Aldo Magro – Recensione “Una grande famiglia” (Rai1) di Ivan Cotroneo

Premessa

Aldo Magro è giornalista dello Scorriere.it. Esperto di televisione, è noto per la sua precisione maniacale e nemico giurato di Aldo Grasso. La loro rivalità risale ai tempi del liceo. I due, compagni di banco e amici per la pelle, finirono per separarsi a seguito di una violenta lite a seguito della visione dell’episodio di Happy Days in cui un alieno, interpretato da Robin Williams, invade lo spazio scenico della serie. Aldo Magro, pur riconoscendo l’indiscusso valore di Williams, non potè non notare un decadimento nella scrittura dello show. Aldo Grasso al contrario trovava geniale l’intromissione del mondo alieno nell’america anni ’50. Era la fine di un amore. Un’amore platonico e intellettuale che continua sulle pagine dei giornali. Come Capuleti e Montecchi, Guelfi e Ghibellini, sale e pepe i due si affrontano ogni giorno a colpi di recensioni.

Una grande Famiglia

Ho la febbre. 36.6 secondo il mio termometro elettronico. Naturalmente sta mentendo. I vecchi termometri a mercurio sono stati banditi per motivi ben diversi dalla sicurezza delle persone. Con l’elettronico è impossibile sapere se sta dicendo la verità. In questo modo lo stato pensa di guadagnare tra lo 0, 2 e lo 0,5 del PIL. Credendo di essere solo degli ipocondriaci siamo costretti a lavorare anche quando dovremmo starcene a casa a riposare. Bloccato a letto con una tosse grassa (e qui sappiamo di chi è la colpa) ho deciso di accendere la televisione. Il caso ha voluto che il canale che per primo si materializzasse sotto i miei occhi fosse Rai1. Immediatamente mi lancio sul telecomando. Nervosamente premo il pulsante di spegnimento. Niente da fare. Il telecomando non sembra rispondere ai comandi (malgrado il suo nome). Una goccia di sudore scende lentamente sulla mia fronte. Potrebbe essere febbre. Ma non ne sono sicuro. Poi il dubbio diventa sempre più Grasso. Compare il titolo Una grande famiglia, fiction di Rai1 scritta da Ivan Cotroneo, autore di Tutti pazzi per Amore. La serie precedente ha avuto un successo così incredibile da essere venduta in Grecia. La goccia anch’essa in tensione suda freddo. Immobile fissa lo schermo con terrore. La asciugo via con la manica del pigiama. Almeno lei è salva. Come in Arancia Meccanica, sono costretto a guardare. Mi volto verso il bicchiere di aspirina appena ingoiato. “Che diavolo c’era li dentro…” Si tratta di una confezione regalo trovata nella…nella…GUIDA TV. Dannazione come ho fatto a non capirlo. Sono paralizzato. Anche il collo sembra bloccato. Sono costretto a guardare. Cerco di chiudere gli occhi. I titoli di testa sono una tortura cinese. Scorrono i nomi degli attori-torturatori. Stefania Sandrelli. Primo Reggiani. Ho una fitta al fegato. Sarah Fauer…anche quello che ha scritto i titoli ha sbagliato il nome. In pratica tutti gli attori italiani sono nella serie. Sembra un ufficio di collocamento più che una serie televisiva. C’è anche Valentina Cervi che tutti ricordano ogni volta che ordinano un caffè. Entra in campo la protagonista, la matrona del cinema e della televisione italiana. Chiudo di nuovo gli occhi. Ma la voce monotona della Sandrelli mi rapisce come una sirena ammaliatrice. La recitazione è ai minimi storici. Sembra un miope che legge un libro al contrario. La sequela di nomi continua. Oramai sembra la lista dei caduti in guerra. Arriva il fatidico “con la partecipazione straordinaria di…” Alessandro Gassman. “Dieci a uno che muore nei primi 10 minuti”. La partecipazione straordinaria è di solito riservata ad anziani attori. Se è giovane è morto nei primi dieci minuti. E’ una regola non scritta. I miei dubbi diventano rapidamente realtà. La Sandrelli chiede alla sua tata africana (con la quale si comporta come se si trovasse in