Crozza e il monopolio della risata

Sto guardando Crozza nel paese delle meraviglie. E’ il monologo inziale. Crozza si ferma e dice una serie di freddure da far rabbrividire l’inventore della prima battuta divertente della storia, probabilmente quel fricchettone dell’uomo di Cromagnon. A questo punto Crozza si sdoppia. Non basta un personaggio, ne fa tre insieme. Per la precisione tre interpretazioni dei tre leghisti più in vista. Non rido. Al contrario dentro di me si muove un dubbio. Che fine ha fatto la satira? Già perchè quello che fa Crozza è tutto tranne satira tagliente. E’ una sorta di brodaglia in cui si sorride una volta ogni 10 minuti (qualunque pezzo che non fa ridere nei primi 2 minuti verrebbe automaticamente cassato nel mondo della risata). Lo spettacolo dura un’eternità, questo anche a causa dell’allungamento della prima serata a tutti e due gli slot serali. Così si risparmia, si paga uno solo e si coprono due spazi di programmazione. L’effetto collaterale è una lentezza senza senso e quell’ammasso di freddure che forse neanche mia nonna apprezzerebbe (come ad esempio “Pensiero stipendio” al posto di “pensiero stupendo” di Patti Bravo).

Ripeto la mia domanda precedente: che fine ha fatto la satira? Dove sono le alternative a Crozza? Non ci sono. Sono svanite nel nulla. Mentre in passato programmi come Avanzi (in seguito Tunnel, L’ottavo Nano, Pippo Chennedy) costruivano il loro successo su un ensemble di incredibile valore (tra i quali c’era anche lo stesso Crozza ancora insieme ai Broncoviz) oggi la satira è tutta nelle mani di un sol uomo. Una sorta di monopolio della risata che si rafforza quando dopo le sue 2 ore su La7, Crozza si porta a casa anche il monologo di Ballarò, peraltro su una rete concorrente. A rendere ancora più forte la sua presenza mediatica ci pensa Repubblica che posta qualsiasi cosa Crozza dica in homepage. Qual è il motivo di questo monopolio? Non ci sono più comici? Eppure coloro che hanno fatto la storia della satira recente sono tutti ancora in vita. Guzzanti, Corrado, ogni tanto si affaccia su Sky con un programma anche in quel caso interamente sulle sue spalle (e si vede, malgrado la qualità, anche li, la fatica del buon Corrado), mentre la sorella più piccola si è lanciata in solitaria su MTV però cercando una satira a buon mercato, più infantile, anche forse a causa del target più “basso” della rete. Neri Marcorè dopo il fallimento del suo programma è tornato al teatro. La Cortellesi si è sciolta come neve al sole, mentre i suoi ex colleghi della Gialappa’s dopo un ottima partenza con Mai Dire Gol si sono fossilizzati nel loro stile senza mai aggiungere nulla di nuovo. Anche loro sono spariti dagli schermi dopo che Mediaset non ha rinnovato Mai Dire Grande Fratello per la stagione 2014 (e visti gli ascolti di GF alla fine meglio così). Mazzocca, fratello di risate di Corrado Guzzanti a quanto pare ha aperto un ristorante a Miami e non ha alcuna intenzione di tornare a far ridere (anche se il meglio lo ha sempre dato insieme a Guzzanti). Nuove leve? Il programma della Guzzanti (sorella maggiore) aveva portato sullo schermo alcune nuove faccie (peraltro con un meccanismo interessante fatto di workshop, ospitati dal cinema occupato a San Lorenzo), anche li il programma però non ha portato gli ascolti sperati e lo show Un Due Tre Stella è finito nel cassetto. Stessa sorte per Serena Dandini e Vergassola anch’essi bruciati dagli ascolti fallimentari. Ultimo non in ordine cronologico, Luttazzi si è praticamente autodistrutto (dopo la cacciata dalla Rai) dopo essere stato preso in flagrante a scopiazzare i maestri dello stand-up made in USA.

