Il mercato “libero” della telefonia in Italia

Salve, mi chiamo Giacomo e ho un problema con la telefonia. Non è una sindrome, una fobia degli apparecchi come ha raccontato qualche tempo fa Italo Calvino, no, si tratta di un semplice problema di utilizzo. Mettetevi comodi accanto al fuoco ragazzi, è una storia lunga e piena di colpi di scena, e parla di linee telefoniche.

Tutto ha inizio a maggio di quest’anno. Ascoltando Sweethearth dei Wave Pictures vengo preso dalle dolci note della band inglese e così, senza troppo pensare, decido di cambiare il mio operatore telefonico. Tiscali ci fa pagare oramai un prezzo fuori mercato e mi sembra una buona idea tagliare i costi. Dopo una breve riunione con me stesso scelgo Fastweb. Mi da una buona velocità e costa il giusto.

Chiamo e faccio un contratto telefonico. Comunico tutti i dati. Questione di neanche mezzora e il gioco è fatto. Addio Tiscali, è stato bello, ma da domani proveremmo a “Immaginare”, a quanto pare con Fastweb, “puoi”. Un passerotto in volo si schianta sul terrazzino di casa di mio padre da dove ho effettuato la chiamata. Un tuono in lontananza. Coincidenze, mi dico. Già, coincidenze.

Passa un mese. Da Fastweb niente notizie. “Ci vorranno 30 giorni” mi è stato detto e voglio credergli.

Passa un altro mese. I miei coinquilini chiedono lumi sull’effettivo passaggio. Niente. La linea Tiscali continua a funzionare e le bollette vengono consegnate tempestivamente ogni mese. Strano, penso.

Passano altri 2 mesi. L’estate è finita e mi trovo ad acquistare un vestito per fare da testimone al matrimonio del mio migliore amico. No, non ho mai comprato un vestito fino alla tenera età di 33 anni. Passeggiando con ansia per il centro commerciale (mi mettono ansia, molta), incontro un baracchino della Fastweb. Sorridente il consulente incrocia il mio sguardo e mi propone un nuovo contratto. Lo fermo ancor prima che possa proferire parola. Gli racconto la mia storia e del mio passaggio mai avvenuto. Lui controlla e mi dice: “In effetti risulta ancora in lavorazione…”.

Passa un altro mese. Questa volta navigando mi trovo davanti a un offerta “limitata” (sono tutte limitate, fino al giorno dopo) per avere telefonate e internet con WIND a un prezzo davvero allettante. Non ci penso due volte. Fastweb è oramai nel cassetto. Inserisco i miei dati e mi arriva un messaggio che mi avverte della corretta chiusura dell’operazione. Tra poco più di 15 giorni avrò il mio nuovo servizio. E’ il 17 ottobre 2014.

Passano due settimane e una mattina mentre cerco di controllare la mail, mi ritrovo davanti a un “404”. Scendo di corsa in mutande e incontro gli altri miei coinquilini, tutti in mutande” con la stessa aria interrogativa. Internet ha smesso di funzionare. Tranquilli, gli dico, saranno le 48 ore fisiologiche di passaggio, è il 1 novembre, quindi è ufficialmente finito il nostro periodo con Tiscali, ci troviamo nel limbo tra le due attivazioni.

Passano 5 giorni. Niente. Provo a fare una telefonata e ottengo un messaggio in inglese che recita: “The customer you have dialed has denied your call”. Attacco. Il messaggio si ripete. Chiamo l’assistenza, via cellulare (chiamata a pagamento) e chiedo lumi. Mi spiegano che il contratto è in attivazione e che comunque apriranno una segnalazione al riguardo.

Passano altri 15 giorni. Tutto rimane immobile. Il telefono è muto, sia in entrata che in uscita e internet è assente.

Siamo al settimo sollecito. La pazienza comincia a diminuire come il mio a-plomb nelle conversazioni con il call center.

Chiamo Wind e gli ripeto che non funziona nulla. Mi dicono che devo liberare la linea da cui sto chiamando per poter vedere se effettivamente non ci sia linea. Gli lascio il mio cellulare e chiedo di essere richiamato, mi dicono che non possono farlo. Insisto. Mi dicono che sarò chiamato a breve. Aspetto 20 minuti. Quindi richiamo io, rispiego la situazione e faccio fare un test sulla linea. “Effettivamente è impossibile chiamarla…”. Deo Gratias. Viene aperto un nuovo sollecito.

Oramai siamo consapevoli di essere in una sorta di Limbo. L’Odissea è solo all’inizio. Dopo numerose chiamate e altrettanti solleciti aperti e da loro prontamente richiusi come risolti (naturalmente senza alcun test di effettiva risoluzione) il mio coinquilino riesce nell’impresa di farsi mandare un tecnico. Un tecnico TELECOM però, visto che il doppino, appartiene a TELECOM che lo vende a WIND. Il tecnico arriva il giorno dopo e controlla la linea facendo una chiamata dalla centralina. Tutto in ordine. “Tra 24 ore dovrebbe essere tutto a posto, basta attivarla”.

Passano 48 ore. Il telefono ora squilla libero se chiamato, ma c’è un altro problema. Oltre a non effettuare alcuna telefonata (e non avere connessione alla rete) ogni qual volta si compone un numero si riceve il messaggio “Benvenuto in Tiscali, se vuole effettuare chiamate le consigliamo di sottoscrivere un abbonamento”. Che sia un problema con Tiscali? Forse non siamo ancora del tutto fuori!

Chiamo di nuovo WIND chiedendo informazioni riguardo lo strano messaggio. Mi dicono che non hanno idea di cosa possa essere. Dal loro terminale risulta tutto in ordine e la mia linea attiva. Come ti sbagli. Gli comunico che invece non funziona nulla. Posso solo ricevere e di Internet neanche l’ombra. Viene aperto un altro sollecito.

Arriva la prima bolletta di WIND, per un servizio mai avuto. Scadenza 12 dicembre. Chiamo e mi dicono che posso non pagare, e stornarla sulla successiva. Gli racconto la mia storia e aprono un altro sollecito.

Stufo di sentire una hit tecno dal call center WIND decido di chiamare io stesso Tiscali per chiedere info riguardo allo strano messaggio. Vengo accolto da un più pacato Jazz. Mi viene risposto che ufficialmente la mia utenza è stata dismessa il 10 novembre, giorno dal quale, non sono più legato alla loro società. Gli chiedo dunque, per quale motivo ricevo lo strano messaggio di benvenuto da parte loro. Mi viene risposto quanto segue: “Lo chieda al suo operatore, arrivederci”. Immagino un successivo “MMM MMM” alla Stanlio e Olio. Mi attacca in faccia, ma oramai ci sono abituato. Quando non sanno che dirti ti mettono in attesa e poi magicamente cade la linea.

Siamo oramai a metà dicembre. Sono quasi due mesi che viviamo senza telefono nè internet: sostituite “telefono” con acqua e “internet” con cibo e avrete il mio profilo psicologico e quello dei miei coinquilini.

Mi trovo in metro tornando dal lavoro. Squilla il telefono, un numero sconosciuto. Forse sono loro. Rispondo. C’ero andato vicino, non si tratta di WIND ma di TELECOM, che offre a me personalmente un contratto telefonico. Attenzione, non un contratto per il cellulare, numero a cui hanno chiamato, ma un contratto telefono e ADSL per la casa. Sorrido. Tutto comincia a diventare più chiaro. Gli rispondo che in questo momento mi trovo in una sorta di limbo, e non ho idea come poter sottoscrivere un nuovo contratto. Gli dico comunque che rimango interessato nel caso non riesca a risolvere. Mi salutano e mi fanno gli auguri. Non di Natale. Seguono altre 6 telefonate con WIND in cui mi rendo conto che i miei solleciti precedenti sonno stati chiusi come risolti e cancellati dalla history del mio profilo. Tutto quello che l’operatore ha davanti è il mio ultimo sollecito, che vista la vicinanza temporale, risulta ancora in lavorazione.

Siamo al 22 dicembre: mi chiama di nuovo TELECOM. Sono disperato e davanti alla loro coda biforcuta cedo bruscamente. Accetto l’offerta e mi dicono che mi verrà mandato un consulente a casa il giorno dopo. La loro normativa per la privacy non prevede la possibilità di fare contratti telefonici, al contrario degli altri che invece prendono dati sia da Internet che da Telefono (così aveva fatto Fastweb prima e Wind dopo).

Sono le 11 di mattina del 23 dicembre. Manca poco più di mezzora all’arrivo del consulente quando mi assale però un dubbio. E se per cambiare operatore dovessi pagare una penale? Quando si sottoscrive un contratto c’è un periodo minimo in cui si deve rimanere con l’operatore, altrimenti è necessario pagare una multa. Chiamo WIND che mi conferma la possibilità di una penale. Gli ripeto che non ho mai avuto il servizio. “Allora può fare il recesso”. Bene, gli dico, facciamolo. “C’è un problema però, in questo modo lei perde il numero di telefono”. Esatto, avete capito bene, se recedo da un servizio mai ottenuto, perdo il numero di telefono. Non lo posso fare. Non sono il padrone di casa e quel numero è qui da sempre. Attacco. Nel frattempo è arrivato il consulente che ha assistito alla telefonata. Chiama un suo consulente. Ci parlo. Gli spiego tutto. Rimane basito sul messaggio TISCALI e mi conferma il problema con il recesso. Gli dico che sono disposto a pagare la penale, basta che mi risolva il problema. Mi dice di attendere. Richiama dopo 10 minuti. C’è un altro problema. Non è possibile fare la migrazione da WIND, perchè non è ancora stato creato un codice di migrazione e quello vecchio di TISCALI, malgrado lo strano messaggio non è più valido.

Ricapitoliamo, è arrivato il momento del buon vecchio “PREVIOUSLY”: ho sottoscritto un contratto attivato solo a livello amministrativo, mai a livello tecnico. Mi è arrivata una bolletta. Ho chiesto aiuto e nessuno è stato in grado neanche di accennare a una possibile soluzione se non quella di aprire una segnalazione. Se voglio recedere, mio diritto, perdo però il numero di telefono. In alternativa posso fare una migrazione, pagando una penale per un servizio mai ricevuto, solo dopo aver però atteso che sia creato il suddetto codice di migrazione. Un cul de sac davvero interessante.

