Questo è un universo molto conturbante

Questo è un universo molto conturbante.

Ieri ho creduto ciecamente in una macchina mettendo in discussione il mio cervello. La mia coscienza. Era da poco passata la mezzanotte e insonne mi aggiravo per Facebook.

Niente di interessante. “E’ sabato, Giacomo, la gente ha una vita anche al di fuori di questo ammasso di codici” Vero. Scorro il newsfeed. Il nulla. Qualche canzone. Un paio di foto. Video già visti. La nuova visualizzazione degli eventi in ordine non cronologico è straniante. Tutto accade in ordine casuale, nulla è temporalmente focalizzabile. Il tempo su internet non esiste.. Mi soffermo su questo ultimo pensiero. Guardo l’orologio. E’ mezzanotte e 35. Sbuffo. Decido di passare ad un altro sistema randomico. Stumbleupon. E’ un applicazione che raccoglie le preferenze degli utenti creando un enorme database consultabile in maniera casuale. Un pulsante “Stumble” (che in inglese vuol dire inciampare) si trova in alto a sinistra. Premendolo è possibile visitare siti lasciandosi andare alla serendipity del social network. Se proprio non si vuole il caso più totale, si può scegliere una categoria nella quale immergersi. “Cospirazioni”. Non posso non sceglierla. Il primo sito racconta un esperimento. Hanno bruciato 1000 dollari dentro al microonde. I soldi sono esplosi. Solo in un punto però. Nell’esatto punto dove è stato inserito un RFID. E’ l’ultima tendenza del controllo sulle persone. Un piccola antenna elettronica in grado di tracciare il movimento del denaro. In questi giorni sto rileggendo 1984. George ha, come al solito, sempre ragione. Stumble. Un’intervista. Un personaggio misterioso fa rivelazioni su Rosewell. A quanto pare non si sarebbe trattato di un pallone areostatico. Nel giugno del 1947 un oggetto non identificato è davvero atterrato sul suolo americano. Ma non era di fattura aliena. Bensi russa. Una macchina appositamente creata per far credere agli americani che esistesse una forma di vita aliena. Per rendere il tutto più credibile i russi con l’aiuto dell’ex nazista Joseph Mangele (che aveva condotto esperimenti simili durante la guerra) hanno modificato chirurgicamente il volto di alcuni bambini così da renderli alienomorfi. Sono uno cospirazionista, ma qui stiamo andando decisamente fuori strada. Anche l’uomo con la sigaretta avrebbe smesso di fumare su questa notizia. E’ mezzanotte e 51 minuti. Stumble. “7 folli cospirazioni davvero avvenute”. Non male. C’è un immagine di Tom Cruise in Mission Impossible. Il che non aiuta a credere, però intrattiene. Leggo. La prima cospirazione riguarda il così detto Tuskegee Syphilis Experiment. A quanto pare il governo americano monitorava gli effetti della sifilide sugli uomini facendo esperimenti sui soggetti in stato più avanzato. Gli uomini presi per l’esperimento (per lo più neri e homeless, siamo nel 1932) non avevano alcuna coscienza di essere malati, nè che il governo stava negandogli le cure per vedere come la mlattia si sarebbe sviluppata. La seconda cospirazione riguarda Scientology. A quanto pare stanca di essere trattata come una religione di serie B, Scientology ha deciso di rimettere le cose a posto distruggendo tutti i documenti che potevano minare la sua credibilità (nel caso la storia degli alieni e del vulcano non bastasse). Con l’aiuto della sua rete di conoscenze, sarebbe entrata negli archivi delle varie agenzie (tra cui la CIA) e avrebbe sottratto tutta la documentazione “sensibile”. In questo modo tutto il materiale che avrebbe potuto incastrarli non sarebbe più esistito. Il nome in codice dell’intera operazione sarebbe stato “Snow White”. La CIA nega. NSA nega. Anche Scientology Nega. “Dunque è vero” Penso io. Sorrido. Tossisco. Non che le due cose siano legate, ma il caso ha voluto che fosse così. Guardo l’orologio. Le 2 e 01. 2 e 01. 2 e 01. Aspetta un attimo. C’è qualcosa che non torna. Ho una vertigine. Non è possibile. Ho solo guardato un paio di pagine, non può essere passato tutto questo tempo. Il cuore batte più velocemente. Non so per quale motivo, ma ho paura. Non è successo nulla. Sto bene, non sono ferito, ma il mio corpo sta producendo ingenti quantità di adrenalina. “Forse sono stato rapito dagli alieni” Ho letto da qualche parte che quando ti rapiscono la prima cosa che perdi è il senso del tempo. Un vuoto temporale. Non l’ho letto. Ho visto troppe puntate di X-files. Mi tocco dietro al collo. Niente cicatrice. Niente impianto biometrico. Sbuffo. Riguardo l’orologio. 2 e 03. Cavolo. Mentalmente ripercorro quello che ho fatto “FB, il tempo su internet, stumble, stumble…scientology..” Niente. In nessun modo riesco a rendere plausibile il tempo passato. Non riesco a ricordare nulla. Possibile che non sia in grado di ricordare? Ho qualcosa di grave. Penso immediatamente a un tumore. Ho letto da qualche parte…oh insomma Giacomo la vogliamo smettere con questo “ho letto da qualche parte!” Mi auto-redarguisco. Hai solo passato un ora davanti a uno stupido computer. La tua coscienza non vuole accettare il fatto che butti tutto questo tempo davanti a inutili siti cospirazionisti, per questo ti sta mandando un avvertimento. Sospiro. Forse ho ragione. La mia coscienza annuisce “Puoi dirlo forte”. Riguardo l’orologio per l’ultima volta. Quindi chiudo il computer. Non lo spengo. Lo chiudo solamente. Quindi è il turno dei miei occhi. Buio.

