5 cose sul lancio dell’Iphone 6

“Vorremmo potervi dire di più”. Questo era il claim apparso sul sito della Apple prima del suo attessissimo Keynote. Purtroppo le aspettative non sono state accontentate. Il lancio del nuovo Iphone (e Iwatch) non ci ha detto nulla di più di quello che già sapevamo. I leak ci avevano mostrato già le forme del nuovo nato in casa Apple e l’AppleWatch non raggiunge neanche minimamente i render immaginari che si erano alternati sulle riviste di settore. Capitolo a parte l’Apple Pay che cerca di rompere le regole del gioco esattamente come aveva fatto Itunes qualche anno fa. Ma andiamo con ordine.

1. Il leak è probabilmente il protagonista di quest’anno. Oramai sembra quasi impossibile per un’azienda riuscire a nascondere le proprie creazioni al pubblico prima del lancio, a tal punto che qualcuno si chiede se forse questi leaks non siano altro che delle attente mosse di mercato per avere feedback dagli utenti e nel caso cambiare in corsa. Un altro motivo dell’aumento di leaks sta nel fatto che è molto difficile nascondere i propri ordini oltre oceano. Quando si ordinano milioni di schermi da 5,5 è difficile non fare la matematica.
2. L’Iphone non innova. E oramai non lo fa da almeno 3 modelli. L’ultimo telefono che ha davvero aggiunto qualcosa al mercato è stato l’Iphone 3g. I modelli successivi non hanno fatto altro che aggiornare il modello precedente senza grossi stravolgimenti (la cosa più interessante è stata l’attivazione con l’impronta digitale, a detta di molti non perfettamente funzionale, e forse ancora da migliorare). Le specifiche dei nuovi nati sono pressochè identiche a telefoni di almeno 2 anni fa. Come si può vedere dalla tabella qui sotto a livello strettamente numerico (è chiaro che in due anni le componenti cambino) i due device, Nexus 4 e Iphone 6 sono pressochè identici (con una “sottile” differenza nel prezzo).

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Altra cosa da notare il passo indietro ideologico di Apple che un anno fa definiva una questione di “common sense” non fare un telefono più grande. Diciamo che il common sense è andato a farsi fottere di fronte all’evidenza del mercato.

3. Il punto precedente rende oramai palese un fatto: non è l’hardware il campo di battaglia dove si combatterà la guerra tra smartphone. Il software è quello che rende un telefono diverso dagli altri. Android, Windows e IOS sono tre mondi e modi diversi di utilizzare un device. Apple probabilmente la pensa allo stesso modo altrimenti sarebbe inspiegabile presentarsi con un hardware che non giustifica minimamente gli oltre 1000 euro della versione top gamma da 5,5 pollici. Con la metà dei soldi è possibile prendere una nave spaziale e avere ancora soldi per comprarne un altro.
4. Apple Watch. Ecco questo punto rimane un vero mistero. Apple presenta un oggetto pressochè identico alla sua concorrenza diretta (gear di Samsung, con le dovute differenze a livello di rifinitura), decisamente più “brutto” dello splendido (ma con qualche pecca tecnica) Moto G 360 che ha scelto la linea tonda più consona per un orologio da polso.

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Per il resto si conosce solo un prezzo fuori mercato (100 dollari sopra i top gamma della concorrenza, 200 più del Moto G 360), un design opinabile (la rotellina, che a quanto pare serve per navigare oltre al touch, è solo a destra, di fatto rendendolo inutilizzabile per chi porta l’orologio a destra), e una data di lancio che lo rende già vecchio ancor prima di uscire (chissà quanti altri LG, Samsung usciranno da qui al 2015). La feature “health” tanto millantata è un qualcosa che tutti i telefoni attuali possono supportare. Sapete come funziona il calcolo del battito cardiaco? Con una fotocamera e un flash, si, esatto, ogni telefono, con una semplice app riesce a calcolarlo appoggiando il dito sulla fotocamera. Per finire l’Iwatch non funziona se non in sincronia con l’iphone. La Samsung ha già rilasciato una versione del suo Gear con funzionalità 3G per poterlo sincronizzare anche senza un telefono a portata di mano.
5. Apple Pay. Ecco forse questo è il punto fondamentale del lancio Apple. Al precedente Keynote dell’iphone 5s molti hanno storto il naso quando hanno scoperto che per l’ennesima volta il sistema NFC (che permette pagamenti a contatto e scambi di file sempre appoggiando due dispositivi uno accanto all’altro) era stato negato agli utenti Apple. La giustificazione sempre la stessa: problemi di sicurezza. Oggi però con il sistema di sblocco ad impronte digitali questa sicurezza c’è (e quei poveri utenti 5s? Perchè loro no? Per assurdo chi ha preso il telefono per ultimo si trova nella stessa situazione di chi ha un telefono di 3 generazioni precedenti) e soprattutto c’è un sistema proprietario di pagamento che giustifica l’utilizzo dell’NFC: Apple Pay. Dunque come con l’APP store, Apple crea sistemi proprietari dai quali può guadagnare direttamente e quindi supportare appieno (chissà a quanto ammonta la percentuale di pizzo da pagare alla società di Cupertino). La questione ora sarà capire come si porranno gli altri operatori (da noi Poste, Vodafone e Tim) che già avevano implementato un sistema di pagamento NFC.

 

Giacomo Cannelli

 

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