Totally Serialized – Intervista a Frank Spotnitz (X-Files, Millennium, Harsh Realms)

Totally Serialized – Incontro con Frank Spotnitz

Le serie televisive stanno guadagnando sempre più credito tra gli addetti ai lavori. Se negli anni ’80 gli attori della televisione sognavano il cinema, oggi sono le star del cinema a essere affascinate dal piccolo schermo. Steve Buscemi, malgrado la sua carriera cinematografica (che comunque lo relega spesso a “supporter role” più che protagonista) ha trovato la sua fortuna (e un golden globe come Best Actor) nella serie “Boardwalk Empire” prodotta (e diretta nel caso della pilota) da un grande maestro del cinema come Martin Scorsese. Ma Buscemi è solo uno degli ultimi “fuggiti” dal grande schermo. Dustin Hoffman e Nick Nolte sono protagonisti della serie Luck (che conta tra i producer Micheal Mann e il supporto della HBO) appena andata in onda negli Stati Uniti. Ma la lista potrebbe essere molto più lunga: Kiefer Sutherland (24) Alec Baldwin (30 Rock) Matin Sheen (West Wing) Glenn Close (Damage, The Shield). La tv non è più dunque l’alternativa povera dell’attore in cerca di lavoro, bensì una scelta conscia. Molti attori hanno spesso sottolineato come il serial televisivo permette un’immedesimazione con il personaggio che il film non riesce a dare. Ma c’è anche dell’altro. La scrittura televisiva ha fatto dei progressi incredibili negli ultimi 20 anni. Si è passati dall’episodio chiuso con personaggio piatto e asintomatico (vi ricordate McGyver?) alla serialità multistrato e multipersonaggio (Lost, Fringe), in cui la storia non si conclude alla fine di ogni singolo episodio, ma continua seguendo varie linee narrative parallele. In ultima analisi ha un peso importante la componenete tecnologica (molte serie oggi vengono girate utilizzando la RED camera, probabilmente la nuova pellicola digitale) che rende le serie televisive spesso indistinguibili da un prodotto cinematografico. L’implementazione dell’alta definizione (e il conseguente formato 16/9), ha permesso ai registi televisivi l’utilizzo di inquadrature larghe, carrelli, piani sequenza altrimenti impossibili in passato, quando il primo piano era indispensabile per venire incontro al piccolo formato delle vecchie televisioni 4/3.

Ma chi sono i veri protagonisti di questa rivoluzione? Secondo la rassegna “Totally Serialized” in corso a Londra presso l’istituto di cultura francese (19-22 gennaio), sono gli sceneggiatori i veri fautori di questo successo. Per questo ieri è stato organizzato un Panel dal titolo “How to write a tv show” con ospite d’onore Frank Spotnitz, autore ed executive producer di Xfiles, Millennium, Harsh Realms e dell’imminente cooproduzione HBO/BBC (prodotta da Kudos) Nemesis.

Tra gli altri ospiti anche Paula Milne (Small Island, The Politician’s Wife), Anne Landois, Eric de Barahir (Spiral) and Marie-Anne Le Pezennec (Research Unit) moderati dallo scrittore Franck Philippon.

L’incontro si apre con le solite presentazioni di rito dei vari burocrati francesi che peraltro sfoggiano un inglese degno del miglior Clouseaux

In quest’articolo mi concentrerò sulle parole di Spotnitz

Negli ultimi anni molti sono gli autori che hanno deciso di iniziare collaborazioni con l’Inghilterra. Cosa sei venuto a fare in UK?

Beh, innanzitutto perchè mi piace stare, qui, ho già vissuto in Europa per un lungo periodo. E poi sono stato avvicinato da Stephen Garrett and Jane Featherstone della Kudos Film and Television.
Mi hanno chiesto se ero interessato a produrre una serie per la televisione inglese. Per un periodo il progetto sembrava possibile ma poi l’idea sembrava svanita. Un giorno ho avuto un incontro con Gilliam Anderson (Skully di X-Files) e gli ho chiesto se era interessata a fare una serie in Inghilterra. Quindi ho immediatamente chiamato Stephen Garrett e gli ho detto: “Ti ricordi quell’idea di fare una serie in UK? Forse è la volta buona!”. Il progetto è andato avanti prima con il nome in codice di “Morton” in seguito trasformato in Nemesis, che credo sara’ il nome definitivo. Abbiamo preso contatti con la BBC, ma nel frattempo Gilliam Anderson ha rinunciato al progetto (perchè impegnata altrove) e c’è voluto un bel po’ di tempo prima di avere un si ufficiale da parte della BBC. Per fortuna le cose sono andate come dovevano e il progetto è finalmente partito.

E come sta andando la produzione di Nemesis?

Molto bene, abbiamo in progetto 8 episodi. Stiamo girando da ottobre, oramai ci siamo quasi. Mi mancano ancora gli ultimi due episodi che sono ancora in fase di riscrittura. E’ probabile la produzione di una seconda stagione a partire da aprile.

A proposito di scrittura, lei ha lavorato per molti anni in USA. Quali sono le maggiori differenze tra il modo di lavorare che avete in america e quello che si usa qui in UK?