(non cito programmi come Zelig, Colorado, o Superconvention, Le Iene, Striscia la notizia e simili, perchè non li ritengo programmi di satira. In aggiunta mi sono concentrato solo sulla parte televisiva lasciando fuori tutte le realtà web)

Niente sono arrivato alla fine di questo ragionamento comico (solo nel soggetto) però non riesco a trovare una risposta soddisfacente. E’ solo una questione di ascolti? Quelli in effetti sono a favore di Crozza (che fa stabilmente tra il il 9 e l’11 su una rete che di solito si attesta su ben altri risultati, verso il basso). Oppure la realtà è diventata talmente surreale che la battuta diventa un gioco di parole (stipendio/stupendo) e le maschere dei personaggi bastano a far ridere anche se il testo è di basso livello, come anche l’imitazione (anche se crozza non è mai stato un “realista” nelle sue interpretazioni). Basta dunque il soggetto, cambiato il contesto, per fare satira? Possibile che a distanza di 10 anni ancora dobbiamo rimpiangere il gruppo della tv delle ragazze come ultimo esempio di contenitore satirico ben riuscito? D’accordo, la finisco, vi ho riempito di dubbi e domande più che di risposte. Prendete questo post come una presa di coscienza, un’osservazione, e niente più. Chiudo citando un vecchio sketch dei Monty Python, nel quale il gruppo inglese mette in scena la comicità slapstick nella sua versione più tecnica e metalinguistica: torte in faccia e sgambetti sono spogliati di ogni orpello narrativo, scientificamente analizzati come in un autopsia del riso. Il risultato, manco a dirlo, è esilarante.

 

Perché Twitter impazzisce per Empy? La risposta di Twitter

Oggi abbiamo avuto l’ennesima prova che Twitter è diventato il centro di questa campagna elettorale 2013. L’ultimo fenomeno è quello del cane Empy, già 760 Retweet e 391 preferiti” in meno di 24 ore. I giornali titolano “Twitter impazzisce per Empy”, “Twitter si scatena” “Il cane che fa impazzire Twitter”.

Per cercare di capire meglio questa tendenza a quanto pare irreversibile abbiamo oggi qui con noi Twitter.

Salve e #grazie per avermi invitato sono molto #felice di essere qui con @HumorRisk.

Si..eh…non pensavo lo facesse anche dal vivo.

Fare cosa? #wtf

Niente. Andiamo avanti. Cosa ne pensa di questo fenomeno Empy. Perchè la fa così impazzire?

Innanzitutto vorrei chiarire la mia posizione. Io non impazzisco. Io sono un #social non posso impazzire così come non posso pisciare, è 1/2

Diceva..?

2/2 per me impossibile fare cose di questo tipo. Sono i giornali che enfatizzano.

Capisco, però non può dire di non essere responsabile dell’accaduto.

Io sono una piattaforma. Il resto lo fanno gli utenti. Non può accusare il marcia piede di ospitare una merda, è colpa del cane #yeswecane

Capisco, riporto dal Corriere di oggi: Un po’ per caso: @Nomfup, l’account del blog collettivo di comunicazione e politica, alla vista del cucciolo fra le braccia del premier ha commentato «il consiglio del guru americano: Yes we cane», subito dopo il giornalista Sergio Ragone (@sergioragone) lo ha trasformato in un hashtag.

Quello che voglio chiederle è come si fa a trasformare una stronzata in un hashtag?

Mi scusi, ma quello che mi ha appena riportato è un giornale? #fake #dontbelievethat

Si, è il corriere di oggi

Gli avvicino il tablet. Sotto voce comincia a leggere.

“E i suggerimenti fioccano: si va da «Moody’s» in omaggio alla società di rating ad «Angela» per ricordare il cancelliere Merkel. Ma c’è chi suggerisce «Nichi» (come Vendola), «Iban il terribile», «Fido in banca» (entrambi di @nomfup). Qualcuno azzarda «Spread», ma nella famiglia Monti c’è già chi è stato soprannominato come il differenziale tra Btp e Bund: Tommaso, il nipotino che gli amichetti della scuola materna chiamano come il livello del tasso tra di interesse tra titoli italiani e tedeschi.”

E’ uno scherzo? #thatsNotFunny

Io credo di no….

Improvvisamente mi sento svenire. Mi gira la testa, c’è qualcosa che non va.

Tutto a posto? cc @Osp_Israelitico @CRI_WEB

Io..no credo di no…senta io non ce la faccio più…

Cosa? #dichestaparlando

No basta con questi cazzo di hashtag. Io davvero, avevo questa idea del fantagiornalismo. Ma non so, credo sia un qualcosa di irrealizzabile. Voglio dire. Legga qui.