Via col vento) di chiamare il personaggio interpretato da Gassman. “Bingo…sei un uomo morto.” Sono stranamente attento. Forse è colpa della colonna sonora che sembra più l’audio ad alto volume del vicino rompi coglioni. Onnipresente e slegata dagli eventi. Compaiono gli altri personaggi. Sara Fauemberger sfoggia un accento misto romano-meneghino-vocali aperte. In pratica il suo concetto di dialetto è che al Nord tutti parlano con le E- aperte. Per fortuna suo “fratello” Primo Reggiani ci risparmia il dialetto. Lui parla italiano. Gassman muore come da copione. Tragedia familiare. La scusa della morte fa riavvicinare parenti lontani. La moglie di Gassman interpretata da un altezzosa Stefania Rocca, è disperata. Almeno credo. Piange mentre mette a posto vestiti. In alcuni flashback rivediamo Gassman. Le immagini sono caratterizzate da una luce bruciata e sgranata. Stile CSI a cazzo di cane. Lei è ancora disperata. Quindi trova una lettera dell’amante di suo marito. Improvvisamente si dimentica della morte del marito e chiama il fratello di Gasmann per chiedergli di starle vicino. Lui dice di si. Lei insiste sullo starle vicino. Anche un bambino di 4 anni ha capito che gli sta chiedendo di fare sesso. Segue un montaggio incrociato tra la Rocca che stritola la lettera e il fratello (che le deve stare “vicino”) che cavalca. Se non si trattasse di Cotroneo penserei a un montaggio delle attrazioni. Spero non sia cosi. Bacio il mio crocifisso a cui ho sostituito Cristo con Ėjzenštejn. Ripeto a bassa voce alcune regole del montaggio russo. La cosa mi calma. E’ chiaro che la Rocca ha avuto una storia precedente con il fratello di Gassman. Nel frattempo il figlio della Rocca dice di aver sentito Papà per telefono. “Vedo la gente morta”. La madre pensa sia pazzo. Il ragazzino è a questo minuto il miglior attore in campo. La figlia della Rocca apre bocca solo per insultare la madre. “Sei una stronza, mi fate schifo, non sei capace a fare niente!” La ragazza mi sta subito simpatica. In un lancio pindarico penso ai suoi insulti come la voce soffocata dello spettatore inerme. La cosa mi calma. Lentamente comincio a sentire una leggera sensibilità nelle dita dei piedi. Muovo leggermente il pollicione. Non è abbastanza per spegnere la televisione. C’è qualcosa che non va. Ho la sensazione che il peggio debba ancora arrivare. Ho ragione. Sullo schermo compare Sonia Bergamasco. Come un elefante di fronte a un topo cerco istintivamente di saltare sul divano. Sono ancora bloccato. La Bergamasco si lancia nel suo stile di recitazione “Alzheimer”. Ogni tre parole si impappina e fa pause insensate. Le sue interruzioni sono continue e cadenzate. Ogni volta che si ferma senti come un colpo al cuore e con la bocca cerchi di suggerire la battuta. Il tuo labiale rimane però abbandonato sulle labbra. La Bergamasco continua imperterrita: “Allora…io…creeedo…si insomma…” Ripenso al personaggio di Garry Lejeune di Rumori fuori scena e il suo inconfondibile “…capito no?”. Purtroppo quella che sto guardando non è una commedia. Seguono un paio di scene a caso di bullismo, un paio di frasi spezzate della Bergamasco (ho un conato di vomito su una sua pausa), qualche E- estremamente aperta, un paio di colpi di scena, Piera degli Espositi che sembra Rebecca la prima moglie, qualche “stronza” della figlia della Rocca, un po’ di inquadrature a caso della Rengoni corporation (che produce delle mensole a quanto ho capito), un piantarello della Rocca, degli arredamenti di interni ignobili e per finire una citazione pop sbagliata. La Fassemberger incontra un suo spasimante. Il principe di non so che cosa (Tanto Grasso non si ricorda manco quanti figli c’hanno) che lei chiama giocosamente “Ruer”. Lui ride. Poi chiede perchè. Giustamente. Anche io mi associo nella domanda. “Perchè mi piaceva