Perché Twitter impazzisce per Empy? La risposta di Twitter

Oggi abbiamo avuto l’ennesima prova che Twitter è diventato il centro di questa campagna elettorale 2013. L’ultimo fenomeno è quello del cane Empy, già 760 Retweet e 391 preferiti” in meno di 24 ore. I giornali titolano “Twitter impazzisce per Empy”, “Twitter si scatena” “Il cane che fa impazzire Twitter”.

Per cercare di capire meglio questa tendenza a quanto pare irreversibile abbiamo oggi qui con noi Twitter.

Salve e #grazie per avermi invitato sono molto #felice di essere qui con @HumorRisk.

Si..eh…non pensavo lo facesse anche dal vivo.

Fare cosa? #wtf

Niente. Andiamo avanti. Cosa ne pensa di questo fenomeno Empy. Perchè la fa così impazzire?

Innanzitutto vorrei chiarire la mia posizione. Io non impazzisco. Io sono un #social non posso impazzire così come non posso pisciare, è 1/2

Diceva..?

2/2 per me impossibile fare cose di questo tipo. Sono i giornali che enfatizzano.

Capisco, però non può dire di non essere responsabile dell’accaduto.

Io sono una piattaforma. Il resto lo fanno gli utenti. Non può accusare il marcia piede di ospitare una merda, è colpa del cane #yeswecane

Capisco, riporto dal Corriere di oggi: Un po’ per caso: @Nomfup, l’account del blog collettivo di comunicazione e politica, alla vista del cucciolo fra le braccia del premier ha commentato «il consiglio del guru americano: Yes we cane», subito dopo il giornalista Sergio Ragone (@sergioragone) lo ha trasformato in un hashtag.

Quello che voglio chiederle è come si fa a trasformare una stronzata in un hashtag?

Mi scusi, ma quello che mi ha appena riportato è un giornale? #fake #dontbelievethat

Si, è il corriere di oggi

Gli avvicino il tablet. Sotto voce comincia a leggere.

“E i suggerimenti fioccano: si va da «Moody’s» in omaggio alla società di rating ad «Angela» per ricordare il cancelliere Merkel. Ma c’è chi suggerisce «Nichi» (come Vendola), «Iban il terribile», «Fido in banca» (entrambi di @nomfup). Qualcuno azzarda «Spread», ma nella famiglia Monti c’è già chi è stato soprannominato come il differenziale tra Btp e Bund: Tommaso, il nipotino che gli amichetti della scuola materna chiamano come il livello del tasso tra di interesse tra titoli italiani e tedeschi.”

E’ uno scherzo? #thatsNotFunny

Io credo di no….

Improvvisamente mi sento svenire. Mi gira la testa, c’è qualcosa che non va.

Tutto a posto? cc @Osp_Israelitico @CRI_WEB

Io..no credo di no…senta io non ce la faccio più…

Cosa? #dichestaparlando

No basta con questi cazzo di hashtag. Io davvero, avevo questa idea del fantagiornalismo. Ma non so, credo sia un qualcosa di irrealizzabile. Voglio dire. Legga qui.

Ma Empy, di tutto questo, cosa ne pensa? Sì, perché da stamattina anche lui ha un account (falso) su Twitter: per ora ha poco meno di un centinaio di follower e un solo tweet «Wow, quanta Empatia nella mia nuova casa. Bau». Segue gli account di Monti, di Obama, di Daria Bignardi e delle Invasioni barbariche. Insieme al profilo su Twitter, Empy ha inaugurato da poco più di un’ora anche una pagina fan su Facebook. Per ora, c’è solo il video della trasmissione di ieri sera e una ventina di fan.

Capisce questo è un articolo, di un giornale nazionale. Dove cazzo lo metto il “Fanta” in mezzo a questo giornalismo? Qui non basta più mettersi la maschera in faccia, fare una pernacchia o creare un rovesciamento. Oramai per far ridere devi pensare a qualcosa di serio. Cristo Santo.

RT: @HumorRisk Capisce questo è un articolo, di un giornale nazionale. Dove cazzo lo metto il “Fanta” in mezzo a questo giornalismo?

Che cazzo era quello?

Un RT, era per dirle che sono d’accordo. Anche se di solito RT non è endorsemnt. Su non faccia così #dontworrybehappy…

Le ho detto di smetterla con questi cazzo di hashtag.

Mi scusi non volevo.

Vede, siamo arrivati a un livello in cui si cerca la risata ad ogni costo, come una gara a chi la spara più grossa, solo ci siamo dimenticati che abbiamo superato il limite. Se tutti fanno ridere. Nessuno è divertente. Come in quello sketch dei Monty Python.

RT @Humor…

Non ci provi neanche.

 

Intervista a Michele Santoro – “Non ho rosicato”

Oggi abbiamo il piacere di avere qui uno dei presentatori più noti e di successo della televisione italiana. Dai tempi di Samarcanda, Moby Dick addirittura dietro le linee nemiche fino ad arrivare all’incredibile esperimento mediatico che è stato e ancora è Servizio Pubblico. Michele, posso chiamarti Michele…

No.

Mic…Santoro, Santoro…posso darle del Lei?

Se vuole.

Grazie. Beh, non possiamo non parlare di quello che è successo settimana scorsa. Un evento incredibile qualcosa che nessuno avrebbe mai immaginato…

Prima o poi doveva succedere.

Si ma nessuno si sarebbe aspettato così presto…

Beh c’è da dire che non aveva praticamente cambi.

Cambi..?

Totti infortunato, Osvaldo acciaccato…era inevitabile..

Mi scusi non la seguo.

Non stavamo parlando della difesa a tre di Zeman?

Mi riferivo alla serata di Servizio Pubblico con Berlusconi e alla sua rezione nella puntata di ieri sera.

Oh…QUELL’evento. Beh si se vuole chiamarlo cosi.

33% 8.670.000 di spettatori, record assoluto per LA7 se non è un evento questo scusi allora il governo Monti è stato un governo legittimo.

Si sente un fischio. Guardo nel vuoto. Santoro se ne accorge. Blatera qualcosa ma non riesco a sentirlo. Quindi di colpo mi riprendo.

La domanda?

Ah si certo, mi scusi. Il governo…Monti…si insomma. Mi perdoni. La domanda. Si certo.

L’ascolto.

Riguardo la sua reazione alle critiche, si insomma, il suo monologo di inizio trasmissione…

Si…

Ecco…

La d-o-m-a-n-d-a…

Lei è un rosicone.

Cala il silenzio. Alcune particelle di polvere che si stavano per poggiare sul tavolo davanti a noi si fermano e lentamente tornano sui loro passi. Santoro mi guarda dritto negli occhi. Le narici si gonfiano e si sgonfiano come una pompa da campeggio intenta a gonfiare un materassino bucato. Sono quasi certo che abbia rosicato.

Mi scusi?

