6 lavori che fate (e non sapete di fare) e per i quali non sarete mai pagati.

La disoccupazione non esiste. E’ solo uno stato della mente. Tutti lavoriamo. Ogni giorno. Solo che non ce ne rendiamo conto. Ecco i 6 lavori che fate (e non sapete di fare) e per i quali non sarete mai pagati.

1) Broadcaster: ogni minuto vengono caricate su youtube 48 ore di filmati inediti: feste, scherzi, gattini. 48x60x24. Sono 69120 ore al giorno che, se volessimo vedere nell’arco di un anno, farebbero 189 ore al giorno. Anche tu, si proprio tu, sei un producer televisivo. Retribuzione? Views! Salve vorrei due etti di melanzane. Quant’è? Sono 40’000 views.

2) Foto-Reporter: Flickr è la più grande community di fotografi al mondo. Instagram sta scalando le classifiche con l’aggiunta al mero archivio fotografico della componente social che mancava. Ogni giorno fotografiamo, documentiamo in immagini quello che ci circonda. Catturiamo angoli di mondo che nessun fotografo potrebbe mai fermare su pellicola (se ancora la usa). Retribuzione? Like. Un sacco di like.

3) Giornalista/Scrittore: dirvi il numero di blog presenti su internet sarebbe del tutto inutile. Il numero è fluttuante come lo spread in Europa. Cercate un blog sulla cucina? Quanti ne volete. Un blog sulle formiche zombie? Niente di più facile. Scriviamo tutti con grande passione, di qualsiasi argomento. La coda lunga non è mai stata così lunga. Retribuzione? Scusate mi squilla il telefono, è mia madre.

4) Agenzia di stampa: la primavera araba? Twitter. La cattura di Osama Bin Laden? Twitter. La trama di un film? Twitter. Il numero di neuroni nel cervello di George W. Bush? Anche meno di Twitter.140 caratteri per esprimere un concetto. Neanche l’ANSA ha regole così ferree. Retribuzione? Follower, Stalker e un mare di RT, MT, @ e cancelletti.

5) Ricercatore di mercato: “Quelle scarpe fanno schifo!” “Hey guardate che mi sono comprato!” “Sta per uscire questo nuovo film”. Ogni giorno postiamo su facebook i nostri interessi, commentiamo quelli degli altri, di fatto lasciando feedback su prodotti, film, oggetti di qualsiasi tipo. Se un tempo si facevano interviste pagate con buoni benzina, oggi si lascia fare tutto a noi. Retribuzione? Zero, comprensivo della perdita totale della vostra privacy.

6) Beta Tester: grazie alla rete è oggi possibile scaricare i nostri videogiochi o programmi preferiti direttamente sul nostro dispositivo. Si chiama digital delivery e ha rivoluzionato il mercato (Itunes store, Appstore, Play). Beh Giacomo, qui davvero non c’è nulla di negativo. Ah si? Quante patch di aggiornamento escono dopo che avete scaricato un applicazione? Beh ma che c’entra, in questo modo si cerca di perfezionare il software per renderlo sempre nuovo ed aggiornato. Si. Oppure… Oppure l’applicazione è uscita molto prima di essere pronta per il mercato e ognuno di noi grazie ai commenti, le lamentele ha fornito alla software house il miglior beta tester che il mercato possa offrire: il compratore.

 

Retro-Tube #6 – The Gregory Brothers

The Gregory Brothers

Nell’ultima puntata abbiamo parlato di un trio musicale con il chiodo fisso per il sesso. Oggi saliamo di un gradino. I Gregory Brothers sono un quartetto salito agli onori della cronaca (non solo internettiana) grazie al loro incredibile talento nel “musicalizzare”, Songify, in inglese, ogni tipo di contenuto. A differenza di BLR (Bad Lip Reading) i quattro ragazzi di Brooklyn mischiano parole realmente pronunciate e voce per creare un mash up molto particolare. Si definiscono una band Country, Soul, Folk & Roll” (i ragazzi hanno le idee chiare).

Ma andiamo con ordine. La loro prima apparizione è con Auto Tune The News. Annoiati dal solito notiziario? Avete provato con un po’ di musica? In chiave di Do per favore…prego maestro.

Ma la politica non è il solo argomento musicato. Anche la cronaca nera può trasformarsi in un pezzo rap da oltre 3 milioni di views.

I quattro ragazzi ottengono un ottimo successo. Le loro canzoni piacciono anche senza il supporto video, e il 29 maggio 2009 esce il primo EP dal titolo “Meet The Gregory Brothers!”. Ben Westhoff, giornalista del Village Music, definisce l’album è “a lounge-y refreshingly sincere slice of Blue-eyed soul. E’ d’accordo con lui anche Jake Frazier di PopSense, anche se lamenta il fatto che i fan del quartetto di Brooklyn hanno poca pazienza nell’ascoltare la loro vera musica, limitandosi all’ascolto delle AutoTuneNews. Qui una loro esibizione dal vivo, senza green screen e senza vocoder.

Ma la songify-mania è la punta di diamante del quartetto. Charlie Sheen e la sue avventure ai confini della legge diventano un songify da oltre 40 milioni di views.

In occasione degli Oscars 2011, I Gregory’s Brothers decidono di fare un Songify (nel frattempo anche tutte le AutoTuneNews sono state rinominate in questo modo) ad hoc per la premiazione. Vittime del remix Harry Potter, Social Network, Toy Story 3 e Twilight. La canzone viene addirittura nominata agli Emmy come Outstanding Short-form Picture Editing”

I quattro ragazzi non nascondono le loro radici “viral” e dopo aver visto un video in cui Paul “Hungry Bear” Vasquez, ha una reazione smodata alla visione di un “doppio arcobaleno”, capiscono di avere il prossimo soggetto per il loro nuovo Songify.