Richiamo WIND. Chiedo se c’è un’altra possibilità, perchè le due che ho davanti sono impraticabili. Mi viene detto che forse c’è una via d’uscita: in fase di recesso devo specificare che voglio rientrare in TELECOM. Richiedo per conferma circa 10 volte. Mi viene confermato. Richiedo conferma. L’operatore mi conferma aggiungendo che sta facendo la promessa da boyscout. Anche se non posso vederlo, decido di credergli.

Compilo il modulo di recesso, chiedendo la dismissione e la certezza di non dover nulla a WIND, la prima bolletta e le eventuali successive. Specifico il passaggio a Telecom. Imbusto e spedisco.

Ora non mi resta che attendere.

Passano 10 giorni. Ancora nulla. Ricevo solo una telefonata da Telecom che mi chiede “la conferma dei dati”. “Posso confermarli io?” chiedo “No, serve la padrona di casa”. Bene “Mi può richiamare tra mezzora? Chiamo la padrona di casa e le chiedo se è disponibile, sa, è il 31 dicembre…”. La padrona è fuori. Attendo la telefonata per avvertire Telecom. Niente. Passano 2 giorni. Ancora niente. Richiamo il consulente con il quale avevo firmato il contratto. Gli chiedo se gentilmente può farmi richiamare dal servizio di conferma contratti visto che è inaccessibile e chiama solo da numero anonimo. Aspetto 2 giorni. Finalmente ricevo una chiamata. La padrone conferma i dati e tutto sembra apposto. Più o meno. “Bisogna solo attendere i tempi di recesso”. Annuisco “Capisco, e di quanto si tratterebbe?”. Respiro lentamente, ma in fondo so già la risposta. “Vede, in teoria fino a 30 giorni in quanto il suo operatore avrà il tempo necessario per cercare di tenerla…”. Attacco.
Passa un altro giorno. Siamo oramai a quasi 3 mesi senza linea telefonica. Mi arriva una mail. E’ WIND. Mi intima di pagare la bolletta del 12 dicembre. Bolletta che, era già stato chiarito, non doveva essere pagata. Chiamo di nuovo WIND. Spiego la situazione. Mi dicono di non preoccuparmi che il 2 gennaio è arrivata la richiesta di recesso, che è in lavorazione. E’ possibile che l’amministrazione, un altro ufficio, non sia ancora stata avvertita dell’avvenuta ricezione. Attacco.
Suona il telefono. E’ un numero sconosciuto. Rispondo. “Salve, la stiamo contattando su recapito alternativo da lei fornito in quanto non raggiungibile su quello principale. Volevamo avvertirla che è stato effettuato un intervento sulla sua linea telefonica. Premere uno se l’intervento ha avuto esito positivo, 2 se ne gativo e 3 se non può rispondere in questo momento”. Attacco senza esprimere preferenza. L’occhio vibra oramai come un colibrì durante una crisi epilettica. Non è la prima volta che ricevo questo tipo di chiamate automatiche. Avendo il telefono rotto, per colpa loro, in automatico vengo regolarmente avvertito di un ipotetico intervento dall’alto che, guarda un po’, ha così funzionato che non siete neanche stati in grado di chiamare il numero “aggiustato”.
Ma le sorprese non sono ancora finite. Squilla il telefono. Ricevo più chiamate anonime di Snowden. Rispondo: “Salve buonasera, siamo di Fastweb!”. Rimango interdetto. “Non aspettavo una vostra chiamata…” “In che senso?” “Pensavo foste un altro operatore, mi scusi, come posso aiutarla?” Oramai i ruoli si sono invertiti e di solito sono io ad aiutare l’ignaro operatore telefonico.
“Beh, abbiamo visto che è interessato a entrare in Fastweb…”
“Non ricordo di avervi inviato il mio CV.”
“No, la richiesta di abbonamento, ce l’ho qui davanti”.
Non può essere vero. Sono costretto a chiedere. “Mi scusi, per caso la richiesta di cui lei parla risale a maggio dello scorso anno?” “Esatto!” “Ma sono passati 7 mesi, io ero interessato 7 mesi fa, nel frattempo ho già cambiato 3 lavori e 2 operatori telefonici.” “Capisco, ci scusi, arrivederci e buona giornata.”.
Richiamo WIND. Spiego di nuovo la mia situazione per filo e per segno. Oramai sembro un soldato che bendato smonta e rimonta il suo fucile. Dall’altra parte del filo (immaginario) il silenzio. “Mi scusi, non ho capito che mi ha detto.” “Cosa non ha capito” “Cosa mi ha detto” “Parla italiano?”. Mi attacca in faccia. Richiamo. Questa volta mi metto nell’assetto “timorato di Dio” smorso anche il mio tono di voce. “Se vuole posso provare a fare un sollecito”. “D’accordo, lo faccia…”. Oramai senza forze cerco sul dizionario il significato della parola. Usata così tante volte ha completamente perso di ogni significato:
Sollecito: Di cosa, che viene eseguito o si svolge con rapidità, con prontezza.

UPDATE 27 gennaio ore 12:36

Piccolo update per chi oramai si è appassionato alle mie tragedie digitali. Finalmente il 9 di gennaio viene ufficializzato il recesso. Mi chiama un tecnico Telecom per dirmi che la linea funziona correttament e che tutto è andato a buon fine. “Bene!” esclamo “Dunque quando posso attivarla?” Silenzio “Beh, non è così semplice, servono dei tempi tecnici”. Il mio entusiasmo prende la P38 di ordinanza e si spara due colpi alle ginocchia per ristabilire il giusto livello di sofferenza. “E di quanto si tratterebbe? Beh, in teoria una ventina di giorni”. La teoria è già diventata pratica e ancora non vedo la luce. Di pochi minuti fa una chiamata in cui mi si ribadiva che ci vogliono 21 giorni. Al mio “che sono praticamente passati” mi si risponde “Se vuole posso fare un sollecito”. Oramai non sento neanche più il suono di un mouse o di una tastiera, probabilmente la ragazza del call center sta guardando un punto nel vuoto contando fino a tre, come i medici di corsia che entrano in una porta e subito vi riescono in un tempo impossibile per aver compiuto qualsiasi cosa di sensato. “Grazie” rispondo. Attacco.

Update 17 febbraio 2015

Quest’oggi per festeggiare il mio 4 mese senza internet e telefono voglio darvi qualche aggiornamento sulla situazione. Malgrado il contratto firmato con Telecom (che poi ho scoperto essere un pre-contratto, quindi senza alcun valore legale) sono ancora bloccato su rete WIND. Telecom mi ha anche spiegato (o meglio un operatore, ognuno ha le sue teorie) che facendo il recesso in teoria si torna su TISCALI. Allora ho immediatamente chiamato TISCALI per chiedere conferma, che mi ha confermato di non saperne nulla. Chiamo di nuovo WIND che mi dice che per sbloccare la mia situazione serve prima attivare l’ADSL che, testuali parole, è andata in LOOP. Fermo subito gli entusiasmi degli appassionati di viaggi nel tempo come il sottoscritto, non ha niente a che vedere con paradossi o simili. Semplicemente una volta ricevuto il recesso (9 gennaio 2015) il meccanismo automatico di attivazione (che già non aveva funzionato) è impazzito e andato in un loop, che a quanto pare ha bloccato l’attivazione e allo stesso tempo il recesso della linea: gran bel colpo WIND non c’è che dire.
Quindi per ricapitolare, secondo una logica malata della burocrazia delle telecomunicazioni, io dovrò rimanere senza internet e telefono fino a quando WIND non sarà in grado di attivarmi l’ADSL, a quel punto finalmente potrà togliermi il servizio e io dovrà rimanere, di nuovo, senza internet fino alla successiva attivazione con altro operatore (non TELECOM a questo punto visto che il recesso a quanto pare non è detto mi riporti da loro).

Update 2 aprile 2015

Se cercate un lieto fine, lasciate ogni speranza voi che entrate. Il precedente pre-contratto con Telecom alla fine è deceduto come tutti gli altri precedenti, in quanto precontratto infatti, non aveva alcun valore. Telecom mi ha ricontattato chiedendomi se volevo rientrare con loro, questa volta però cambiando l’offerta, non più 12 mesi a prezzo scontato, ma 6 mesi. Ho ringraziato e ho detto che mi sarei rivolto ad altro operatore. In effetti mancava solo una compagnia con la quale non avessi tentato l’approccio: Vodafone. Vado sul sito. Con grande giubilio vengo richiamato direttamente da loro con un servizio in stile Amazon dove inserici il numero e la compagnia ti richiama a un orario stabilito. Comunico i dati, mi viene fornito un feedback via mail e immediatamente spedita la Vodafone Station. Sembra fatta. L’attesa prevista è di un mese, la data scelta il 2 aprile. Oggi. Non avendo ricevuto alcuna comunicazione da Vodafone, il mio coinquilino decide di prendere il toro per le corna e chiama direttamente la fonte. Dopo un’ora di attesa riceve una chiamata sul cellulare: è sempre Vodafone. Chiede informazioni e gli viene detto che….c’è un problema. A quanto pare il codice di migrazione comunicato era corretto ma in fase di passaggio, intorno all’11 marzo) Infostrada avrebbe bloccato il passaggio in quanto il numero sarebbe ancora sotto contratto e quindi non idoneo per effettuare la migrazione. Il mio coinquilino con molta calma (almeno credo) chiama Infostrada: l’operatrice viene travolta dall’ennesimo “nelle puntate precedenti” alla fine del quale assicura che tutto verrà presto risolto. Per l’ennesima volta, non ci resta che attendere. No Comment.
Update 6 maggio 2015
Come diceva il buon Schwarzy “I’ll be back”. Eccomi qui a raccontarvi quella che oramai è diventato un post a puntate, un Walking Dead delle telecomunicazioni. La data successiva di attivazione per Vodafone sarebbe dovuta essere il 17 aprile. Ma il 17, giornata abbastanza funesta, peraltro di venerdi, nulla è accaduto. Chiamo di nuovo il servizio clienti e mi viene detto che c’è un problema. Oramai sono del tutto privo di emozioni. Mi spiega che deve far ripartire la pratica. Resettarla. “Mi sembra un’ottima idea”. Ci vorrà un mese, questa l’unica informazione che riesci a darmi. Passano i giorni. Vorrei di nuovo controllare lo stato della pratica ma mi rendo conto che non ho alcun numero per controllare. Provo a re-inserire il vecchio numero nell’applicazione ma mi dice che il numero non esiste. Chiamo di nuovo il numero verde. Mi chiede di inserire il numero di pratica o il numero di telefono. Vado di telefono. “Il giorno previsto per l’attivazione della sua linea è: Il servizio non è al momento disponibile”. Rido. Chiamo il mio coinquinlino, gli racconto la mia conversazione con un’esponente di SkyNet: ride. Il giorno dopo riprovo. Forse era solo un guasto momentaneo. Oramai sono diventato molto ottimista. Non può andare peggio. Forse. Questa mattina scendo le scale e mi accorgo di avere della posta non ritirata. Quel logo, io lo conosco. Una linea curva con un piccolo puntino arancione: WIND. C’è una bolletta da pagare, periodo di fatturazione 13 novembre — 13 dicembre, in cui, io, non ho mai avuto alcun servizio.
To Be Continued…