Non posso tirarmi indietro. Oramai il dado è tratto. Rien va plus. Le jeux sont fait. A’ la guerre comme à la guerre! Apertis verbis. La fortuna aiuta gli audaci. Morituri te salutant! Si insomma avete capito. Se i topi ballano tanto vale ballare. Forse quest’ultimo era fuori luogo.

E’ un rosicone?

No.

Un po’..

No.

Si.

No.

Si. Un pelucchietto…rosicone..andiamo..

No.

Si.

No.

Si.

No.

Si.

Doppio no con specchio riflesso.

Cosa?

Aha, ho vinto!

Non ha vinto, vinto cosa?

In your face!

Aspetti non ha vinto, perchè non c’era nulla da vincere…

Santoro mi guarda negli occhi. E’ immobile si muove solo il suo braccio sinistro. Il movimento mi porta a guardare. Sta tenendo pollice e indice uniti in modo da formare un cerchio.

Aha! Hai guardato. Adesso devi pagare penitenza.

Penitenza? Io non ho guardato nulla!

Ah si, regia mi rimandate per favore la descrizione di qualche riga più sopra per favore?

Non c’è alcuna regia…

Santoro mi guarda negli occhi. E’ immobile si muove solo il suo braccio sinistro. Il movimento mi porta a guardare. Sta tenendo le dita in modo da formare un cerchio.

Visto?

Come diavolo…

E adesso mi scusi devo andare la lascio con queste parole “La guerra è scoppiata ma loro comunque vada la vinceranno lo stesso anche questa volta”

Quindi ha rosicato?

Buio.

 

Annoiati da Saviano? Ecco il suo segreto.

Il segreto di Saviano.

Ieri il programma di Fabio Fazio e Roberto Saviano “Quello che non ho” ha registrato quasi 3 millioni e mezzo di ascoltatori. Un crollo strutturale rispetto ai quasi 11 milioni dell’edizione andata in onda su rai 3. Saviano malgrado lo sconforto non perde il suo innato ottimismo e scrive così su twitter : “Grazie a tutti, un risultato pazzesco, incredibile che tante persone abbiano voluto difendere una tv fatta di parole”. Mancavano all’appello quasi 6 milioni di persone. Ma a loro non importa. Loro stanno cercando di costruire una tv diversa fatta solo di parole. Al diavolo il linguaggio televisivo, i tempi televisivi. Loro parlano. Parlano. Parlano. Che stavo dicendo? Ah si. Parlano.

Ma come si fa a parlare così a lungo. Per capirlo abbiamo incontrato John Endlessly Speak un allenatore dello spettacolo (personal coach), di cui oramai sono forniti moltissimi attori di Hollywood da Brad Pitt a Raul Bova (forse lui non ne fa uso).

Buona sera signor Speak

Buona sera è un piacere per me essere qui con lei, sono davvero contento spero in qualche modo di poter rispondere alle domande che lei mi porrà, certo nei limiti delle mie capacità e delle nozioni di cui sono fornito.

Diavolo se parla…

Eh eh, era solo una prova. Se vuole posso fare anche di meglio.

No la prego. Ho solo 5273 caratteri. Poi dovrei chiedere più di 4 euro.

4 euro? di che parla?

E’ una lunga storia. Ma torniamo alla puntata di ieri. Lei si è occupato della preparazione dei due presentatori, nel particolare di Roberto Saviano, il quale se posso dire è sembrato come al solito un po’ fuori luogo in televisione.

E’ questa la sua impressione?

Beh, quel continuo muoversi, toccarsi la testa, non sembrava proprio a suo agio.

(ride)

Mi scusi, perchè ride?

Perchè l’abbiamo fregata…

Non capisco.

Vede tutti quegli elementi che lei ha appena citato. Sono tutti voluti. Fin nei minimi particolari.

Mi sta dicendo che Saviano sembra fuori luogo, lento e noioso di proposito?

Esattamente. E’ un lavoro duro sa? Non è cosi facile come uno pensa. A essere divertenti è facile, ma essere noiosi è un lavoro di fino.

Vada avanti.

Roberto è stato molto chiaro “Voglio sia la cosa più noiosa che la televisione abbia mai visto. Voglio raccontare quello che tutti già conoscono ma lentamente, come se non mi venissero le parole. Poi voglio usare un sacco di passati remoti, anche se sto parlando di una cosa avvenuta pochi secondi fa…” E’ un tipo munizioso. Lui cerca la perfezione. L’idea di grattarsi continuamente la testa, o di mettersi le dita nel naso quando gli altri parlano è stata una sua idea. Voleva creare disappunto nello spettatore. Fargli credere che lui li, non ci voleva stare. Voleva farlo sentire a disagio. Un po come faceva Andy Kaufman.

E’ incredibile. Ci è riuscito in pieno. Ricordo che subito dopo il racconto drammatico sulla tragedia di Beslan lui si è seduto accanto alla madre di una delle vittime e, mentre Fazio con tono grave faceva alcune domande, si grattava il naso e spiegazzava un foglietto di carta come quando a 13 anni ti portano a un pranzo dove non volevi andare.

Ha detto pranzo? Noi avevamo pensato cena, ci dobbiamo lavorare.

Prende un piccolo quaderno di appunti e scrive alcune lettere lentamente, molto lentamente.

E per quanto riguarda Fazio?

Oh beh lui è un tipo naturale. Ha visto quanto è eclettico?

In che senso scusi?

Passa dalla commedia al dramma in pochi secondi.

A me sembra sempre uguale. Solo quando c’è il dramma fa un po’ la faccia da cane bastonato, abbassa le orecchie e fa il tono come se gli fosse morto il criceto.

Ride di nuovo.

Non mi dica che…non ci posso credere…

Esattamente. Cane bastonato, orecchie, criceto morto. Aha, è incredibile. Se non fosse un giornalista penserei a uno scherzo che qualcuno mi sta facendo! Tutto scritto, tutto preparato nei minimi dettagli. Adoro i piani ben riusciti (imita Hannibal).

E’ davvero incredibile. E non mi dica che anche la Littizzietto che parla di patonza, piselli prima di chiudere sul morale, anche quello tutto preparato! E io che pensavo fosse completamente andata fuori di senno…

Speak mi guarda con la faccia da cane bastonato, abbassa le orecchie. Per rendere ancora più esplicito il suo stato d’animo ha una pallina da tennis in bocca e la lascia cadere davanti alla mia sedia.

No. Quello no. Non so cosa gli abbia preso. Non lavora con me. In teoria doveva dire solo la frase alla fine. Non so cosa abbia. Come gli sarà venuto di proporre a Fassino di scoparsi la Bruni solo Dio lo sa. Mi ha ricordato quella volta in cui Brad Pitt si presentò a una commemorazione della shoah travestito da Adolf Hitler. Ha inutilmente provato a convincere gli astanti che si trattava di una citazione di Chaplin nel Grande Dittatore. Non ha funzionato. D’altronde sarebbe come se un banchiere si presentasse a dirigere un paese, senza regolari elezioni, per salvarlo da una crisi che ha lui stesso provocato. Voglio dire il pubblico è anche disposto a credere che qualcuno possa aver camminato sull’acqua, ma c’è un limite a tutto. Perchè mi guarda così?

