Intervista a Michele Santoro – “Non ho rosicato”

Oggi abbiamo il piacere di avere qui uno dei presentatori più noti e di successo della televisione italiana. Dai tempi di Samarcanda, Moby Dick addirittura dietro le linee nemiche fino ad arrivare all’incredibile esperimento mediatico che è stato e ancora è Servizio Pubblico. Michele, posso chiamarti Michele…

No.

Mic…Santoro, Santoro…posso darle del Lei?

Se vuole.

Grazie. Beh, non possiamo non parlare di quello che è successo settimana scorsa. Un evento incredibile qualcosa che nessuno avrebbe mai immaginato…

Prima o poi doveva succedere.

Si ma nessuno si sarebbe aspettato così presto…

Beh c’è da dire che non aveva praticamente cambi.

Cambi..?

Totti infortunato, Osvaldo acciaccato…era inevitabile..

Mi scusi non la seguo.

Non stavamo parlando della difesa a tre di Zeman?

Mi riferivo alla serata di Servizio Pubblico con Berlusconi e alla sua rezione nella puntata di ieri sera.

Oh…QUELL’evento. Beh si se vuole chiamarlo cosi.

33% 8.670.000 di spettatori, record assoluto per LA7 se non è un evento questo scusi allora il governo Monti è stato un governo legittimo.

Si sente un fischio. Guardo nel vuoto. Santoro se ne accorge. Blatera qualcosa ma non riesco a sentirlo. Quindi di colpo mi riprendo.

La domanda?

Ah si certo, mi scusi. Il governo…Monti…si insomma. Mi perdoni. La domanda. Si certo.

L’ascolto.

Riguardo la sua reazione alle critiche, si insomma, il suo monologo di inizio trasmissione…

Si…

Ecco…

La d-o-m-a-n-d-a…

Lei è un rosicone.

Cala il silenzio. Alcune particelle di polvere che si stavano per poggiare sul tavolo davanti a noi si fermano e lentamente tornano sui loro passi. Santoro mi guarda dritto negli occhi. Le narici si gonfiano e si sgonfiano come una pompa da campeggio intenta a gonfiare un materassino bucato. Sono quasi certo che abbia rosicato.

Mi scusi?

Non posso tirarmi indietro. Oramai il dado è tratto. Rien va plus. Le jeux sont fait. A’ la guerre comme à la guerre! Apertis verbis. La fortuna aiuta gli audaci. Morituri te salutant! Si insomma avete capito. Se i topi ballano tanto vale ballare. Forse quest’ultimo era fuori luogo.

E’ un rosicone?

No.

Un po’..

No.

Si.

No.

Si. Un pelucchietto…rosicone..andiamo..

No.

Si.

No.

Si.

No.

Si.

Doppio no con specchio riflesso.

Cosa?

Aha, ho vinto!

Non ha vinto, vinto cosa?

In your face!

Aspetti non ha vinto, perchè non c’era nulla da vincere…

Santoro mi guarda negli occhi. E’ immobile si muove solo il suo braccio sinistro. Il movimento mi porta a guardare. Sta tenendo pollice e indice uniti in modo da formare un cerchio.

Aha! Hai guardato. Adesso devi pagare penitenza.

Penitenza? Io non ho guardato nulla!

Ah si, regia mi rimandate per favore la descrizione di qualche riga più sopra per favore?

Non c’è alcuna regia…

Santoro mi guarda negli occhi. E’ immobile si muove solo il suo braccio sinistro. Il movimento mi porta a guardare. Sta tenendo le dita in modo da formare un cerchio.

Visto?

Come diavolo…

E adesso mi scusi devo andare la lascio con queste parole “La guerra è scoppiata ma loro comunque vada la vinceranno lo stesso anche questa volta”

Quindi ha rosicato?

Buio.

 

Il lato sinistro del cervello: “The Berlusconi of the brain”

Oramai Berlusconi è lo zimbello d’Europa. Il video della Merkel e di Sarkozy ce lo ha dimostrato, se ancora avessimo qualche dubbio al riguardo.

Oggi, dovendomi studiare un po di cervello, ho trovato un piccolo “tutorial” molto interessante su come funziona il nostro cervello. Il video cerca di sfatare molti miti sul diverso ruolo del lato destro e sinistro. La divisione tra creativo e razionale. Ma non è questo il punto di questo post. Al minuto 10’10” sento qualcosa che non mi sarei mai aspettato, almeno in un video di divulgazione scientifica.

Dal titolo lo avete capito. “…mi piace chiamare la parte sinistra del cervello, la parte “Berlusconiana del cervello…”. Seguono grasse risate. Commento. Ancora grasse risate.

