Google Stories: il creatore automatico di ricordi

Oramai ci sono abituato, a non sapere cosa il mio telefono sta facendo intendo. Già vi avevo annoiato con le 5 cose che Google Now fa e di cui probabilmente non siete a conoscenza. Oggi voglio ampliare la vostra ignoranza inconscia (ignorata) con una nuova funzione di cui Google mi ha gentilmente informato l’altra sera (sabato).

Tutto comincia con una nuova icona di notifica. Il telefono vibra. Accendi lo schermo e ti trovi davanti a una cosa tipo “La tua storia è pronta”. No, non è un dolce forno della scrittura, niente di tutto ciò, ma poco ci manca.

Screen Shot 2014-05-25 at 17.21.22

Andiamo con ordine. Google ha da qualche tempo ottimizzato il suo sistema di photo-back-up. Scattate una foto e automaticamente (potete scegliere se farlo solo via wifi, o in carica) trovate la vostra foto sull’account di google plus (a sua volta sincronizzabile con Google Drive). Le foto non sono pubbliche (per fortuna), ma bastano pochi passi per condividerle con le proprie cerchie (si lo so, per quale motivo oscuro?).

Gli automatismi però non si fermano qua. Le foto vengono messe in ordine, catalogate, per data, luogo, ora e per qualche altro misterioso algoritmo che mette “in evidenza” alcune foto invece che altre. Il servizio è non c’è dubbio molto comodo, soprattutto ora che si tende a tenere tutte le proprie foto sui telefoni sempre più capienti.


Ma arriviamo al “main course” di cui vi avevo parlato più sopra. Di cosa si tratta? Le foto automaticamente salvate sui server di google, non vengono solo salvate, ma rilavorate, rimesse in ordine e imbellettate (si, c’è un servizio di auto-adjustment delle foto e anche un altro che riconosce scatti vicini per creare una sorta di gif-animata on the fly, vedi foto sopra). Tutto quello che vi rimane da fare è inserire le informazioni che google non è (ancora per poco) riuscito a raccogliere. Con chi ti trovavi? Che facevi? Di chi era il compleanno? Di chi sono quelle foto? Insomma Google, ha deciso di togliervi quel fastidioso lavoro di creare uno “scrapbook” come lo chiamano gli americani, ogni volta che tornate a casa. Ora l’album dei ricordi si limita a essere un form da compilare nei suoi campi ancora vuoti. Al resto pensa l’algoritmo che traccia una linea narrativa grazie al solo utilizzo delle foto scattate (probabilmente aiutandosi con il GPS che gli “racconta” quali foto sono state scattate nello stesso luogo e quindi “narrativamente” limitrofe).


Qui trovate una live demo.

E la privacy? Gli interni di Google (malgrado la funzione renda palese l’enorme quantità di dati assorbiti) hanno assicurato che nulla è compromesso. Le foto sono automaticamente visibili dal solo possessore che deve decidere con chi, nel caso, condividerle. Inoltre le “storie” sono interamente artificiali, ovvero scelte dall’algoritmo, il che significa che nessuno ingegnere di Palo Alto passa le giornate davanti alle nostre foto private.

Per gli utenti Nexus la funzione dovrebbe essere attiva di Default se avete Google Now in funzione. Per gli altri è un opzione dell’app separata di Google Plus (presente anche su IOS).

 

Giacomo Cannelli

 

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *