Ripper Street – Sulle tracce di Jack lo squartatore

Non sono un fan del film in costume, tanto meno della serie televisiva in questa veste. A contraddire il mio gusto in questione ci pensa il palinsesto in arrivo il prossimo anno. Downtown Abbey è la serie più premiata dalla critica (lo dice anche il Guinnes dei primati, quindi sarà vero), Goyer rilegge la vita di Da Vinci a suo modo (opinabile la pettinatura e la giacchetta di pelle alla Fonzie, ma aspettiamo aprile) e la BBC aggiunge al suo palinsesto un altro investigatore questa volta sulle tracce del feroce Jack The Ripper con Ripper Street.

Ci troviamo nella Londra di fine ‘800 (1889) poco dopo l’ondata di omicidi del misterioso Jack lo squartatore. La metropolitana è ancora in costruzione e le carrozze invadono numerose le strade del centro. Edmund Reid (interpretato da Matthew Macfadyen, Robin Hood, Frost Nixon) è un detective presso la così chiamata H-Division, il dipartimento di polizia incaricato di controllare la poco raccomandabile zona di Whitechapel. Il difficile compito di Reid è quello di restituire tranquillità alla popolazione dopo un periodo particolarmente tumultuoso. Oltre al crimine a mettere i bastoni tra le ruote al detective c’è la carta stampata, assettata di nuovo sangue, per riempire le prime pagine. Accanto a Reid il fido sergente Bennet Drake (Jerome Lynn, già visto in Trono di Spade) che, a giudicare da questa prima puntata, sa menare le mani come pochi altri. Terzo incomodo tra i due, Jackson, un ex medico dell’esercito americano finito a Londra per qualche motivo non ancora spiegato. Malgrado il suo stile di vita poco nobile (vive in un bordello) ha la fiducia di Reid (ma non quella di Drake). Il suo aiuto è fondamentale per le indagini del giovane detective ma sembra avere un suo progetto parallelo. (di più non dico).

L’impressione iniziale è quella di trovarsi di fronte l’ennesimo rebirth di Sherlock Holmes (oltre a quello BBC e CBS siamo in attesa del terzo capitolo di Guy Ritchie) ma malgrado la somiglianza nei rapporti (un detective e un medico, proprio come Watson) non sembrano esserci gli estremi per una citazione in giudizio. Reid è esperto di chimica (come Sherlock) ma ha un carattere diverso, meno ironico, non troppo witty e decisamente meno ostentato del personaggio nato dalla penna di Sir Arthur Conan Doyle.

Il ritmo è buono accompagnato da un ottima colonna sonora. Le location sono molto dettagliate (su imdb si parla di Dublino) e i 60 minuti che costituiscono il primo episodio (l’unico proiettato qui al rff12) sembrano promettere bene. Per i cinefili, nel primo episodio il centro delle indagini sarà un misterioso strumento in grado di registrare immagini in movimento, 5 anni prima dei Lumière. Non mi addentrerò nella polemica del primo film, troppo lunga per questo post, vi basterà sapere che Reid e compagni si troveranno davanti al primo Snuff Movie della storia.

 

Inside Roma Fiction Fest – Rebirth

Un assassino torna sempre sul luogo del delitto, e io oramai da qualche anno torno al Roma Fiction Fest. Prima che mi denunciate, non ho ancora ucciso nessuno, mi do dell’assassino per darmi un tono. Oramai se non hai almeno un’accusa pendente non sei nessuno.

