Facebook Suicida – Un’intervista

Buonasera. Buon anno innanzitutto.

Grazie anche a lei.

Ha festeggiato ieri?

Si festa a casa con amici. In effetti non è che ne conoscessi così tanti. Comunque si. Festeggiato. Credo di essere anche uscito a un certo punto. Ma non ne sono sicuro.

Capisco. Parliamo invece di quello che ha fatto alle 6.

Si. 6 E 15 a quanto dice la mia mail di notifica.

Lei ha cancellato..

Disattivato. Nulla si crea nulla si distrugge.

Disattivato mi scusi, il suo profilo di Facebook.

Si. Sono cose che fai di getto. Altrimenti non le fai.

Come si è sentito?

Non saprei. Ero troppo ubriaco per sentire qualcosa. Forse è il momento migliore per farlo. Come quando devi buttare le tue scarpe preferite. Continui a dire che possono ancora farcela. In realtà sono bucate e camminarci è come passeggiare su dei cocci. L’unico modo è prendere una decisione di getto. L’ho fatto. E basta.

Si è pentito?

No, credo di no. E’ una sensazione strana. Appena apri il broswer è li che ti aspetta. Ma non ti appartiene più. Facebook è diventato il nuovo internet. Tutto avviene li dentro. Quello che Zuckenberg e compagni vogliono fare è proprio questo. Non farti più sentire il bisogno di uscire dal social network. Le applicazioni che si stanno sviluppando portano proprio a questo. Prenda le applicazioni dei giornali ad esempio: perchè postare articoli che si trovano su un sito esterno quando gli articoli possono essere all’interno di facebook. Il guardian l’ha fatto, altri lo hanno seguito.

E tutto quello che aveva messo li dentro?

E’ ancora li. Tutto rimane esattamente com’è. Come c’è scritto nei termini di servizio, tutto rimane per sempre nei server di FB. Google cancella i dati dopo un anno e mezzo. FB si tiene tutto. L’Europa sta cercando di combattere questa violazione della privacy. Chissà se ci riuscirà.
Per rientrare basta inserire la log in e la password. Geniale. In pratica non c’è alcuna procedura complicata per riattivarlo. Pensi se si potesse fare la stessa cosa con qualsiasi altro servizio. Sarebbe la fine della burocrazia. Prenda il telefono, sa quanto ci vuole a riattivare un abbonamento dopo una disdetta? Un’eternità! Sarebbe più facile combattere contro i mulini a vento! Con FB ci vuole un secondo. Ti credo, gli fornisco gratis dati sensibili per il marketing, anche io farei in modo che tornare sia la cosa più semplice del mondo. Dovrei aver fatto un back up di tutto. Non so se mi arriverà, forse no. Non importa. La cosa che ho notato è che il mio nome è già stato re-indicizzato su google. Se si cerca il mio nome esce un omonimo che ho su FB. L’unico credo. Ora il palcoscenico è suo.

Non crede che questo gesto la isolerà socialmente, almeno a livello virtuale?

Non so. Forse si. Forse no. Mi piacerebbe ricominciare ad usare la mail. Un ritorno al passato all’interno del futuro. E’ strano la mail rimane il mezzo di comunicazione più rivoluzionario degli ultimi anni eppure l’abbiamo un po’ snobbata in favore del marasma dei Social network. Le parole che ci scriviamo sono frammentarie. Confuse. Spesso scorrette a causa dei dispositivi mobili che non sempre ci aiutano con le loro piccole tastiere virtuali. La mail ha i suoi tempi. La sua grammatica. Quando si scrive una lettera ci si mette li e si pensa a una struttura narrativa. Quando si scrive un messaggio si vomitano parole il più sintetiche possibili per risparmiare caratteri (e soldi). Ho i numeri di telefono delle persone che conosco. Non di quelle che non conosco. Il che non lo vedo come una perdita. Non li conoscevo prima, non li conosco adesso. Anzi credo di aver ristabilito una socialità reale. 900 amici non li ho mai avuti e mai li avrò. Dunque non ha senso far finta di averli quando non ci si parla e non si hanno rapporti.

Ma fb sta diventando un mezzo di comunicazione totalizzante. Il messanger ad esempio vorrebbe in un certo senso sostituire la mail.

Si è vero. Peraltro con il miglior sistema di antispam al mondo. Non ci voleva tanto. Consegna solo le mail degli amici. Non quelle dei conoscenti che invece vengono messe in un’altra lista. Hanno costruito migliaia di antispam filter e alla fine il filtro più semplice è quello più scemo. Sei mio amico. Ricevo mail. Non lo sei non ricevo mail. A volte la soluzione è quella più semplice.