Update 13 maggio 2015 — Epilogo

Alla fine internet arrivò. Era una calda sera di maggio, il polline veniva giù come fosse neve e la mia respirazione sembrava un rantolo di un tisico nel suo stadio finale. Sento bussare alla porta
— Salve
— Salve, desidera?
— Sono Internet.
— Mi scusi?
— Internet — sorride. Di quei sorrisi a 32 denti — Niente? Internet? La rete? Il web? Tim Berners Lee anyone?
Lo guardo come i cani guardano il loro padrone davanti a un comando non recepito.
— Ma dove diavolo vivi amico? Posso entrare? — Non faccio a tempo a proferire parlare. Internet è già dentro il mio salotto.
— Bel posticino, davvero amico. Posso? — Sorrido. Come a dire “non hai certo bisogno del mio aiuto.
— Sai quanti secondi ci sono in un anno?
— Cosa?
— 31.536.000secondi. Pazzesco vero? Se invece si tratta di un bisestile 31.622.400.
— Cosa?
— 413,000,000 di risultati. Qualcosa di più preciso?
— Privacy?
— Facevi prima a chiedermi Babbo Natale! Voglio dire, cose esistenti. Non fantasia. Capisci? Lasciamo perdere.
— Posso sapere perchè si trova qui?
— Mi hai chiamato tu.
— Io? Quando?
— Vediamo..ah si eccolo qua. 17 ottobre 2014. — Guardo il telefono.
— 7 mesi fa?
— Si, beh ecco, c’era la partita, traffico, si insomma.
Improvvisamente come un esplosione all’interno della mia testa il passato riprende vita. Fastweb. Il passerotto precipitato sul terrazzo di mio padre. Il matrimonio del mio migliore amico. Wind. Le bollette. Il recesso. Le 375 telefonate al servizio clienti. I solleciti. Centinaia di solleciti. Le telefonate al servizio clienti. Le centraliniste. I centralinisti. La musica distorta del servizio clienti. Le voci automatizzate. Premere 0. Premere 1. Premere 5. The Customer you have dialed has denied your call. Tiscali. Telecom. Fastweb. Wind. Vodafone. Il recesso con rientro. Il recesso senza rientro. Il mio numero di telefono. 30 giorni per l’attivazione. 30 giorni per l’attivazione. Il consulente Telecom dal nome “telefonicamente” importante (avete presente il famoso scherzo della lavatrice degli anni 90?). Il giorno di attivazione della sua linea. Il servizio non è al momento disponibile. Ora tutto mi è chiaro.
Guardo Internet negli occhi. Lui respira lentamente. Come in Limiteless riesco a vedere più di quanto avessi mai visto nei 7 mesi precendenti. Ora vedo il Matrix in tutta la sua esplosione alfanumerica.
— Ti senti bene amico?
— Molto bene…
— Amico, non so se te l’hanno mai detto..ma sei inquiet…
Internet non riesce a finire la frase. Ha già un calzino in bocca mentre lo lego mani e piedi. Mugugna qualcosa come “Lasciami andare 203,000 results (0.34 seconds)”.
— Spero il posto ti piaccia. Da adesso sarà la tua casa. Per sempre.
Buio.

NOTA. Il macro periodo di riferimento di questa storia va da maggio 2014 a Gennaio 2015. Quasi 7 mesi nei quali non mi è stato possibile cambiare operatore telefonico, malgrado abbia firmato 2 contratti con due diverse compagnie (più il terzo con TELECOM, con il quale ho praticamente firmato con tutte le più grosse aziende disponibili in Italia). A voi le considerazioni.
NOTA 2. Non ho le registrazioni delle telefonate perchè in itinere non ho pensato la situazione potesse evolversi in questo modo. Ho qualche codice di chiamata, ma servirebbe a poco. Potete credermi o meno, ma sono più propenso a pensare che il mio racconto vi convinca.
Nota 3. Ad oggi sono ancora senza telefono e con Telecom che attende che WIND si degni di lasciare andare un suo cliente mai servito.
Nota 4. Avevo già scritto la prima parte di questo post sul mio blog, ma ho pensato avesse più senso continuare la discussione qui su medium.
Nota 5. Il 13 maggio Vodafone ha finalmente attivato la mia linea telefonica. L’incubo è finito.

 

Perché Twitter impazzisce per Empy? La risposta di Twitter

Oggi abbiamo avuto l’ennesima prova che Twitter è diventato il centro di questa campagna elettorale 2013. L’ultimo fenomeno è quello del cane Empy, già 760 Retweet e 391 preferiti” in meno di 24 ore. I giornali titolano “Twitter impazzisce per Empy”, “Twitter si scatena” “Il cane che fa impazzire Twitter”.

Per cercare di capire meglio questa tendenza a quanto pare irreversibile abbiamo oggi qui con noi Twitter.

Salve e #grazie per avermi invitato sono molto #felice di essere qui con @HumorRisk.

Si..eh…non pensavo lo facesse anche dal vivo.

Fare cosa? #wtf

Niente. Andiamo avanti. Cosa ne pensa di questo fenomeno Empy. Perchè la fa così impazzire?

Innanzitutto vorrei chiarire la mia posizione. Io non impazzisco. Io sono un #social non posso impazzire così come non posso pisciare, è 1/2

Diceva..?

2/2 per me impossibile fare cose di questo tipo. Sono i giornali che enfatizzano.

Capisco, però non può dire di non essere responsabile dell’accaduto.

Io sono una piattaforma. Il resto lo fanno gli utenti. Non può accusare il marcia piede di ospitare una merda, è colpa del cane #yeswecane

Capisco, riporto dal Corriere di oggi: Un po’ per caso: @Nomfup, l’account del blog collettivo di comunicazione e politica, alla vista del cucciolo fra le braccia del premier ha commentato «il consiglio del guru americano: Yes we cane», subito dopo il giornalista Sergio Ragone (@sergioragone) lo ha trasformato in un hashtag.

Quello che voglio chiederle è come si fa a trasformare una stronzata in un hashtag?

Mi scusi, ma quello che mi ha appena riportato è un giornale? #fake #dontbelievethat

Si, è il corriere di oggi

Gli avvicino il tablet. Sotto voce comincia a leggere.

“E i suggerimenti fioccano: si va da «Moody’s» in omaggio alla società di rating ad «Angela» per ricordare il cancelliere Merkel. Ma c’è chi suggerisce «Nichi» (come Vendola), «Iban il terribile», «Fido in banca» (entrambi di @nomfup). Qualcuno azzarda «Spread», ma nella famiglia Monti c’è già chi è stato soprannominato come il differenziale tra Btp e Bund: Tommaso, il nipotino che gli amichetti della scuola materna chiamano come il livello del tasso tra di interesse tra titoli italiani e tedeschi.”

E’ uno scherzo? #thatsNotFunny

Io credo di no….

Improvvisamente mi sento svenire. Mi gira la testa, c’è qualcosa che non va.

Tutto a posto? cc @Osp_Israelitico @CRI_WEB

Io..no credo di no…senta io non ce la faccio più…

Cosa? #dichestaparlando

No basta con questi cazzo di hashtag. Io davvero, avevo questa idea del fantagiornalismo. Ma non so, credo sia un qualcosa di irrealizzabile. Voglio dire. Legga qui.

Ma Empy, di tutto questo, cosa ne pensa? Sì, perché da stamattina anche lui ha un account (falso) su Twitter: per ora ha poco meno di un centinaio di follower e un solo tweet «Wow, quanta Empatia nella mia nuova casa. Bau». Segue gli account di Monti, di Obama, di Daria Bignardi e delle Invasioni barbariche. Insieme al profilo su Twitter, Empy ha inaugurato da poco più di un’ora anche una pagina fan su Facebook. Per ora, c’è solo il video della trasmissione di ieri sera e una ventina di fan.

Capisce questo è un articolo, di un giornale nazionale. Dove cazzo lo metto il “Fanta” in mezzo a questo giornalismo? Qui non basta più mettersi la maschera in faccia, fare una pernacchia o creare un rovesciamento. Oramai per far ridere devi pensare a qualcosa di serio. Cristo Santo.

RT: @HumorRisk Capisce questo è un articolo, di un giornale nazionale. Dove cazzo lo metto il “Fanta” in mezzo a questo giornalismo?

Che cazzo era quello?

Un RT, era per dirle che sono d’accordo. Anche se di solito RT non è endorsemnt. Su non faccia così #dontworrybehappy…

Le ho detto di smetterla con questi cazzo di hashtag.

Mi scusi non volevo.

Vede, siamo arrivati a un livello in cui si cerca la risata ad ogni costo, come una gara a chi la spara più grossa, solo ci siamo dimenticati che abbiamo superato il limite. Se tutti fanno ridere. Nessuno è divertente. Come in quello sketch dei Monty Python.

RT @Humor…

Non ci provi neanche.

 

Intervista a Michele Santoro – “Non ho rosicato”

Oggi abbiamo il piacere di avere qui uno dei presentatori più noti e di successo della televisione italiana. Dai tempi di Samarcanda, Moby Dick addirittura dietro le linee nemiche fino ad arrivare all’incredibile esperimento mediatico che è stato e ancora è Servizio Pubblico. Michele, posso chiamarti Michele…

No.

Mic…Santoro, Santoro…posso darle del Lei?

Se vuole.

Grazie. Beh, non possiamo non parlare di quello che è successo settimana scorsa. Un evento incredibile qualcosa che nessuno avrebbe mai immaginato…

Prima o poi doveva succedere.

Si ma nessuno si sarebbe aspettato così presto…

Beh c’è da dire che non aveva praticamente cambi.

Cambi..?