Come Dexter sarò la voce off che pervade le buie sale dell’auditorium parco della musica in questa scintillante edizione 2012 del Roma Fiction Fest. Sappiate però che sono un esterofilo. Non idrofobo per la cronaca. Per questo scordatevi ogni riferimento a serie di produzione italica o “fiscion” come qualcuno spesso le appella. Non voglio sentire domande del tipo: “Perchè non parli dei Cesaroni?” risposta “Perchè preferirei essere nato lo stesso giorno di Silvio Muccino…oh Cristo…quando è nato..il 14? Apri…ah ma l’anno prima, e comunque non lo faccio lo stesso”. Non siamo riusciti neanche a scrivere una serie sulla Garbatella…(è un format spagnolo…Los Serranos! Olè…ehm..).
Se siete al passo con i tempi (t-n-e-r-r-o-t, leggimi allo specchio), non proprio tutto quello che vedrete qui potrà avere il nome di “anteprima”. Qualcosa è già girato, e i pilot pre-aired sono oramai la normalità (tanto che qualcuno si chiede se non sia solo un sorta di “beta testing” fatto dalle stesse case di produzione). Ma il grande schermo ha il suo fascino e le serie di oggi ben si prestano a una proiezione in sala, quindi anche se l’avete già vista una rinfrescata farà al caso vostro.

Scorrendo rapidamente il programma un paio di serie che ho avuto la fortuna di vedere in precedenza, devono finire direttamente nel vostro calendario: Top Boy, Black Mirror. (di quest’ultima ho già scritto qui). Entrambe le serie sono prodotte da Channel 4 (lo stesso canale di Misfits per intenderci). Per quanto riguarda Top Boy, in un incontro avvenuto a Londra durante un festival di fiction Franco-Inglese (dove ero presente, non chiedetemi perché, è una lunga storia) il regista di Misfits alla domanda “Cosa vorresti aver diretto tra le serie fuori ora?”, ha risposto “Top Boy, senza ombra di dubbio!” (qui trovi l’intervista completa).

Tra i Big presenti al RFF12 non mancano le produzioni mainstream tra cui vanno ricordate Downtown Abbey (se vi piace il drama in costume, stagione 2), Last Resort (Season1), Elementary (con la prima volta di un Watson donna, Lucy Liu) Lillyhammer (prima serie norvegese co-prodotta da Netflix, con Little Steven, chitarrista del Boss e attore dei Sopranos), Great Expectations (con Scully, che ha detto espressamente di non voler sentir parlare di X-Files, non potevo esimermi dall’accontentarla) e molti altri.

Capitolo Master Class: la prima ve la siete già persa, quella con David Goyer, autore tra gli altri del Batman di Nolan, FlashForward e Treshold (che forse vuole dimenticare…) e qui al RFF12 per una sneek preview di Da Vinci’s Demons, sua ultima fatica per BBC. Mi dispiace non ho fatto a tempo, ma ne scriverò presto. Non vi siete ancora persi invece, e non dovete per nessuna cosa al mondo, la master class con Kelsey Grammer protagonista di Boss (presto du rai 3, qui trovi la mia rece) e più conosciuto per essere apparso prima come personaggio ricorrente in Cheers, aka Cin Cin, e poi nel suo Spin Off Frasier, una delle serie più premiate della televisione americana.

Per finire una menzione speciale alla sezione web-series, sicuramente più interessante per chi poco bazzica su youtube: ci saranno i The Pills con un evento speciale in sala Petrassi, ma saranno presenti altre serie (quasi tutti in “teatro studio 3”) come Stuck, Kubric una storia porno, Flep 2.

Se mi sono perso qualcosa aggiorno.

Passo e chiudo.

Per il fiction fest “instagrammato” (se mai esiste come termine) potete seguirmi @humorrisk, oppure qui trovate raccolte tutte le foto.

 

