Inside Roma Fiction Fest – Anteprima Episodes

Quest’oggi verrà proiettata l’anteprima della serie BBC/Showtime Episodes. Lo show è già andato in onda per intero sia in Inghilterra che negli Stati Uniti. Una seconda stagione è già in produzione visto il buon successo dei primi 8 episodi.

Dopo le innumerevoli Master Class passate a parlare di televisione, adattamenti e co-produzioni non poteva mancare all’appello una serie come Episodes. In un certo senso lo show che più di ogni altro racchiude le tematiche che hanno attraversato questa quinta edizione del Roma Fiction Fest.

Non è un caso che durante la Master Class “Adaptation”, Ashley Pharoah a domanda “Ha visto Episodes? Quanto c’è di vero in quella serie?” abbia risposto candidamente “Quella non è una serie, è un documentario!”

La storia è semplice: due autori inglesi dopo l’ennesima vittoria ai Bafta, vengono avvicinati da un importante produttore americano che vuole acquistare la serie. Per acquistare intende “adattare” per il pubblico americano. I due autori vengono ingaggiati per seguire il lavoro in USA. L’entusiasmo iniziale della coppia (i due sono anche marito e moglie) di sceneggiatori cala con il passare dei giorni e con l’aumentare dei cambiamenti che i due sono costretti a inserire nello script originale.

Protagonista della serie Matt Leblanc (la star di Friends) nella parte di se stesso, davvero esilarante. Se siete dalle parti dell’auditorium vale la pena passare.

Se volete saperne di più, avevo già scritto una recensione uscita su Film.it (clicca qui per la recensione)

Qui sotto la scheda dell’evento

Anteprima Internazionale Ore 18,00 Sala Petrassi.

“EPISODES”

(Hat Trick / Crane Klarik / BBC Two / Showtime)

Creatori: David Crane e Jeffrey Klarik (David Crane è il creatore di Friends)

Regno Unito/USA 2011, 2×28’

TRAILER

 

Inside Roma Fiction Fest – “Missing” – Master Class

Quarto giorno di festival. Cominciano a presentarsi i primi segni di cedimento psicofisico. Vibrazione perenne all’occhio destro. Dolori muscolari persistenti e un insensato desiderio di rivedere stagione 2 di “Un medico in famiglia”. “Giacomo ti senti bene…?” La voce del mio amico mi arriva come se stessi indossando un casco da astronauta. “Si mi sento bene, ho solo bisogno di una puntata di “Sangue Caldo”…” Per fortuna il mio amico mi ferma in tempo, colpendomi con un mucchio di programmi del fiction fest. Rinsavito, prendo il mio destriero e mi dirigo verso la master class in sala Sinopoli.

Arrivo tardi. Ma oramai non ci fa più caso nessuno.

La master class di oggi si occupa della serie Missing prodotta da Gina Matthews e Grant Scharbo, entrambi presenti in sala. Argomento di discussione il modello di business adottato dalla coppia (anche nella vita) di produttori. Quando i due si sono presentati dall’ABC hanno proposto di allargare il mercato seriale all’estero. In che modo? Co-producendo la serie in vari paesi diversi. Per fare questo c’è stato bisogno di una forte base narrativa e di un ottimo piano di produzione. La serie racconta le vicende di una madre sulle tracce di suo figlio scomparso. La storia è semplice, ma terribilmente funzionale al business plan pensato dai due executive.

Il sistema prevede un plot di massima prestabilito, ma in grado di adattarsi ai bisogni produttivi. Ci spiega meglio Gina: ‘A un certo punto ci siamo trovati a dover decidere se girare o no a Dubrovnik. Volevamo fortemente quella location, ma per poterla utilizzare dovevamo cambiare il piano di produzione. Così abbiamo cominciato le riprese con l’episodio 4. Il season finale è invece stato girato a Istambul. Non era stato previsto, quando eravamo ancora in fase di scrittura, molte delle ambientazioni sono state scelte in corso d’opera’

Il cast della serie è internazionale. Anche in questo caso le necessità sono duplici, da una parte essere fedeli al plot dall’altra massimizzare la visibilità nel paese in cui si va a girare. Per ogni nazione sono stati scelti attori rappresentativi o conosciuti in loco. In questo modo si pensa di attirare il pubblico autoctono.

‘Quello che volevamo fare era portare le bellezze dell’Europa nei salotti statunitensi. In Europa, ogni luogo è speciale.’