Niente. Beh, volevo farle un’ultima domanda prima di congedarla. Qual’è la parola che vorrebbe portarsi con lei.

Beh vediamo. Forse “Televisione”. Malgrado sia soddisfatto del mio lavoro, ieri credo sia mancata un po’ di “Televisione”.

La ringrazio.

 

Francesco Cronaca – L’Huffington mi ha pagato.

Francesco Cronaca – L’Huffington mi ha pagato

E’ arrivata come un fulmine a ciel sereno. Ieri poco dopo le 18 Francesco Cronaca si è consegnato alle autorità. Era ricercato da mesi. Su di lui pesavano l’accusa di “blogger retribuito” e “payed contributor”. Secondo gli inquirenti Cronaca avrebbe ricevuto la bellezza di 22 euro e 50 per due articoli usciti sull’Huffington Post. (Nel particolare un articolo di scienza riguardo il fungo delle formiche zombie attaccato da un altro fungo)

Immediate la reazione di Arianna Huffington, fondatrice e editor in chief del  newsblog lanciato nel 2005 sotto il nome di AriannaNews: “Siamo tutti sconvolti. Per anni abbiamo combattuto per avere un giornale libero dalla schiavitù degli stipendi. E’ un giorno triste per le freenews.”.

Intanto la Huffington, che ha venduto l’Huffington Post al gruppo AOL per la cifra di 315 milioni di dollari, ha fatto sapere che si occuperà personalmente della questione: “Chi ha pagato, pagherà, ma solo  metaforicamente parlando”.

Nel frattempo su twitter si alternano i vari punti di vista

“E’ assurdo di questo passo tutti vorranno essere pagati per il proprio lavoro!”

“Sono un manager di un importante azienda ho appena ricevuto il mio bonus da 52 milioni, ma non mi permetterei mai di chiedere soldi per il mio blog. Vergogna!”

Ma tutto questo è già successo. Il Los Angeles Times ha paragonato la storia dei blogger dell’Huffington a quella dei comici del Comedy Store che negli anni ’70 si unirono per combattere lo strapotere del gestore del locale che li costringeva a lavorare gratis in cambio di visibilità.

L’episodio di Cronaca sembra isolato, ma non è cosi. Sono migliaia i freelance pagati 4 euro ad articolo. In un mese possono arrivare a guadagnare la bellezza di 800 euro scrivendo la miseria di 200 articoli.

Abbiamo intervistato uno di questi freelance del sommerso pagato. Per ragioni di privacy lo chiameremo F.A. Lo incontriamo a casa sua in via delle fratte 12 int.5. Subito sotto casa di Aldo Magro. Sapete, dove c’è quel fioraio, si esatto proprio li.

Buona sera F.A.

Salve…mi scusi. Non avrà mica fatto un preambolo spiegando dove abito?

Assolutamente no. Sarebbe altamente non professionale.

Ma lei mi ha detto di non essere un professionista…

Appunto. Ma andiamo avanti. Ci parli dei suoi lavori pagati. Profumatamente pagati…

Si. Beh ho cominciato così. Volevo prendere il tesserino da pubblicista per farmi bello con gli amici…

Poi sono arrivati i soldi…

Si. Non potevo resistere. 4, anche 5 euro ad articolo. Mi sono sentito come un orso con il miele…una mosca con la m…

Capito il concetto grazie. Ma non si sente in colpa. Voglio dire scrivere per denaro…

Non è facile, a volte ti verrebbe voglia di gettare tutto e fare uno stage non retribuito. Poi ti offrono di scrivere un reportage di 50 pagine sulle elezioni USA. Vedi il luccichio dei 2 euro. Senti il profumo del rame ancora intonso.

Mentre parliamo F.A. accarezza una moneta da 2 centesimi. Se la passa tra le dita sinuosamente.

Non puoi resistere. Sfido chiunque.

Ma capisce che è sbagliato? L’informazione deve essere libera…

Io…si lo so…sono un mostro…non sa cosa vuol dire fingere con gli amici. Mentire alla tua ragazza, dirle che stai andando a scaricare le cassette al mercato e poi rinchiuderti in un bar e scrivere…scrivere…scrivere per soldi…

Dalla porta entra una ragazza. Capelli castani. Indossa una canottierina e un paio di short.

(ragazza)
– Che cazzo ci fai qui? Non dovresti essere a lavoro?

– Io…scusa..ecco vedi…

– Non mi dire cazzate! So cosa stai facendo…

– Ti posso spiegare..ma come hai fatto..che ci fai qui?

– Ho letto l’articolo. Ti fai chiamare F.A. adesso?

– Cosa?

– Non fare lo stronzo. F.A. vicino al fioraio. Int 5. Non provare a fregarmi….

– Ma cosa. Ma lei aveva detto…cosa ha scritto…

Mi allontano dalla scena. Le urla si sentono in tutto il palazzo. Dal pianerottolo esce un vicino di casa. Capelli bianchi leggermente appesantito. Dopo avermi squadrato si siede ad ascoltare. Quindi come a giustificare il suo gesto esclama: “Meglio di “Una grande famiglia”

Sono fuori dal portone. Il fioraio sta innaffiando alcune rose. Camminando inciampo in un giornale freepress. Raccolgo le pagine sgualcite. Cerco di rimetterlo insieme. I miei occhi si perdono nei migliaia di caratteri neri. Chissà quanti di questi articoli sono pagati? Mi viene in mente una vecchia pubblicità radiofonica di un free press. Il claim finale diceva: “L’informazione senza tutti quegli inutili intelletualismi”. E’ arrivato il mio autobus. Entro. Inserisco un euro nella macchinetta dei biglietti. Vidimo. 1 euro. Quasi quanto un articolo pagato.

 

La mia candidatura a direttore generale della Rai – I due Liocorni

La mia candidatura a direttore generale della Rai.

Non credevo mi avrebbero risposto. Eppure lo hanno fatto. Deve essere stato un’errore. Si non c’è dubbio. Beh non buttarti giù così presto. In fondo tu di televisione ne capisci.