Horror Tv Show – Anteprima American Horror Story

Premessa

Non amo particolarmente gli horror. Ma come tutti non posso fare a meno di guardare. E’ il tipico genere che speri di beccare facendo zapping in televisione. Quindi, finito sul canale scelto, svogliatamente dirai (a te stesso visto che non c’è nessuno): “Beh, non c’è proprio niente in televisione, credo lascerò qui”. Il “qui” riecheggia per tutta la casa. Come un cretino sei rimasto a guardare il piano di sopra. Un campanello ti riporta immediatamente alla televisione. “Oh mio dio!”. Per lo spavento fai un salto sul divano e abbracci il cuscino. “Cavolo devo essermi seduto sul telecomando”. In effetti così è stato, per la precisione sopra il pulsante “1”. Sei finito su “Porta a Porta”. Chiunque avrebbe urlato di fronte al cerone di Vespa. E’ inutile che mi guardate così. Chiunque. Ti ricomponi. Abbracciare un cuscino in posizione da sirenetta guardando Porta a Porta non è un bello spettacolo e soprattutto è difficile da spiegare al tuo coinquilino che nel frattempo è rientrato in casa. Con nonchalanche fingi di rigonfiare i cuscini per metterli in forma. La cosa non necessariamente migliora la tua posizione. Con disinteresse ti rimetti in una postura congrua. Si sente un rumore sordo. Stai per risaltare sul divano ma ti trattieni. Niente cuscino abbracciato. Solo posizione sirenetta. Forse era meglio il cuscino. “Cosa è stato?”. Il tuo coinquilino si volta verso le scale. “Non lo so.” “Forse era la porta devo averla lasciata aperta…” “Non credo”. Il coinquilino ha un’aria strana. “Che vuol dire non credo? Non credi che abbia lasciato la porta aperta? Lo faccio sempre…” Non c’è bisogno di sputtanarsi troppo. “…quasi sempre.” “No. Dicevo non credo, perchè…” Pausa “…ho smontato tutte le porte della casa durante il week end…”. Silenzio. Il coinquilino mi guarda come si guarda un attore che ha dimenticato la prorpria battuta. Solo che in questo caso non ci sono battute da ricordare, controscene da portare a termine e porte da chiudere…dato che sono state, si insomma, sono state tutte smontate. “Ma perchè diavolo avresti dovuto fare una cosa del genere. Smontare porte. Non ha senso. E’ totalmente folle! E poi siamo a fine ottobre comincia a rinfrescare…” “Forse è per questo che l’ho fatto.” “Perchè comincia a rinfrescare?” Il coinquilino sembra spazientito. “Cos…no! Ma come diavolo, ma possibile che qui dentro non si riesce a essere inquietanti neanche per un secondo? Io intendevo…Cosa c’è…?” Con l’indice indichi le parti basse. “Ah…credo tu abbia la cerniera aperta” “…cos…Ecco di nuovo…lo vedi…io…io..INTENDEVO FOLLE! IO SONO FOLLE! CAPISCI? FOLLE DANNATAMENTE FOLLE!”. Silenzio. Le porte non sbattono più. C’è un silenzio irreale. Il coinquilino ha il fiatone per quanto ha urlato. “E’ per questo che indossi una maglietta con su scritto “Normal people scares me”. Silenzio. Il coinquilino si guarda la maglietta. Quindi rivolge lo sguardo dritto dentro i tuoi occhi. Sono quasi certo ce l’abbia con te. Anzi tolgo il quasi. Sta guardando proprio te. “Lo sai che non parlo inglese…”. Buio.

Fine premessa

Ok, oggi l’ho tirata lunga. Ma mi piace ascoltare il rumore dei tasti e nel frattempo scrivere insensati dialoghi demenziali, quindi ho lasciato correre. Perchè tutto questo preambolo? Perchè proprio pochi minuti fa ho terminato la visione di American Horror Story, nuova serie targata FX andata in onda in USA il 5 ottobre e che sarà visibile su Sky a partire dall’8 novembre.

Quando ho visto il titolo mi sono subito incuriosito. Così su due piedi non mi vengono in mente molte serie di successo che hanno cercato fortuna nel genere horror, a parte l’ultimo Walking Dead. O forse mi sbaglio? Guardo un po’ in giro nella rete. Diavolo come ho fatto a non ricordarmi. Twilight Zone. Certo. Comincio a fare mente locale. Vediamo. Twin Peaks. Ok, forse non è horror nel vero senso della parola, ma sfido chiunque a guardarselo, soli, al buio in uno chalet di montagna. Dannatamente insensata come cosa da fare, eppure la base del 90 per certo di qualsiasi film Horror. Ma certo come dimenticarlo!: Master of Horror. Antologia prodotta da HBO che ha visto i più grandi registi dell’orrore, unire le loro forze per spaventare il pubblico via cavo. Una sorta di Amazing Stories, solo con meno Spielberg e molto più sangue.