Totti infortunato, Osvaldo acciaccato…era inevitabile..

Mi scusi non la seguo.

Non stavamo parlando della difesa a tre di Zeman?

Mi riferivo alla serata di Servizio Pubblico con Berlusconi e alla sua rezione nella puntata di ieri sera.

Oh…QUELL’evento. Beh si se vuole chiamarlo cosi.

33% 8.670.000 di spettatori, record assoluto per LA7 se non è un evento questo scusi allora il governo Monti è stato un governo legittimo.

Si sente un fischio. Guardo nel vuoto. Santoro se ne accorge. Blatera qualcosa ma non riesco a sentirlo. Quindi di colpo mi riprendo.

La domanda?

Ah si certo, mi scusi. Il governo…Monti…si insomma. Mi perdoni. La domanda. Si certo.

L’ascolto.

Riguardo la sua reazione alle critiche, si insomma, il suo monologo di inizio trasmissione…

Si…

Ecco…

La d-o-m-a-n-d-a…

Lei è un rosicone.

Cala il silenzio. Alcune particelle di polvere che si stavano per poggiare sul tavolo davanti a noi si fermano e lentamente tornano sui loro passi. Santoro mi guarda dritto negli occhi. Le narici si gonfiano e si sgonfiano come una pompa da campeggio intenta a gonfiare un materassino bucato. Sono quasi certo che abbia rosicato.

Mi scusi?

Non posso tirarmi indietro. Oramai il dado è tratto. Rien va plus. Le jeux sont fait. A’ la guerre comme à la guerre! Apertis verbis. La fortuna aiuta gli audaci. Morituri te salutant! Si insomma avete capito. Se i topi ballano tanto vale ballare. Forse quest’ultimo era fuori luogo.

E’ un rosicone?

No.

Un po’..

No.

Si.

No.

Si. Un pelucchietto…rosicone..andiamo..

No.

Si.

No.

Si.

No.

Si.

Doppio no con specchio riflesso.

Cosa?

Aha, ho vinto!

Non ha vinto, vinto cosa?

In your face!

Aspetti non ha vinto, perchè non c’era nulla da vincere…

Santoro mi guarda negli occhi. E’ immobile si muove solo il suo braccio sinistro. Il movimento mi porta a guardare. Sta tenendo pollice e indice uniti in modo da formare un cerchio.

Aha! Hai guardato. Adesso devi pagare penitenza.

Penitenza? Io non ho guardato nulla!

Ah si, regia mi rimandate per favore la descrizione di qualche riga più sopra per favore?

Non c’è alcuna regia…

Santoro mi guarda negli occhi. E’ immobile si muove solo il suo braccio sinistro. Il movimento mi porta a guardare. Sta tenendo le dita in modo da formare un cerchio.

Visto?

Come diavolo…

E adesso mi scusi devo andare la lascio con queste parole “La guerra è scoppiata ma loro comunque vada la vinceranno lo stesso anche questa volta”

Quindi ha rosicato?

Buio.

 

Mario Monti – Un volontario tra i volontari

Roma – Monti in visita alla comunità di Sant’Egidio.

Giornata di festa per la comunità di Sant’Egidio nella splendente cornice di trastevere. Monti è arrivato con il suo cavallo di blu vestito. In pochi avevano mai visto un cavallo vestito. Saltato giù dalla carrozza il premier ha distribuito fiori e caramelle agli astanti. Trattandosi di diabetici la cosa non ha avuto l’effetto sperato, a parte un attacco glicemico.

Indomito Monti si è quindi lanciato al primo piano del palazzo urlando dall’alto “Viva i poveri e la povertà”. Le persone presenti per lo più poveri (divisi in terzine da 7) hanno fatto partire un silenzioso applauso. Sceso di nuovo in strada ed evitati i cadaveri dei diabetici deceduti poco prima è entrato nella comunità.

All’interno è stato accolto dal direttore di Sant’Egidio, il signor Impagliazzo. I due si sono scambiati alcune parole. Monti aveva “Spread” e “Crescita”, mentre Impagliazzo ha regalato a Monti “elezioni” e “democrazia”. Per uscire dall’imbarazzo Monti ha chiesto se per caso avessero “uno di quei bambini neri per fare le foto davanti ai giornalisti”. Impagliazzo ha tirato fuori un catalogo nuovo di pacca.

– Può guardare qui se vuole.
– No, no. Oggi improvviso. Quello li va bene!

Monti con un salto si è avvicinato al piccolo Osmam che lo ha guardato come si guarda un presidente non eletto e ex collaboratore della Goldman and Sachs.

– Ma lei che ci fa qui?
– Come che ci faccio? Sono qui per fare un bagno di folla!
– Mi scusi se insisto – ha detto il piccolo Osmam dopo aver chiuso il quaderno – ma come questa visita è collegata in alcun modo con la situazione attuale?
– Diavolo hai un bel vocabolario per la tua età. – Monti indica un vecchio dizionario Zanichelli poggiato sul tavolo
– Sono nato qui. A questo proposito. Mi può spiegare perchè non sono Italiano?
– Beh non è chiaro.
– Cosa intende?
– Ehm, voglio dire te la devi guadagnare la nazionalità.
– Ma i miei genitori hanno dei documenti…
– Ma loro lavorano.
– Quindi per essere italiano devo lavorare?
– E’ una repubblica basata sul lavoro no?
– Ma ho 3 anni…
– Piccolo bamboccione…(sottovoce) toglietemi questo marmocchio dalle scatole. Mi sta rovinando il bagno.

Il piccolo Osmam viene portato via da due poveri vestiti male di proposito.

– Sono veramente felice di essere qui oggi – dichiara poi Monti – tra anziani e bimbi che sprizzano l’entusiasmo della vita, anche se la vita che è stata data loro è stata difficile e piena di momenti di disperazione, fino all’incontro con questa comunità. (SIC! dal Corriere della sera)

Finito il discorso e fracico di entusiasmo altrui Monti si è seduto tra i poveri e le persone in difficoltà. Tra questi ultimi un uomo di 40 anni che stava trasportando un vetro di 4 mm in equilibrio su una matita spuntata e una ragazza proprietaria di un cane idrofobo fatto di palloncini verdi.

Durante il pranzo Monti è stato interrogato riguardo le sue esperienze di volontario. Il premier si è lanciato nel racconto di quella volta che fu advisor della Coca Cola e Senior Advisor per Moody’s.

– La coca cola che in India succhia ogni giorno circa 180 milioni di litri d’acqua? – chiede un ragazzo – Moody’s quello che decide se siamo o no un’economia affidabile, arrivando addirittura a declassare la chiesa cattolica? – fa notare il piccolo Osmam.
– Deve essere sicuramente un caso di omonimia. Chissà quante Coca Cola esistono al mondo!

Il premier è visibilmente sudato.

– Beh si è fatto tardi, quanto vi devo? Posso pagare con dei buoni pasto?
– Ma di che parla professore…
– Facciamo alla romana?

Gli astanti lo fissano come si fissa uno che abbia appena detto “Che noia il posto fisso”. Monti deglutisce quindi fa un cenno ai suoi collaboratori. Con un gesto della mano aziona l’exit strategy dal nome in codice “Saviano negli occhi”. Dalle televisioni parte improvvisamente una registrazione in cui Saviano spiega come la mafia si sia infiltrata tra le travi della sua soffitta. L’effetto è immediato. Molti cadono assopiti, altri cominciano a grattarsi la testa e a utilizzare il passato remoto come se non esistesse un presente.

Monti è fuori. Prende il pettine di ordinanza che porta sempre con se. Si specchia in una vetrina di un negozio. Sta per avvicinare alla testa lo strumento costituito da una serie di dentelli più o meno fitti che si dipartono perpendicolarmente da una costola che serve da impugnatura, quindi si ferma. “Hey”

 

Annoiati da Saviano? Ecco il suo segreto.

Il segreto di Saviano.

Ieri il programma di Fabio Fazio e Roberto Saviano “Quello che non ho” ha registrato quasi 3 millioni e mezzo di ascoltatori. Un crollo strutturale rispetto ai quasi 11 milioni dell’edizione andata in onda su rai 3. Saviano malgrado lo sconforto non perde il suo innato ottimismo e scrive così su twitter : “Grazie a tutti, un risultato pazzesco, incredibile che tante persone abbiano voluto difendere una tv fatta di parole”. Mancavano all’appello quasi 6 milioni di persone. Ma a loro non importa. Loro stanno cercando di costruire una tv diversa fatta solo di parole. Al diavolo il linguaggio televisivo, i tempi televisivi. Loro parlano. Parlano. Parlano. Che stavo dicendo? Ah si. Parlano.

Ma come si fa a parlare così a lungo. Per capirlo abbiamo incontrato John Endlessly Speak un allenatore dello spettacolo (personal coach), di cui oramai sono forniti moltissimi attori di Hollywood da Brad Pitt a Raul Bova (forse lui non ne fa uso).

Buona sera signor Speak

Buona sera è un piacere per me essere qui con lei, sono davvero contento spero in qualche modo di poter rispondere alle domande che lei mi porrà, certo nei limiti delle mie capacità e delle nozioni di cui sono fornito.

Diavolo se parla…

Eh eh, era solo una prova. Se vuole posso fare anche di meglio.

No la prego. Ho solo 5273 caratteri. Poi dovrei chiedere più di 4 euro.

4 euro? di che parla?

E’ una lunga storia. Ma torniamo alla puntata di ieri. Lei si è occupato della preparazione dei due presentatori, nel particolare di Roberto Saviano, il quale se posso dire è sembrato come al solito un po’ fuori luogo in televisione.

E’ questa la sua impressione?

Beh, quel continuo muoversi, toccarsi la testa, non sembrava proprio a suo agio.

(ride)

Mi scusi, perchè ride?

Perchè l’abbiamo fregata…

Non capisco.

Vede tutti quegli elementi che lei ha appena citato. Sono tutti voluti. Fin nei minimi particolari.

Mi sta dicendo che Saviano sembra fuori luogo, lento e noioso di proposito?

Esattamente. E’ un lavoro duro sa? Non è cosi facile come uno pensa. A essere divertenti è facile, ma essere noiosi è un lavoro di fino.

Vada avanti.