‘La parte più difficile è stato coordinare il lavoro all’estero con quello in studio. Grazie agli effetti speciali potevamo girare alcune scene senza muoverci da Los Angeles, ma nel frattempo doveva essere in Europa per scegliere nuove location e prendere contatti con i tecnici. Lavorare con troupe straniere è molto difficile. In Turchia ad esempio ci siamo trovati in grosse difficoltà anche per i limiti che la lingua imponeva.’

Vi è convenuto lavorare in Europa?

Risponde Gina ‘Si, è vero qualche volta lavorare all’estero conviene anche economicamente (qualcuno fa notare come anche in Italia si preferisca girare in Argentina per risparmiare), ma quello che volevamo noi era l’ambientazione reale. Non stavamo cercando dei surrogati di luoghi che potevamo trovare anche in USA. Roma è Roma, Parigi è Parigi, è insostituibile e il suo fascino irriproducibile. Potevamo girare in Lousiana e avremmo avuto degli sgravi fino al 35 percento. Ma la Louisiana non è la Francia!’

Come avete presentato il progetto a ABC?

‘Ci siamo presentati con il progetto intero. Non volevamo produrre una pilota di una singola puntata. Non aveva senso andare in Europa per tornare con 40 minuti di materiale. Quindi abbiamo preso il rischio e abbiamo portato un progetto per 10 puntate e Abc ha detto si! Il progetto funzionava già su carta, certe volte se si riesce a essere chiari nelle proprie idee non c’è bisogno di girare una pilota. Sicuramente la serie di “genere” ha un vantaggio sulle altre poichè non devo spiegare proprio tutto. Il genere è facilmente comprensibile, esiste già, se la storia ti piace il gioco è fatto.’

La Matthews e Scharbo spiegano come sia un momento particolare per i grandi network. La cable tv (HBO, Showtime) ha fatto passi da gigante, guadagnandosi visibilità e pubblico. Il cavo non ha bisogno di piacere a tutti, può essere “edgy”, può spingersi là dove i grandi network non possono arrivare. Se vuoi stare al passo con loro devi fare rumore. Naturalmente non si può chiedere a una major di produrre qualcosa come Breaking Bad. Allora che fare? L’ABC ha cercato, producendo Missing, di creare un genere ibrido, in cui si immettono argomenti “rischiosi” senza abbandonare però il grande pubblico.

A questo punto Gina involotariamente lancia uno scoop nella sala Sinopoli. A quanto pare due serie Italiane da loro visionate sono state selezionate per un possibile adattamento made in USA. La prima è Squadra Antimafia (Tao2) e l’altra è Tutti Pazzi per amore. Brusio tra il pubblico. Il relatore strabuzza gli occhi e chiede conferma. A quanto pare il contatto c’è stato. Poi Gina ridimensiona la notizia: ‘Abbiamo avuto un contatto per un possibile adattamento. Abbiamo passato il soggetto ai nostri sceneggiatori che ci stanno lavorando. A quel punto con il soggetto in mano andremo dai network per vedere se sono interessati.’ La strada è dunque ancora lunga.

Si torna a parlare di Missing. Quanto incide l’audience europeo sul successo del progetto?

I due premettono che il budget della serie è comunque nella norma. In media con le altre produzioni USA. ‘Certo il mercato europeo può essere un fattore, ma non sappiamo quanto l’ABC abbia calcolato di guadagnare fuori dal confine americano.’

Viene chiesto se la serie avrà un lancio globale, come è già accaduto per alcuni serial USA (The Listener, e il più recente Terra Nova). ‘Probabilmente no, ma non sono sicura’ I due danno risposte discordanti per poi alla fine ammettere di non saperne nulla. (la serie conclude le riprese settimana prossima)

A sorpresa arriva sul palco Adriano Giannini, uno degli attori Italiani impegnati in questa co-produzione europea. In jeans e camicia un po’ sgualcito si presenta al pubblico. Descrive come è stato lavorare in una grande produzione come quella di Missing: ‘Sono molto contento, ho lavorato con dei grandi professionisti’.

