La scomparsa di una fascia d’età (18-24)

Vivo in un paese democratico. Un paese che sceglie il suo governo liberamente. Siamo in un periodo non particolarmente felice, soprattutto per quanto riguarda le fasce più giovani della nostra società. Non c’è lavoro (disoccupazione under 24 sopra il 33,6, la stessa percentuale del PD, a meno che non faccia qualche altra dichiarazione) e non sembra essercene nell’immediato futuro. Ma c’è un altro dato che secondo me ha un peso fondamentale in questo frangente storico: la differenza demografica tra giovani e vecchi. D’accordo, non è la novità dell’ultima ora. Ma in questo particolare momento mi sembra un elemento da tenere in considerazione.

Più di una volta mi sono ritrovato a spulciare i dati Istat sulla popolazione (si lo so, non ho una grande vita sociale). Da un po’ di tempo c’era una domanda che mi ronzava in testa “Quanti siamo?”. Già, quanti siamo, quanti sono i miei coetanei, quelli che subiscono la mia stessa situazione (o almeno simile)? Pochi, la risposta. Molto pochi. Se guardiamo il grafico visivamente sembra un rombo.

grafico-eta-stato-civile-2011-italia

In alto gli anziani, all’opposto gli appena nati. In mezzo il gruppo più numeroso, i nostri genitori. Ma c’è una strana tendenza. Se guardiamo subito sopra i nostri genitori, diciamo tra i nonni e i genitori (50-80), troviamo un numero consistente della popolazione, molto compatto. Se invece guardiamo sotto i 40 il numero precipita subito (30-34) per poi dimezzarsi (24-15). Negli ultimi 20 anni questo ultimo segmento ha subito una cura dimagrante del 32% passando da 8,9 milioni di soggetti a poco più di 6 (Fonte Datagiovani). Siamo in minoranza. Più volte ho discusso con mio padre riguardo alla connessione tra il peso numerico e di conseguenza politico che la mia fascia d’età ha in Italia (paese particolarmente longevo insieme al Giappone, e tra quelli con le maggiori perdite in questa fascia 5,6% Vs 3% della media europea). C’è qualcosa che non torna. La democrazia sembra avere una falla, un errore non previsto dal sistema quando è stata creata: la longevità. La società fino ad oggi è sempre stata formata in modo equilibrato da giovani e vecchi, un’equilibrio da sempre sbilanciato verso i giovani. Oggi non è più così, almeno nei paesi occidentali. Quello che mi chiedo io a questo punto è: siamo di meno, pesiamo di meno, per quale motivo la politica dovrebbe rappresentare i nostri interessi? Per il bene comune? Scusate ma di questi tempi non è una risposta che mi basta. Non mi sento rappresentato da questa politica, forse proprio perchè non c’è bisogno in politica di rappresentarci. Non siamo noi a far vincere un governo o l’altro. La campagna politica è tutta incentrata su temi (tasse, Imu, patrimoniale, esodati, e si, si parla anche di lavoro, vorrei vedere) che non sembrano preoccuparsi di un problema: il futuro. Il nostro futuro che sarà anche il futuro della nostra società. Se questo è il trend, tra 20 anni ci troveremo con la maggioranza della popolazione che dipenderà da una minoranza sfruttata che dovrà sopportare sulle proprie spalle l’intero peso dei più vecchi (non più produttivi). Il sistema attuale non è sostenibile. Non possiamo pensare che lo sia. E’ come credere di tenere a galla una barca che affonda imbarcando 10 litri al secondo usando solo un cucchiaino.

(L’icona del post è di Zero Calcare che detiene tutti i diritti, e pure tutta la mia stima per saper descrivere con pochi segni il ritratto di una generazione).

[UPDATE)

Grazie a Marco per la segnalazione di questo video “Hans Rosling: Stats that reshape your world-view” utile per allargare l’orizzonte del discorso.

QUi trovate i dati USA

 

Giacomo Cannelli

 

4 thoughts on “La scomparsa di una fascia d’età (18-24)

  1. Ho fatto due calcoli riprendendo i valori da tuttitalia.it, che hai giustamente citato.

    Riducendo il discorso ai soli “Aventi diritto al voto”, la distribuzione non è così male.

    Ho 33 anni e ho voluto considerarmi nella fascia bassa, quindi ho fatto un’estrazione delle percentuali considerando fasce di 15 anni: <35, 35<=x<50 , 50<=x=65..

    Le percentuali sono ben comparabili : 23.5% per i “giovani”, 28,86 per gli adulti, 23.18 per i 50enni, 24.39 per i sopra 65.

    23.5% non è poco, è una percentuale che in senso assoluto può darci voce in capitolo…. io direi di farlo!!! 🙂

  2. Hey ciao! Grazie per il commento!

    Il 23% spappolato tra i vari schieramenti (se fossimo tutti uniti forse…) è poco, molto poco, più che altro non abbastanza per influenzare la direzione dei grandi partiti. 23 Vs 52 è abbastanza impari.

    Poi volevo chiarire che questo non è un post per dire che non credo in niente, era più una riflessione sul sistema democratico oggi, alla luce di un dato demografico senza precedenti.

  3. Interessante articolo, ma consiglierei d valutare anche un dettaglio curioso: nel secondo dopoguerra il numero di figli per ogni famiglia è diminuito e si è stabilizzato a poco più di 1, è anche per questo che il grafico diventa un rombo. Questo è un problema e un comportamento di tutti i paesi che escono da una situazione di crisi (economica o sociale) e diventano civilizzati. Consiglio di guardare questo meraviglioso video di Hans Rosling che spiega esattamente questa statistica https://www.youtube.com/watch?v=hVimVzgtD6w

  4. Lui è un genio (avevo visto il video, forse non nella sua interezza). Solo per la trovata della telecronaca merita il nobel. Il trend che lui prende in esame è molto interessante e sarei curioso di capire come la crisi del 2008 influisca sui suoi dati (lo studio è del 2007). Embeddo il video nell’articolo come risorsa in più di discussione.

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