Roberto è stato molto chiaro “Voglio sia la cosa più noiosa che la televisione abbia mai visto. Voglio raccontare quello che tutti già conoscono ma lentamente, come se non mi venissero le parole. Poi voglio usare un sacco di passati remoti, anche se sto parlando di una cosa avvenuta pochi secondi fa…” E’ un tipo munizioso. Lui cerca la perfezione. L’idea di grattarsi continuamente la testa, o di mettersi le dita nel naso quando gli altri parlano è stata una sua idea. Voleva creare disappunto nello spettatore. Fargli credere che lui li, non ci voleva stare. Voleva farlo sentire a disagio. Un po come faceva Andy Kaufman.

E’ incredibile. Ci è riuscito in pieno. Ricordo che subito dopo il racconto drammatico sulla tragedia di Beslan lui si è seduto accanto alla madre di una delle vittime e, mentre Fazio con tono grave faceva alcune domande, si grattava il naso e spiegazzava un foglietto di carta come quando a 13 anni ti portano a un pranzo dove non volevi andare.

Ha detto pranzo? Noi avevamo pensato cena, ci dobbiamo lavorare.

Prende un piccolo quaderno di appunti e scrive alcune lettere lentamente, molto lentamente.

E per quanto riguarda Fazio?

Oh beh lui è un tipo naturale. Ha visto quanto è eclettico?

In che senso scusi?

Passa dalla commedia al dramma in pochi secondi.

A me sembra sempre uguale. Solo quando c’è il dramma fa un po’ la faccia da cane bastonato, abbassa le orecchie e fa il tono come se gli fosse morto il criceto.

Ride di nuovo.

Non mi dica che…non ci posso credere…

Esattamente. Cane bastonato, orecchie, criceto morto. Aha, è incredibile. Se non fosse un giornalista penserei a uno scherzo che qualcuno mi sta facendo! Tutto scritto, tutto preparato nei minimi dettagli. Adoro i piani ben riusciti (imita Hannibal).

E’ davvero incredibile. E non mi dica che anche la Littizzietto che parla di patonza, piselli prima di chiudere sul morale, anche quello tutto preparato! E io che pensavo fosse completamente andata fuori di senno…

Speak mi guarda con la faccia da cane bastonato, abbassa le orecchie. Per rendere ancora più esplicito il suo stato d’animo ha una pallina da tennis in bocca e la lascia cadere davanti alla mia sedia.

No. Quello no. Non so cosa gli abbia preso. Non lavora con me. In teoria doveva dire solo la frase alla fine. Non so cosa abbia. Come gli sarà venuto di proporre a Fassino di scoparsi la Bruni solo Dio lo sa. Mi ha ricordato quella volta in cui Brad Pitt si presentò a una commemorazione della shoah travestito da Adolf Hitler. Ha inutilmente provato a convincere gli astanti che si trattava di una citazione di Chaplin nel Grande Dittatore. Non ha funzionato. D’altronde sarebbe come se un banchiere si presentasse a dirigere un paese, senza regolari elezioni, per salvarlo da una crisi che ha lui stesso provocato. Voglio dire il pubblico è anche disposto a credere che qualcuno possa aver camminato sull’acqua, ma c’è un limite a tutto. Perchè mi guarda così?

Niente. Beh, volevo farle un’ultima domanda prima di congedarla. Qual’è la parola che vorrebbe portarsi con lei.

Beh vediamo. Forse “Televisione”. Malgrado sia soddisfatto del mio lavoro, ieri credo sia mancata un po’ di “Televisione”.

La ringrazio.

 

Francesco Cronaca – L’Huffington mi ha pagato.

Francesco Cronaca – L’Huffington mi ha pagato

E’ arrivata come un fulmine a ciel sereno. Ieri poco dopo le 18 Francesco Cronaca si è consegnato alle autorità. Era ricercato da mesi. Su di lui pesavano l’accusa di “blogger retribuito” e “payed contributor”. Secondo gli inquirenti Cronaca avrebbe ricevuto la bellezza di 22 euro e 50 per due articoli usciti sull’Huffington Post. (Nel particolare un articolo di scienza riguardo il fungo delle formiche zombie attaccato da un altro fungo)

Immediate la reazione di Arianna Huffington, fondatrice e editor in chief del  newsblog lanciato nel 2005 sotto il nome di AriannaNews: “Siamo tutti sconvolti. Per anni abbiamo combattuto per avere un giornale libero dalla schiavitù degli stipendi. E’ un giorno triste per le freenews.”.

Intanto la Huffington, che ha venduto l’Huffington Post al gruppo AOL per la cifra di 315 milioni di dollari, ha fatto sapere che si occuperà personalmente della questione: “Chi ha pagato, pagherà, ma solo  metaforicamente parlando”.

Nel frattempo su twitter si alternano i vari punti di vista

“E’ assurdo di questo passo tutti vorranno essere pagati per il proprio lavoro!”

“Sono un manager di un importante azienda ho appena ricevuto il mio bonus da 52 milioni, ma non mi permetterei mai di chiedere soldi per il mio blog. Vergogna!”

Ma tutto questo è già successo. Il Los Angeles Times ha paragonato la storia dei blogger dell’Huffington a quella dei comici del Comedy Store che negli anni ’70 si unirono per combattere lo strapotere del gestore del locale che li costringeva a lavorare gratis in cambio di visibilità.

L’episodio di Cronaca sembra isolato, ma non è cosi. Sono migliaia i freelance pagati 4 euro ad articolo. In un mese possono arrivare a guadagnare la bellezza di 800 euro scrivendo la miseria di 200 articoli.

Abbiamo intervistato uno di questi freelance del sommerso pagato. Per ragioni di privacy lo chiameremo F.A. Lo incontriamo a casa sua in via delle fratte 12 int.5. Subito sotto casa di Aldo Magro. Sapete, dove c’è quel fioraio, si esatto proprio li.

Buona sera F.A.

Salve…mi scusi. Non avrà mica fatto un preambolo spiegando dove abito?

Assolutamente no. Sarebbe altamente non professionale.

Ma lei mi ha detto di non essere un professionista…

Appunto. Ma andiamo avanti. Ci parli dei suoi lavori pagati. Profumatamente pagati…

Si. Beh ho cominciato così. Volevo prendere il tesserino da pubblicista per farmi bello con gli amici…

Poi sono arrivati i soldi…

Si. Non potevo resistere. 4, anche 5 euro ad articolo. Mi sono sentito come un orso con il miele…una mosca con la m…

Capito il concetto grazie. Ma non si sente in colpa. Voglio dire scrivere per denaro…

Non è facile, a volte ti verrebbe voglia di gettare tutto e fare uno stage non retribuito. Poi ti offrono di scrivere un reportage di 50 pagine sulle elezioni USA. Vedi il luccichio dei 2 euro. Senti il profumo del rame ancora intonso.

Mentre parliamo F.A. accarezza una moneta da 2 centesimi. Se la passa tra le dita sinuosamente.

Non puoi resistere. Sfido chiunque.

Ma capisce che è sbagliato? L’informazione deve essere libera…

Io…si lo so…sono un mostro…non sa cosa vuol dire fingere con gli amici. Mentire alla tua ragazza, dirle che stai andando a scaricare le cassette al mercato e poi rinchiuderti in un bar e scrivere…scrivere…scrivere per soldi…

Dalla porta entra una ragazza. Capelli castani. Indossa una canottierina e un paio di short.

(ragazza)
– Che cazzo ci fai qui? Non dovresti essere a lavoro?

– Io…scusa..ecco vedi…

– Non mi dire cazzate! So cosa stai facendo…

– Ti posso spiegare..ma come hai fatto..che ci fai qui?

– Ho letto l’articolo. Ti fai chiamare F.A. adesso?

– Cosa?

– Non fare lo stronzo. F.A. vicino al fioraio. Int 5. Non provare a fregarmi….

– Ma cosa. Ma lei aveva detto…cosa ha scritto…

Mi allontano dalla scena. Le urla si sentono in tutto il palazzo. Dal pianerottolo esce un vicino di casa. Capelli bianchi leggermente appesantito. Dopo avermi squadrato si siede ad ascoltare. Quindi come a giustificare il suo gesto esclama: “Meglio di “Una grande famiglia”

Sono fuori dal portone. Il fioraio sta innaffiando alcune rose. Camminando inciampo in un giornale freepress. Raccolgo le pagine sgualcite. Cerco di rimetterlo insieme. I miei occhi si perdono nei migliaia di caratteri neri. Chissà quanti di questi articoli sono pagati? Mi viene in mente una vecchia pubblicità radiofonica di un free press. Il claim finale diceva: “L’informazione senza tutti quegli inutili intelletualismi”. E’ arrivato il mio autobus. Entro. Inserisco un euro nella macchinetta dei biglietti. Vidimo. 1 euro. Quasi quanto un articolo pagato.

 

La mia candidatura a direttore generale della Rai – I due Liocorni

La mia candidatura a direttore generale della Rai.

Non credevo mi avrebbero risposto. Eppure lo hanno fatto. Deve essere stato un’errore. Si non c’è dubbio. Beh non buttarti giù così presto. In fondo tu di televisione ne capisci.

Entra un altro dei candidati, Rocco Sabelli, classe 1954. Ancora mi chiedo perchè uno che lavori per l’Alitalia venga chiamato a dirigere una televisione. Smettila di fare domande. Perchè un banchiere è stato chiamato a risolvere una crisi economica causata dalle banche? Tutto torna. Faccio un cenno di assenso alla mia coscienza. Sta fumando una sigaretta. Lo fa sempre quando è nervosa. Ma è solo una coscienza. Non c’è il divieto per lei. Sabelli si siede accanto a Giulio Anselmi. Giornalista, grande carriera alle spalle, ha scritto per tutti, gli manca solo il corriere dei piccoli. E’ uno dei “certi direttori” che stando alle parole dell’ex premier Silvio Berlusconi dovevano cambiare mestiere. A quanto pare ci sta provando. I due non sembrano affatto nervosi. Entrambi hanno un completo grigio e una cravatta intonata. Improvvisamente l’idea dei bermuda e della maglietta dei Ghostbusters mi sembra decisamente fuori luogo. La mia coscienza fa un gesto come a dire “non dirmi che non te l’avevo detto”. Non ho idea come faccia a racchiudere tutte queste cose in un solo gesto. Ma ci riesce. Comincio a sudare. I tagli del governo si sono fatti sentire anche in Rai. Niente aria condizionata. Si sente un rutto. Nessuno dei presenti. E’ il distributore dell’acqua. Rileggo il mio CV per vedere se è tutto in ordine. In alto ho messo una foto. Guardo la mia foto. Quindi i due altri candidati di fronte a me. Le orecchie da Spock e il saluto vulcaniano non erano necessari. Oramai è troppo tardi. Potrei cancellare l’orecchio con un pennarello. Troppo visibile. I miei ragionamenti vengono interrotti dalla voce della segretaria del presidente.

