membro della band, avrai un altro nome. Tu sarai il fratello Zee-Blues!” L’emotivo presentatore gli chiede che strumento preferisce. A questo punto Jim tira fuori la sua Harmonica e si lancia in un pezzo blues. Il pubblico apprezza, Jim si diverte. “Il ragazzo ci sa fare” sussurra la vecchina che fino a poco prima voleva sfasciargli in testa la sua borsa corazzata in oro.

Quali sono le tue serie preferite?

Lost, Dexter, poi guardo anche Son of Anarchy, i Borgia e i Tudor.

C’è una serie o uno show italiano che ti ricordi?

(Jim ci pensa un attimo e poi sbotta) “Strip Poker!” In un nano secondo tutta la sala fa un rapido calcolo: 1990. Palermo. Di giorno lavorava, di sera era l’unico momento in cui poteva guardare la tv. Fa che non sia quello. Fa che non sia quello. A questo punto il viso dell’emotivo presentatore si illumina quindi a ralenti pronuncia “Ah…Colpo Grosso!”. Jim Si ricorda. Era quello. Traduzione: cosa ti ricordi della tv italiana? Tette e culi. Beh il panorama non è molto cambiato.

Jim è oramai il presentatore di se stesso. Intrattiene da solo l’intera sala, si lancia in racconti e backstage della sua carriera. Parla di suo fratello, delle imitazioni che sapeva fare alla perfezione “Ha cominciato con mio padre, mia madre, poi è passato a fare Marlon Brando e gli riusciva molto bene. Io so a malapena imitare mia moglie e i miei figli!”

La lunga chiacchierata si conclude con la domanda finale di una ragazza che chiede a Jim del suo viaggio in Albania avvenuto qualche anno fa (Belushi è di origine albanese). Jim prende una pausa. Guarda la ragazza. “Beh i personaggi famosi che provengono dall’Albania sono tre: Madre Teresa di Calcutta, John Belushi e Io. I primi due sono morti! Quindi!!” Poi diventa improvvisamente serio e sottovoce dice “Beh se ti devo rispondere senza troppe battute o giochi di parole: mi mancava mio padre.” Jim è sincero nel ricordo del padre. Si finisce con la lacrimuccia. Le due ore sono volate e Jim si lancia a firmare autografi.

Avrei voluto farvi un video, ma la batteria della mia macchina ha deciso di morire nell’istante in cui Jim è salito sul palco. Poco male, intorno a me c’erano più videocamere che persone. Spezzoni dell’evento saranno presto online. Nell’attesa vi toccherà leggere.

Guarda la GALLERY con le foto dell’evento.