E’ mattina. Mi sveglio frastornato. Guardo l’orologio. Sono le 10. Questa volta nessuna vertigine, sono perfettamente conscio del perchè sia passato tutto questo tempo. Ho dormito. Sorrido, per il ripreso possesso delle mie facoltà mentali. La mia ragione sorride per il fatto che io pensi di averne davvero il possesso. La coscienza sorride a sua volta. Mi vesto in pochi secondi (d’accordo, forse, pochi minuti è più realistico, ma sono davvero rapido quando voglio). Niente da mangiare. I miei coinquilini hanno lasciato la cucina in uno stato pietoso. Non oso chiedermi cosa abbiano mangiato. C’è un’odore di burro misto a qualche spezia indiana. Prendo la borsa ed esco. Prima fermata Sainsbury Local. Ha i cornetti caldi a 1.20£ (due pezzi) Un affare. Seconda tappa. Bar. “Il caffettino”. Conosco i proprietari. Un posto accogliente. Da straniero un po’ mi sento a casa, tra buste di pasta Voiello e dischi di Massimo Ranieri appesi al muro, mi sento tranquillo. Ho un brivido. Sono ufficialmente uno stereotipo di immigrato italo-americano. Da qualche parte ho letto che Massimo Ranieri farà una mega tournèe negli Stati Uniti. Roba da tutto esaurito. Un po’ lo invidio. Penso ai capelli di Ranieri. Irrealmente neri dopo tutto questo tempo. Nessuna cospirazione. Solo un po’ di tinta. I miei occhi cadono quindi su un giornale lasciato sul tavolo accanto. Mi lancio in una rapida lettura dei titoli. Niente di estremamente interessante. I miei occhi vengono però attirati da un box in alto a sinistra. C’è disegnato un orologio. Il mio inconscio, come una lastra fotografica deve essere rimasta impressionata dal mio diverbio temporale della notte precedente. Lancette e numeri ancora vagano senza meta nei miei pensieri. L’altro giorno ho visto una puntata di Horizon che metteva in dubbio il libero arbitrio dell’uomo. Noi crediamo, di fare qualcosa, in realtà è il nostro inconscio a farlo. Quasi ogni nostra decisione (fisica) è portata avanti da forze che non controlliamo totalmente. Crediamo di avere il controllo, ma è solo un trucco del nostro cervello, un contentino, per non farci sentire troppo inutili. Mi sento improvvisamente un burattino nelle mani dell’inconscio. Penso a Boris, un vecchio pupazzo che avevo quando ero piccolo. Di nuovo le lancette rientrano prepotentemente nei miei pensieri. Di nuovo il box nel giornale. Accanto all’orologio che avevo visto prima c’è un altro orologio. Le sue lancette sono però spostate un’ora avanti. Ho un brivido. Lo stesso che avevo avuto la notte prima. “Ma certo! Che imbecille. L’ora legale.” Ho pronunciato le parole ad alta voce. Il cameriere mi guarda. Una madre con pargolo al seguito mi guarda. Il tempo sembra fermarsi. Non è così. “Un espresso” Il cameriere fa un cenno di assenso. La bimba nelle braccia della madre non mi ha tolto gli occhi di dosso neanche per un istante e mi guarda con lo sguardo fisso. Sorrido. I suoi occhi rimangono immobili nella mia direzione. Penso alla scena dei Simpsons in cui Maggie, dopo essersi tolta il ciuccio dice : “Questo è un universo molto conturbante”. Lo è. Decisamente.