– Da questa parte direttore…
– Grazie..

Entra Gianni Minoli. Sotto la mano tiene alcune copie di Cronaca Vera. Si siede e comincia a leggere senza troppo interessarsi ai suoi vicini. Sulla copertina c’è di nuovo quell’articolo su John Lennon che in realtà è vivo e si trova in un monastero italiano.

– Qualche problema ragazzo?
– Io..no no…io…gran bella rivista.
– E’ l’unico giornale che compro.

Anselmi fa un gesto di stizza.

E’ il momento di Francesco Caio, attuale amministratore delegato di Avio con passato in Merloni e Olivetti, è nel gruppo di amministrazione di Motorola, amministratore delegato di “cable e wireless” e nel 2008 è stato scelto dal governo britannico come responsabile del “gruppo studio per la progettazione della banda larga ultra veloce nel paese.”
“Che diavolo ci fa qui”. Anselmi e Minoli sembrano farsi la stessa domanda.”Un cervello in fuga che vuole lavorare in un’azienda senza cervello”. Arriva anche Giancarlo Leone, ora responsabile della struttura intrattenimento della Rai. Ha un cappello a tuba, un bastone e porta delle scarpe da tip tap. Il ragazzo ci sa fare. Minoli alza lo sguardo solo per un momento, quindi torna alla lettura dell’articolo su un giornalista che ha ucciso tre donne per poi scriverne un articolo di cronaca nera.
Leone canticchia sotto voce “…ci sono proprio tutti, solo non si vedono i due…liocorni…” Sorrido. Leone diventa immediatamente serio. “Non mi stavo riferendo a Santoro e Freccero”. Ha lo sguardo da Serial Killer. Così vestito mi ricorda Gene Wilder in Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato.

– Si, si. Neanche io pensavo a loro.
– Allora perchè sorrideva, forse la faccio ridere…?
– Io…no…si figuri, e che stavo pensando a un mio amico che una volta mi ha raccontato una storia divertente…
– Capisco, si ricorda la storia?
– No, solo l’amico.

Leone sembra soddisfatto della mia risposta. Quindi ricomincia a fischiettare i due liocorni, questa volta in maniera più sommessa.
Il silenzio scende sulla sala. “Quanto tempo sarà passato?” Non ne ho la più pallida idea. Entra di nuovo la segretaria del presidente.

– Bene mi sembra ci siamo proprio tutti solo non si vedono i due liocorni.
– …intende forse…
– Intendo due liocorni, perchè lei a cosa pensava?

Improvvisamente ho la sensazione di trovarmi in un film di David Lynch. Dopo pochi secondi ne ho la totale certezza. Dalla porta entrano due persone con in testa delle maschere da liocorni. Non ne sono sicuro ma dalla voce sembrano Santoro e Freccero. Il liocorno più basso bofonchia qualcosa “…colpa dei pedofili del cazzo..preti pedofili del cazzo…”. Il liocorno più alto fa un gesto come a dire “datti una calamata”. La segretaria si guarda intorno quindi comincia a parlare:

– Bene, ora che siamo tutti, posso dirvi come avverrà il colloquio. Il presidente ha molto da fare quindi cominceremo senza di lui.
– Che vuole dire con “cominceremo”? – Anselmi sembra nervoso.
– Sarà un colloquio di gruppo…
– Ma è ridicolo? Ma che modo è questo? E’ come se un ex banchiere collaboratore della Goldman and Sachs venisse chiamato a salvare un paese dalla crisi che lui stesso a conrtibuito a creare, magari senza neanche un elezione regolare!

Silenzio. Tutti guardano Anselmi.

– Vada avanti.
– Bene. Allora prendete pure questi fogli su ognuno di questi c’è scritta una lista di personaggi. Quello che vi sarà richiesto di fare è di scegliere chi portare su un astronave nel caso di un’ipotetica fine del mondo.
– Cosa? Ma è come se un banchie…oh al diavolo mi dia il foglio.

Prendo il foglio e comincio a scorrere i nomi: parrucchiere cieco, soldato idrofobo, cane pazzo, industriale corrotto, giornalista freelance, prete pedofilo.
Devo uscire di qui. Alzo lo sguardo. Tutti gli astanti sono immersi nella lettura. Faccio un cenno alla segretaria.

– Si mi dica…
– Salve avrei bisogno del bagno…
– Guardi è molto semplice deve uscire dal corridoio volta a sinistra, quindi alla terza porta a destra bussa due volte senza entrare, si aprirà la quarta porta e mezzo nel secondo corridoio, a questo punto faccia uno squillo a questo numero e prema due volte cancelletto…
– In fondo a destra giusto?
– Esatto.
– Grazie.

Esco dalla stanza. I due liocorni accompagnano la mia uscita con lo sguardo. Quindi uno dei due abbassa gli occhi sul foglio appena consegantogli dalla segretaria. Faccio appena in tempo a chiudere la porta alle mie spalle, il liocorno sembra impazzito, le urla trapassano la porta.

– Ma che cazzo ci fa un prete pedofilo del cazzo..il cardinale di Genova..del cazzo delle donne nude…m’han fatto tutto togliere al pomeriggio…del cazzo…pezzo del coglione del cazzo!
– Ti ho detto di calmarti!
Lo dice L’UPA! Cazzo L’UPA!

Rapidamente mi allontano dall’ufficio. I corridoi della Rai sono un labirinto senza fine. Due figure tremendamente somiglianti a Celentano sono ferme in mezzo al corridoio.

– Salve io starei cercando l’uscita…
– Mi sembra giusto.

Pausa.

– Lo sai ragazzo che Pupo è alto un metro è dieci? E’ davvero molto basso…
Non di nuovo…

Corro più veloce che posso. Sento le pause dei Celentani alle mie spalle. Mi trovo davanti alla sezione Fiction della Rai. Esce Ivan Cotroneo. E’ seguito dalla sua segretaria. Sembra nervoso. Nel passargli vicino riesco a carpire una sola frase.

– Ma chi cazzo è Aldo Magro?

Vedo una luce in fondo al corridoio. “O la va o la spacca”. Corro più veloce che posso. Le gambe sembrano andare da sole. Non sento quasi più il pavimento sotto i piedi. A un certo punto mi rendo conto che ho smesso di correre, ma non di muovermi.

– Aspetta un attimo…non sarà mica un so…

Sono nel letto. Mi giro. Guardo la sveglia. Sono le 4:04. Mi sono addormentato con il computer acceso. Sullo schermo si staglia una pagina di Youtube. “L’arca di noè ci son due coccodrilli Liocorni Zecchino d’oro.mp4”

– La devo smettere di usare sistemi randomici per la visione di video.

 

Aldo Magro – Recensione “Una grande famiglia” (Rai1) di Ivan Cotroneo

Premessa

Aldo Magro è giornalista dello Scorriere.it. Esperto di televisione, è noto per la sua precisione maniacale e nemico giurato di Aldo Grasso. La loro rivalità risale ai tempi del liceo. I due, compagni di banco e amici per la pelle, finirono per separarsi a seguito di una violenta lite a seguito della visione dell’episodio di Happy Days in cui un alieno, interpretato da Robin Williams, invade lo spazio scenico della serie. Aldo Magro, pur riconoscendo l’indiscusso valore di Williams, non potè non notare un decadimento nella scrittura dello show. Aldo Grasso al contrario trovava geniale l’intromissione del mondo alieno nell’america anni ’50. Era la fine di un amore. Un’amore platonico e intellettuale che continua sulle pagine dei giornali. Come Capuleti e Montecchi, Guelfi e Ghibellini, sale e pepe i due si affrontano ogni giorno a colpi di recensioni.