Il successo è planetario. In collaborazione con il developer Klush, esce addirittura un’app per iphone brandizzata con la band.

Nel frattempo, le Auto Tune The News si focalizzano sempre più sulla politica, diventando più complesse, non solo nell’aspetto musicale, ma anche in quello video. In questo sketch il candidato liberal Einstein spiega la sua politica nel caso venga eletto. Impossibile non notare una somiglianza, nelle movenze e nel modo di cantare con un certo mostro sacro del musical americano: Groucho Marx.

Se volete saperne di più. Qui trovate il loro sito ufficiale. Su Youtube i loro video sono divisi su più account: Schmoyoho e TheGregory’s Brothers Channel

 

BLR – Bad Lip Reading

Premessa

Mi trovo a Edimburgo. Finalmente dopo anni di inutili promesse sono riuscito ad andare al tanto agognato Fringe Festival. Ho affittato un posto letto in una camerata da 15. Poco male. Passerò il mio tempo tra spettacoli, stand up comedy e sana birra scura. Per qualche giorno cerco di seguire quello che dice il programma poi mi rendo conto che è una battaglia persa. Troppe le pagine, troppi gli spettacoli contemporanei, è tutto inutile. L’unica cosa è affidarsi al caso, o meglio alla Serendipity della città. Vedrò quello che lei vorrà. Una sera vengo attirato dalla locandina di uno spettacolo di magia. Barry and Stuart i protagonisti. Hanno l’aria simpatica. Decido di prendere un biglietto. 10 pound. Entro in sala. Ci viene chiesto di mettere dentro una scatola un biglietto con il nostro incubo peggiore. Inserisco il mio. Il precariato. Non appena lo metto dentro la scritta precariato si trasforma inspiegabilmente in “mobilità”. La magià ha inizio.
I due maghi siedono legati mani e piedi al centro del palco. Chiedono ai presenti di controllare che le corde siano abbastanza strette. La luce si spegne. Nel buio alcuni oggetti presenti su un tavolino cominciano a fluttuare nell’oscurità. Il pubblico è attonito. Qualcuno si lascia sfuggire urla di paura. La luce si riaccende i due sono di nuovo legati. Come è potuto accadere? Niente è come sembra. Nel controllare le corde nessuna aveva controllato se il poggia gomiti fosse realmente fissato alla sedia. Rido. Il pubblico rilasciando endorfine in quantità ride soddisfatto la paura si trasforma in divertimento. Ma Barry e Stuard vogliono ancora stupire. Ci fanno ascoltare delle supposte voci di fantasmi. L’audio è molto disturbato e sembra l’equivalente del white noise delle televisioni senza antenna. Dopo aver ascoltato le parole del defunto chiacchierone Barry e Stuart ci mostrano la frase che avrebbe pronunciato il fantasma. Tutti concordano su quali fossero le parole. A questo punto i due maghi mettono in dubbio la veridicità dell’ascolto. Dopo aver messo in loop la registrazione prima ascoltata ci mostrano su un cartello delle possibili interpretazioni della frase pronunciata. Incredibilmente ogni cartello mostrato risulta plausibile all’udito. Una frase apparentemente univoca ha in realtà mille letture. Il fatto misterioso è presto spiegato. Il cervello non riuscendo a tradurre in linguaggio conosciuto quello che si trova davanti, automaticamente trasforma il suono in un qualcosa di plausibile, di spiegabile. La scritta sapientemente proposta dai due illusionisti fa il resto dando l’abbocco per lo spirito di adattamento.

Fine Premessa

Premessa lunga. Lo so. Ma era tempo che volevo raccontarvi di Barry e Stuart (che nel caso non conosciate vi consiglio vivamente) e contemporaneamente volevo farvi conoscere i video di BLR (Bad Lip Reading). Di cosa si tratta? Un video blog che legge le labbra, ma prendendosi qualche libertà creativa.

Rolling Stone l’ha descritto come la hit delle presidenziali 2012. Dietro al canale youtube (che ha raccolto quasi 33 milioni di views) ci sarebbe un anonimo music e video producer basato in Texas. Quando gli è stato chiesto come gli è venuta un’idea del genere, lui ha risposto che è stata sua madre a darle l’ispirazione. Avendo perso l’udito a causa di una disfunzione, ha dovuto per forza di cose imparare a leggere le labbra per sopperire alla sua mancanza. “Lei è sempre stata molto brava nel leggere le labbra, io invece ero terribile!”

Il successo arriva con il primo Bad Lip reading di Rebecca Black. La sua canzone spensierata sulla frivola vita da quindicenne, Friday, diventa una manifesto della guerra tra gang rivali.

Sull’onda del successo finiscono nel mirino dei BLR anche i Black Eyed Peas con la loro Boom Boom Pow, mal interpretatata in Everybody Poops! La band ci parla direttamente della loro passione per la defecazione.

Con la stagione calda della politica in avvicinamento e i repubblicani intenti a sfidarsi per un posto alle presidenziali, BLR decide che è venuto il momento di ri-leggere i loro discorsi. Il candidato sudista Newt Gingrich ci racconta che “Rick James knows what I like, hip party with elephant money!” Confusi? Niente paura, si tratta solo di un Bad Lips Reading.

Anche il candidato Mitt Romney ha la sua dose di BLR.