Entra un altro dei candidati, Rocco Sabelli, classe 1954. Ancora mi chiedo perchè uno che lavori per l’Alitalia venga chiamato a dirigere una televisione. Smettila di fare domande. Perchè un banchiere è stato chiamato a risolvere una crisi economica causata dalle banche? Tutto torna. Faccio un cenno di assenso alla mia coscienza. Sta fumando una sigaretta. Lo fa sempre quando è nervosa. Ma è solo una coscienza. Non c’è il divieto per lei. Sabelli si siede accanto a Giulio Anselmi. Giornalista, grande carriera alle spalle, ha scritto per tutti, gli manca solo il corriere dei piccoli. E’ uno dei “certi direttori” che stando alle parole dell’ex premier Silvio Berlusconi dovevano cambiare mestiere. A quanto pare ci sta provando. I due non sembrano affatto nervosi. Entrambi hanno un completo grigio e una cravatta intonata. Improvvisamente l’idea dei bermuda e della maglietta dei Ghostbusters mi sembra decisamente fuori luogo. La mia coscienza fa un gesto come a dire “non dirmi che non te l’avevo detto”. Non ho idea come faccia a racchiudere tutte queste cose in un solo gesto. Ma ci riesce. Comincio a sudare. I tagli del governo si sono fatti sentire anche in Rai. Niente aria condizionata. Si sente un rutto. Nessuno dei presenti. E’ il distributore dell’acqua. Rileggo il mio CV per vedere se è tutto in ordine. In alto ho messo una foto. Guardo la mia foto. Quindi i due altri candidati di fronte a me. Le orecchie da Spock e il saluto vulcaniano non erano necessari. Oramai è troppo tardi. Potrei cancellare l’orecchio con un pennarello. Troppo visibile. I miei ragionamenti vengono interrotti dalla voce della segretaria del presidente.

– Da questa parte direttore…
– Grazie..

Entra Gianni Minoli. Sotto la mano tiene alcune copie di Cronaca Vera. Si siede e comincia a leggere senza troppo interessarsi ai suoi vicini. Sulla copertina c’è di nuovo quell’articolo su John Lennon che in realtà è vivo e si trova in un monastero italiano.

– Qualche problema ragazzo?
– Io..no no…io…gran bella rivista.
– E’ l’unico giornale che compro.

Anselmi fa un gesto di stizza.

E’ il momento di Francesco Caio, attuale amministratore delegato di Avio con passato in Merloni e Olivetti, è nel gruppo di amministrazione di Motorola, amministratore delegato di “cable e wireless” e nel 2008 è stato scelto dal governo britannico come responsabile del “gruppo studio per la progettazione della banda larga ultra veloce nel paese.”
“Che diavolo ci fa qui”. Anselmi e Minoli sembrano farsi la stessa domanda.”Un cervello in fuga che vuole lavorare in un’azienda senza cervello”. Arriva anche Giancarlo Leone, ora responsabile della struttura intrattenimento della Rai. Ha un cappello a tuba, un bastone e porta delle scarpe da tip tap. Il ragazzo ci sa fare. Minoli alza lo sguardo solo per un momento, quindi torna alla lettura dell’articolo su un giornalista che ha ucciso tre donne per poi scriverne un articolo di cronaca nera.
Leone canticchia sotto voce “…ci sono proprio tutti, solo non si vedono i due…liocorni…” Sorrido. Leone diventa immediatamente serio. “Non mi stavo riferendo a Santoro e Freccero”. Ha lo sguardo da Serial Killer. Così vestito mi ricorda Gene Wilder in Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato.

– Si, si. Neanche io pensavo a loro.
– Allora perchè sorrideva, forse la faccio ridere…?
– Io…no…si figuri, e che stavo pensando a un mio amico che una volta mi ha raccontato una storia divertente…
– Capisco, si ricorda la storia?
– No, solo l’amico.

Leone sembra soddisfatto della mia risposta. Quindi ricomincia a fischiettare i due liocorni, questa volta in maniera più sommessa.
Il silenzio scende sulla sala. “Quanto tempo sarà passato?” Non ne ho la più pallida idea. Entra di nuovo la segretaria del presidente.

– Bene mi sembra ci siamo proprio tutti solo non si vedono i due liocorni.
– …intende forse…
– Intendo due liocorni, perchè lei a cosa pensava?

Improvvisamente ho la sensazione di trovarmi in un film di David Lynch. Dopo pochi secondi ne ho la totale certezza. Dalla porta entrano due persone con in testa delle maschere da liocorni. Non ne sono sicuro ma dalla voce sembrano Santoro e Freccero. Il liocorno più basso bofonchia qualcosa “…colpa dei pedofili del cazzo..preti pedofili del cazzo…”. Il liocorno più alto fa un gesto come a dire “datti una calamata”. La segretaria si guarda intorno quindi comincia a parlare:

– Bene, ora che siamo tutti, posso dirvi come avverrà il colloquio. Il presidente ha molto da fare quindi cominceremo senza di lui.
– Che vuole dire con “cominceremo”? – Anselmi sembra nervoso.
– Sarà un colloquio di gruppo…
– Ma è ridicolo? Ma che modo è questo? E’ come se un ex banchiere collaboratore della Goldman and Sachs venisse chiamato a salvare un paese dalla crisi che lui stesso a conrtibuito a creare, magari senza neanche un elezione regolare!

Silenzio. Tutti guardano Anselmi.

– Vada avanti.
– Bene. Allora prendete pure questi fogli su ognuno di questi c’è scritta una lista di personaggi. Quello che vi sarà richiesto di fare è di scegliere chi portare su un astronave nel caso di un’ipotetica fine del mondo.
– Cosa? Ma è come se un banchie…oh al diavolo mi dia il foglio.

Prendo il foglio e comincio a scorrere i nomi: parrucchiere cieco, soldato idrofobo, cane pazzo, industriale corrotto, giornalista freelance, prete pedofilo.
Devo uscire di qui. Alzo lo sguardo. Tutti gli astanti sono immersi nella lettura. Faccio un cenno alla segretaria.

– Si mi dica…
– Salve avrei bisogno del bagno…
– Guardi è molto semplice deve uscire dal corridoio volta a sinistra, quindi alla terza porta a destra bussa due volte senza entrare, si aprirà la quarta porta e mezzo nel secondo corridoio, a questo punto faccia uno squillo a questo numero e prema due volte cancelletto…
– In fondo a destra giusto?
– Esatto.
– Grazie.

Esco dalla stanza. I due liocorni accompagnano la mia uscita con lo sguardo. Quindi uno dei due abbassa gli occhi sul foglio appena consegantogli dalla segretaria. Faccio appena in tempo a chiudere la porta alle mie spalle, il liocorno sembra impazzito, le urla trapassano la porta.

– Ma che cazzo ci fa un prete pedofilo del cazzo..il cardinale di Genova..del cazzo delle donne nude…m’han fatto tutto togliere al pomeriggio…del cazzo…pezzo del coglione del cazzo!
– Ti ho detto di calmarti!
Lo dice L’UPA! Cazzo L’UPA!

Rapidamente mi allontano dall’ufficio. I corridoi della Rai sono un labirinto senza fine. Due figure tremendamente somiglianti a Celentano sono ferme in mezzo al corridoio.

– Salve io starei cercando l’uscita…
– Mi sembra giusto.

Pausa.

– Lo sai ragazzo che Pupo è alto un metro è dieci? E’ davvero molto basso…
Non di nuovo…

Corro più veloce che posso. Sento le pause dei Celentani alle mie spalle. Mi trovo davanti alla sezione Fiction della Rai. Esce Ivan Cotroneo. E’ seguito dalla sua segretaria. Sembra nervoso. Nel passargli vicino riesco a carpire una sola frase.

– Ma chi cazzo è Aldo Magro?

