Quello che compri non è tuo – Un futuro in licenza di utilizzo

Se guardiamo a come la fantascienza immagina il nostro futuro uno degli elementi comuni in molte pellicole è la quasi completa assenza degli oggetti. Le case del futuro sono asettiche, impersonali e soprattutto completamente vuote. Ma sarà davvero così? A quanto pare ci stiamo lentamente muovendo verso quella realtà. Gli ebook, gli mp3, lo streaming, il digitale e il suo sviluppo sono tutti elementi che portano irrimediabilmente verso la scomparsa dell’oggetto fisico. Oggi possiamo raccogliere librerie con migliaia di canzoni, libri e film in una piccola scatola metallica di pochi centimetri. Con il passare del tempo queste scatole diventeranno sempre più piccole e probabilmente scompariranno sostituite dallo streaming (le scatole saranno dunque altrove sotto terra in qualche deserto). Si è vero, non avremmo più gli oggetti, dischi o dvd ma saremo comunque proprietari di quelli che acquistiamo. Davvero? Siete sicuri? Perchè già adesso non è proprio così che vanno le cose. Qualche tempo fa Bruce Willis finì su tutti i giornali quando disse di voler citare in giudizio Apple (la notizia poi è stata smentita dalla moglie) che non gli permetteva, alla sua morte, di lasciare in eredità ai suoi figli tutte le canzoni acquistate sull’itunes store. Apple molto cordialmente ha risposto che il caro Bruce avrebbe dovuto leggere più attentamente il “license agreement” che compare ogni volta che scarichiamo Itunes. Tra la coltre di pagine (volutamente illeggibili, lasciatemi dire) c’è chiaramente scritto che tutti gli acquisti effettuati sono in realtà delle “licenze di utilizzo”

“iTunes è il fornitore del Servizio che Le permette di acquistare o di noleggiare una licenza per contenuti digitali (“Prodotti iTunes”) per l’uso dell’’utente finale unicamente alle condizioni stabilite nel presente Contratto”

Dunque? Cosa è davvero in nostro possesso? Un tempo con i CD era tutto più facile. Se si acquistava un album, un DVD, o un libro si poteva prestarlo, regalarlo, senza dover chiedere alcun permesso al proprietario dei copyright. In maniera molto semplice: è tuo tutto ciò che compri, idem se si tratta di un regalo.

Se però ci troviamo davanti a una licenza, questa licenza non può essere ceduta a terzi, anzi stando a quanto ha detto al Guardian Joshy Thomas quando paghiamo per una canzone stiamo in realtà comprando un assicurazione che dice che non saremo citati in giudizio per possedere quel determinato file sul nostro computer. “E’ come se io possiedo un cavallo – racconta Thomas – e ti do la possibilità di usarlo ogni martedi, questo non vuol dire che dopo la tua morte i tuoi figli potranno farne uso ogni martedi”.

Ma la questione si può allargare a qualsiasi nostro acquisto digitale. Un’altra storia interessante riguarda gli e-book. Molti blogger raccontano di misteriose sparizioni dei loro libri, regolarmente acquistati, mentre si trovavano in viaggio. La soluzione al mistero è molto semplice e ritorna anche qui il license agreement che abbiamo visto poco sopra. Quando acquistiamo un libro, non stiamo acquistando un oggetto fisico, ma solo una licenza di utilizzo. Questa licenza di utilizzo potrebbe valere nel nostro paese, quello dove abbiamo effettuato l’acquisto, ma non è detto che sia disponibile quando ci spostiamo. Le cose diventano più fastidiose quando i nostri dispositivi agiscono via remoto per conto loro. Quando cambiamo paese, il nostro kindle o tablet di turno si auto-aggiorna, e se trova libri non licenziati in quel determinato paese, beh, non può far altro che cancellare il libro, senza chiedere alcun permesso al suo “possessore”.

Quindi? Come fare? Forse non tutto è perduto. Oramai da tempo i bluray vengono venduti in triplice copia (tra cui quella digitale) in modo da dare al consumatore sia l’oggetto fisico che quello volatile. Stessa cosa sta facendo in USA Amazon con il servizio Matchbook (purtroppo ancora assente in Italia). Ogni volta che si acquista un libro fisico su Amazon, il gigante di Bezos “regala” la copia digitale. L’offerta è retroattiva e si applica a tutti i libri acquistati sul sito. Qualche tempo prima era stato proposto un servizio simile per la musica, dove per ogni CD acquistato era disponibile, per tutti gli utenti PRIME, anche il formato digitale, attraverso il servizio Amazon Cloud Player.

Se non siete interessati al possesso ma allo stesso tempo non volete far finta di acquistare una canzone, esistono servizi alternativi “all you can eat” che permettono attraverso il pagamento mensile di una cifra fissa di avere a disposizione (anche in download) tutte le canzoni disponibili in catalogo. Tra questi Google Play Music e Spotify offrono varie tariffe a seconda delle necessità. Spotify, a differenza di Play Music, offre anche un servizio completamente gratuito condito però da fastidiose pubblicità. Unica pecca dello streaming a pagamento è che una volta terminato il vostro contratto (rinnovabile mensilmente senza nessun obbligo) tutta la musica scaricata scomparirà nel nulla.

Per i cinefili il problema si ripete. Esistono servizi di vendita online (Apple, Chili, PSN e simili) ma i prezzi sono del tutto fuori mercato, con la copia, venduta in licenza allo stesso prezzo, se non addirittura a di più, della sua controparte fisica. Anche qui forse l’opzione più interessante riguarda lo streaming on demand a prezzo fisso. Netflix è il servizio migliore attualmente disponibile (non in Italia), ma anche colossi come Google, Amazon (Apple non fornisce ad oggi alcun servizio di streaming) offrono un ottimo catalogo a prezzi molto accessibili. In Italia purtroppo siamo ancora indietro. L’unico servizio a prezzo fisso è Infinity che però ha un catalogo stracolmo di prodotti non proprio all’altezza e soprattutto una qualità video non in linea con quella degli altri servizi sopra citati, mentre MUBI ha un ottima selezione indie, ma manca totalmente di prodotti mainstream.

 

Giacomo Cannelli

 

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