La malalettura delle labbra non guarda in faccia a nessuno. Destra o sinistra, tutti finiscono sotto la scure del BLR, anche Mr. Obama.

Se volete saperne di più qui trovate il canale, e qui il tumblr. Inoltre le loro storpiature sono disponibili su Itunes e Amazon.

 

Retro-Tube #5 – Lonely Island

Nell’ultimo appuntamento con Retro-Tube abbiamo parlato dei Nobody’s watching, star di youtube loro malgrado, respinti, seppur talentuosi, dalla Warner, non in grado di capire il loro vero potenziale. E’ andata meglio al trio comico chiamato Lonely Island. I tre ragazzi Akiva “Kiv” Schaffer, Jorma “Jorm” Taccone, and David Andrew “Andy” Samberg hanno fatto molta strada riuscendo ad arrivare nei primi posti delle chart americane con successi come Jizz in my pants (116 milioni di views, e un numero smodato di tracks vendute su itunes) superato solo dall’altro loro singolo I just had sex (157 milioni di views). Andy Samberg fa parte da oramai qualche anno del cast del SaturdayNight Live. Tutto cominciò così. Nel 2005. Ah, vi avverto i ragazzi non sono proprio dei gentiluomini.

Il talento comico del trio però non si ferma alla sola musica. La loro è una comicità a 360 gradi che sa strizzare l’occhio al mondo dei geek. In questo video attraverso il sapiente mix di videogiochi anni ’80 (quasi in un machinima ante litteram, visto l’anno di pubblicazione) viene raccontata la torbida storia di un omicidio.

Il trio si butta nel genere Sitcom. Protagonista dello spoof (andato in onda su una tv locale californiana) è il mondo patinato di Beverly HIlls. Tra le protagoniste non potete non riconoscere la bionda Sarah Chalke (già vista in Scrubs, e presto protagonista della nuova serie Fox “How To live with your parents for the rest of your life”)

Nel frattempo i Akiva Schaffer si diletta come regista, tra i suoi lavori il videoclip dei We are Scientist “The Great Escape”

Ed è proprio con la musica che il trio guadagna il trono di vere e proprie star. Samberg nel frattempo è stato preso come “fisso” nel SNL dando al video ancora maggiore visibilità. Tema della canzone? Eiaculazione precoce. Molto precoce.

Il rap “parodico” è la strada da percorrere, le views lo dimostrano. La fama dei Lonely Planet cresce di giorno in giorno, in questo videoclip andato in onda durante gli MTV movie award 2009, Andy Samberg si esibisce in compagnia di Will Farrell e JJ Abrams (si, è proprio quello alle tastiere).

Il successo è oramai planetario, dopo “Dick in a Box” (con Justin Timberlake) il sesso rimane il chiodo fisso dei tre ragazzi, e dei 168 milioni di spettatori dell’ultimo singolo “I just had sex”.

Il successo ha portato il trio ad esordire anche al cinema con la pellicola Hot Rod (protagonista Andy Samberg). Il film malgrado l’appoggio di Will Ferrell (produttore insieme a Lorne Micheals) non ottiene il successo sperato, 15 milioni l’incasso a fronte di un budget di oltre 25 milioni.

Poco male, Turtleneck & Chain, il loro ultimo album scala le classifiche, terza piazza nella Billboard 200 e primo posto tra i Rap Albums.

 

Retro-Tube #4 – Nobody’s Watching

In questa quarta puntata parliamo di un duo che secondo me non ha avuto quello che si meritava. La coppia in questione è quella formata da Taran Killam e Paul Campbell.

La loro è una carriera di Tubers al contrario. Di solito si comincia dalla rete per poi ambire alla tv. Nel loro caso i due sono partiti dalla tv per finire in rete.

Tutto comincia nel 2005 quando Taran e Paul vengono presi per una nuova serie prodotta dalla Warner Bros e scritta dal talentuoso Bill Lawrence (Scrubs, Spin City).

La serie parla di due giovani appassionati di serie tv (Derrick e Will nella finzione) che mandano una videocassetta alla Warner dicendo che quello che vedono ora in tv “è uno schifo” e che sarebbero in grado di fare molto meglio.

La Warner manda un auto a prenderli e l’avventura ha inizio.

La storia è raccontata con lo stile del Mockumentary. Derrick e Will sarebbero protagonisti di un reality in cui lo scopo è quello di scrivere e realizzare una nuova sitcom di successo.

Bill Lawrence gioca continuamente con la quarta parete (il pubblico) rompendola spesso e volentieri. La “laugh tracks” viene usata solo contestualmente allo studio televisivo e i personaggi reagiscono di conseguenza di fatto rendendo l’audience un personaggio attivo nella sitcom. La serie è caratterizzata da riferimenti continui ad altri show di successo e dalla presenza di guest star del passato (tra i tanti nella serie compare Alan Thicke, il papà di genitori in blue jeans e James Micheal Tyler, Gunther di Friends).

Quale è stato il destino di una sitcom così geniale? Ma che domande. Rifiutata. “Unaired” come dicono gli americani.
La serie fu considerata troppo avanguardistica per il canale. La paura era che il pubblico non fosse in grado di comprendere il meccanismo metalinguistico. La serie rimbalza da un ufficio all’altro del network per poi, nel 2006 finire su youtube (casualmente a quanto dicono i produttori).

Il pubblico del web impazzisce. La serie accumula in poco tempo più di un milione di views, forse non è ancora tutto perduto.