Vedo una luce in fondo al corridoio. “O la va o la spacca”. Corro più veloce che posso. Le gambe sembrano andare da sole. Non sento quasi più il pavimento sotto i piedi. A un certo punto mi rendo conto che ho smesso di correre, ma non di muovermi.

– Aspetta un attimo…non sarà mica un so…

Sono nel letto. Mi giro. Guardo la sveglia. Sono le 4:04. Mi sono addormentato con il computer acceso. Sullo schermo si staglia una pagina di Youtube. “L’arca di noè ci son due coccodrilli Liocorni Zecchino d’oro.mp4”

– La devo smettere di usare sistemi randomici per la visione di video.

 

Aldo Magro – Recensione “Una grande famiglia” (Rai1) di Ivan Cotroneo

Premessa

Aldo Magro è giornalista dello Scorriere.it. Esperto di televisione, è noto per la sua precisione maniacale e nemico giurato di Aldo Grasso. La loro rivalità risale ai tempi del liceo. I due, compagni di banco e amici per la pelle, finirono per separarsi a seguito di una violenta lite a seguito della visione dell’episodio di Happy Days in cui un alieno, interpretato da Robin Williams, invade lo spazio scenico della serie. Aldo Magro, pur riconoscendo l’indiscusso valore di Williams, non potè non notare un decadimento nella scrittura dello show. Aldo Grasso al contrario trovava geniale l’intromissione del mondo alieno nell’america anni ’50. Era la fine di un amore. Un’amore platonico e intellettuale che continua sulle pagine dei giornali. Come Capuleti e Montecchi, Guelfi e Ghibellini, sale e pepe i due si affrontano ogni giorno a colpi di recensioni.

Una grande Famiglia

Ho la febbre. 36.6 secondo il mio termometro elettronico. Naturalmente sta mentendo. I vecchi termometri a mercurio sono stati banditi per motivi ben diversi dalla sicurezza delle persone. Con l’elettronico è impossibile sapere se sta dicendo la verità. In questo modo lo stato pensa di guadagnare tra lo 0, 2 e lo 0,5 del PIL. Credendo di essere solo degli ipocondriaci siamo costretti a lavorare anche quando dovremmo starcene a casa a riposare. Bloccato a letto con una tosse grassa (e qui sappiamo di chi è la colpa) ho deciso di accendere la televisione. Il caso ha voluto che il canale che per primo si materializzasse sotto i miei occhi fosse Rai1. Immediatamente mi lancio sul telecomando. Nervosamente premo il pulsante di spegnimento. Niente da fare. Il telecomando non sembra rispondere ai comandi (malgrado il suo nome). Una goccia di sudore scende lentamente sulla mia fronte. Potrebbe essere febbre. Ma non ne sono sicuro. Poi il dubbio diventa sempre più Grasso. Compare il titolo Una grande famiglia, fiction di Rai1 scritta da Ivan Cotroneo, autore di Tutti pazzi per Amore. La serie precedente ha avuto un successo così incredibile da essere venduta in Grecia. La goccia anch’essa in tensione suda freddo. Immobile fissa lo schermo con terrore. La asciugo via con la manica del pigiama. Almeno lei è salva. Come in Arancia Meccanica, sono costretto a guardare. Mi volto verso il bicchiere di aspirina appena ingoiato. “Che diavolo c’era li dentro…” Si tratta di una confezione regalo trovata nella…nella…GUIDA TV. Dannazione come ho fatto a non capirlo. Sono paralizzato. Anche il collo sembra bloccato. Sono costretto a guardare. Cerco di chiudere gli occhi. I titoli di testa sono una tortura cinese. Scorrono i nomi degli attori-torturatori. Stefania Sandrelli. Primo Reggiani. Ho una fitta al fegato. Sarah Fauer…anche quello che ha scritto i titoli ha sbagliato il nome. In pratica tutti gli attori italiani sono nella serie. Sembra un ufficio di collocamento più che una serie televisiva. C’è anche Valentina Cervi che tutti ricordano ogni volta che ordinano un caffè. Entra in campo la protagonista, la matrona del cinema e della televisione italiana. Chiudo di nuovo gli occhi. Ma la voce monotona della Sandrelli mi rapisce come una sirena ammaliatrice. La recitazione è ai minimi storici. Sembra un miope che legge un libro al contrario. La sequela di nomi continua. Oramai sembra la lista dei caduti in guerra. Arriva il fatidico “con la partecipazione straordinaria di…” Alessandro Gassman. “Dieci a uno che muore nei primi 10 minuti”. La partecipazione straordinaria è di solito riservata ad anziani attori. Se è giovane è morto nei primi dieci minuti. E’ una regola non scritta. I miei dubbi diventano rapidamente realtà. La Sandrelli chiede alla sua tata africana (con la quale si comporta come se si trovasse in Via col vento) di chiamare il personaggio interpretato da Gassman. “Bingo…sei un uomo morto.” Sono stranamente attento. Forse è colpa della colonna sonora che sembra più l’audio ad alto volume del vicino rompi coglioni. Onnipresente e slegata dagli eventi. Compaiono gli altri personaggi. Sara Fauemberger sfoggia un accento misto romano-meneghino-vocali aperte. In pratica il suo concetto di dialetto è che al Nord tutti parlano con le E- aperte. Per fortuna suo “fratello” Primo Reggiani ci risparmia il dialetto. Lui parla italiano. Gassman muore come da copione. Tragedia familiare. La scusa della morte fa riavvicinare parenti lontani. La moglie di Gassman interpretata da un altezzosa Stefania Rocca, è disperata. Almeno credo. Piange mentre mette a posto vestiti. In alcuni flashback rivediamo Gassman. Le immagini sono caratterizzate da una luce bruciata e sgranata. Stile CSI a cazzo di cane. Lei è ancora disperata. Quindi trova una lettera dell’amante di suo marito. Improvvisamente si dimentica della morte del marito e chiama il fratello di Gasmann per chiedergli di starle vicino. Lui dice di si. Lei insiste sullo starle vicino. Anche un bambino di 4 anni ha capito che gli sta chiedendo di fare sesso. Segue un montaggio incrociato tra la Rocca che stritola la lettera e il fratello (che le deve stare “vicino”) che cavalca. Se non si trattasse di Cotroneo penserei a un montaggio delle attrazioni. Spero non sia cosi. Bacio il mio crocifisso a cui ho sostituito Cristo con Ėjzenštejn. Ripeto a bassa voce alcune regole del montaggio russo. La cosa mi calma. E’ chiaro che la Rocca ha avuto una storia precedente con il fratello di Gassman. Nel frattempo il figlio della Rocca dice di aver sentito Papà per telefono. “Vedo la gente morta”. La madre pensa sia pazzo. Il ragazzino è a questo minuto il miglior attore in campo. La figlia della Rocca apre bocca solo per insultare la madre. “Sei una stronza, mi fate schifo, non sei capace a fare niente!” La ragazza mi sta subito simpatica. In un lancio pindarico penso ai suoi insulti come la voce soffocata dello spettatore inerme. La cosa mi calma. Lentamente comincio a sentire una leggera sensibilità nelle dita dei piedi. Muovo leggermente il pollicione. Non è abbastanza per spegnere la televisione. C’è qualcosa che non va. Ho la sensazione che il peggio debba ancora arrivare. Ho ragione. Sullo schermo compare Sonia Bergamasco. Come un elefante di fronte a un topo cerco istintivamente di saltare sul divano. Sono ancora bloccato. La Bergamasco si lancia nel suo stile di recitazione “Alzheimer”. Ogni tre parole si impappina e fa pause insensate. Le sue interruzioni sono continue e cadenzate. Ogni volta che si ferma senti come un colpo al cuore e con la bocca cerchi di suggerire la battuta. Il tuo labiale rimane però abbandonato sulle labbra. La Bergamasco continua imperterrita: “Allora…io…creeedo…si insomma…” Ripenso al personaggio di Garry Lejeune di Rumori fuori scena e il suo inconfondibile “…capito no?”. Purtroppo quella che sto guardando non è una commedia. Seguono un paio di scene a caso di bullismo, un paio di frasi spezzate della Bergamasco (ho un conato di vomito su una sua pausa), qualche E- estremamente aperta, un paio di colpi di scena, Piera degli Espositi che sembra Rebecca la prima moglie, qualche “stronza” della figlia della Rocca, un po’ di inquadrature a caso della Rengoni corporation (che produce delle mensole a quanto ho capito), un piantarello della Rocca, degli arredamenti di interni ignobili e per finire una citazione pop sbagliata. La Fassemberger incontra un suo spasimante. Il principe di non so che cosa (Tanto Grasso non si ricorda manco quanti figli c’hanno) che lei chiama giocosamente “Ruer”. Lui ride. Poi chiede perchè. Giustamente. Anche io mi associo nella domanda. “Perchè mi piaceva Blade Runner”. Nella mia mente cerco velocemente un personaggio di nome Ruer. File not Found. Che si riferisse…no. Non può essere. Perchè dovresti sbagliare una citazione di un nome. Sicuramente Cotroneo sa quello che fa. Non può essere Rutger pronunciato male. No. Forse la E- aperta della Fauerbachbeet ha causato una crasi fra le lettere. Non è possibile. La mia diatriba interna viene interrotta da un colpo di scena. Forse Gassman non è morto. Forse. Il bambino continua a ricevere telefonate dalla gente morta, mentre la segretaria Serafina sembra sapere più di quanto dice (come Cotroneo sembra scrivere più di quanto gli venga richiesto). La Sandrelli ridecora casa in mezza giornata grazie all’aiuto di due africani (così li chiama la Funderbat) che la Sandrelli tratta come carne da macello (” non sono troppo magri?”) I due ragazzi troppo magri ridipingono in 20 minuti e la stanza è pronta per accogliere la Rocca che nel frattempo ha problemi a fare le valigie. Prima di recarsi dalla famiglia la Rocca incontra l’amante di suo marito la quale dice, testuali parole “…non sono disposta a raccontarle ciò che io provassi per lui”. Il mio Zanichelli di Italiano cade dalla libreria. Ho un sussulto. Anche le dita delle mani sembrano riprendere conoscenza. Cerco di raggiungere il telecomando. Niente da fare. E’ fuori portata. Mi tocca un’altra infornata di frasi spezzate della Bergamsco, un duetto Savina-Degli Espositi che sembrano improvvisamente Otello e Iago per la lentezza e la didascalicità della scena. Ma al peggio non c’è mai fine. Per cercare di capire cosa è successo all’azienda di famiglia amministrata dal “morto” Gasmann Il padre (Savina) cerca di entrare nel computer dell’ufficio. E’ bloccato da una password (oltre ad avere installato window 95). Come fare? La Fundesbank ha un’idea geniale: “Ho un amico Hacker”. Ho un brivido lungo la schiena. La sola idea di come possa essere rappresentato un nerd/geek in una fiction italiana mi gela il sangue. Mi agito come posso. Sbavo. Cerco in tutti i modi di liberarmi dalla mia paralisi. “Non potete farlo…voi non potete…Fermatevi..” E’ troppo tardi. Il nerd secondo Cotroneo entra in scena. Capelli lunghi come manco nel 1993. Maglietta indefinita. Cuffie da DJ. Bermuda in pieno inverno. Ha una borsa a tracolla e un computer con uno strano adesivo. Chiama il suo computer “il bestiolino”. Prima di cominciare chiede se può farsi una “porra”. (una “canna” in termini meneghini). Lo spasmo rallenta. Oramai non risco più a ribellarmi. Il nerd trova il problema: l’hard disk è vuoto il computer è pulito. Savina chiede che si parli la sua lingua, come se hard disk sia una parola lontana da ogni vocabolario conosciuto. La scena si conclude con l’hacker intento a mangiare uno sfilatino insensatamente grande. Respiro profondamente. Non soffro neanche più. Come il personaggio di Winston in 1984 ho come accettato la realtà dei fatti. L’odio prima trasformato in frustrazione ora si è tradotto in assuefazione. Le mani riprendono vita. Posso muovermi. Potrei finalmente spegnere il televisore. Ma non lo faccio. Oramai manca poco. Che senso ha. E poi voglio vedere come…si insomma…che…capito no?