Blade Runner”. Nella mia mente cerco velocemente un personaggio di nome Ruer. File not Found. Che si riferisse…no. Non può essere. Perchè dovresti sbagliare una citazione di un nome. Sicuramente Cotroneo sa quello che fa. Non può essere Rutger pronunciato male. No. Forse la E- aperta della Fauerbachbeet ha causato una crasi fra le lettere. Non è possibile. La mia diatriba interna viene interrotta da un colpo di scena. Forse Gassman non è morto. Forse. Il bambino continua a ricevere telefonate dalla gente morta, mentre la segretaria Serafina sembra sapere più di quanto dice (come Cotroneo sembra scrivere più di quanto gli venga richiesto). La Sandrelli ridecora casa in mezza giornata grazie all’aiuto di due africani (così li chiama la Funderbat) che la Sandrelli tratta come carne da macello (” non sono troppo magri?”) I due ragazzi troppo magri ridipingono in 20 minuti e la stanza è pronta per accogliere la Rocca che nel frattempo ha problemi a fare le valigie. Prima di recarsi dalla famiglia la Rocca incontra l’amante di suo marito la quale dice, testuali parole “…non sono disposta a raccontarle ciò che io provassi per lui”. Il mio Zanichelli di Italiano cade dalla libreria. Ho un sussulto. Anche le dita delle mani sembrano riprendere conoscenza. Cerco di raggiungere il telecomando. Niente da fare. E’ fuori portata. Mi tocca un’altra infornata di frasi spezzate della Bergamsco, un duetto Savina-Degli Espositi che sembrano improvvisamente Otello e Iago per la lentezza e la didascalicità della scena. Ma al peggio non c’è mai fine. Per cercare di capire cosa è successo all’azienda di famiglia amministrata dal “morto” Gasmann Il padre (Savina) cerca di entrare nel computer dell’ufficio. E’ bloccato da una password (oltre ad avere installato window 95). Come fare? La Fundesbank ha un’idea geniale: “Ho un amico Hacker”. Ho un brivido lungo la schiena. La sola idea di come possa essere rappresentato un nerd/geek in una fiction italiana mi gela il sangue. Mi agito come posso. Sbavo. Cerco in tutti i modi di liberarmi dalla mia paralisi. “Non potete farlo…voi non potete…Fermatevi..” E’ troppo tardi. Il nerd secondo Cotroneo entra in scena. Capelli lunghi come manco nel 1993. Maglietta indefinita. Cuffie da DJ. Bermuda in pieno inverno. Ha una borsa a tracolla e un computer con uno strano adesivo. Chiama il suo computer “il bestiolino”. Prima di cominciare chiede se può farsi una “porra”. (una “canna” in termini meneghini). Lo spasmo rallenta. Oramai non risco più a ribellarmi. Il nerd trova il problema: l’hard disk è vuoto il computer è pulito. Savina chiede che si parli la sua lingua, come se hard disk sia una parola lontana da ogni vocabolario conosciuto. La scena si conclude con l’hacker intento a mangiare uno sfilatino insensatamente grande. Respiro profondamente. Non soffro neanche più. Come il personaggio di Winston in 1984 ho come accettato la realtà dei fatti. L’odio prima trasformato in frustrazione ora si è tradotto in assuefazione. Le mani riprendono vita. Posso muovermi. Potrei finalmente spegnere il televisore. Ma non lo faccio. Oramai manca poco. Che senso ha. E poi voglio vedere come…si insomma…che…capito no?

Qui trovate la seconda puntata. Nel caso vi abbia convinto.

Aldo Magro

 

Giacomo Cannelli

 

6 thoughts on “Aldo Magro – Recensione “Una grande famiglia” (Rai1) di Ivan Cotroneo

  1. bravissimo MAGRO..sei un mito!!!stavo crepando dalle risate a leggere la critica alla fiction/fantascientifica

  2. Certo anche i cretini oramai (sciocchi vanesi, ma ignoranti come le capre) – grazie al web – possono scrivere anche ‘set porcherie!

    1. Ciao Grazie per il commento. Che intendi esattamente con “sciocchi vanesi, ma ignoranti come le capre”? Non mi è chiara la posizione del “ma”.

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