I due ragazzi visto l’insperato successo di pubblico, decidono di battere il ferro finchè è caldo. In poco tempo pubblicano una serie di video spin off della serie. Il primo video riguarda, neanche a dirlo, Friends. Siete stanchi e non ricordate tutta la trama? Poco male, a Derrick e Will, bastano 90 secondi per raccontarla.

Le serie “tirano” e i due lo sanno. Il secondo spoof riguarda un altro show di grande successo in quell’anno. 24.

Il 2006 è però anche l’anno delle prime “esplosioni” virali. Video insensati che riescono a fare milioni di views. Tra questi quello che potremmo definire il “Mentos Experiment”. Qualcuno ha scoperto che mettendo un pacchetto di mentos dentro una bottiglia di Coca Cola si ottengono effetti esplosivi. E se uso della Sprite?

Nobody’s watching è divetato un marchio di fabbrica. I due cominciano a girare anche nei piani alti (tra cui un apparizione fugace in Scrubs) In rete cominciano a girare voci su un possibile “re-air” della serie e lo stesso Bill Lawrence parla di un Tv Special “live” sull’NBC. Will e Darrnen però continuano a lavorare su quello che sanno fare meglio la parodia. Questa volta è il turno di Lost, con una guest star, molto affascinante.

Il tempo passa e le voci si affievoliscono. Non ci sarà nessuno special e Nobody’s Watching sembra inesorabilmente destinato a essere accantonato. Insieme alle speranze svanisce anche l’entusiasmo dei due attori che in poco tempo smetttono di produrre video. In una sorta di testamento i due producono una finto “opening” di una serie mai prodotta, proprio come Nobody’s Watching.

 

Retro-Tube #3 – Joey and David

Siamo oramai giunti al terzo capitolo del nostro viaggio a ritroso nel passato a breve termine (come i contratti) tra le star di youtube. Protagonisti di questa terza “puntata” due ragazzi americani, Joey and David (prima di andare avanti, si, David, è IDENTICO a Ben stiller). Anche loro sono degli “early adopters” di youtube, il 2006 è infatti l’anno in cui i due decidono di cominciare a produrre video per la rete. Joey and David si presentano come la tipica coppia comica, uno un po più serio, l’altro più scapestrato (david), insieme davvero irresistibili.

Il genere primario della loro produzione è la parodia e il primo soggetto preso di mira è youtube stesso, come aveva già fatto con successo Jeremiah McDonald. Il metagioco, tipico elemento anglosassone (e di conseguenza in USA) è stato forse il primo passo da parte dei “tubers” nell’affermare la propria indipendenza dalle produzioni mainstream.

In questo breve sketch Joey ha deciso di vivere 15 giorni dentro una Honda Civic (il video è una parodia di un altro folle (Marck Horowitz, qui il video) che ha deciso di vivere 7 giorni nella sua Nissan.

La parodia sembra funzionare e i due ci si buttano a pesce. In questo video una famosa pubblicità viene decisamente estremizzata.

Il canale comincia ingranare (quasi 1 milione e 600 mila view i video qui sopra) e Joey and david decidono che è venuto il momento di tentare qualcosa di più narrativo. Questa la pilota di Forever Flubot in cui si si intravede la su citata somiglianza tra David e il più conosciuto Ben Stiller.

L’esperimento non sembra essere capito dai fan. 25 mila views non sembrano abbastanza per continuare. Poco male i due tornano al corto e questa volta i fan tornano numerosi.

E’ il momento di fare il salto. Youtube comincia a muovere i primi passi nella produzione di materiale originale. I video dei gattini non sembrano bastare e Joey and David hanno l’idea che fa per loro. Perchè non fare una meta serie che parla delle star del web? Detto fatto. Viralcom. L’idea è geniale. Tutto il mondo di youtube, le sue star da camera da letto, i gattini ripresi in pose strane, altro non sarebbero che un enorme progetto Hollywodiano. La serie ospita molte tra le più grandi web-star del periodo.

A dispetto di quanto si possa pensare la serie è un flop di “ascolti”. Quando si arriva troppo presto si rischia di avere il miglior prodotto per un pubblico che ancora non esiste. Qui trovate tutti gli episodi prodotti.

Joey and David non si scoraggiano e continuano a cercare la loro strada. Viralcom ha provato le loro grandi doti di sceneggiatori e in poco tempo i due cominciano a produrre alcune pilota per il loro sito ufficiale. Timmy è il primo esperimento (che trovate qui) quindi segue la serie Temps.

Qual’è il futuro di questi due ragazzi? Radioso? Tutt’altro, notizie certe non se ne hanno e i due sembrano per ora essere spariti dalla scena. Sulla loro pagina Facebook si trovano decine di commenti che chiedono notizie sulla loro scomparsa. Nel frattempo se volete approfondire la loro conoscenza, questo è il loro canale ufficiale.

 

Retro-Tube #2 – Jeremiah Mcdonald

In questo secondo appuntamento con Retro-Tube mi concentrerò su un altro “Youtuber” di altissimo livello, con il quale, anche se in maniera molto remotata (non è un refuso, e che ero molto lontano…), ho avuto il piacere di lavorare (ho fatto i sottotitoli per questo video): Jeremiah McDonald aka The Church of Blow aka Weeping Prophet (il ragazzo ha molte personalità come potrete vedere).