Segue un divertente siparietto in cui Giannini racconta qualcosa riguardo il suo personaggio sotto gli occhi inquisitori dei due executive. La trama della serie è top secret (si tratta di un thriller…) è Giannini imbarazzato si muove a tentoni: ‘Si può dire che sta cercando il figlio?’ Risate dal pubblico. Risate dai producer. ‘Qualche domanda per Giannini?’. Segue un silenzio tombale. Al quarto giorno di Master Class il pubblico comincia a perdere colpi e la stanchezza colpisce un po’ tutti. Mi vibra l’occhio, ho un dolore persistente alle gambe e un insensato desiderio di guardare la stagione due di “Un medico in famiglia”. Forse è meglio che vado a dormire.


PS. prima di crollare sono riuscito a vedere Case Histories, adattamento per la tv del romanzo omonimo di Kate Atkinson. Protagonista della serie il detective Jackson Brodie. La sceneggiatura per la tv è di Ashley Pharoah (Life on Mars). Vale la pena dargli un’occhiata.


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Inside Roma Fiction Fest – Adaptation – Master Class

Nella terza giornata del festival si parla di adattamenti. E’ quasi la norma scoprire che una serie che seguiamo appasionatamente, sia in realtà l’adattamento (made in USA sempre più spesso) di una serie proveniente da un altro paese e di cui non abbiamo mai sentito parlare. L’Inghilterra rimane il bacino più grande da cui le major americane “rubano” quando si trovano a corto di idee. Ospiti d’onore, due autori di punta della tv Uk, che hanno visto le loro serie adattate per il mercato USA: Tobey Withouse (creatore di Being Human) e Ashley Pharoah (creatore di Life on Mars). A rappresentare l’Italia Ivan Cotroneo (creatore della serie “Tutti pazzi per amore” ieri sera al festival) e Daniele Cesarano (“creatore” di RIS).

Arrivo leggermente in ritardo e quindi entro che la discuissione è già avviata.

Si parla di modi di scrivere, e di come l’Inghilterra percepisce le serie televisive che vengono da fuori. Con il solito Humor che li contraddistingue la coppia di autori inglesi smonta subito l’attegiamento britannico: “Abbiamo sempre questo atteggiamento nei confronti della narrazione, come se l’avessimo inventato noi, come se fosse solo roba nostra. Quando vediamo opere, o serie che provengono dalle nostre “colonie” (si riferisce agli USA, NDR) diciamo “bravo, bel lavoro, continua così”, ma di base siamo molto concentrati sui nostri prodotti.” continua Tobey Withouse ‘Oltre tutto odiamo i sottotitoli, e tutto ciò che distrae dal prodotto in sè, quindi conosciamo molto poco di quello che non è in lingua inglese’.

In effetti le serie inglesi hanno una forte caratterizzazione e un’originalità che le rende molto appetibili per il mercato estero sempre in cerca di qualcosa di nuovo. Ma non è sempre stato così, come spiega Ashley Pharoah ’10 anni fà non avresti mai incontrato un Executive di una tv americana a Londra, ora è normale incontrarli per strada. Guardano molto la nostra televisione e sono al corrente di tutte le produzioni in corso.’

Entra nella discussione Daniele Cesarano che ammette candidamente che RIS è stato una sorta di furto, più che un adattamento. Qualcuno tra il pubblico ride, non si capisce se per la battuta o per la mise di Cesarano che sembrava appena tornato dalle Bahamas.
Secondo Cesarano un prodotto come RIS non ha molto mercato all’estero, perchè ‘quando si parla di poliziotti, crime investigation o simili, ognuno vuole il suo. Vuole il suo eroe autoctono’. In effetti è facile trovare il Derrick di turno in ogni nazione. ‘I tedeschi sono un eccezione, sono riusciti a vendere molto anche all’estero, Rex ad esempio, è una delle serie europee più vendute all’estero’.

Qualcuno dal pubblico chiede alla coppia di ospiti inglesi se conoscono qualche serie italiana. I due si guardano negli occhi e rispondono con un laconico: ‘NO’. Sportivamente però rigirano la domanda al giornalista: ‘Lei cosa mi consiglierebbe da portare con me in Inghilterra?’. Il giornalista consiglia due serie Boris e Romanzo Criminale. Il presentatore aggiunge ‘Beh c’è anche Tutti pazzi per amore – facendo l’occhiolino a Cotroneo che affonda nella poltrona. Cesarano fa notare che è impossibile adattare Romanzo Criminale (In realtà la HBO ha acquistato i diritti e sembra prepari proprio un remake).