Ma Empy, di tutto questo, cosa ne pensa? Sì, perché da stamattina anche lui ha un account (falso) su Twitter: per ora ha poco meno di un centinaio di follower e un solo tweet «Wow, quanta Empatia nella mia nuova casa. Bau». Segue gli account di Monti, di Obama, di Daria Bignardi e delle Invasioni barbariche. Insieme al profilo su Twitter, Empy ha inaugurato da poco più di un’ora anche una pagina fan su Facebook. Per ora, c’è solo il video della trasmissione di ieri sera e una ventina di fan.

Capisce questo è un articolo, di un giornale nazionale. Dove cazzo lo metto il “Fanta” in mezzo a questo giornalismo? Qui non basta più mettersi la maschera in faccia, fare una pernacchia o creare un rovesciamento. Oramai per far ridere devi pensare a qualcosa di serio. Cristo Santo.

RT: @HumorRisk Capisce questo è un articolo, di un giornale nazionale. Dove cazzo lo metto il “Fanta” in mezzo a questo giornalismo?

Che cazzo era quello?

Un RT, era per dirle che sono d’accordo. Anche se di solito RT non è endorsemnt. Su non faccia così #dontworrybehappy…

Le ho detto di smetterla con questi cazzo di hashtag.

Mi scusi non volevo.

Vede, siamo arrivati a un livello in cui si cerca la risata ad ogni costo, come una gara a chi la spara più grossa, solo ci siamo dimenticati che abbiamo superato il limite. Se tutti fanno ridere. Nessuno è divertente. Come in quello sketch dei Monty Python.

RT @Humor…

Non ci provi neanche.

 

Derisi dagli altri #3

Siamo oramai alla terza puntata di questa rubrica che definirei deprimente. Lo so, non proprio la migliore delle presentazioni, ma questo è.

Protagonista delle risate altrui questa volta non poteva che essere lui. Il capitano Schettino. Il primo a non aver resistito alla battuta più facile della terra è stato David Letterman. “Mi hanno sempre raccontato che il capitano è l’ultimo ad abbandonare la nave…” Come biasimarlo.

Ma la “fama” di Schettino ha raggiunto anche le folli sponde di NMA, Next Media Animation, un gruppo di folli che raccontano le news con delle animazioni 3D che ricordano quelle di Time Crisis (ah bei ricordi)
Dopo aver digitalizzato le avventure di Silvio Berlusconi, ecco il turno del Capitano Schettino. Apprezzabile la metafora visiva con cui si descrivono le manovre folli del capitano, per l’occasione rinominato “Captain Coward”.


'Captain Coward' Francesco Schettino most hated… by NMAWorldEdition

Chiudiamo la rubrica con un video proveniente dagli Stati Uniti. Un gruppo di improvisattori, racconta così quello che è successo a bordo della Costa Concordia, in questo breve sketch.

 

Derisi dagli altri #2

Vi fischiano le orecchie? Non vi preoccupate nessun male di stagione. Qualcuno vi pensa e probabilmente sta ridendo. Continiuamo il nostro viaggio nella risata altrui.

Ero a Londra. Ero al cinema. Stavo guardando il nuovo film di Sofia Coppola. Somewhere. Il protagonista del film, un attore di successo, ma con una vita a pezzi, viene invitato a ritirare un premio in Italia: il telegatto. La Coppola descrive in maniera filologica cosa avviene in uno show Italiano. Quello che sto vedendo è esattamente quello che accade ogni giorno nella mia televisione. La sala ride a crepapelle. Affondo nella poltrona. Da notare la gag di Nichetti “regista dell’anno” in realtà dimenticato da tempo immemore.

[update]
La Universal ha appena tolto il video. Quindi dovrevete immaginarvelo.
[update 2]
Come non detto, ora va. Smettete di immaginare. Ho detto smettetela!
[update 3] Non me lo fa embeddare. Quindi andate al link qui sotto.

Siamo in Francia, notoriamente il nostro rapporto con i cugini d’oltralpe non è proprio idilliaco. Le Monde lo palesa in questo breve spot.


Se c’è qualcosa percui siamo diventati famosi all’estero è la cultura: opere d’arte, letteratura, monumenti e…ah già il Bunga Bunga. In questo video durante un telegiornale australiano, l’inviato da Roma cerca di spiegare cosa realmente sia, un Bunga Party. Ripeto, è un telegiornale, non uno show satirico.


Se c’è qualcuno senza peli sulla lingua è John Stweart. Durante il suo Daily Show, fa una lista di tutte le “allegation” di cui Berlusconi sarebbe accusato. Il suo commento: “A quanto pare SOLO ADESSO, SOLO ADESSO, ha superato il limite…” segue l’accusa di sesso con una minorenne, e l’inevitabile risata del pubblico.