Tutto comincia nella sua casa. Jeremiah come molti all’epoca (incluso il sottoscritto) è affascinato dall’idea di condividere contenuti video e ricevere immediati feedback al riguardo. Il suo canale Church of Blow è una sorta di Vlog, ma con venature dark, altamente surreali. Padre spirituale della Chiesa è lui: il reverendo Cornelius Blow

Se Volete potete attivare i sottotitoli con l’opzione CC in BASSO nell lettore. Quindi selezionare TRANSCRIBE CAPTURE e poi TRANSLATE CAPTIONS. Non è proprio perfetto, ma traduce il senso in maniera abbastanza corretta.

Il ragazzo ci sa fare e continua a produrre video con un buon ritmo. In questo video il numero 29 comincia ad affiorare la sua fascinazione per il doppio che esploderà in maniera più evidente qualche tempo più tardi.

Siamo nel settembre 2007 e Jeremiah comincia a chiedersi qual’è il modo per aumentare le proprie views. Su Youtube imperversano video di gattini, skaters e altre inutili amenità. In questo sketch (condito da una citazione di Kubrick) Jeremiah comunica la frustrazione di tutti quelli che cercano di creare contenuti più evoluti in una piattaforma ancora non abbastanza matura per fruirne.

Nel frattempo esplode il fenomeno dei Vlogger (in USA) e la rete viene invasa da persone comuni intente a litigare fra di loro a suon di video. Jeremiah coglie la palla al balzo e trova finalmente l’argomento perfetto per la sua nuova hit. Perchè spremersi troppo a cercare argomenti altolocati? Il tema era li davanti ai suoi occhi: Youtube. Youtube is my life, nella forma del musical riassume in 5 minuti l’essenza del più grande sito di video sharing al mondo.

Oramai Jeremiah è ufficialmente una star di Youtube, il suo video finisce in Homepage e raccoglie oltre un milione di views (ad oggi ne ha quasi 2 milioni). I subscribers si moltiplicano e si moltiplicano anche i suoi canali. Dopo “The church of blow” apre i battenti “Weeping prophet” dove poter sperimentare con un altro tipo di produzioni profondamente diverse dal vlog di partenza. In questo video Jeremiah mostra tutte le sue doti di mimo.(qui trovate il sequel di Jazz dispute dove si nota l’evoluzione tecnica di Jeremiah)

L’ispirazione però rimane ancora un problema primario. In un mondo sovrappopolato di idee come Youtube è facile incappare in qualcosa che si voleva fare e che qualcun’altro ha già prodotto. Ma come è potuto succedere? Jeremiah ha una teoria tutta sua al riguardo: qualcuno è in grado di succhiare le idee direttamente dal suo cervello.

Il doppio continua ad affascinare Jeremiah (ma forse era li da sempre come dimostra questo video da lui girato a 11 anni o poco più) che nel frattempo comincia a collaborare con la compagnia francese Comedie di Caen con la quale realizza alcuni video (qui il canale ufficiale) e uno spettacolo come protagonista (La morte de Adame). In questo video possiamo vedere l’evoluzione tecnica di Jeremiah, impeccabile non solo nell’interpretazione ma anche nella messa in scena.

La collaborazione con la comedie di Caen diventa sempre più intensa. Con il regista Jean Lambert-wild realizza una serie di video muti dal grande impatto visivo. Forse Jermiah ha trovato il suo socio creativo.

L’utilizzo del green screen diventa sempre più raffinato e Jeremiah, come nel film di Woody Allen La rosa purpurea del Cairo, riesce a coronare il suo sogno: recitare con due grandi autori del muto quali George Melies e Buster Keaton.

Ma Jeremiah non vuole abbandonare i suoi fan. Dopo una una chiacchierata con il se stesso del passato, decide che è arrivato il momento di mettere un po’ di ordine nella sua carriera. E’ ora di creare una Jeremiah’s Story. Detto fatto. Buona visione.

 

Josh Harris – Una vita senza privacy

Premessa

Il primo gennaio di quest’anno ho chiuso il mio account di facebook. Era un idea che avevo da tempo. Volevo aprire un altro blog e da li raccontare la mia esperienza. Dopo poco più di una settimana ho riaperto il mio account. Neanche sette giorni. Alcuni hanno detto “pensavo avresti resistito di più”. Ma io mi ero già preparato una scappatoia, una giustificazione. Nell’ultima riga avevo lanciato un sasso.

“Un’ultima domanda. Tutto questo uscire da FB, disattivare il suo profilo, lo ha fatto solo per scrivere quest’articolo?

Probabile. Abbiamo finito? Grazie. Buon anno.”

Probabile. Inconsciamente avevo lasciato aperta una porta. Non credo sia stata una cosa voluta, si sapevo che probabilmente lo avrei riaperto. Ma non avevo ben in mente quando. Sapevo che sarei partito e che questo avrebbe comportato un allontanamento dai miei amici. Quale miglior strumento per tenersi in contatto se non FB? E poi dovevo cercare una stanza dove stare. Sapete qual’è il modo migliore per trovare qualcosa? Si, sempre lui.

Il 7 di gennaio la mia pagina era di nuovo attiva. In poco tempo ero di nuovo online, a pieno ritmo. Come andare in bicicletta anche se non ho mai creduto a questo detto. Ho dimenticato perchè lo avevo fatto. Ho dimenticato ogni sensazione che mi aveva spinto a disattivarlo. Ero di nuovo un animale sociale.

Fine Premessa

Ho appena finito di vedere un film. Netflix è approdato in Uk e da qualche giorno ne sto apprezzando l’utilizzo. Il film in questione è “We live in public” un documentario di Ondi Timoner.

La storia è quella di Josh Harris, da molti considerato “il più grande pioniere dell’epoca di internet”.