Beh è tutto molto diverso non c’è che dire. I ruoli sono diversi. Qui ad esempio lo sceneggiatore scrive e basta. In USA io ero sempre Executive producer dello show per cui lavoravo. Non che non ci sia questa figura in UK semplicemente è un altro ruolo. Si chiama Story Editor ed è la figura di riferimento che fa da tramite tra lo script e la produzione. E’ stato molto difficile trovare la persona giusta ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Un altro problema che ho trovato è stato il diverso approccio alla scrittura. Ho molto insistito con la produzione per avere una “writing room”. Un luogo dove tutti gli sceneggiatori potessero confrontare le proprie idee e gli script dello show. E’ un lavoro normale negli USA, qui un po’ meno. E’ stato molto difficile trovare scrittori che volessero lavorare in questo modo. E’ un lavoro molto dispendioso, non solo dal punto di vista fisico ma anche di tempo. Si perde molto tempo e molti non volevano impegnarsi così a lungo per lavorare a un solo progetto. Qui in Europa il lavoro di scrittura è molto individuale, non si lavora in gruppo. Per me è impossibile non lavorare insieme ad altri. Credo ne guadagni la qualità del prodotto. La cosa divertente è stata che all’inizio i vari sceneggiatori erano molto gentili l’uno con l’altro. Nessuno voleva smontare le idee altrui. Dopo qualche tempo si sono sciolti e hanno cominciato a essere meno delicati. E’ strano perchè da noi è normale che il nostro lavoro venga continuamente giudicato e modificato, qui è diverso.

Ma tu riscrivi il lavoro degli altri?

Si, se è necessario prendo e riscrivo. Se invece lo trovo perfetto lo lascio così comè. Non è una questione di voler mettere l’ultima parola, è una questione di qualità. SI lavora per il pubblico. Bisogna dare al pubblico il miglior prodotto possibile ed è quello che cerco di fare ogni volta. E’ un lavoro di squadra. Come a ping pong, mi viene dato uno script io lo leggo faccio le mie note, poi lo rimando allo scrittore che lo riscrive e così via fino a che non abbiamo quello che vogliamo. (NDR nel frattempo noto lo sdegno degli sceneggiatori francesi alle parole di Spotnitzasulla riscrittura del lavoro altrui)

Tu hai lavorato per anni ad Xfiles, non solo in televisione, ma anche al cinema nei due adattamenti per il grande schermo, come si passa da serie tv a film?

Il primo film di Xfiles è stato molto difficile. Eravamo all’apice del successo e il pubblico aveva molte aspettative. Credo alla fine sia stato un buon prodotto. I fan l’hanno apprezzato e io lo ritengo un buon film. Il secondo è stato invece un incubo. La televisione voleva a tutti i costi realizzare il film prima della chiusura ufficiale della serie. Questo ha creato molti problemi a noi sceneggiatori in quanto dovevamo cercare di non scoprire troppo le carte e mantenere il mistero fino alla fine della stagione 9. E’ stato un vero grattacapo, per questo il film risulta molto riflessivo, non succede molto e sembra quasi staccato dagli avvenimenti della serie televisiva. Non è che non mi sia piaciuto, lo amo come tutte le mie creature, solo che non è stato possibile farlo come volevamo per le pressioni della produzione televisiva. Lo considero un film di riflessione.

Preferisci lavorare per il cinema o per la tv?

Mi piace molto di più lavorare per la tv, la trovo estremamente più razionale. Il cinema è troppo frustrante.

(Prima che si allontani definitivamente riesco a fargli ancora un paio di domande)

Tu hai lavorato anche alla serie Harsh Realms, uno show rivoluzionario per l’epoca ma che è stato chiuso dopo soli 9 episodi. Cosa è andato storto?

Credo che il network non abbia capito lo spirito dello serie. Fin dall’inizio non ci siamo sentiti supportati dal canale. Per dirla in parole povere eravamo già morti ancor prima di iniziare. (ride) Penso che si, forse era troppo presto. Matrix era appena uscito, noi avevamo appena finito di girare la puntata pilota e ci siamo detti “Ma che diavolo!”. Non sapevamo nulla di The Matrix (Harsh Realms ricorda per molti aspetti The Matrix NDR) Credo sia stato un problema di sfortuna. Bad Luck!

Come mai hai deciso di venire a lavorare in Inghilterra? Apparentemente la tua sembra una decisione controcorrente, ma negli ultimi tempi altri hanno fatto lo stesso. David Crane, ad esempio, creatore della serie Friends ha realizzato la serie “Episodes” prodotta da BBC e Showtime. Credi sia un trend che continuerà in futuro? Cosa sei venuto a cercare in UK?

Io amo questo paese. Devo ammettere che sono molto emozionato all’idea di lavorare qui. Ho conosciuto molta gente di talento e poi mi piace l’idea di vivere in UK. (Frank ha già vissuto in Europa e Inghilterra in passato NDR) Fino a qualche tempo fa l’idea di girare qualcosa in Inghilterra per poi venderlo negli Stati Uniti sarebbe stato qualcosa di irrealizzabile. Ma oggi le cose stanno cambiando, come hai ricordato BBC sta sempre più stringendo rapporti con Tv via cavo americane (Episodes è una co-produzione Showtime/BBC, Life’s too short vede una collaborazione BBC/HBO, come nel caso di Nemesis prodotto dall’indipendente Kudos), il mondo sta cambiando ed è per questo che sono qui.

David Crane è venuto qui perchè nel suo programma Episodes in un certo senso vomita tutte le sue frustrazioni sul modo di fare televisione in america, anche tu stai cercando di fare la stessa cosa?

No, ci sono cose buone e cattive in entrambi i modi di lavorare (in USA e in UK). Quello che cerco di fare è prendere il meglio da tutte e due! Certo in america ci sono molti più soldi!

Sorride e viene trascinato via dall’organizzatore del festival.

 

Giacomo Cannelli

 

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