Qui trovate la seconda puntata. Nel caso vi abbia convinto.

Aldo Magro

 

Formigoni e i suoi collaboratori – L’opinione di Gesù

Lo scandalo lega sta facendo incetta di dimissioni. Molti cedono il passo forse anche perchè si rendono conto che sotto il verde cielo dei Leghisti sta per finire un ciclo. Formigoni, unico dei Leghisti ancora pulito, ma non troppo, resiste malgrado le accuse e le illazioni. Tra i suoi colleghi citati c’è anche Gesù, oggi nostro ospite.

Buona sera Signore

Figlio…figlio, e tolga il maiuscolo per favore non l’ho mai sopportato. Poi tende a confondere le persone.

Mi scusi..

Non si scusi, già ho una religione basata sul senso di colpa, almeno per queste facezie..

Mi scus…voglio dire. D’accordo. Ha seguito le ultime evoluzioni in casa lega?

Si, devo dire la verità che sono stato molto occupato per la Pasqua e tutto quello che ne consegue. Sono eventi che si preparano tutto l’anno e quando poi arrivano si cerca di sbagliare il meno possibile…

Però ha piovuto anche quest’anno…

Beh, non siamo mica onnipotenti…

Se lo dice Lei. Cosa ne pensa della moltiplicazione dei soldi del Trota.

Purtroppo io mi occupo solo di pani e pesci e malgrado l’assonanza del figliol prodigo di Bossi, non saprei cosa esprimere al riguardo. Quello che le posso dire è che uno come il Trota non lo moltiplicherei (ride)

Formigoni l’ha citata riguardo la possibilità di dimissioni dovute alla sua non capacità di scegliere i suoi collaboratori.