We Live In Public TRAILER from We Live in Public on Vimeo.

La sua storia è folle. Nei primi anni ’90 si trasferisce a NY dove fonda la JupiterResearch una società di analisi dati. Nel boom del “dotcom” Harris riesce a vendere la società a una cifra astronimica. Con i soldi ottenuti fonda Pseudo.com la prima webtv che la storia ricordi. E’ il 1993. Malgrado la tecnologia non fosse ancora pronta per il progetto che Josh aveva pensato, gli elementi c’erano tutti: webcasting (Livestream??) Interazione live durante i programma televisivi, e un estrema targetizzazione del prodotto (esisteva un canale per ogni gusto…youtube?). Quello che Josh aveva già capito con molti anni in anticipo era che il web sarebbe stato il nuovo media principale per la distribuzione dei contenuti, e che avrebbe avuto il grande vantaggio di poter sapere quello che il pubblico vuole con una precisione che nessun altro media potrà mai avere.

In seguito ad alcuni comportamenti ritenuti non consoni (Josh andava in giro vestito da pagliaccio agli incontri di lavoro) viene allontanato da Pseudo.com. Raccolti i soldi si getta a capofitto in un altro progetto.

Alla fine del 1999 Josh trasforma un palazzo in un enorme albergo videocontrollato. L’idea è quella di costruire un enviroment completamente connesso in cui ogni luogo è sorvegliato da una telecamera. Le persone che sceglieranno di vivere nell’hotel dovranno rinunciare a ogni forma di privacy e tutto quello che verrà girato apparterrà ineluttabilmente al suo progetto. Le persone si presentano a decine. Tutti vogliono far parte dell’evento.

“Everything is free execpt the video that we capture of you. That we own.”

All’interno della casa non esiste denaro e non esistono vestiti se non la divisa consegnata all’entrata. L’idea è molto simile a quella di un campo di concentramento, come spiega lo stesso Josh. Ogni stanza dell’albergo ha una televisione che trasmette 24h quello che succede in ogni altro luogo dell’Hotel. Quando due stanze si connettono l’una con l’altra, il sistema pensato da Josh permette ai due inquilini di comunicare direttamente (un po come succede con chatroulette). Nell’albergo è presente anche un poligono di tiro dove gli ospiti possono andare a scaricare le loro tensioni. Siamo nel 1999 e Josh Harris ha costruito il suo “personal big brother” nel centro di Manhattan. Scopo del suo esperimento, vedere come i rapporti sociali cambiano quando non esiste più alcuna privacy, quando le persone condividono tutto senza alcun limite. Le immagini dell’esperimento sono sconcertanti.

L’hotel viene chiuso il primo gennaio 2000. La polizia ha avuto una soffiata su un possibile suicidio di massa. Josh non è preoccupato, anzi è stufo dell’esperimento, in quanto ha già avuto le risposte che cerca.

Durante una vacanza Josh conosce una ragazza Tanya Corrin. I due si innamorano e insieme decidono di condividere la loro relazione con il mondo su weliveinpublic.com. L’intera abitazione di Josh è video sorvegliata. C’è una telecamera in ogni angolo, anche il più impensabile (dentro la tazza del WC).

Il rapporto si sgretola dopo qualche mese. I due vivono il loro rapporto in funzione di quello che il pubblico pensa e giudica. Dopo una litigata i due si fiondano a controllare cosa dice la community.

Tanya se ne va di casa. Josh è in banca rotta. Decide di lasciare NY e rifugiarsi in campagna. Si definisce “mentally sick” e in disperato bisogno di staccare la spina.

(in un intervista che trovate più in fondo, Josh racconta che la ragazza è stata in realtà scelta da lui 5 anni prima. Tanya era dunque parte di un esperimento da lui volutamente portato avanti. Questo nel film non è menzionato.)

Nel 2005 Josh perde sua madre a causa di un tumore. Seguendo quella che lui defisce, la sua strada di artista, Josh manda un video saluto alla madre, rifiutandosi di essere presente per l’ultimo saluto.

La depressione di Josh sembra irreversibile, ma nello stesso anno decide di tornare in sella con un nuovo progetto. Venduta la fattoria dove si era rifugiato investe il denaro in Operator 11. Una servizio che permette a chiunque di creare il proprio studio televisivo virtuale e creare il proprio programma televisivo. Il progetto sembra partire bene, ma Josh non riesce a trovare un compratore. I nuovi giovinastri della rete (tra cui il CEO di Myspace) malgrado riconoscano la visionarietà del progetto non credono possa trasformarsi in un investimento vantaggioso. Operator 11 chiude i battenti e Josh è costretto a fuggire, questa volta per soldi.

Oggi Josh vive in Etiopia lontano dal mondo connesso.

La pellicola di Ondi Timoner è straniante. Ho deciso di guardarlo per un commento su Netflix, qualcuno scriveva “If you’re a Geek, YOU WILL LOVE IT!”. Preso dall’entusiasmo di questo utente, senza troppo pensare ho premuto play. Man mano che le immagini scorrevano mi sono sentito sempre più disturbato da quello che stavo guardando. Quella che comincia come una favola della New Economy si trasforma con il passare del tempo in un incubo alla George Orwell con venature alla Philip Dick. Il decadimento fisico e psicologico di Josh è perfettamente visibile nei 90 minuti del film ed è quanto di più drammatico possiate immaginare.