Dunque mi sbagliavo. Di serie horror ce ne sono, e la tv americana sembra apprezzare un po’ di sano spappolamento. Ma torniamo allo show. American Horror Story è creato da Ryan Murphy e Brad Falchuck, meglio conosciuti per aver fatto cantare mezza america con la serie Glee. Due autori di musical per un horror? Beh in realtà, Ryan Murphy è stato anche produttore di Nip and Tuck, il che restituisce un po’ di inquietudine al sottofondo musicale che la serie Glee poteva aver causato nella vostra testa. Ma non preoccupatevi, i credits della serie toglieranno ogni sorriso, ogni baldanzosità musicale e vi faranno lentamente cadere in uno stato di terrore.

Se siete ancora vivi, passiamo alla storia.

Gli Harmon sono una famiglia disfunzionale. Alcune vicissitudini hanno rischiato più volte di rompere il loro matrimonio. Per ricominciare si sono trasferiti a Los Angeles con la figlia Violet. La nuova casa è splendida, ma stranamente economica. Che ci sia qualcosa sotto? Certo che si. La casa costa poco perchè il precedente proprietario ha ucciso tutta la famiglia cercando quindi di torgliersi la vita. Mi sembra un ottimo motivo per svendere. Ma gli Harmon, e soprattutto la piccola Violet (che ricorda molto Wynona Ryder in Beetlejuice, solo castana) non sono tipi che si spaventano facilmente, quindi, senza battere ciglio acquistano la casa. A questo punto cominciano i guai. Visioni. Strani personaggi. Voci dalla cantina e un inquietante vicina di casa interpretata dalla sempre affascinante Jessica Lange.

La serie funziona. Il ritmo è alto e la regia è ben fatta. Le inquadrature di genere sono tutte al posto giusto e anche i più fanatici saranno accontentati. Il classico e immancabile salto sulla sedia è assicurato da movimenti di camera a schiaffo, urla, e tutto l’armamentario normalmente presente in un film horror. Anche la colonna sonora è molto curata (e qui si vede forse il passato di Glee) e fornisce il giusto contrappunto alle immagini. Gli attori sembrano in parte e in un paio di scene danno prova di essere molto affiatati. Da notare l’utilizzo di atmosfere horror anche durante situazioni quotidiane. Il primo giorno di scuola di Violet sembra un pestaggio (come ogni matricola èvittima del bullismo) con tanto di sottofondo musicale metal.

Quello che mi chiedo a questo punto è: sarà in grado American Horror Story di sopportare l’erosione seriale? Mi spiego meglio. La maggior parte degli show horror di successo, sono di solito delle antologie. Puntate singole. Una sorta di mini-film. Ma in questo caso ci troviamo di fronte a una vera e propria serie, con una crescita orizzontale potenzialmente molto lunga. Quanto basteranno i salti sulla sedia a tenerci incollati davanti alla televisione? I presupposti sembrano buoni, ma bisognerà aspettare ancora qualche episodio per comprendere il valore di questa nuova serie televisiva.

BU.

 

Inside Roma Fiction Fest – Anteprima Episodes

Quest’oggi verrà proiettata l’anteprima della serie BBC/Showtime Episodes. Lo show è già andato in onda per intero sia in Inghilterra che negli Stati Uniti. Una seconda stagione è già in produzione visto il buon successo dei primi 8 episodi.

Dopo le innumerevoli Master Class passate a parlare di televisione, adattamenti e co-produzioni non poteva mancare all’appello una serie come Episodes. In un certo senso lo show che più di ogni altro racchiude le tematiche che hanno attraversato questa quinta edizione del Roma Fiction Fest.