Concludo con uno sketch che viene dalla Germania. Perfino i teutonici, non proprio considerati i re della risata (stando allo sketch della storica prima puntata del “Flying Circus”), si prendono gioco di noi. Come biasimarli.


 

Comici drammatici – Ricky Gervais


L’altro giorno mi sono ricordato di non aver completato la visione di Extras, serie scritta e diretta dal re della comicità inglese (almeno di questo periodo) Ricky Gervais e dal suo compagno di avventure Stephen Merchant. La serie è infatti composta da due stagioni, più uno special di natale che era rimasto nascosto nel cofanetto.
Inserisco il dvd sicuro di passare un paio d’ore di sano divertimento made in UK. Dopo poco però mi rendo conto di quanto poco ci sia da ridere. Non per mancanza degli attori ma per una dose di realismo che non mi aspettavo di trovare.
La serie è incentrata su una coppia di comparse e sulle loro peripezie in un lavoro fatto di umiliazioni, sudore e fatica. Ricky Gervais è Andy Milligam, un attore convinto dei propri mezzi che vuole sfondare come autore e comico “serio”. La sua carriera ha un impennata quando ottiene una parte per una sitcom BBC. In poco tempo però la sua idea originale, viene piegata alle leggi di mercato e il suo personaggio trasformato in un pappagallo legato a doppio filo alla sua battuta tormentone “Are You having a laugh? Is he having a laugh?”. Andy è frustrato, malgrado i 7 milioni di telespettatori che ogni sera si collegano e ridono a crepapelle.
Lo speciale di natale si riaggancia in questo frangente alla serie. Andy è cambiato. Stanco delle porte in faccia ricevute diventa rude e insensibile. La trasformazione è lenta e dolorosa per chi gli sta vicino. Il primo a cadere è il suo agente. Andy si lascia ammaliare da un rampante agente di una grande agenzia che gli promette grandi cose. Con un messaggio in segreteria Andy liquida il suo vecchio agente, lo spilungone Darren Lamb (co-autore fisso di Ricky Gervais, nonchè regista della serie) il quale mestamente torna a fare il suo vecchio lavoro, come tecnico in un negozio di telefonia. Andy abbandona la serie BBC annunciando il suo ritiro davanti al pubblico dell’ultima puntata. “Non voglio più fare il pupazzo che dice battute a pappagallo per un branco di imbecilli” Il pubblico non apprezza. Il direttore di BBC non apprezza. Andy è oramai uno spocchioso attore di successo, senza il successo. “Life is cruel” si limita a dire a chi gli fa notare di non poter fare una cosa del genere.
La cattiveria del personaggio e l’insensibilità crescono con il passare del tempo. Ricky Gervais è un maestro delle “Awkward situation” e ci tiene davanti alla vergogna per dei minuti che sembrano ore. Dove chiunque avrebbe tagliato Ricky continua imperterrito, ci lascia li davanti alla sua dignità che lentamente soccombe.
L’abbandono della serie lascia Andy senza lavoro. Le uniche offerte sono piccole apparizioni in parti poco interessanti. Speculare all’insuccesso di Andy è invece il successo di un suo ex collega che si ritrova co-protagonista di un blockbuster di Hollywood al fianco di Clive Owen. Ciò non fa altro che aumentare la frustrazione del personaggio.
Andy perde tutto, glii amici, il successo e la dignità e come ultimo gesto di disperazione decide di accettare l’offerta del suo agente che gli domanda: “Vuoi diventare ricco oppure uno stimato attore intellettuale? Scegline una perchè le due cose insieme non accadranno mai.” Voglio diventare ricco, dice senza un filo di voce Andy. La prova da superare è fare parte del “Grande Fratello” (la versione stile Isola dei Famosi, con una serie di reietti della televisione).
E’ la goccia che fa traboccare il vaso. Andy in diretta tv dichiara la sua vergogna per il mondo di cui fa parte, ammette i suoi errori e in un monologo al vetriolo demolisce l’intera industria dell’intrattenimento di massa. Uscito dalla casa l’agente lo accoglie con grandi sorrisi. La sua sfuriata gli farà fare un mucchio di soldi. Ma Andy ha deciso, non sono i soldi quello che vuole. La parabola è finita, il lieto fine c’è, ma è così amaro da sembrare più una resa che una decisione del protagonista. Il realismo con cui Gervais ci racconta il suo lavoro sembra abbandonare lo stile della sitcom, solitamente solo attraversato da piccoli singhiozzi drammatici. “Life is cruel”, come ripete il suo personaggio, e la sua rappresentazione non è da meno.
Lo so, vi ho praticamente raccontato tutto quello che potevo raccontarvi. Ma questo non inficerà la visione delle due stagioni precedenti che sono quanto di meglio potete vedere in televisione. In Italia non c’è stato spazio per Extras, a parte qualche breve apparizione (non doppiata) su alcuni canali satellitari.


