Il mio compleanno senza data.

Il mio compleanno senza data.

Non amo molto il giorno del mio compleanno. Come capodanno, è di solito giornata di resoconti. Si tirano le somme. Come in un’azienda si cercano di capire quelli che sono stati i più e i meno dell’annata appena passata. Si guarda al proprio nuovo numero rappresentativo. Lo si studia come se non lo si fosse mai visto. 31. Tre. Uno. Brutto numero. Ma non è di questo numero che parleremo oggi. Qualche giorno prima del mio fatidico birthday parlavo con una mia amica. Le raccontavo di quanto odiassi l’accozzaglia che si crea sulla pagina fb ogni volta che sopraggiunge un compleanno. Colpa del reminder legato alle impostazioni di privacy. Peraltro comparendo qualche giorno prima causa il fastidioso (nonchè infausto) augurio del giorno prima. E’ matematico. Torniamo ubriachi da una serata e invece di leggere “Domani è il suo compleanno”, leggiamo “dmsak alalk complanno”. Compleanno malgrado la difficoltà di pronuncia dopo 4 vodka lisce viene comunque riconosciuto dal cervello che istantaneamente propone di fare quella cosa chiamata “auguri”. Cd: auguri. Ho un cervello in Dos. Non ci posso fare nulla.

– Beh ma scusa, fai come me, io ho tolto il giorno del mio compleanno dalle impostazioni!
– Che vuoi dire?
– Voglio dire che non compare il giorno della mia nascita.

Geniale. Come ho fatto a non pensarci prima. Bloccare il proprio wall è cosa troppo esplicita. Ma togliere il proprio giorno è solo questione di privacy. Decido di mettere in atto il mio sottile piano antisociale. Apro le impostazioni. I miei privacy settings sono più aperti di un programma open source. Spunto l’opzione data di nascita. Il gioco è fatto. Da oggi in poi non sono mai nato, non ho età. Potete vedere tutte le mie foto, tutti i miei link, tutti i miei amici, ma non avete la minima idea di quando sia venuto al mondo. Sorrido sotto i baffi. Quindi mi faccio la barba. Sorrido di nuovo. “Ora non mi resta che aspettare”. E’ il 13 aprile. Nei miei piani di isolamento forzato alle 22 sono già nel letto. Per ingannare il tempo guardo “The Muppets”. Il titolo è stato scelto accuratamente per evitare ogni storia o film che possa mettermi anche solo lontanamente di cattivo umore con riferimenti più o meno espliciti all’invecchiamento. Dei pupazzi di pezza sono la scelta più sensata. Non possono invecchiare. Mi sbaglio. Il piccolo pupazzo di pezza deve scegliere qual’è il suo talento: “E’ quello che devi fare quando diventi un adulto”. Maledetta Disney devi sempre rovinare tutto. Mi hai già fregato con Bambi. Crollo nel sonno più profondo canticchiando la canzone premio Oscar scritta da Brett Mckenzie. Tutto secondo i piani. Mi sveglio. Sono ufficialmente più vecchio. Qualche messaggio sul telefono. Chiamate non risposte. Dormivo. Rispondo confermando la mia brillante serata nel letto. Do uno sguardo alla mia pagina “diario”. Silenzio. Un link postato da un amica. Niente auguri. Ore 12. Compare il primo augurio. Qualcuno potrebbe sospettare qualcosa e infatti dopo pochi minuti compare il secondo. Quello che sembrava un trend si interrompe bruscamente. Di nuovo silenzio. Quindi arrivano una serie di messaggi privati. La mancanza di informazioni ha reso le persone insicure. Gli auguri arrivano compresi di captatio benevolentiae. Non sono certi del giorno, ma si buttano lo stesso. Impavidi. Ore 17. C’è un’altra infornata di auguri altri 4. Sono 5 in totale. Ore 18. Altri due. Siamo a 7. Silenzio. Nel frattempo mi sono riguardato Minority Report e tutti i suoi Extra. Ho quasi terminato la visione di “Quel pomeriggio di un giorno da cani”. Non riesco a non notare che il film si conclude senza neanche una nota di colonna sonora. I titoli di coda scorrono tra il rumore assordante degli aerei. Guardo l’orologio. Mezzanotte e 14. Il mio esperimento è concluso. 7 auguri sul wall. Ora non mi resta che confrontarlo con il numero dell’anno passato. Cerco nella mia timeline. Vedere la mia vita raccolta come post di un blog un po’ mi spaventa. Trovo facilmente il giorno del mio compleanno. E’ tra gli “highlights” di aprile 2011. 14 aprile 2011. 133 post sulla timeline. 14 aprile 2012. 7 post sulla timeline. -90%. Il mio era solo un compleanno. Ma non posso smettere di pensare a quanto un piccolo reminder possa influenzare le nostre azioni. Mi vengono in mente i suggerimenti di Amazon (che seguo più pedissequamente del mio stesso medico),  le ricerche di google, oramai personalizzate secondo i nostri gusti, le “persone che potresti conoscere” basate su non si sa quale “parentela” tra amici di amici. La serendipity del web sembra sempre meno una “casualità” e sempre più un sistema causa effetto. Domenico mi ha una volta raccontato che da tre anni un suo amico ha cambiato il giorno del suo compleanno su FB per fare uno scherzo ai suoi conoscenti. Il compleanno è stato spostato di qualche settimana. Gli auguri, come previsto sono caduti a pioggia. Spiegato l’arcano, l’amico ha di nuovo riproposto lo scherzo. Stesso giorno. Malgrado la spiegazione le persone hanno continuato a festeggiarlo il giorno che Facebook definiva come suo compleanno.  E’ tardi. Gli occhi diventano pesanti. Chiudo il computer. 31. Nel mettere a posto il mio laptop un biglietto dell’autobus scivola dalla tasca della mia borsa. Guardo la data. E’ scaduto. Bella scoperta. Ma non è quello ad attirare la mia attenzione. Il biglietto è stato timbrato alle 14:14 del 14/04/2012. Il giorno del mio compleanno, omesso nel mio profilo, compare per tre volte in un solo biglietto. Il caso. Già. Il caso.

 

Giacomo Cannelli

 

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