Una grande Famiglia

Ho la febbre. 36.6 secondo il mio termometro elettronico. Naturalmente sta mentendo. I vecchi termometri a mercurio sono stati banditi per motivi ben diversi dalla sicurezza delle persone. Con l’elettronico è impossibile sapere se sta dicendo la verità. In questo modo lo stato pensa di guadagnare tra lo 0, 2 e lo 0,5 del PIL. Credendo di essere solo degli ipocondriaci siamo costretti a lavorare anche quando dovremmo starcene a casa a riposare. Bloccato a letto con una tosse grassa (e qui sappiamo di chi è la colpa) ho deciso di accendere la televisione. Il caso ha voluto che il canale che per primo si materializzasse sotto i miei occhi fosse Rai1. Immediatamente mi lancio sul telecomando. Nervosamente premo il pulsante di spegnimento. Niente da fare. Il telecomando non sembra rispondere ai comandi (malgrado il suo nome). Una goccia di sudore scende lentamente sulla mia fronte. Potrebbe essere febbre. Ma non ne sono sicuro. Poi il dubbio diventa sempre più Grasso. Compare il titolo Una grande famiglia, fiction di Rai1 scritta da Ivan Cotroneo, autore di Tutti pazzi per Amore. La serie precedente ha avuto un successo così incredibile da essere venduta in Grecia. La goccia anch’essa in tensione suda freddo. Immobile fissa lo schermo con terrore. La asciugo via con la manica del pigiama. Almeno lei è salva. Come in Arancia Meccanica, sono costretto a guardare. Mi volto verso il bicchiere di aspirina appena ingoiato. “Che diavolo c’era li dentro…” Si tratta di una confezione regalo trovata nella…nella…GUIDA TV. Dannazione come ho fatto a non capirlo. Sono paralizzato. Anche il collo sembra bloccato. Sono costretto a guardare. Cerco di chiudere gli occhi. I titoli di testa sono una tortura cinese. Scorrono i nomi degli attori-torturatori. Stefania Sandrelli. Primo Reggiani. Ho una fitta al fegato. Sarah Fauer…anche quello che ha scritto i titoli ha sbagliato il nome. In pratica tutti gli attori italiani sono nella serie. Sembra un ufficio di collocamento più che una serie televisiva. C’è anche Valentina Cervi che tutti ricordano ogni volta che ordinano un caffè. Entra in campo la protagonista, la matrona del cinema e della televisione italiana. Chiudo di nuovo gli occhi. Ma la voce monotona della Sandrelli mi rapisce come una sirena ammaliatrice. La recitazione è ai minimi storici. Sembra un miope che legge un libro al contrario. La sequela di nomi continua. Oramai sembra la lista dei caduti in guerra. Arriva il fatidico “con la partecipazione straordinaria di…” Alessandro Gassman. “Dieci a uno che muore nei primi 10 minuti”. La partecipazione straordinaria è di solito riservata ad anziani attori. Se è giovane è morto nei primi dieci minuti. E’ una regola non scritta. I miei dubbi diventano rapidamente realtà. La Sandrelli chiede alla sua tata africana (con la quale si comporta come se si trovasse in Via col vento) di chiamare il personaggio interpretato da Gassman. “Bingo…sei un uomo morto.” Sono stranamente attento. Forse è colpa della colonna sonora che sembra più l’audio ad alto volume del vicino rompi coglioni. Onnipresente e slegata dagli eventi. Compaiono gli altri personaggi. Sara Fauemberger sfoggia un accento misto romano-meneghino-vocali aperte. In pratica il suo concetto di dialetto è che al Nord tutti parlano con le E- aperte. Per fortuna suo “fratello” Primo Reggiani ci risparmia il dialetto. Lui parla italiano. Gassman muore come da copione. Tragedia familiare. La scusa della morte fa riavvicinare parenti lontani. La moglie di Gassman interpretata da un altezzosa Stefania Rocca, è disperata. Almeno credo. Piange mentre mette a posto vestiti. In alcuni flashback rivediamo Gassman. Le immagini sono caratterizzate da una luce bruciata e sgranata. Stile CSI a cazzo di cane. Lei è ancora disperata. Quindi trova una lettera dell’amante di suo marito. Improvvisamente si dimentica della morte del marito e chiama il fratello di Gasmann per chiedergli di starle vicino. Lui dice di si. Lei insiste sullo starle vicino. Anche un bambino di 4 anni ha capito che gli sta chiedendo di fare sesso. Segue un montaggio incrociato tra la Rocca che stritola la lettera e il fratello (che le deve stare “vicino”) che cavalca. Se non si trattasse di Cotroneo penserei a un montaggio delle attrazioni. Spero non sia cosi. Bacio il mio crocifisso a cui ho sostituito Cristo con Ėjzenštejn. Ripeto a bassa voce alcune regole del montaggio russo. La cosa mi calma. E’ chiaro che la Rocca ha avuto una storia precedente con il fratello di Gassman. Nel frattempo il figlio della Rocca dice di aver sentito Papà per telefono. “Vedo la gente morta”. La madre pensa sia pazzo. Il ragazzino è a questo minuto il miglior attore in campo. La figlia della Rocca apre bocca solo per insultare la madre. “Sei una stronza, mi fate schifo, non sei capace a fare niente!” La ragazza mi sta subito simpatica. In un lancio pindarico penso ai suoi insulti come la voce soffocata dello spettatore inerme. La cosa mi calma. Lentamente comincio a sentire una leggera sensibilità nelle dita dei piedi. Muovo leggermente il pollicione. Non è abbastanza per spegnere la televisione. C’è qualcosa che non va. Ho la sensazione che il peggio debba ancora arrivare. Ho ragione. Sullo schermo compare Sonia Bergamasco. Come un elefante di fronte a un topo cerco istintivamente di saltare sul divano. Sono ancora bloccato. La Bergamasco si lancia nel suo stile di recitazione “Alzheimer”. Ogni tre parole si impappina e fa pause insensate. Le sue interruzioni sono continue e cadenzate. Ogni volta che si ferma senti come un colpo al cuore e con la bocca cerchi di suggerire la battuta. Il tuo labiale rimane però abbandonato sulle labbra. La Bergamasco continua imperterrita: “Allora…io…creeedo…si insomma…” Ripenso al personaggio di Garry Lejeune di Rumori fuori scena e il suo inconfondibile “…capito no?”. Purtroppo quella che sto guardando non è una commedia. Seguono un paio di scene a caso di bullismo, un paio di frasi spezzate della Bergamasco (ho un conato di vomito su una sua pausa), qualche E- estremamente aperta, un paio di colpi di scena, Piera degli Espositi che sembra Rebecca la prima moglie, qualche “stronza” della figlia della Rocca, un po’ di inquadrature a caso della Rengoni corporation (che produce delle mensole a quanto ho capito), un piantarello della Rocca, degli arredamenti di interni ignobili e per finire una citazione pop sbagliata. La Fassemberger incontra un suo spasimante. Il principe di non so che cosa (Tanto Grasso non si ricorda manco quanti figli c’hanno) che lei chiama giocosamente “Ruer”. Lui ride. Poi chiede perchè. Giustamente. Anche io mi associo nella domanda. “Perchè mi piaceva Blade Runner”. Nella mia mente cerco velocemente un personaggio di nome Ruer. File not Found. Che si riferisse…no. Non può essere. Perchè dovresti sbagliare una citazione di un nome. Sicuramente Cotroneo sa quello che fa. Non può essere Rutger pronunciato male. No. Forse la E- aperta della Fauerbachbeet ha causato una crasi fra le lettere. Non è possibile. La mia diatriba interna viene interrotta da un colpo di scena. Forse Gassman non è morto. Forse. Il bambino continua a ricevere telefonate dalla gente morta, mentre la segretaria Serafina sembra sapere più di quanto dice (come Cotroneo sembra scrivere più di quanto gli venga richiesto). La Sandrelli ridecora casa in mezza giornata grazie all’aiuto di due africani (così li chiama la Funderbat) che la Sandrelli tratta come carne da macello (” non sono troppo magri?”) I due ragazzi troppo magri ridipingono in 20 minuti e la stanza è pronta per accogliere la Rocca che nel frattempo ha problemi a fare le valigie. Prima di recarsi dalla famiglia la Rocca incontra l’amante di suo marito la quale dice, testuali parole “…non sono disposta a raccontarle ciò che io provassi per lui”. Il mio Zanichelli di Italiano cade dalla libreria. Ho un sussulto. Anche le dita delle mani sembrano riprendere conoscenza. Cerco di raggiungere il telecomando. Niente da fare. E’ fuori portata. Mi tocca un’altra infornata di frasi spezzate della Bergamsco, un duetto Savina-Degli Espositi che sembrano improvvisamente Otello e Iago per la lentezza e la didascalicità della scena. Ma al peggio non c’è mai fine. Per cercare di capire cosa è successo all’azienda di famiglia amministrata dal “morto” Gasmann Il padre (Savina) cerca di entrare nel computer dell’ufficio. E’ bloccato da una password (oltre ad avere installato window 95). Come fare? La Fundesbank ha un’idea geniale: “Ho un amico Hacker”. Ho un brivido lungo la schiena. La sola idea di come possa essere rappresentato un nerd/geek in una fiction italiana mi gela il sangue. Mi agito come posso. Sbavo. Cerco in tutti i modi di liberarmi dalla mia paralisi. “Non potete farlo…voi non potete…Fermatevi..” E’ troppo tardi. Il nerd secondo Cotroneo entra in scena. Capelli lunghi come manco nel 1993. Maglietta indefinita. Cuffie da DJ. Bermuda in pieno inverno. Ha una borsa a tracolla e un computer con uno strano adesivo. Chiama il suo computer “il bestiolino”. Prima di cominciare chiede se può farsi una “porra”. (una “canna” in termini meneghini). Lo spasmo rallenta. Oramai non risco più a ribellarmi. Il nerd trova il problema: l’hard disk è vuoto il computer è pulito. Savina chiede che si parli la sua lingua, come se hard disk sia una parola lontana da ogni vocabolario conosciuto. La scena si conclude con l’hacker intento a mangiare uno sfilatino insensatamente grande. Respiro profondamente. Non soffro neanche più. Come il personaggio di Winston in 1984 ho come accettato la realtà dei fatti. L’odio prima trasformato in frustrazione ora si è tradotto in assuefazione. Le mani riprendono vita. Posso muovermi. Potrei finalmente spegnere il televisore. Ma non lo faccio. Oramai manca poco. Che senso ha. E poi voglio vedere come…si insomma…che…capito no?

Qui trovate la seconda puntata. Nel caso vi abbia convinto.

Aldo Magro

 

Formigoni e i suoi collaboratori – L’opinione di Gesù

Lo scandalo lega sta facendo incetta di dimissioni. Molti cedono il passo forse anche perchè si rendono conto che sotto il verde cielo dei Leghisti sta per finire un ciclo. Formigoni, unico dei Leghisti ancora pulito, ma non troppo, resiste malgrado le accuse e le illazioni. Tra i suoi colleghi citati c’è anche Gesù, oggi nostro ospite.

Buona sera Signore

Figlio…figlio, e tolga il maiuscolo per favore non l’ho mai sopportato. Poi tende a confondere le persone.

Mi scusi..

Non si scusi, già ho una religione basata sul senso di colpa, almeno per queste facezie..

Mi scus…voglio dire. D’accordo. Ha seguito le ultime evoluzioni in casa lega?

Si, devo dire la verità che sono stato molto occupato per la Pasqua e tutto quello che ne consegue. Sono eventi che si preparano tutto l’anno e quando poi arrivano si cerca di sbagliare il meno possibile…

Però ha piovuto anche quest’anno…

Beh, non siamo mica onnipotenti…

Se lo dice Lei. Cosa ne pensa della moltiplicazione dei soldi del Trota.

Purtroppo io mi occupo solo di pani e pesci e malgrado l’assonanza del figliol prodigo di Bossi, non saprei cosa esprimere al riguardo. Quello che le posso dire è che uno come il Trota non lo moltiplicherei (ride)

Formigoni l’ha citata riguardo la possibilità di dimissioni dovute alla sua non capacità di scegliere i suoi collaboratori.

Beh se vuole la croce è il ben venuto! (ride) Quello che posso dire a Formigoni, è che io quando ho scelto Giuda, sapevo che mi avrebbe tradito. Quindi lo ringrazio per la sua preoccupazione, ma io so scegliere i miei collaboratori, soprattutto se voglio finire in croce per i peccati dell’uomo.

Gesù gioca nervosamente con un rosario che tiene nella mano sinistra. Forse dovrei risparmiarmi la domanda seguente, ma non riesco a trattenerla.

Mi scusi…

Gesù strizza il rosario fino a infilarselo nella carne.