Non è un caso che durante la Master Class “Adaptation”, Ashley Pharoah a domanda “Ha visto Episodes? Quanto c’è di vero in quella serie?” abbia risposto candidamente “Quella non è una serie, è un documentario!”

La storia è semplice: due autori inglesi dopo l’ennesima vittoria ai Bafta, vengono avvicinati da un importante produttore americano che vuole acquistare la serie. Per acquistare intende “adattare” per il pubblico americano. I due autori vengono ingaggiati per seguire il lavoro in USA. L’entusiasmo iniziale della coppia (i due sono anche marito e moglie) di sceneggiatori cala con il passare dei giorni e con l’aumentare dei cambiamenti che i due sono costretti a inserire nello script originale.

Protagonista della serie Matt Leblanc (la star di Friends) nella parte di se stesso, davvero esilarante. Se siete dalle parti dell’auditorium vale la pena passare.

Se volete saperne di più, avevo già scritto una recensione uscita su Film.it (clicca qui per la recensione)

Qui sotto la scheda dell’evento

Anteprima Internazionale Ore 18,00 Sala Petrassi.

“EPISODES”

(Hat Trick / Crane Klarik / BBC Two / Showtime)

Creatori: David Crane e Jeffrey Klarik (David Crane è il creatore di Friends)

Regno Unito/USA 2011, 2×28’

TRAILER

 

Inside Roma Fiction Fest – Anteprima Terra Nova

Ieri sera al Roma Fiction Fest è stata proiettata la nuova serie, co-prodotta da Steven Spielberg (il marchio Amblin e Dreamworks si intravedono sulla locandina) per ABC, Terra Nova. La serie era stata annunciata qualche tempo fa, ma poi ha subito ritardi dovuti alla lunga postproduzione. Le 6 puntate che compongono la prima stagione verranno quindi distribuite in autunno. La puntata che stiamo per andare a vedere è andata in onda il 26 settembre negli Stati Uniti e sarà in Italia su Fox il 4 ottobre (Fox è sponsor dell’evento).

Entriamo nella sala Sinopoli dell’Auditorium parco della musica, che per l’occasione ha visto il Foyer trasformato in un giardino del Giurassico. Alcune palme languono per terra e c’è un forte odore di chiuso. Ecco perchè i dinosauri si sono estinti. Soffocamento.

Dopo la mia rilettura geologica salgo le scale e riesco a ottenere un posto in terza fila. La sala è gremita. Il presentatore della serata lancia l’evento. Ci siamo. Parto prevenuto come ogni proiezione, ma non posso nascondere una grande curiosità.

Con un piano sequenza in cui si fa sfoggio degli enormi mezzi messi a disposizione dall’ABC attraversiamo a volo d’uccello una città del futuro. Siamo nel 2149. La terra è sulla via del tramonto. Le sue risorse sono oramai agli sgoccioli. L’aria è irrespirabile e il sole appena visibile. Il piano sequenza si conclude direttamente dentro l’appartamento del protagonista Jim Shannon. Lo seguiamo entrare a casa e togliersi la mascherina che lo aiuta a respirare.

—Warning— Mi sono tenuto leggero nel racconto, ma se volete rimanere completamente all’oscuro, beh allora forse è meglio che vi fermiate qui.

A casa c’è la famiglia ad attenderlo. La piccola Zoe, Josh, e la moglie. Trafelata arriva l’altra figlia che però avverte: ‘stanno arrivando!’. Jim immediatamente prende la piccola Zoe la rinchiude in un conduttore dell’aria. I poliziotti arrivano. ‘C’è stato detto che avete infranto la legge’. I poliziotti distruggono l’appartamento in cerca della prova di colpevolezza. Nel vestiario e nelle movenze la scena ricorda molto Farnheit 451. I poliziotti cercano la figlia illegale. Nel futuro immaginato nella serie, i figli per famiglia non possono essere più di due.