Beh se vuole la croce è il ben venuto! (ride) Quello che posso dire a Formigoni, è che io quando ho scelto Giuda, sapevo che mi avrebbe tradito. Quindi lo ringrazio per la sua preoccupazione, ma io so scegliere i miei collaboratori, soprattutto se voglio finire in croce per i peccati dell’uomo.

Gesù gioca nervosamente con un rosario che tiene nella mano sinistra. Forse dovrei risparmiarmi la domanda seguente, ma non riesco a trattenerla.

Mi scusi…

Gesù strizza il rosario fino a infilarselo nella carne.

Voglio dire..ehm..niente scuse, però a proposito della storia di Giuda. Se Lei ha previsto il tradimento di Giuda allora…Giuda non ha avuto nessun libero arbitrio e non ha potuto in nessun modo evitare di tradirla.

Il suo tradimento era necessario per la salvezza umana.

Quindi è stato un gioco di squadra? Come Bonny e Clyde, Laurel e Hardy..

Non capisco dove vuole arrivare…

Giuda è all’inferno…

Gesù comincia a sudare copiosamente.

Ah davvero non ci sentiamo da un po’…non siamo mica sposati.

Cosa ne pensa del matrimonio om..

Aha! Lo sapevo che saremmo finiti li! Era una trappola! Non ci provi neanche lontanamente…Senta lei crede che io non l’abbia capita. Lei è uno di quei classici bamboccioni disoccupati che non ha niente di meglio da fare che girare per wikipedia tutto il giorno. Beh ne vuole sapere una? Su quella maledetta enciclopedia, oltre ad aver scelto una foto di pessimo gusto, risulto essere il fondatore del Cristianesimo! Ah si? Non ricordo di aver fatto un congresso, le primarie e compagnia bella. Formigoni…al prossimo politico che mi cita un’altra volta gli mando Anatema…

Lei può mandare Anatemi?

Solo il mio avvocato. Anatema. Ne basta uno glielo posso assicurare.

 

I Taviani premiati a Berlino – Il commento di W.Shakespeare

Ho davanti a me uno dei più grandi drammaturghi e poeti di tutti i tempi. Mi accoglie nel suo salotto. Mi racconta di essere appena tornato dalla SIAE. “Un ginepraio guardi, una situazione Kafkiana.” (mi consegna un video dell’evento)

Buona sera Shakespeare, allora soddisfatto?

Beh si, non c’è che dire una grande soddisfazione…peccato che siano scaduti i diritti sulle mie opere! (ride)

I fratelli Taviani l’hanno chiamata?

(ride) pensi che quando ho risposto al telefono e mi hanno detto “Siamo i Taviani…” Io ho detto “Ma i Taviani non sono morti?” Prontamente Paolo mi ha detto “Beh allora siamo in tre a essere deceduti!” (ride) Sono stato molto contento per loro.

squilla il telefono

Mi scusi…yo è il bardo. Chi parla?

William fa una faccia come a dire “Non di nuovo..” Poi coprendo il microfono del telefono mi dice sottovoce

E’ Branagh. (di nuovo al ricevitore) No senti. Non ho nient’altro, li hai fatti tutti. Cosa? Un idea tua, per un film. Un generale viene spedito a combattere in Afghanistan…si sposa in segreto…il luogotenente..li becca insieme, lo uccide..Kenneth..kenneth frena, questo è Otello. Ah..si..certo. Lui non è Musulmano..lo fai Buddista. Certo cambia tutto. Senti mandami il trattamento. Si Stratford-upon-Avon…si ricordati UPON che sennò tornano indietro e poi dicono che non esisto. Si scusa adesso ho da fare. No. Non sto parlando dei Taviani, ti pare. Si. Ciao. (attacca) Mi scusi.

Le è piaciuto il titolo?

Beh sicuramente meglio di Romeo deve morire! (si riferisce alla pellicola Romeo Must Die, con la star delle arti marziali Jet li)

C’è un film che avrebbe voluto scrivere lei?

Twilight…l’ho amato dal primo momento. E’ Romeo e Giulietta con i vampiri! Geniale. E poi non sapevo che potessero sopravvivere al sole.

Cerco di riprendermi dalla risposta che mi ha appena dato uno dei più grandi drammaturghi di tutti i tempi. Sono pallido. Ho i sudori freddi. Shakespeare se ne accorge.

Hey ragazzo, sembra tu abbia appena visto il fantasma di tuo padre! Che ti ha detto? Cattive notizie? (ride)

Shakespeare ride fragorosamente. Il suo riso rimbomba nelle mie orecchie come un sasso lanciato in una caverna senza fine. Mi accorgo di aver detto l’ultima frase ad alta voce

…come ha detto “Caverna senza fine…”

Ma che fa prende appunti?

Devo riprendermi. Faccio un sospiro. Forse stava solo scherzando su Twilight. Con un balzo riesco a formulare un’altra domanda

A Venezia vince Il Faust di Goethe a Berlino Shakespeare, chi vincerà gli Oscar, La locandiera di Goldoni?

(ride) Si! Come miglior sceneggiatura originale (ride) Ma il cinema è strano, ora The Artist viene osannato come qualcosa di nuovo, quando non fa altro che scimmiottare il passato. La critica fa il resto, se non sbaglio è stato anche candidato a “Best Sound” ai Bafta. Un film muto, candidato come miglior suono. Se non è questo per lei un ossimoro, io non esisto e le mie opere le ha in realtà scritte Francis Bacon! (ride)

Che poi lei un po’ ci assomiglia a Bacon…

Non so di cosa sta parlando.

 

La filodiffusione cattolica – Intervista con Adriano Celentano

Buona sera signor Celentano

….

Buona sera…

Si si ho capito. Stavo facendo una delle mie pause.

Ah mi scusi. Le dicevo, buonasera signor Celentano, parliamo naturalmente di quello che è successo ieri sul palco dell’ariston.

….

E’ un altra pausa

Che pausa?

La sua pausa

Era meno dell’altra.

Una menopausa.(rido)

(serio) Come hai detto ragazzo?

Niente mi scusi, una freddura. Ma parliamo di ieri. La questione preti e filodiffusione. A che si riferiva. Da piccolo era nella navata sinistra quella dove c’è l’altoparlante rotto e ti tocca sentire tutta la messa in mono?

Esattamente. A Galbiate. Poi alla fine il parroco si è deciso e ha cambiato l’impianto. Vedi. Io credo che lo stereo sia un diritto di tutti. Bisogna sentire tutte e due le campane, non una sola. E’ un qualcosa che torna indietro fino ai tempi della bibbia. Guarda. In queste pagine dell’anziano testamento

Antico…

Anziano..

(Pausa)

Mi mostra le istruzioni di un paio di casse Audiola. Ma vista la risposta su anziano, non mi pare il caso farglielo notare

Eh…beh si mi sembra autentico. E poi è scritto anche in Cinese.

Vedi ragazzo i preti non parlano mai del paradiso.

In generale?

