Dal Microvision alla PSVita – Parte 2

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1990 – GAME GEAR

La SEGA dopo il buon successo del Sega Master System non vuole rimanere a guardare e nel 1990 lancia Il Game Gear. Schermo a colori, suono stereo e una buona line up di partenza grazie alla semplicità di conversione dal Master System. La console sembra funzionare, malgrado la completa indifferenza nel sol levante, riesce a ottenere un buon successo negli Stati Uniti, grazie anche una campagna pubblicitaria stile Apple. (qui trovate l’altro commercial comparativo che prendeva in giro il Game Boy)

Il prezzo e la durata della batteria fermano però la corsa della console di casa Sega. 4 ore rispetto alle 10 del GameBoy non sono abbastanza e i giocatori preferiscono il bianco e nero duraturo al colore effimero.
Per cercare di rilanciare la console, la Sega pensa di lanciare una versione touchscreen del Game Gear. Ma all’epoca i costi dell’operazione sarebbero stati troppo costosi (il prezzo della console si sarebbe dovuto aggirare intorno ai 289$). e il budget viene girato su un altro progetto: Il sega Nomad. La console, 16 bit viene lanciata nel 1995 (era già uscita la playstation) e permette la piena retrocompatibilità con il parco titoli del sega mega drive (oltre 600 titoli) ma a causa della durata della batteria indecente (30 minuti!) viene spazzata via dal mercato in poco tempo. Meno di 1 milione di pezzi venduti.

1991 – TURBO EXPRESS

Nella guerra tra colossi SEGA vs Nintendo, pochi sono riusciti a far valere la propria voce. La NEC ci ha provato con il Turbo Express, una console portatile (con uno schermo lcd 400×270, il migliore dell’epoca) in grado di far girare i giochi del Turbo Grafx 16. La retrocompatibilità si rivela presto un problema più che un vantaggio. I giochi, pensati per essere giocati su una una tv di grandi dimensioni, risultano sul piccolo schermo illeggibili, di fatto rendendo ingiocabili i giochi basati su testo (RPG in primis). I numerosi pixel bruciati e i frequenti problemi di audio hanno fatto il resto. La console ha venduto circa 1.5 milioni di esemplari.

1991-97 – GLI OUTSIDERS

Capita l’antifona gli avversari del Game Boy decidono che è inutile lanciarsi in console a colori se poi non ci sono le batterie in grado di supportarli. In questi anni c’è un ritorno al bianco e nero con tre console molto simili al prototipo della grande

N. Il Bitcorpe Gamate è versione mal riuscita della console Nintendo. Malgrado il buon comparto tecnologico, la console ha un pessimo schermo che causa frequenti problemi di bluring. Dopo solo due anni la sua avventura è già finita.
Nel 1992, ci prova il Watara Supervision, una console “clone” del gameboy (al limite del plagio, come potete vedere dalla foto). Nonostante la poca originalità attira subito l’attenzione dei videogiocatori, grazie a un prezzo di lancio davvero competitivo: 49$. Il suo declino (rallentato da una seconda versione dalla forma bizzarra) è dovuto in gran parte alla mancanza di una line up di livello. Molti dei giochi erano sviluppati in Cina e a Hong Kong. Di fatto mancava un Super Mario o un Zelda che potesse dare personalità al franchise.

1997 – Tiger Game.com

Sembra incredibile ma nel 1997, malgrado il contemporaneo passaggio al 3d da parte delle console casalinghe (playstation, Saturn), il Game Boy rimane ancora la console portatile più venduta. A cercare di sconquassare i piani della Nintendo ci prova questa volta la Tiger. Dopo i buoni successi ottenuti con i suoi giochi elettronici decide di entrare di gran carriera nel mercato fino ad allora dominato da SEGA e NINTENDO. Il suo cavallo di Troia si chiama game.com (pronunciato senza il punto). La console presenta uno schermo in bianco e nero non retroilliuminato. A bilanciare la povertà tecnica dello schermo c’è però il touch screen (il primo in una console portatile), la possibilità di caricare due cartucce contemporaneamente e la capacità di connettersi alla rete per controllare mail o uploadare i propri punteggi (grazie a un modem venduto separatamente). Malgrado il buon parco titoli, tra i quali Sonic, Resident Evil, Mortal Kombat e Duke nukem 3d, la console non riesce a trovare un suo pubblico di riferimento. I pezzi venduti saranno alla fine meno di 300’000.
game.com

1998-2001 Game Boy Legacy – NGPocket

La nintendo rafforza il suo predominio con l’uscita del Game Boy Pocket e del Game Boy Color. La SEGA ha invece abbandonato il campo concentrando le sue forze sul Dreamcast. L’unica a cercare una sua nicchia di pubblico è la SNK, software (ma anche hardware) house giapponese meglio conosciuta per lo sviluppo di giochi di successo come la serie King’s of Fighter e Metal Slug. Nel 1998 lancia il Neogeo Pocket, seguito dopo neanche un anno dal suo successore a colori Neogeo Pocket Color. Entrambe le versioni hanno uno schermo non retroilluminato. La console monta un processore a 16 bit è un stick molto sensibile che permette un ottima giocabilità con titoli come Samurai Showdown e King’s of Fighter. Grazie alla sua line-up di qualità e alla durata della batteria finalmente da portatile (oltre 40 ore con due stilo) il Neogeo pocket si afferma come il più grande “competitor” della console Nintendo dai tempi del Game Gear.

2001- Present Day

Le console portatili cominciano a evolversi rapidamente. La cortina di ferro creata dal grigio Game Boy sembra dissolversi con l’arrivo del nuovo millennio. Escono il Game Boy Advance, il Game Boy advance SP, finalmente con uno schermo a colori, una durata accettabile e un design a conchiglia (Probabilmente ispiratore del suo erede DS). La Sony entra prepotentemente nel mercato con la PSP, prima console con un lettore ottico incorporato (UMD system). La Nokia lancia il primo Cellulare/Console e la Nintendo sorprende tutti presentando la prima console con due schermi (di cui uno touch). Negli anni la DS produce più spin off della serie Law and Order portando gli handheld game nel magico mondo del 3D. Il Tomytronic sorride fiero dal lontano 1983 mentre la Sony lancia PSVita la più potente console sul mercato. Unico neo? Una batteria non all’altezza. La storia si ripete. Solo il futuro potrà dirci come.

 

Giacomo Cannelli

 

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