Qua sotto il video.

 

Derisi dagli altri #2

Vi fischiano le orecchie? Non vi preoccupate nessun male di stagione. Qualcuno vi pensa e probabilmente sta ridendo. Continiuamo il nostro viaggio nella risata altrui.

Ero a Londra. Ero al cinema. Stavo guardando il nuovo film di Sofia Coppola. Somewhere. Il protagonista del film, un attore di successo, ma con una vita a pezzi, viene invitato a ritirare un premio in Italia: il telegatto. La Coppola descrive in maniera filologica cosa avviene in uno show Italiano. Quello che sto vedendo è esattamente quello che accade ogni giorno nella mia televisione. La sala ride a crepapelle. Affondo nella poltrona. Da notare la gag di Nichetti “regista dell’anno” in realtà dimenticato da tempo immemore.

[update]
La Universal ha appena tolto il video. Quindi dovrevete immaginarvelo.
[update 2]
Come non detto, ora va. Smettete di immaginare. Ho detto smettetela!
[update 3] Non me lo fa embeddare. Quindi andate al link qui sotto.

Siamo in Francia, notoriamente il nostro rapporto con i cugini d’oltralpe non è proprio idilliaco. Le Monde lo palesa in questo breve spot.


Se c’è qualcosa percui siamo diventati famosi all’estero è la cultura: opere d’arte, letteratura, monumenti e…ah già il Bunga Bunga. In questo video durante un telegiornale australiano, l’inviato da Roma cerca di spiegare cosa realmente sia, un Bunga Party. Ripeto, è un telegiornale, non uno show satirico.


Se c’è qualcuno senza peli sulla lingua è John Stweart. Durante il suo Daily Show, fa una lista di tutte le “allegation” di cui Berlusconi sarebbe accusato. Il suo commento: “A quanto pare SOLO ADESSO, SOLO ADESSO, ha superato il limite…” segue l’accusa di sesso con una minorenne, e l’inevitabile risata del pubblico.


Concludo con uno sketch che viene dalla Germania. Perfino i teutonici, non proprio considerati i re della risata (stando allo sketch della storica prima puntata del “Flying Circus”), si prendono gioco di noi. Come biasimarli.


 

Derisi dagli altri #1

Questa sera volevo inaugurare una piccola rubrica che, parodiando la ben più seria “Visti dagli altri” di Internazionale, vuole dare un’occhiata a quello che dicono di noi fuori dal nostro piccolo mondo italiano. Così tanto per evitare grane e sapere perchè una sera al Fringe Festival di Edimburgo, seduto a un tavolino, mi sono visto rivolgere la parola dallo stand up comedian in quel momento sul palco. “Hey What we got here…you…what’s your name” “My name is Giacomo” “Where are you from?” “Italy” “ITALY! I see…And What you do for living Giacomo…” “I work for a satellite TV” A quel punto il suo viso si è illumintato. “TV….ITALY! Tv its a shit in Italy isnt it?” (E’ abbastanza palese ma non si sa mai “LA tv è una merda in Italia non è vero?”). Seguono grasse risate del pubblico e una signora che mi ha guardato di traverso tutto il tempo fino a che non gli ho esclamato “Guardi che è il nostro premier ad andare a mignotte!”

Fine premessa.

Partiamo con il primo video, il casus belli di questa rubrica. Me l’ha comunicato un mio amico, ma non volevo crederci. Anche Adam Sandler, non proprio il primo della classe in USA per savoir fair, ha pensato bene di giubilarsi di noi italiani, in questo modo nel film “Grow Ups” (in Italia “Un Weekend da Bamboccioni”)


Ma passiamo a chi di comicità se ne intende e infatti la satira è più velata per quanto tagliente. Lo show è 30 Rock, Tina Fey discute con Alec Baldwing sulla possibilità di corrompere un inquilino che non vuole lasciare la casa dei suoi sogni. La risposta di Baldwing? “A Manhattan non esistono regole è come arrivare in un aeroporto Italiano!” Immediatamente dopo anche Jenna riprende la battuta precedente questa volta prendendoci alla sprovvista “…è come arrivare in Italia a un festino privato”.


Sempre in 30 Rock questa volta la battuta è visiva. “Vi piace il mio costume? Andiamo, sono un ministro italiano no?”


Ma passiamo all’Inghilterra. Lo sketch in questione è girato qualche tempo fa su FB è magari ne avete già preso visione. E’ uno sketch della coppia comica Harry Enfield and Paul Whitehouse. Dopo due stagioni su BBC1 è stato retrocesso quest’anno a BBC2. Il gioco è semplice. Paul interpreta il nostro primo ministro che parla una specie di grammelò, mentre Harry è il suo interprete che ci illumina sulle sue vere parole. Assolutamente esilarante, se non fosse tutto vero o quasi.