 

Non c’è un cazzo da ridere.


Non c’è un cazzo da ridere. Non so come spiegarlo con altre parole, ma è quello che sento nel profondo del mio cuore. Mi guardo intorno e vedo persone che ridono. L’italia è un paese a cui piace ridere. Si ride istericamente. Ci basta una parolaccia messa al posto giusto (o buttata a caso) e giù grasse risate. Abbiamo una situazione socio-politica da far schifo. Ma noi ridiamo. E non conta l’appartenenza politica, a tutti ci piace ridere. CI piace ridere così tanto delle nostre disgrazie che i comici di oggi si sono trasformati in esperti di politica. I loro monologhi non sono estremizzazioni della realtà, salti pindarici nella nostra immaginazione. No. Sono esattamente la nostra realtà, raccontata per filo e per segno. Date corrette, nomi corretti. Tutto è al posto giusto, così tutto in ordine che a un certo punto mi è venuto spontaneo dire “Non c’è un cazzo da ridere”. Allora la risata è fatta solo dal contesto? Siccome sto guardando un comico in un teatro, allora è commedia, quindi devo ridere? Se dico Tremonti in un teatro rido, se lo dico in parlamento lo maledico per le decisioni che prende? I nostri comici, sembra abbiano dimenticato cosa voglia dire fare il comico. Analizzare ogni cosa come un chirurgo smontarla nei minimi particolare e poi con una sorta di ingegneria inversa riportarci gli argomenti in veste divertente. Oggi basta aprire il giornale, leggere ad alta voce, e avere il proprio monologo comico. Berlusconi ha detto questo. Grasse risate. Tremonti lo ha giustificato in questo modo! Grasse risate. La comicità è divertente quando è scritta, quando è fatta di acute osservazioni. Ma quando ci restituisce quello che vediamo tutti? Abbiamo ancora bisogno di comici? A quanto pare tutti possono diventare dei comici. Spinoza ha trasformato la freddura in un lavoro per tutti. Trova una notizia e finiscila in modo surreale. Ma la nostra realtà è cosi surreale, che qualche volta si fa fatica a distinguere un ANSA da uno SPINOZA. Comè possibile? Quando un comico ci porta nel suo mondo, noi all’inizio siamo schivi, ridiamo appena, poi piano piano ci rilassiamo e le risate escono più facilmente. Finita quell’ora torniamo al mondo reale. Ascoltando un monologo di Guzzanti ci si rende conto che tutto quello che dice, da anni, non è altro che la nostra situazione. I suoi discorsi di tremonti, differiscono in minima parte da quelli realmente pronunciati dal ministro dell’economia. Come è possibile. L’attrice Tina Fey ha realizzato uno degli sketch meno scritti della storia della televisione. In quel periodo interpretava una meravigliosa parodia di Sarah Palin. Un giorno ha avuto un colpo di genio. A seguito di un’intervista della candidata alle presidenziali, decide di prendere l’intervista, cosi com’era e di sostituirsi alla Palin. Sostituirsi fisicamente, non mentalmente. Ogni parola pronunciata dall’attrice ripercorrerà fedelmente il testo dell’intervista originale. Lo sketch è un successo clamoroso. La Fey finisce nelle televisioni di tutto il mondo. La gente ride. Ride di gusto. Ma il merito è tutto della Palin. L’autrice di quello sketch (involontariamente) è lei! Tina Fey ha il merito di reinterpretare la Palin alla perfezione, estremizzando i suoi tic. Lo stesso metodo si potrebbe applicare a molti politici italiani (quelli che sanno parlare italiano). Stamattina mi sento così. Che “Non c’è un cazzo da ridere”. Non so. Non riesco a trovare la parodia, in qualcosa che funziona già molto bene senza ironia. Paolo Rossi diceva che con un premier comico l’unica possibilità per i comici è di fare politica. La follia è che, malgrado Grillo lo neghi, è successo.