La bambina viene trovata Jim si ribella, nasce una colluttazione. Viene arrestato e condannato a scontare 6 anni in una prigione di massima sicurezza. Due anni dopo la moglie gli comunica che sono stati selezionati per il progetto Terra Nova. La piccola Zoe però dovrà rimanere in quanto figlia illegale. L’unico modo per salvarla è far evader Jim e infiltrarsi insieme alla figlia nel gruppo di pellegrini (così vengono chiamati i selezionati).

Gli uomini hanno scoperto un’interruzione nello spazio tempo e sono riusciti con questa a viaggiare indietro nel tempo. 85 milioni di anni. L’era dei dinosauri. L’idea è quella di costruire una colonia, unica speranza per costruire un futuro migliore.

La smetto con il racconto perchè non voglio essere arrestato per spoiler.

L’impatto visivo è incredibile. Visto sul grande schermo non si nota alcuna differenza con un blockbuster cinematografico (solo in alcuni primi piani in chroma key, si nota l’utilizzo di riprese in studio). La prima domanda che mi faccio è “Quanto diavolo è costato?”. Stando alle notizie sparse sulla rete il budget dovrebbe assestarsi sui 10 milioni per il solo pilot. La fox conferma di essere rimasta nelle previsioni, ma voci dall’interno parlano di un reale costo di 20 milioni di dollari che non avrebbe alcun precedente per una produzione tv. Il pilot di Lost per fare una comparazione è costato 14 milioni di dollari e ha portato alle famose dimissioni dell’ABC executive LLoyd Braun per aver dato luce verde a una produzione cosi onerosa.

La serie è stata girata in Australia. La terra dei canguri sta diventando sempre di più il punto di riferimento per le produzioni internazionali (Signore degli anelli, Matrix, Hobbit, Tin Tin).

Ma basta parlare di soldi, gli elementi presenti sono tanti.

Plot. La struttura narrativa è perfetta per una serie a lungo raggio. Come in Lost i protagonisti si trovano in un luogo inedito. Tutti i personaggi sono costretti a ricominciare da capo. Il loro passato sulla terra del futuro si scontrerà con il nuovo presente nel passato (lo so non è colpa mia, a Spielberg piacciono i paradossi temporali). La popolazione di Terra Nova è divisa in due fazioni (anche qui si intravede Lost). I sixers, così vengono chiamati i ribelli, hanno deciso di prendersi la loro libertà e si sono staccati dalla colonia principale, impossesandosi delle materie prime. Già nella pilota viene mostrato un luogo misterioso, che “deve rimanere segreto”. Qualcosa si nasconde dietro l’operazione Terra Nova?

Setting. Il futuro di Terra Nova è un pastiche di molta Science fiction. Gli enormi cartelli luminosi con su scritto “Sovrappopolazione = Estinzione” o “La famiglia è composta da 4 persone” ricordano quelli di 1984. A livello visivo, soprattutto nella versione notturna, la città ricorda Blade Runner (forse un po’ meno post moderna, ma altrettanto sporca). L’escamotage narrativo del viaggio nel tempo è molto simile a quello di Stargate. Gli uomini hanno trovato un’interruzione nello spazio tempo che gli permette di arrivare nel passato. Non è chiaro se la linea temporale dove i pellegrini vengono spediti, sia o meno la stessa del futuro da cui provengono. Mi spiego meglio Maddy (la figlia maggiore di Jim) a un certo punto parla della sonda che è stata mandata per vedere cosa ci fosse dall’altra parte del portale temporale e che non è stata mai trovata nel futuro. Josh, suo fratello, è poco interessato, ma la “Geek” Maddy continua a spiegate imperterrita. “Non siamo sulla stessa linea temporale del futuro, altrimenti ogni nostra decisione avrebbe ripercussioni sul futuro. Uccidere una mosca potrebbe cambiare tutto!” (e io aggiungo “This is heavy”). Il così detto Butterfly effect. Terra nova nella sua prima apparizione ricorda molto Avatar, e il comandante Nathaniel Taylor (Stephen Lang) non fa che amplificarne l’effetto. Per finire l’elemento dinosauri, scoperta delle scoperte, è un palese riferimento a Jurassic Park. In una scena vediamo la piccola Zoe dare da mangiare a un dinosauro erbivoro, così come succedeva nella pellicola di Spielberg. Con le tecniche di oggi è finalmente possibile utilizzare un personaggio così dispendioso a livello di computer grafica e lo spettacolo, ve lo assicuro, è garantito.