Chiudiamo con Conan Obrien che durante l’intro al suo show, decide di collegarsi in diretta con il portavoce (di finzione) del nostro primo ministro. Lo sketch è di semplice comprensione.


Una vera sequela di irriverenti rappresentazioni del nostro primo ministro. Ma nessuno è stato così irrispetoso, quanto lui: Il mago Silvan.


 

Intercettazioni pericolose – Conspiracy inside


La privacy. Cosa rimane della nostra privacy. Nulla, quasi nulla. Viviamo in una società in cui la nostra privacy è violata ogni singolo istante. Il nostro presidente del consiglio ci vuole far credere che il problema sia risolvibile con una legge che vieti ai giudici di farne l’unico utilizzo etico che ne viene fatto. Beccare i criminali. E qualcuno gli da anche ragione! Ragioniamo un secondo cara casalinga che tanto ti preoccupi che qualcuno possa in qualche modo ascoltare le tue interessantissime telefonate. Il telefono è solo l’ultimo dei mezzi di comunicazione con il quale sapere cosa stai facendo. Mezzi di trasporto. Oramai il vecchio biglietto sta piano piano sparendo, ora c’è quello magnetico o meglio ancora la tessera magnetica, con dentro tutti i nostri dati. Ogni volta che la passiamo stiamo dando informazioni sui nostri spostamenti. Ma non finisce qui, una volta comunicato che ci stiamo spostando da piazza mazzini a viale giulio cesare, tiriamo fuori la nostra carta di credito per pagare. Solo un totale dei soldi spesi direte voi, poco male. Ma noi, non paghi di far sapere quanto abbiamo speso, vogliamo essere più precisi. “Signore ha la carta spesa amica?” “Certo.” Prego prenda pure, si appropri di tutti i miei acquisti degli ultimi due anni, così che potrà più semplicemente stilare una lista dei miei consumi e fare un cross check con quelli degli altri utenti e così “imparare” a fottermi meglio la prossima volta che metto piede in questo posto. Potrà quindi capire che abbiamo avuto un figlio dall’aumento spropositato di stuzzichini e birra…oh! Ecco infatti, pannolini, aggiunti alla lista. Uscendo dal supermercato vediamo quindi il cartello CCTV. Un’associazione del consumatore? Neanche per sogno. Telecamere a circuito chiuso. Così nel caso non si fidino del codici a barre c’è sempre l’immagine dell’acquirente. Potrebbe essere interessante vedere come le persone si muovono nei supermercati, dove vanno prima, come tornano sui loro passi e come scelgono i prodotti. “I biscotti andrebbero spostati più giù il sale più su!”. E’ finita qui? No. Il telefono! Attenzione non sto parlando di telefonate. Quelle sono escluse, sono solo l’ultima delle nostre preoccupazioni. Il nostro smart phone appena acquistato. L’acquisto delle applicazioni è settato in un one click buy. La carta è già registrata così comprare ci sembrerà come un gioco. “Non ho inserito alcun dato, non sto realmente comprando!” Certo come no. Ma non sto tornado alla carta, ci siamo già passati, anche in questo caso, passiamo informazioni sui nostri acquisti. Il dato passato è un altro. Alcune applicazioni infatti prendono la nostra posizione geografica, apparentemente per migliorare le prestazioni. Già allora perchè un gioco di ping pong deve sapere dove mi trovo per funzionare? L’applicazione quindi oltre a mandare la vostra posizione, si prodigherà a mandare anche il codice del vostro telefono. Avete sentito bene, ogni telefono ha un codice personale, unico, contenente tutti i dati necessari a stilare un profilo del suo (vostro) utilizzo. Ma come finire questa analisi se non con il nostro tocco, consapevole, finale. Tutto quello che avete ascolato fino ad ora, è responsabilità nostra, ma fino ad un certo punto. Ora passiamo alle nostre di responsabilità. Il mobile social networking. Ogni giorno, spontaneamente, comunichiamo sui social network, la nostra posizione, il nostro stato d’animo, una foto della luogo e per essere precisi, tagghiamo noi e le persone presenti sul luogo, così tanto per non sbagliarci. Poi imprecisi nei settings permettiamo a tutti di vedere e commentare le nostre avventure. Comunichiamo la nostra religione il nostro orientamento sessuale, il nostro compleanno (e di conseguenza il nostro codice fiscale, facilmente riproducibile con programmini disponibili online), la nostra casa, la via della nostra abitazione (con tanto di check in e check out, così da far sapere ad un interessato ladro se siamo presenti o no all’interno del’abitazione, magari facendo un altro check in a 200 km di distanza, dando la totale certezza che nessuno sarà presente mentre vi svuotano l’appartamento) con tanto di geolocalizzazione (latitudine e longitudine) metti che qualcuno non è abbastanza intelligente da andare sul tutto città. Ora secondo voi, a questo punto, io, spia, avrei bisogno di ulteriori informazioni a vostro riguardo? E un giudice che cerca di combattera la mafia non ha neanche il diritto di spiare una telefonata? Peraltro per sentire cose che potrebbe tranquillamente sapere solo rovistando nella vostra spazzatura. Buona giornata.