Ogni “invenzione” di Josh si è avverata con il passare del tempo. Le sue visioni del futuro, follie al tempo in cui venivano presentate al pubblico, sono diventate in meno di dieci anni parte integrante della nostra realtà. L’albergo da lui creato, forse non esiste fisicamente, ma virtualmente, è presente nella vita di tutti i giorni. Facebook è il nostro albergo, la nostra stanza da cui guardare tutte le stanze di tutti gli altri inquilini.

A pochi giorni dal lancio di Facebook in borsa non posso non pensare a cosa c’è scritto nell’homepage del colosso di Zuckerberg.

“It’s free and always will be.”

Forse la frase più corretta sarebbe quella pronunciata da Josh Harris durante il suo esperimento

“Everything is free execpt the video that we capture of you. That we own.”

Qui sotto trovate una sua intervista del 2009

 

Ok Go – Una band virale.

E’ da poco stato pubblicato il nuovo videoclip della band Ok Go realizzato in collaborazione con Chevrolet.
Nel videoclip sono presenti più di mille strumenti suonati per circa due miglia in una zona desertica fuori Los Angeles. No non avete capito male. Gli strumenti sono infatti stati messi lungo un tragitto di due miglia e l’auto passando “suona” il pattern abilmente precostituito. Beh bando alle ciance. Ecco il video.

Se questo vi sembra folle allora è meglio fare un piccolo ripasso sugli Ok Go. Perchè di follie è fatta la loro musica.

1998-2002 – Get over it

La band viene fondata nel 1998 dall’incontro tra Damian Kulash e il bassista Tim Nordwind. Dopo il primo album OK GO del 2002 le cose sembrano cominciare ad andare per il meglio. Il singolo Get Over It entra in classifica e la band viene ospitata a Top of the pops. L’animo virale però è ancora assente. Il video di Get over it è ancora vecchia scuola, abbastanza poco originale e omologato al videoclip stile MTV. Malgrado questo trova comunque i suoi estimatori viene nominato “Best video” dalla rivista Q Magazine. Nel frattempo il singolo entra a far parte della colonna sonora di “Triple play 2003” e Madden NFL entrambi prodotti da EA SPORTS.

2005 – A million ways

Il secondo album dal titolo Oh NO! viene registrato in Svezia a Malmoe. E’ ancora una volta un singolo (A million ways) a spingere la band verso il successo. Stanco dei solito videoclip, Damian preferisce fare qualcosa di più “raw”. La sorella di Trish Sie prepara una coreografia e il gruppo realizza un video semi-amatoriale nel cortile di casa. Il video è un successo e viene scaricato da oltre 9 milioni di persone. La band comincia a diventare molto ricercata per le sue doti coreografiche (e per la musica naturalmente) e si esibisce anche nel celebre show USA MADTV (la nemesi del SNL)

2006 – Here it goes again

A questo punto la band decide di battere il ferro finchè è caldo e l’anno successivo realizza un video per l’altro singolo dell’album “Oh No”, “Here it goes again”. Questa volta decidono però di alzare il coefficiente di difficoltà. La coreografa ufficiale è sempre la sorella di Damian, la location però si trasferisce in un open space pieno di tapirulan. Il video viene messo su Youtube dove diventa istantaneamente un cult raccogliendo la bellezza di 52 milioni di views (il video è stato poi tolto dal canale ufficiale, ad oggi il nuovo upload è oltre i 10 milioni)

Le parodie si sprecano, anche i simpsonne fanno uso, ma il mio spoof preferito rimane quella del duo Nobody’s Watching

Qualcuno dubita della loro capacità, ma gli Ok Go, senza paura si esibiscono live agli MTV Music Award

Trish Sie viene premiata con un Grammy Award come “Best Shor-form Music Video” e la canzone Here it goes again finisce praticamente in qualsiasi videogioco dell’epoca (Rock Band, Guitar Hero 5 and SSX on Tour)

2010 – This Too shall Pass

Arriva il terzo album e malgrado il successo Damian e compagni non vogliono smettere di stupire. Il loro formato è oramai chiaro. Canzone orecchiabile, una coreografia impeccabile, centinaia di comparse, costumi strani e un unico piano sequenza.

Nel 2010 esce il singolo This Too Shall Pass e gli OK GO realizzano il video che potete vedere qua sotto.

Non paghi, pensano di girare una seconda versione del video, per l’occasione denominata: Rube Goldberg Machine version. Cos’è una Rube Golberg Machine? Una macchina in grado di portare a termine task molto semplici in un modo alquanto difficile. Vi ricordate la scena iniziale di Ritorno al Futuro? Il piano sequenza segue una di queste macchine servire del cibo scadente al povero Einstein (Dai questa volta la citazione a Ritorno al futuro ci stava, una delle poche volte…). Gli Ok Go affascinati da questo meccanismo realizzano un piano sequenza in cui il pezzo viene eseguito in corrispondenza di un complicato meccanismo di leve e carrucole. Il video sembra un “one shot”, ma ho i miei dubbi. (guardate quando la pallina entra nel piccolo teatro, li c’è puzza di taglio).

Il video è un successo e ad oggi ha accumulato un numero sconsiderato di views.

 

Retro-Tube #1 – Lasse Gjertsen

Premessa

Da una conversazione poco prima di entrare al mio corso di sceneggiatura.

– Beh è vero, la televisione è cambiata molto negli ultimi anni. Si spendono un sacco di soldi. Ma prendete ad esempio Twin Peaks..

Negli occhi degli astanti noto una strana luce, come se non mi stessero dicendo tutta la verità.

– In quel caso Lynch riuscì a strappare quasi 4 milioni di dollari. E’ vero in quel caso era anche un lungometraggio…
– Si è vero…mi pare fosse, quand’era…il 1990?