Target. Malgrado la grande componente action, Terra Nova, visto anche il costo di produzione, è un prodotto per tutta la famiglia. Il fulcro del racconto è la famiglia: la lotta per rimanere uniti, le liti, e le molteplici inquadrature “quadretto” degli Shannon, non lasciano dubbi. La cosa non sembra infastidire la visione, a parte qualche forzatura di testo, come l’odio di Josh per suo padre Jim, che non corrisponde all’amore visto poco prima della partenza per Terra Nova.

Le puntate previste per questa prima stagione sono 6. Dunque ci si aspetta una compressione narrativa tale da avere molti elementi nuovi ogni puntata. Almeno spero. Nel frattempo, potete correre a cercare per la rete (la puntata è andata in onda in USA il 26) o aspettare la prima visione su Fox il 4 ottobre.

Ecco il trailer italiano ufficiale.

 

Inside Roma Fiction Fest – Anteprima “Once upon a time”

Premessa

Once upon a time. C’era una volta un blogger con una maglietta dei Goonies. Era a casa a scrivere sul suo libro elettronico, quando a un certo punto si rese conto di essere in ritardo. Aveva un appuntamento al grande monumento che gli abitanti della città chiamavano “dei tre bacarozzi”. Li si doveva svolgere un importante visione di una grande casa di produzione: la A-B-C. Il blogger pensava che per essere una grande produzione aveva un nome abbastanza convenzionale. Quasi banale. Senza perdersi d’animo prese il suo cavallo con i raggi per arrivare il più in fretta possibile. Arrivato si trovò davanti una fila di personaggi. Tutti quanti erano arrivati in ritardo come lui. Il losco figuro, guardiano dell’entrata non permetteva a nessuno di accedere alla proiezione. “Controllo” ripeteva toccandosi l’orecchio. “Controllo”. “Ma cosa controlla?” Chiese ingenuo il blogger. “Il marrano non vuole farci accedere alla visione. Lei non sa chi sono io!”. A questo punto dopo l’ennesimo “Controllo” il guardiano fece un gesto e dopo aver aperto il cancello di tessuto ricoperto ci fece entrare nel magico mondo della fiction. Il tunnel che portava alla sala delle proiezioni era addobbato a festa. Enormi rappresentazioni di splendide fanciulle ti guardavano fisso negli occhi fino a che la vista poteva vedere. “Dagli autori di Lost”. Il blogger leggeva dubbioso. Entrato nella sala della finzione si trovò davanti uno stuolo di persone. Tutte avevano il suo stesso medaglione al collo. Sopra c’era scritta la loro classe di appartenenza: Stregoni di stampa, Elfi Professionali e molti altri. Il blogger aveva scritto solo “Professionali”. Si morse la lingua. A questo punto apparse il Totem della serata. Colui che li avrebbe guidati nella visione. Dopo aver balbuziato qualche cosa, in “latino antico” pensò il blogger, la tenebra calò sulla sala. A-B-C. Le lettere volavano da un lato all’altro dell’enorme finestra magica. Lo spettacolo stava per iniziare.