 

Non c’è un cazzo da ridere.


Non c’è un cazzo da ridere. Non so come spiegarlo con altre parole, ma è quello che sento nel profondo del mio cuore. Mi guardo intorno e vedo persone che ridono. L’italia è un paese a cui piace ridere. Si ride istericamente. Ci basta una parolaccia messa al posto giusto (o buttata a caso) e giù grasse risate. Abbiamo una situazione socio-politica da far schifo. Ma noi ridiamo. E non conta l’appartenenza politica, a tutti ci piace ridere. CI piace ridere così tanto delle nostre disgrazie che i comici di oggi si sono trasformati in esperti di politica. I loro monologhi non sono estremizzazioni della realtà, salti pindarici nella nostra immaginazione. No. Sono esattamente la nostra realtà, raccontata per filo e per segno. Date corrette, nomi corretti. Tutto è al posto giusto, così tutto in ordine che a un certo punto mi è venuto spontaneo dire “Non c’è un cazzo da ridere”. Allora la risata è fatta solo dal contesto? Siccome sto guardando un comico in un teatro, allora è commedia, quindi devo ridere? Se dico Tremonti in un teatro rido, se lo dico in parlamento lo maledico per le decisioni che prende? I nostri comici, sembra abbiano dimenticato cosa voglia dire fare il comico. Analizzare ogni cosa come un chirurgo smontarla nei minimi particolare e poi con una sorta di ingegneria inversa riportarci gli argomenti in veste divertente. Oggi basta aprire il giornale, leggere ad alta voce, e avere il proprio monologo comico. Berlusconi ha detto questo. Grasse risate. Tremonti lo ha giustificato in questo modo! Grasse risate. La comicità è divertente quando è scritta, quando è fatta di acute osservazioni. Ma quando ci restituisce quello che vediamo tutti? Abbiamo ancora bisogno di comici? A quanto pare tutti possono diventare dei comici. Spinoza ha trasformato la freddura in un lavoro per tutti. Trova una notizia e finiscila in modo surreale. Ma la nostra realtà è cosi surreale, che qualche volta si fa fatica a distinguere un ANSA da uno SPINOZA. Comè possibile? Quando un comico ci porta nel suo mondo, noi all’inizio siamo schivi, ridiamo appena, poi piano piano ci rilassiamo e le risate escono più facilmente. Finita quell’ora torniamo al mondo reale. Ascoltando un monologo di Guzzanti ci si rende conto che tutto quello che dice, da anni, non è altro che la nostra situazione. I suoi discorsi di tremonti, differiscono in minima parte da quelli realmente pronunciati dal ministro dell’economia. Come è possibile. L’attrice Tina Fey ha realizzato uno degli sketch meno scritti della storia della televisione. In quel periodo interpretava una meravigliosa parodia di Sarah Palin. Un giorno ha avuto un colpo di genio. A seguito di un’intervista della candidata alle presidenziali, decide di prendere l’intervista, cosi com’era e di sostituirsi alla Palin. Sostituirsi fisicamente, non mentalmente. Ogni parola pronunciata dall’attrice ripercorrerà fedelmente il testo dell’intervista originale. Lo sketch è un successo clamoroso. La Fey finisce nelle televisioni di tutto il mondo. La gente ride. Ride di gusto. Ma il merito è tutto della Palin. L’autrice di quello sketch (involontariamente) è lei! Tina Fey ha il merito di reinterpretare la Palin alla perfezione, estremizzando i suoi tic. Lo stesso metodo si potrebbe applicare a molti politici italiani (quelli che sanno parlare italiano). Stamattina mi sento così. Che “Non c’è un cazzo da ridere”. Non so. Non riesco a trovare la parodia, in qualcosa che funziona già molto bene senza ironia. Paolo Rossi diceva che con un premier comico l’unica possibilità per i comici è di fare politica. La follia è che, malgrado Grillo lo neghi, è successo.