Si, in generale, non parlano mai del paradiso, di come siamo venuti al mondo. Sembra che la nostra intera esistenza sia solo morire. Noi. Le cose non stanno così. Noi. Voi siete obbligati a parlare del paradiso…Sennò sembra che la vita sia tutta qua.

Celentano sembra avere la solita paura dell’anziano verso la morte. Non appena si invecchia improvvisamente diventa importante sapere che c’è dopo. Non c’è niente, ma come l’audiola, è meglio tenere per me questa informazione.

Giornali come L’avvenire e Famiglia Cristiana andrebbero chiusi

Può sempre non comprarli..

Perchè non pensare ai malati terminali.

Si in effetti per loro eviterei l’abbonamento…

Vedi ragazzo. Vogliono cancellare i vagoni letto. Con lo scopo palese di cancellare il nostro passato, le fondamenta della nostra identità.

I vagoni letto sono dunque le fondamenta della nostra identità…pensavo il risorgimento…però vabbè allora aggiorno.

Nervosamente faccio finta di prendere appunti. Siamo soli in casa. Comincio a temere per la mia incolumità. Una goccia di sudore mi cade dalla fronte spero che il molleggiato non se ne sia reso conto..

Allora Montezemolo ha fatto bene a costruire i treni veloci. Ma adesso vogliamo anche i treni lenti..può chiamarli…

Lumaca (ridendo)

(serio) Bravo. Tu mi piaci ragazzo, hai stoffa. Lumaca. Treni Lumaca. Bisogna bilanciare la velocità con qualcosa di lento. Un treno lumaca dove ti fa vedere le bellezze dell’Italia. Vedi ragazzo (oramai è un leitmotiv) ho anche il progetto…

Deglutisco. Devo uscire di qui prima che sia troppo tardi.

Lo sapevi che Pupo è alto un metro e dieci. E’ proprio basso!

(Rido)

Lui non ride.

Il sudore è oramai visibile sulla mia fronte, devo inventare una scusa, una qualsiasi…

Eh signor celentano, le dispiace se faccio una chiamata a casa? Credo di aver lasciato il cane acceso e poi volevo sapere come stava il gas perchè ieri ha vomitato magari ha bisogno di uscire.

Malgrado la confusionarietà del discorso, Celentano acconsente

Vai pure ragazzo.

Esco dalla stanza c’è un corridoio. A sinistra c’è il bagno. Mi fiondo. Cerco di chiamare la polizia. Non c’è campo. Dannazione. Mi guardo intorno. C’è una finestra. Non è molto grande ma potrebbe bastare. Mi arrampico sulla tazza del cesso. Nel farlo inciampo su una montagna di riviste. “Cazzo!” “Tutto a posto ragazzo?” “Si si..Tutto a posto. Solo un secondo.” Nel rispondere cammino di nuovo sopra le riviste che avevo inavvertitamente fatto cadere. “Ma che diavolo…” Sotto i miei piedi ci sono centinaia di copie di Famiglia Cristiana. Ne prendo una. “Oh cazzo…è abbonato. Celentano…ma che diavolo sta succedendo…” Ne prendo una copia e la nascondo nella giacca. Quindi mi arrampico. Sono fuori. Mi trovo circondato da Nani da giardino con sopra scritto “Pupolo”. Deglutisco. Nel frattempo dall’interno sento Celentano battere alla porta del bagno. “Hey ragazzo, sei li dentro? Hai visto per caso la camera dove ci sono dietro i preti?”. Non c’è più tempo da perdere. Corro forsennatamente verso la steccionata. Un pupolo tenta di fermare la mia corsa. Inciampo. Mi cade la copia di Famiglia Cristiana. Non c’è tempo. Devo abbandonare le prove. Scavalco il muro di cinta. Sono fuori. Fermo un auto. “La prego mi deve aiutare…stavo facendo un intervista, poi il mio gas ha vomitato, e il mio cane è rimasto acceso…” “Si calmi ragazzo. La porto io.” Entro in macchina. “Grazie mille”. Il conducente ha gli occhiali scuri. Capelli fluenti. Sembra un non giovane. Le mani sul volante sembrano tremendamente sproporzionate rispetto al resto del corpo. “Ti dispiace se metto un po’ di musica?” “No no…” Parte “Fatti mandare dalla mamma.” Oramai tutto mi è chiaro. Sono fottuto.

 

La neve – Un nemico invisibile – Intervista con il prof. Bianco Spino

ROMA 10 Febbraio 2012. La neve è oramai alle porte di Roma. Secondo le ultime notizie si troverebbe a poche centinaia di metri dalla capitale. La gente ha paura. Decathlon è stato preso d’assalto. Slittini, guanti, moonboot sono esauriti in quasi tutti i negozi. Il popolo di Roma si prepara al peggio. Per cercare conforto abbiamo parlato con il professore Bianco Spino, esperto di neve e frigoriferi.

Buona sera professore

Buona sera.

Professore cosa sa dirci sulla neve?

Beh è una forma di acqua ghiacciata cristallina, che consiste in una moltitudine di minuscoli cristalli di ghiaccio tutti aventi di base una simmetria esagonale e spesso anche una geometria frattale, ma ognuno di tipo diverso e spesso aggregati tra loro in maniera casuale a formare fiocchi di neve.

E’ una supercazzola professore?

Eh Eh, sembra complicato ma non lo è. E’ una sostanza molto eterea, potremmo definirla “precaria”…

Il precariato non esiste professore. Forse intendeva “mobile”

Si si, mi scusi mi sono espresso male. Una sostanza mobile, in grado di cambiare continuamente lavo..ehm forma. Di fatto può insinuarsi ovunque grazie alla possibilità di passare dallo stato solido allo stato liquido…

A quale delle due categorie crede appartenga l’economia italiana?

Liquido senza dubbio.

Ieri intanto è stato annunciato un altro morto per neve. Mike Widlow un abitante dell’Arkansas, stava guardando con suo figlio alcune foto di Roma imbiancata dalla neve quando è stato colpito da infarto. Inutili i soccorsi della protezione civile, impossibilitata a raggiungere l’Arkansas anche a causa dei poteri limitati di cui dispone in questo momento.

Professore, cosa possiamo fare per difenderci?

Purtroppo c’è poco da fare, chiudete porte e finestre e copritevi bene, è un nemico subdolo…che ha molte forme diverse come ho già detto prima. Esiste la neve a larghe falde, a piccole falde, poi c’è la gragnola, nevischio, nevetonda, ah guardi poi c’è questa acquaneve che è fresca fresca, quanta je ne faccio?

Ne prendo due etti…

Sono 5 che faccio lascio?

Si perfetto. Grazie professore. Un’ultima domanda. Cosa pensa dei pupazzi di neve?

Sono sicuramente un modo per esorcizzare la paura. Se riusciamo a rendere il nostro nemico simile a noi, in un certo senso lo temiamo di meno. In fondo quello di cui tutti abbiamo paura è il diverso. Siamo tutti intrinsecamente xenofobi, e lo siamo anche nei confronti della neve.

Grazie ancora professore.

Grazie a lei.