Fine Premessa

Cosa succederebbe se tutti i giornalisti, Blogger, o chiunque produca contenuti, per uno scherzo del destino cominciasse a descrivere ogni evento, film, o serie tv come se si trovasse in una favola per bambini? Ecco questo è più o meno quello che accade nella serie ABC “Once upon a time”. Prodotta dagli stessi Produttori esecutivi di Lost (e quando si cominciano a citare le seconde leve, bisogna avere qualche dubbio). Al fiction festival è stato possibile visionare la puntata pilota e vi assicuro che lo spettacolo è quanto di meno comprensibile ci sia sulla faccia della terra. Impossibile non pensare di trovarsi davanti a uno scherzo. Come giustamente dice il mio vicino di sedia Gabriele “Non ho mai visto nessuno camminare così a lungo l’orlo del ridicolo” e continuare a farlo senza paura. L’inizio è disturbante. Ambientazione Fantasy, un cavaliere corre su un lungo ponte. Arriva finalmente a destinazione. Un gruppo di nani lo attende davanti a un feretro. “Sei arrivato tardi” dice un nano che assomiglia tremendamente a Dotto. Quindi segue un primo piano di un nano ingrugnato “non sarà mica Brontolo?” nessuno sembra far caso alla mia domanda. Il principe si avvicina. Piange, quindi dice di voler vedere per l’ultima volta il suo viso, il viso di BIANCANEVE. Avete capito bene, stiamo guardando Biancaneve e i sette nani in carne e ossa. Ok, adesso spunta un orso polare dalla foresta e poi una misteriosa nuvola nera li inghiotte e inizia la serie. Non succede. Al contrario il bel principe bacia la bella biancaneve che si risveglia e vissero felici e contenti. Fino all’arrivo della strega che comunica a tutti i presenti del matrimonio (io non ricordavo il matrimonio in Biancaneve, però è passato un po’ di tempo) che una maledizione li portera nel luogo peggiore che possano conoscere. Un luogo terribile dove tutti vivranno fermi nel tempo una vita che non è la loro senza ricordare quella precedente. Unico modo per salvarsi, preservare la figlia di Biancaneve nascondendola in un armadio magico costruito da, come ti sbagli, Geppetto. In questo modo al compiersi dei 28 anni di età ella tornerà per salvare i personaggi delle fiabe. Ma dove è finita la piccolina? A Boston dove di lavoro “trova la gente” come lei stessa racconta. E’ il giorno del suo compleanno e dopo una brutta giornata di lavoro si trova a casa a festeggiare per l’ennesima volta da sola. Non questa volta però. Un bambino suona alla porta. “Sono tuo figlio”. A quanto pare la piccolina di Biancaneve (che noi immaginiamo essere lei, visto che ancora a questo punto della puntata non è stato ufficializzato) aveva avuto un figlio che però ha dato in adozione perchè “avesse le migliori possibilità”. Il bambino ha un libro con sè e insiste perchè lei lo riaccompagni nel suo paese di origine StoryBrook. Le spiega che Lei è l’unica persona in grado di salvare il suo paese e i suoi magici abitanti. Arrivati in città incontrano il grillo parlante che porta in giro il suo cane, quindi arrivano nella casa del Sindaco, madre del piccolino scappato di casa in cerca della sua madre biologica. Se avete giramenti di testa o di palle, potete fare una pausa. Non mi offendo. Alzatevi prendete un bicchiere d’acqua. Respirate profondamente e quindi tornate di fronte al computer. Ma vi assicuro che non c’è alcun lieto fine, se è quello che state aspettando. Il Sindaco, grazie a un magistrale (Attenzione Sarcasmo!) uso dei flashback, risulta essere la strega cattiva che cerca in ogni modo di ricacciare via la primogenita di Biancaneve. Quasi ci riesce. Ma la piccolina, che di nome fa Emma, non ci sta. E nel finale di puntata decide di passare una settimana a StoryBrook, per la precisione in un piccolo Bad and Breakfast gestito da una simpatica vecchina e dalla sua nipotina, emo, caratterizzata da un acceso cappuccetto rosso. THE END.

Per cercare di riprendervi o trovare un senso a tutto questo, fissate intensamente l’immagine qui sotto. Buona giornata.


Se la visione non fa effetto, in alternativa, potete dare un’occhiata al trailer. Attenzione però, può dare giramenti di testa.


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