C’è qualcosa di strano nel modo di pronunciare quel 1990. Come se faticasse a dire correttamente il numero. Come se la polvere sollevata da quell’anno si fosse per un attimo infiltrata nella sua gola. Ma forse è solo una mia paranoia.

– Si 1990. Poi gli episodi mi pare siano costati circa un milione a puntata che è comunque un ottimo budget per l’epoca.

L’altro collega di corso davanti a me mi guarda con l’occhio vitreo. Non batte le ciglia da quasi due minuti. Deglutisce lentamente, come quando a scuola ti sembra di aver sentito pronunciare il tuo nome dalla professoressa. In realtà ha solo detto “Già che ci siamo”. Il “già” ha però immediatamente fatto scattare la posizione “Brace Brace”: testa in basso quasi dentro la cartella e respiro assente.

– eh…
– Non ho capito.
– …Twin Peaks, dovrei rivederlo. Ero troppo piccolo all’epoca.
– Se vuoi ho il VHS te lo presto!
– Me lo puoi mandare via mail?

Ho un sussulto. Come se mi avessero appena sparato al cuore, vedo tutta la mia vita davanti agli occhi: i miei primi passi, Ritorno al futuro, il mio primo giorno di scuola, Ritorno al futuro, l’esame di maturità, Ritorno al futur…si insomma, praticamente mi rivedo Ritorno al futuro per l’ennesima volta. Deglutisco. “Play it cool Giacomo”. Non devo dare nell’occhio. Non può essere. Non puoi essere così vecchio. Con una scusa mi allontano.

– Scusate credo di aver lasciato il mio cane al parco.
– Al parco?
– Si. Scusate

Per rendere più credibile la storia comincio a gridare il nome del cane nell’androne dell’università.

Benton! Benton! Vieni qui bello!

Sono fuori. Conto sulla punta delle dita. 22. Ventidue. Si. Bastano. 22 sono abbastanza. Ho la premessa per la rubrica Retro-Tube.

Fine premessa.

Il prossimo febbraio saranno 7 anni dalla fondazione di Youtube (Il primo video caricato, alle 20:27 del 23 aprile del 2005, è stato Me at the zoo da Jawed Karim). E’ strano. Non riesco a ricordare quale sia il primo video che ho guardato su Youtube. Internet ha come cancellato la nostra memoria a breve termine. Tutto è compresso in un unico grande flusso. In fondo, a guardarlo, youtube sembra un enorme calderone atemporale. Non c’è modo di capire chi sia più vecchio di chi. Non abbiamo alcuna fisicità a dimostrarcelo. Il continuo aggiornamento grafico poi fa il resto di fatto eliminando ogni riferimento visivo.

In questa rubrica cercherò di rimettere le idee a posto. Il primo della lista non poteva che essere lui Lasse Gjertsen. Classe 1984 Lasse è un’animatore, un musicista nonchè regista conosciuto su youtube con il nome di lassegg. Il suo canale ha oltre 80’000 iscritti, 3 milioni di channel views e 42 milioni di views totali. (I numeri non comprendono tutti gli alias, le copie di suoi video pubblicati da altri utenti. Il nuemro può tranquillamente raddoppiare).

La sua carriera di Youtubers comincia molto tempo fa. Era l’8 maggio 2006, la Sony presentava la PS3 al mondo con una lineup a dir poco scadente, e Lasse si presentava al mondo in questo modo.

Ma il talento di Lasse non di ferma al semplice video realizzato con una webcam. “Us” è un cortometraggio surreale, nel quale viene rielaborata la favola della prodigiosa storia di Peter Schlemihl (e del più famoso Peter Pan) di un uomo alla ricerca della sua ombra. Un’ombra che probabilmente farebbe meglio a guardare prima di attraversare.

A questo punto, molti si sono cominciati a chiedere: ma da dove diavolo viene questo pazzo? Presto detto, Lasse si prodiga in un’animazione nella quale ci dà un ritratto di se stesso molto particolare.

Il successo di Lasse però non cambia il suo lavoro. Come specifica nel suo canale youtube a caratteri cubitali: “A tutti gli advertiser! Mi sono ripromesso di non fare pubblicità e voglio mantenere questa promessa, quindi evitate di contattarmi!” Segue una ferrea lista per punti che spiega i principi di tale decisione.
Nel 2007 Lasse approda in Italia a Milano dove inizia una collaborazione con il musicista Giovanni Sollima per il quale realizza un videoclip del pezzo “Terra Aria”. Nel video si nota l’evoluzione di Lasse che oramai utilizza varie tecniche visive con grande maestria. Il video è ipnotizzante. La musica di Sollima e le immagini di Lasse sembrano fatte l’una per l’altra. Il video, diviso in due parti, è stato presentato all’International Fringe Festival di Marzamemi.

Malgrado la serietà acquisita negli anni, Lasse non abbandona i fan di youtube. In questo video ci spiega filologicamente le differenze linguistiche tra i diversi paesi scandinavi. FAEN!

[UPDATE] Scusate non so come ho fatto a dimenticare questo capolavoro. Rimedio subito.

E la musica? Già perchè Lasse è anche un musicista. Tra le sue tracce che ho maggiormente apprezzato, c’è “Chaplin Snakker”. Un omaggio a uno dei più grandi maestri del cinema Charlie Chaplin. Buona ascolto (il video non è stato montato da Lasse, ma da un fan che ha voluto a sua volta rendere omaggio all’artista norvegese.)