E se avessero inventato l’auditel dei libri?

Stavo leggendo questo articolo sul sistema di sottolineatura disponibile sul kindle, il dispositivo made in amazon che ha rivoluzionato il mercato degli e-book. Mentre si legge è infatti possibile sottolineare digitalmente i passaggi che ci interessano. Questi vengono salvati in una sorta di scrapbook di appunti dove possiamo leggerli in un flusso (schizofrenico) unico. Quando li salviamo però avviene anche un’altra cosa. La sottolineatura finisce nel database dei lettori di amazon che ci fornisce statistiche in real-time di quante altre persone hanno ritenuto interessante e meritevole di sottolineatura quel particolare passaggio. Oltre a distruggere il mio senso di unicità tale ragionamento ha causato ben peggiori risultati. Dove vanno a finire tutti questi dati? Quanti altri vengono raccolti e non comunicati da Amazon? Lo sapevate che tra i dati analizzati dal gigante di Bezos c’è anche il movimento del cursore su un dato oggetto in vendita? In questo modo è possibile calcolare il reale desiderio del compratore e nel caso cambiare il prezzo al momento giusto per far si che quel sinuoso movimento verso il “compra in un clik” si trasformi in un reale acquisto. Ma il mio ragionamento mi ha fornito timori persino peggiori.

Oggi è possibile raccogliere dati sulla nostra lettura prima inimmaginabili. Qualè la frase piú letta? Il libro in media piú veloce da finire? Quello piú letto? Qualè il picco di attenzione su un determinato libro? Quali le pagine che meritano una seconda lettura?

E se un domani gli editori impugnassero questi meta dati per recensire la nostra opera? E se i libri subissero la stessa condanna dei prodotti televisivi: l’auditel.

Percentuali, numeri, tempi, share diverrebbero il nuovo metodo di valutazione dei nostri amati libri. Una violazione senza precedenti di una delle forme di intrattenimento piú intime che l’uomo ricordi. Giá perchè tutto quello che oggi un kindle raccoglie, prima esclusivo segreto del lettore e della sua voce interiore, oggi è patrimonio di enormi server sparsi chissà in quale deserto.

E se un giorno i libri subissero tagli e riediting secondo motivazioni mosse solo da statistiche? Mi viene da vomitare. Spero vivamente che il mio animo distopico si sbagli.

 

Giacomo Cannelli

 

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