Ashley ringrazia e riprende il discorso dicendo che in realtà ricorda qualcosa di prodotto in Italia. Si tratta di “Zen”, una serie prodotto per BBC 1 ambientata in Italia, ma misteriosamente recitata solo in inglese (anche dagli attori Italiani). Dopo i primi 3 episodi (andati in onda a gennaio di quest’anno) la serie è stata cancellata. Curiosità, gli attori uomini erano inglesi, mentre le interpreti tutte italiane (a parte Cathrine Spaak, che però potremmo considerare italiana, per la sua lunga permanenza nel nostro paese).

Si continua a parlare di adattamenti, questa volta però da paesi non inglesi. Nel particolare ci si sofferma su casi come The Killing, serie danese adattata nell’omonima versione statunitense (entrambe proiettate al festival, ahimè non ho fatto a tempo), o Intreatment serie israeliana adattata con successo da HBO. Tutti gli ospiti sono unanimi nel ritenere Intreatment forse il miglior adattamento di una serie tv per il mercato USA. Commenta Withouse: ‘La bravura del produttore americano è stata quella di non snaturare il prodotto originale, non cercare di americanizzarlo a ogni costo. Infatti quando si guarda Intreatment si ha la sensazione di guardare qualcosa di europeo, di nuovo per il panorama americano’. Viene fatto anche il nome di Gideon Raff, autore e regista israeliano che ha curato l’adattamento di “Homeland” serie USA appena iniziata, e che sarà ospite al festival domani.

Mi inserisco nella conversazione e faccio una domanda ai due inglesi: ‘Abbiamo parlato di format e l’Inghilterra ci ha sempre abituato a un formato diverso alla tv americana. Mi spiego meglio, in USA si produce una serie di 24 puntate, mentre in UK solitamente la serie si protrae per non più di 6 o 12 episodi. E’ solo un motivo economico o c’è anche un diverso modo di vedere il racconto e la narrazione? E poi volevo sapere se avevate visto Episodes e quanto c’è di vero in quella serie’

Risponde Ashley ‘Quella serie, Episodes, è un documentario’ – ride – ‘ Tornando al formato, è sia un problema di mercato che un problema economico. Il nostro mercato (quello inglese) è diverso da quello americano. Loro non solo fanno una Pilot, per loro esiste il concetto di Season Pilot. Si fa un’intera serie per vedere se un prodotto funziona. Inoltre il lavoro autoriale da noi è molto ridimensionato, in parte per un problema di budget. In USA si mettono pacchi di sceneggiatori, chiusi per mesi a produrre. Da noi il lavoro è più individuale, si lavora in pochi. Vorrei davvero poter avere così tanti sceneggiatori, ma non è possibile. E’ un modo diverso di concepire il processo creativo. Comunque preferisco il formato inglese, non potrei mai pensare di dover scrivere 24 puntate a stagione, diventerei pazzo!’

Tobey prende la parola ‘Un altro motivo sono le esclusive con gli attori. In America si fanno contratti più lunghi (e più pagati) con gli attori. Da noi di solito si fanno massimo due anni, allo scadere dei quali l’attore preferisce andarsene verso altri lidi (sempre statunitensi aggiunge Ashley). Ad esempio in Being Human abbiamo aggiunto due personaggi (una sorta di Backdoor pilot) per vedere come poterli inserire nella storia. Il mio problema è che non posso pensare a lungo raggio, perchè non so esattamente che personaggi potrò utilizzare nella prossima stagione. E questo succede a prescindere dal successo della serie’.

Qui si aggancia Ashley ‘Questo è uno dei motivi percui Life on Mars ha chiuso dopo solo due stagioni’.

I due autori ricordano come esistano anche da loro le così dette serie “infinite” ma che siano relegate a due generi come il poliziesco o il medical. Questo è dovuto al fatto che in questi due generi, non è il personaggio ad andare verso la storia, bensì il contrario. Questo facilita non poco il processo creativo, rendedo possibile la longevità dello show.

Dal pubblico qualcuno chiede qual’è la loro serie preferita?

Gli ospiti ci pensano un po’. Comincia Ashley: ‘The Wire, davvero incredibile” anche Tobey è d’accordo, e aggiunge “Intreatment” alle sue serie preferite. Cesarano si aggrega.

L’incontro finisce con una premiazione di alcuni giovani autori. Il tutto avviene in modo molto caotico e quasi tutto il pubblico si dilegua.