 

Alieni nel condominio – Attack the block

Qualche tempo durante l’incontro con la stampa per la presentazione di Homeland, ero rimasto abbastanza sorpreso da alcuni commenti dei due attori protagonisti della serie. Entrambi inglesi emigrati negli USA spiegavano come l’Inghilterra non fosse in grado di produrre storie “vendibili” all’estero, ma si limitasse a girare film troppo locali.

Ma è proprio da un film “locale” (talmente locale da essere interamente ambientato in un condominio del Sud di Londra) che ho avuto la conferma che i due si stavano sbagliando. Questo è “Attack the block” probabilmente il miglior action film uscito nel 2011.

D’accordo forse ho alimentato troppe aspettative, quindi adesso abbasso un po’ il tono raccontandovi la sinossi.

Un gruppo di ragazzi assiste per caso alla caduta di un oggetto non identificato. E’ un alieno dalle piccole dimensioni. I ragazzi, non proprio dei bravi ragazzi, si lanciano al suo inseguimento e lo finiscono a suon di bastonate. Orgogliosi del loro trofeo, chiedono allo spacciatore di zona se possono nasconderlo nel suo appartamento per un po’. Siamo a capodanno e la città è invasa da fuochi di artificio di ogni sorta. Ma alcune di quelle luci non sembrano causate dai fuochi. L’invasione ha avuto inizio. Gli unici a rendersene conto sono la piccola gang di ragazzi che con l’entusiasmo e l’incoscienza tipico degli adolescenti si lancia alla caccia dell’invasore. Dopo poco si rendono conto che la cosa migliore da fare e rinchiudersi nel “block” e da li provare a difendersi. La battaglia ha inizio.

Il film vede alla regia l’esordiente Joe Cornish, meglio conosciuto per essere stato presentatore e autore del programma in onda su BBC6 The Adam and Joe Show, in coppia con il suo amico Adam Buxton.

Le sue prime esperienze dietro la macchina da presa consistono in alcuni backstage, prima nella stagione 2 di Little Britains e poi nei due film (Shaun of the Dead, Hot Fuzz) del suo amico e collaboratore Edgar Wright (produttore esecutivo di Attack the block).

Nel 2006 viene chiamato a fare la regia della pilota di Modern Toss, ma per alcune divergenze con la produzione viene cacciato.

Joe non si da per vinto e dopo aver diretto il videoclip del singolo di Charlotte Hatherley “I want you to know” nel 2011 arriva finalmente a dirigere il suo primo feature film, Attack the block.

La pellicola è un successo di pubblico e critica. Malgrado la distribuzione limitata (il film è prodotto in collaborazione con Channel4 e Canalplus) riesce a incassare più di un milione di sterline in UK e altrettanto negli USA. In america viene però osteggiato dai distributori per paura che il pubblico non possa comprendere lo slang londinese. In un Q&A durante la presentazione in USA Joe Cornish ha chiesto espressamente al pubblico se fosse riuscito a capire tutto. La risposta è stato un coro di “YES”.