Voglio dire..ehm..niente scuse, però a proposito della storia di Giuda. Se Lei ha previsto il tradimento di Giuda allora…Giuda non ha avuto nessun libero arbitrio e non ha potuto in nessun modo evitare di tradirla.

Il suo tradimento era necessario per la salvezza umana.

Quindi è stato un gioco di squadra? Come Bonny e Clyde, Laurel e Hardy..

Non capisco dove vuole arrivare…

Giuda è all’inferno…

Gesù comincia a sudare copiosamente.

Ah davvero non ci sentiamo da un po’…non siamo mica sposati.

Cosa ne pensa del matrimonio om..

Aha! Lo sapevo che saremmo finiti li! Era una trappola! Non ci provi neanche lontanamente…Senta lei crede che io non l’abbia capita. Lei è uno di quei classici bamboccioni disoccupati che non ha niente di meglio da fare che girare per wikipedia tutto il giorno. Beh ne vuole sapere una? Su quella maledetta enciclopedia, oltre ad aver scelto una foto di pessimo gusto, risulto essere il fondatore del Cristianesimo! Ah si? Non ricordo di aver fatto un congresso, le primarie e compagnia bella. Formigoni…al prossimo politico che mi cita un’altra volta gli mando Anatema…

Lei può mandare Anatemi?

Solo il mio avvocato. Anatema. Ne basta uno glielo posso assicurare.

 

Questo è un universo molto conturbante

Questo è un universo molto conturbante.

Ieri ho creduto ciecamente in una macchina mettendo in discussione il mio cervello. La mia coscienza. Era da poco passata la mezzanotte e insonne mi aggiravo per Facebook.

Niente di interessante. “E’ sabato, Giacomo, la gente ha una vita anche al di fuori di questo ammasso di codici” Vero. Scorro il newsfeed. Il nulla. Qualche canzone. Un paio di foto. Video già visti. La nuova visualizzazione degli eventi in ordine non cronologico è straniante. Tutto accade in ordine casuale, nulla è temporalmente focalizzabile. Il tempo su internet non esiste.. Mi soffermo su questo ultimo pensiero. Guardo l’orologio. E’ mezzanotte e 35. Sbuffo. Decido di passare ad un altro sistema randomico. Stumbleupon. E’ un applicazione che raccoglie le preferenze degli utenti creando un enorme database consultabile in maniera casuale. Un pulsante “Stumble” (che in inglese vuol dire inciampare) si trova in alto a sinistra. Premendolo è possibile visitare siti lasciandosi andare alla serendipity del social network. Se proprio non si vuole il caso più totale, si può scegliere una categoria nella quale immergersi. “Cospirazioni”. Non posso non sceglierla. Il primo sito racconta un esperimento. Hanno bruciato 1000 dollari dentro al microonde. I soldi sono esplosi. Solo in un punto però. Nell’esatto punto dove è stato inserito un RFID. E’ l’ultima tendenza del controllo sulle persone. Un piccola antenna elettronica in grado di tracciare il movimento del denaro. In questi giorni sto rileggendo 1984. George ha, come al solito, sempre ragione. Stumble. Un’intervista. Un personaggio misterioso fa rivelazioni su Rosewell. A quanto pare non si sarebbe trattato di un pallone areostatico. Nel giugno del 1947 un oggetto non identificato è davvero atterrato sul suolo americano. Ma non era di fattura aliena. Bensi russa. Una macchina appositamente creata per far credere agli americani che esistesse una forma di vita aliena. Per rendere il tutto più credibile i russi con l’aiuto dell’ex nazista Joseph Mangele (che aveva condotto esperimenti simili durante la guerra) hanno modificato chirurgicamente il volto di alcuni bambini così da renderli alienomorfi. Sono uno cospirazionista, ma qui stiamo andando decisamente fuori strada. Anche l’uomo con la sigaretta avrebbe smesso di fumare su questa notizia. E’ mezzanotte e 51 minuti. Stumble. “7 folli cospirazioni davvero avvenute”. Non male. C’è un immagine di Tom Cruise in Mission Impossible. Il che non aiuta a credere, però intrattiene. Leggo. La prima cospirazione riguarda il così detto Tuskegee Syphilis Experiment. A quanto pare il governo americano monitorava gli effetti della sifilide sugli uomini facendo esperimenti sui soggetti in stato più avanzato. Gli uomini presi per l’esperimento (per lo più neri e homeless, siamo nel 1932) non avevano alcuna coscienza di essere malati, nè che il governo stava negandogli le cure per vedere come la mlattia si sarebbe sviluppata. La seconda cospirazione riguarda Scientology. A quanto pare stanca di essere trattata come una religione di serie B, Scientology ha deciso di rimettere le cose a posto distruggendo tutti i documenti che potevano minare la sua credibilità (nel caso la storia degli alieni e del vulcano non bastasse). Con l’aiuto della sua rete di conoscenze, sarebbe entrata negli archivi delle varie agenzie (tra cui la CIA) e avrebbe sottratto tutta la documentazione “sensibile”. In questo modo tutto il materiale che avrebbe potuto incastrarli non sarebbe più esistito. Il nome in codice dell’intera operazione sarebbe stato “Snow White”. La CIA nega. NSA nega. Anche Scientology Nega. “Dunque è vero” Penso io. Sorrido. Tossisco. Non che le due cose siano legate, ma il caso ha voluto che fosse così. Guardo l’orologio. Le 2 e 01. 2 e 01. 2 e 01. Aspetta un attimo. C’è qualcosa che non torna. Ho una vertigine. Non è possibile. Ho solo guardato un paio di pagine, non può essere passato tutto questo tempo. Il cuore batte più velocemente. Non so per quale motivo, ma ho paura. Non è successo nulla. Sto bene, non sono ferito, ma il mio corpo sta producendo ingenti quantità di adrenalina. “Forse sono stato rapito dagli alieni” Ho letto da qualche parte che quando ti rapiscono la prima cosa che perdi è il senso del tempo. Un vuoto temporale. Non l’ho letto. Ho visto troppe puntate di X-files. Mi tocco dietro al collo. Niente cicatrice. Niente impianto biometrico. Sbuffo. Riguardo l’orologio. 2 e 03. Cavolo. Mentalmente ripercorro quello che ho fatto “FB, il tempo su internet, stumble, stumble…scientology..” Niente. In nessun modo riesco a rendere plausibile il tempo passato. Non riesco a ricordare nulla. Possibile che non sia in grado di ricordare? Ho qualcosa di grave. Penso immediatamente a un tumore. Ho letto da qualche parte…oh insomma Giacomo la vogliamo smettere con questo “ho letto da qualche parte!” Mi auto-redarguisco. Hai solo passato un ora davanti a uno stupido computer. La tua coscienza non vuole accettare il fatto che butti tutto questo tempo davanti a inutili siti cospirazionisti, per questo ti sta mandando un avvertimento. Sospiro. Forse ho ragione. La mia coscienza annuisce “Puoi dirlo forte”. Riguardo l’orologio per l’ultima volta. Quindi chiudo il computer. Non lo spengo. Lo chiudo solamente. Quindi è il turno dei miei occhi. Buio.

E’ mattina. Mi sveglio frastornato. Guardo l’orologio. Sono le 10. Questa volta nessuna vertigine, sono perfettamente conscio del perchè sia passato tutto questo tempo. Ho dormito. Sorrido, per il ripreso possesso delle mie facoltà mentali. La mia ragione sorride per il fatto che io pensi di averne davvero il possesso. La coscienza sorride a sua volta. Mi vesto in pochi secondi (d’accordo, forse, pochi minuti è più realistico, ma sono davvero rapido quando voglio). Niente da mangiare. I miei coinquilini hanno lasciato la cucina in uno stato pietoso. Non oso chiedermi cosa abbiano mangiato. C’è un’odore di burro misto a qualche spezia indiana. Prendo la borsa ed esco. Prima fermata Sainsbury Local. Ha i cornetti caldi a 1.20£ (due pezzi) Un affare. Seconda tappa. Bar. “Il caffettino”. Conosco i proprietari. Un posto accogliente. Da straniero un po’ mi sento a casa, tra buste di pasta Voiello e dischi di Massimo Ranieri appesi al muro, mi sento tranquillo. Ho un brivido. Sono ufficialmente uno stereotipo di immigrato italo-americano. Da qualche parte ho letto che Massimo Ranieri farà una mega tournèe negli Stati Uniti. Roba da tutto esaurito. Un po’ lo invidio. Penso ai capelli di Ranieri. Irrealmente neri dopo tutto questo tempo. Nessuna cospirazione. Solo un po’ di tinta. I miei occhi cadono quindi su un giornale lasciato sul tavolo accanto. Mi lancio in una rapida lettura dei titoli. Niente di estremamente interessante. I miei occhi vengono però attirati da un box in alto a sinistra. C’è disegnato un orologio. Il mio inconscio, come una lastra fotografica deve essere rimasta impressionata dal mio diverbio temporale della notte precedente. Lancette e numeri ancora vagano senza meta nei miei pensieri. L’altro giorno ho visto una puntata di Horizon che metteva in dubbio il libero arbitrio dell’uomo. Noi crediamo, di fare qualcosa, in realtà è il nostro inconscio a farlo. Quasi ogni nostra decisione (fisica) è portata avanti da forze che non controlliamo totalmente. Crediamo di avere il controllo, ma è solo un trucco del nostro cervello, un contentino, per non farci sentire troppo inutili. Mi sento improvvisamente un burattino nelle mani dell’inconscio. Penso a Boris, un vecchio pupazzo che avevo quando ero piccolo. Di nuovo le lancette rientrano prepotentemente nei miei pensieri. Di nuovo il box nel giornale. Accanto all’orologio che avevo visto prima c’è un altro orologio. Le sue lancette sono però spostate un’ora avanti. Ho un brivido. Lo stesso che avevo avuto la notte prima. “Ma certo! Che imbecille. L’ora legale.” Ho pronunciato le parole ad alta voce. Il cameriere mi guarda. Una madre con pargolo al seguito mi guarda. Il tempo sembra fermarsi. Non è così. “Un espresso” Il cameriere fa un cenno di assenso. La bimba nelle braccia della madre non mi ha tolto gli occhi di dosso neanche per un istante e mi guarda con lo sguardo fisso. Sorrido. I suoi occhi rimangono immobili nella mia direzione. Penso alla scena dei Simpsons in cui Maggie, dopo essersi tolta il ciuccio dice : “Questo è un universo molto conturbante”. Lo è. Decisamente.