E adesso come la troveranno?

Basta scrivere il mio nome su google e il gioco è fatto. Non si può sparire così facilmente. La rete ricorda tutto. Da qualche parte c’è qualcuno che fa un back up di ogni internet di ogni giorno. La foto di una giornata sulla rete. In questo modo un po’ come fa la time machine di OSX si può tornare indietro nel tempo e vedere come era il mondo quel giorno a quell’ora. La timeline (chiamata in italiano DIARIO…cristo santo) di FB cerca di fare la stessa cosa. La nostra vita su una linea. Tutto viene registrato ed è sempre consultabile.

In questo modo si ha la nostra vita sempre a portata di mano!

E’ quello che vogliamo? La vita è fatta di presente non di passato, non di futuro. Ha senso avere sempre tutto davanti a noi? E se avere tutto il nostro passato davanti agli occhi ci facesse prendere decisioni che altrimenti non avremmo preso? Lo so divento cervellotico. Ma è così. La mente dimentica. Ricorda quando serve. Certe volte scordarsi di qualcosa è una cosa positiva. Altre volte no. Ma siamo noi a deciderlo. In questo modo tutta la nostra esperienza rimane “stampata” sulla nostra timeline. Arriverà un giorno in cui sarà impossibile dimenticare. Non so se voglio arrivare a quel giorno.

Mi sta dicendo che FB oltre a influenzare il nostro presente, in un certo senso piega anche il nostro futuro?

Chissà. Ognuno lo usa come meglio crede. Certo è un mezzo che può avere i suoi lati positivi e i suoi lati negativi. Come al solito sono le persone che decidono. Un coltello può essere usato per sbucciare una mela o accoltellare un individuo. L’oggetto in se non ha una funzione. Siamo noi a dargliela.

E adesso?

Ho ancora un twitter. Lo trovo meno intrusivo. Più utile. I suoi flussi ti portano direttamente a un argomento. Poi ci sono le altre migliaia di Social Network a cui sono iscritto. Non ricordo neanche più le mie log in per quanto poco li uso.

Un’ultima domanda. Tutto questo uscire da FB, disattivare il suo profilo, lo ha fatto solo per scrivere quest’articolo?

Probabile. Abbiamo finito? Grazie. Buon anno.

 

Giacomo Cannelli

 

12 thoughts on “Facebook Suicida – Un’intervista

  1. precisazione: si puo’ eliminare permanentemente l’account da questo link, che ovviamente non e’ affatto pubblicizzato:

    https://www.facebook.com/help/contact.php?show_form=delete_account

    dopo essere passato per un terzo grado che ti ricorda degli amici che ti mancheranno etc etc l’account viene chiuso (ma si riattiva se si rientra entro due settimane).

    Io consiglio di dare un’occhio a Diaspora*, che meriterebbe molte piu’ attenzioni per motivi facilmente comprensibili anche solo leggendo la relativa pagina di wikipedia (http://it.wikipedia.org/wiki/Diaspora_%28software%29)

  2. Non mi conoscevi prima e non mi conosci adesso, e non avrei mai letto questo articolo se non fosse per facebook. Bisogna valutare se ne vale la pena. Credo che facebook ci distolga da ciò che è reale. Disattivai la prima volta l’account quando scoprii che stava nevicando grazie a uno stato di un amico. Ma a quanto pare ci sono ricaduta.

    1. Di fatto era un esperimento che volevo fare da tempo. Come dico nell’ultima frase, per quanto sia stato un gesto istintivo fatto il primo giorno dell’anno, era un po’ che l’idea mi ronzava in testa. Credo di utilizzare Facebook in modo diverso ora che lo riaperto. Peraltro ho immediatamente constatato che chiudere FB una settimana prima di trasferirsi in un altro paese non è una grande idea. Cercherò ora di usarlo per socializzare e mantenere contatti con le persone lontane. La cosa che mi ha fatto ridere è stato ricevere messaggi di persone che chiedevano “Sei morto?” “Ti sei suicidato?” “Tutto a posto?” “Ti ho fatto qualcosa? Mi hai cancellato? NOn siamo più amici!”. La parola suicidio non è mai stata cosi appropriata.