Come già ci aveva abituato Edgar Wright, in Attack the Block fioccano le citazioni dei film di genere, caratterizzate dall’inconfondibile umorismo nero inglese. Ai dolci ragazzini di Spielberg (o del più recente Super 8 targato J.J. Abrams) si contrappone la gioventù dei sobborghi londinesi che quando trova un alieno caduto sulla terra, pensa che la cosa migliore da fare sia inseguirlo e finirlo a bastonate (ET è stato fortunato a non atterrare nella zona di Elephant and Castle).

Il film dimostra come la new wave inglese (che ha il suo apripista in Edgar Wright, e in televisione con Tom Green e il suo Misfits) è più viva che mai. A differenza degli Stati Uniti, questo tipo di pellicole prova come i soldi non sono un fattore determinante, anche se ci troviamo davanti a un action movie. Attack the blocks ha tutto quello che serve, un ottimo cast, una direzione impeccabile (alcuni hanno paragonato l’esordio di Cornish a quello di Neil Blomkamp per District 9 e addirittura al più blasonato Quentin Tarantino) degli effetti speciali all’altezza della situazione e dei dialoghi taglienti e mai banali.

La storia è il centro del film, una storia “locale” dal respiro globale. Perchè quando ci si trova davanti a un’invasione aliena non importa chi siamo e da dove veniamo, importa solo salvare la propria pelle.

Se vi chiedete dove sia il film. Tranquilli. In Italia non è uscito. L’unico “avvistamento” è stato durante l’ultimo Festival di Torino. Nessuna data per una release in DVD.

[UPDATE] Il film è arrivata finalmente anche da noi, dopo una breve apparizione al future film festival.

 

Derisi dagli altri #2

Vi fischiano le orecchie? Non vi preoccupate nessun male di stagione. Qualcuno vi pensa e probabilmente sta ridendo. Continiuamo il nostro viaggio nella risata altrui.

Ero a Londra. Ero al cinema. Stavo guardando il nuovo film di Sofia Coppola. Somewhere. Il protagonista del film, un attore di successo, ma con una vita a pezzi, viene invitato a ritirare un premio in Italia: il telegatto. La Coppola descrive in maniera filologica cosa avviene in uno show Italiano. Quello che sto vedendo è esattamente quello che accade ogni giorno nella mia televisione. La sala ride a crepapelle. Affondo nella poltrona. Da notare la gag di Nichetti “regista dell’anno” in realtà dimenticato da tempo immemore.

[update]
La Universal ha appena tolto il video. Quindi dovrevete immaginarvelo.
[update 2]
Come non detto, ora va. Smettete di immaginare. Ho detto smettetela!
[update 3] Non me lo fa embeddare. Quindi andate al link qui sotto.

Siamo in Francia, notoriamente il nostro rapporto con i cugini d’oltralpe non è proprio idilliaco. Le Monde lo palesa in questo breve spot.


Se c’è qualcosa percui siamo diventati famosi all’estero è la cultura: opere d’arte, letteratura, monumenti e…ah già il Bunga Bunga. In questo video durante un telegiornale australiano, l’inviato da Roma cerca di spiegare cosa realmente sia, un Bunga Party. Ripeto, è un telegiornale, non uno show satirico.


Se c’è qualcuno senza peli sulla lingua è John Stweart. Durante il suo Daily Show, fa una lista di tutte le “allegation” di cui Berlusconi sarebbe accusato. Il suo commento: “A quanto pare SOLO ADESSO, SOLO ADESSO, ha superato il limite…” segue l’accusa di sesso con una minorenne, e l’inevitabile risata del pubblico.


Concludo con uno sketch che viene dalla Germania. Perfino i teutonici, non proprio considerati i re della risata (stando allo sketch della storica prima puntata del “Flying Circus”), si prendono gioco di noi. Come biasimarli.