Mario Monti – Un volontario tra i volontari

Roma – Monti in visita alla comunità di Sant’Egidio.

Giornata di festa per la comunità di Sant’Egidio nella splendente cornice di trastevere. Monti è arrivato con il suo cavallo di blu vestito. In pochi avevano mai visto un cavallo vestito. Saltato giù dalla carrozza il premier ha distribuito fiori e caramelle agli astanti. Trattandosi di diabetici la cosa non ha avuto l’effetto sperato, a parte un attacco glicemico.

Indomito Monti si è quindi lanciato al primo piano del palazzo urlando dall’alto “Viva i poveri e la povertà”. Le persone presenti per lo più poveri (divisi in terzine da 7) hanno fatto partire un silenzioso applauso. Sceso di nuovo in strada ed evitati i cadaveri dei diabetici deceduti poco prima è entrato nella comunità.

All’interno è stato accolto dal direttore di Sant’Egidio, il signor Impagliazzo. I due si sono scambiati alcune parole. Monti aveva “Spread” e “Crescita”, mentre Impagliazzo ha regalato a Monti “elezioni” e “democrazia”. Per uscire dall’imbarazzo Monti ha chiesto se per caso avessero “uno di quei bambini neri per fare le foto davanti ai giornalisti”. Impagliazzo ha tirato fuori un catalogo nuovo di pacca.

– Può guardare qui se vuole.
– No, no. Oggi improvviso. Quello li va bene!

Monti con un salto si è avvicinato al piccolo Osmam che lo ha guardato come si guarda un presidente non eletto e ex collaboratore della Goldman and Sachs.

– Ma lei che ci fa qui?
– Come che ci faccio? Sono qui per fare un bagno di folla!
– Mi scusi se insisto – ha detto il piccolo Osmam dopo aver chiuso il quaderno – ma come questa visita è collegata in alcun modo con la situazione attuale?
– Diavolo hai un bel vocabolario per la tua età. – Monti indica un vecchio dizionario Zanichelli poggiato sul tavolo
– Sono nato qui. A questo proposito. Mi può spiegare perchè non sono Italiano?
– Beh non è chiaro.
– Cosa intende?
– Ehm, voglio dire te la devi guadagnare la nazionalità.
– Ma i miei genitori hanno dei documenti…
– Ma loro lavorano.
– Quindi per essere italiano devo lavorare?
– E’ una repubblica basata sul lavoro no?
– Ma ho 3 anni…
– Piccolo bamboccione…(sottovoce) toglietemi questo marmocchio dalle scatole. Mi sta rovinando il bagno.

Il piccolo Osmam viene portato via da due poveri vestiti male di proposito.

– Sono veramente felice di essere qui oggi – dichiara poi Monti – tra anziani e bimbi che sprizzano l’entusiasmo della vita, anche se la vita che è stata data loro è stata difficile e piena di momenti di disperazione, fino all’incontro con questa comunità. (SIC! dal Corriere della sera)

Finito il discorso e fracico di entusiasmo altrui Monti si è seduto tra i poveri e le persone in difficoltà. Tra questi ultimi un uomo di 40 anni che stava trasportando un vetro di 4 mm in equilibrio su una matita spuntata e una ragazza proprietaria di un cane idrofobo fatto di palloncini verdi.

Durante il pranzo Monti è stato interrogato riguardo le sue esperienze di volontario. Il premier si è lanciato nel racconto di quella volta che fu advisor della Coca Cola e Senior Advisor per Moody’s.

– La coca cola che in India succhia ogni giorno circa 180 milioni di litri d’acqua? – chiede un ragazzo – Moody’s quello che decide se siamo o no un’economia affidabile, arrivando addirittura a declassare la chiesa cattolica? – fa notare il piccolo Osmam.
– Deve essere sicuramente un caso di omonimia. Chissà quante Coca Cola esistono al mondo!

Il premier è visibilmente sudato.

– Beh si è fatto tardi, quanto vi devo? Posso pagare con dei buoni pasto?
– Ma di che parla professore…
– Facciamo alla romana?

Gli astanti lo fissano come si fissa uno che abbia appena detto “Che noia il posto fisso”. Monti deglutisce quindi fa un cenno ai suoi collaboratori. Con un gesto della mano aziona l’exit strategy dal nome in codice “Saviano negli occhi”. Dalle televisioni parte improvvisamente una registrazione in cui Saviano spiega come la mafia si sia infiltrata tra le travi della sua soffitta. L’effetto è immediato. Molti cadono assopiti, altri cominciano a grattarsi la testa e a utilizzare il passato remoto come se non esistesse un presente.

Monti è fuori. Prende il pettine di ordinanza che porta sempre con se. Si specchia in una vetrina di un negozio. Sta per avvicinare alla testa lo strumento costituito da una serie di dentelli più o meno fitti che si dipartono perpendicolarmente da una costola che serve da impugnatura, quindi si ferma. “Hey”

 

Giacomo Cannelli

 

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