      1. È nevicato, ho disattivato l’account e mi è venuto in mente questo post. Che ne pensi delle nuove norme sulla privacy adottate da facebook, gmail e youtube? Solo io ci vedo uno scenario orwelliano? (A proposito: http://www.corriere.it/esteri/12_gennaio_31/usa-rispediti-causa-twitter-espulsi-turisti-britannici_9875badc-4c2b-11e1-8f5b-8c8dfe2e8330.shtml)
        Sono stata per lavoro all’estero dei mesi in un posto poco accogliente e facebook è stato sicuramente di conforto, ma allo stesso tempo credo non mi abbia fatto vivere appieno quell’esperienza, anche se traumatica. Chi lo sa.

        1. E’ stata la neve il movente? Interessante. Deve essere un luogo dove non nevica spesso. Si ho dato un’occhiata alle nuove norme, come al solito Google ha questo modo di comunicarti le cose “cool” che sembra sempre che stanno salvando il mondo. Inoltre mascherano il miglioramento del servizio con un palese peggioramento della privacy. La cosa che mi più mi rode è che oramai cercare su google sta diventando un’esperienza troppo personale. Ci hanno sempre fatto passare che si può trovare tutto su Google. Ora è “Si può trovare tutto quello che vogliamo che tu trovi”. Si, credo che la tua sensazione “orwelliana” sia più che giustificata.
          Per quanto riguarda FB in un posto nuovo. Non so, non lo sto usando molto per fare nuove amicizie, quanto più per chiacchierare con gli amici a casa e continuare la nostra “conversazione” anche se a chilometri di distanza. Naturalmente il mio intento di usarlo solo come comunicazioni amici si è andato a farsi benedire dopo poco. E’ comunque un meccanismo risucchiante e poi questa cosa che oramai molti dei link sono interni al social network mi fa rodere. Lo trovo opprimente. Per non parlare delle nuove norme di sicurezza con messaggio “attenzione stai per visualizzare una pagina esterna” come se l’esterno fosse il Male. Beh ora che sei fuori come ti senti? Dovresti farti un’intervista 🙂

          1. No non è stata la neve il movente 🙂 Finalmente è scaduto l’abbonamento a Sky (la disdetta risale a luglio, ma poi mia madre non ha saputo resistere a quell’imperdibile offerta riservata esclusivamente ai clienti più speciali..) e ho pensato fosse il momento giusto per uscire da un’altra dipendenza.
            La sensazione è strana.. apri internet: gmail e poi? Ti senti un po’ smarrito. Mi mancano i link e le notizie di pagine o persone che sapevo potevano interessarmi. Però è vero, è un meccanismo che ti risucchia, siamo bombardarti da mille informazioni e ogni tanto staccare la spina fa bene. I primi giorni hai l’adrenalina tipica di un sedicenne che scappa di casa, poi ti continua a martellare in testa l’idea che ti stai perdendo qualcosa. Quando avrò le convulsioni da astinenza ti farò sapere.
            Parliamo di Google. Tutti i motori di ricerca come Virgilio e Altavista (si chiamava così?) erano brutti, sfigati e pieni di banner ovunque. Poi, bello come il sole, arriva Google: pulito, con un logo simpatico e senza alcuna pubblicità. Nessuno si è mai chiesto come abbia fatto, non solo a sopravvivere ma, a svilupparsi fino a diventare quello che è? Perché Google ti regala la posta (prima una casella decente con tot GB la dovevi pagare), il traduttore, le mappe…? E non illudiamoci che possa campare con quel paio di annunci che mette a lato. Ora guadagnerà vendendo tutti i dati che gli regaliamo quotidianamente, ma all’inizio come ha fatto? Chi l’ha finanziato?
            La tattica “guarda che figata!” e sotto in piccolo “le tue informazioni ce le teniamo noi, non si sa mai..” è scandalosa, ma è anche l’unico modo per far accettare alle masse cose che altrimenti non accetterebbero. Ad esempio, chi sarebbe disposto a tenersi un teleschermo in tasca se non fosse che con quel gioiellino firmato Mela ci puoi fare praticamente tutto (facendo diventare questo “tutto” fondamentale)?
            Il “Si può trovare tutto quello che vogliamo che tu trovi” io lo interpreto così: ora diamo per scontato che la ricerca di Google sia su tutte le informazioni esistenti, ma se un giorno al signor Google girano le scatole e vuole cancellare dei risultati? Non lo sapremmo mai (o non saremmo in grado di ricordarlo, sempre per tornare ad Orwell). Ha un potere enorme sulla nostra conoscenza. Per questo ultimamente sto cercando di dare più importanza alle cose reali, che si possono toccare. -Disse scrivendo su un blog-

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