Black Mirror – La tv come specchio del reale

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Premessa

Provate a trovarmi questo profilo: comico, scrittore, autore televisivo, sceneggiatore, regista, presentatore. autore radiofonico. Ah! E non dimenticate: Classe 1971. Smettete di cercare non lo troverete. Almeno non in Italia.
Sto parlando di Charlie Brooker. Ha lavorato come presentatore per Screenwipe, Gameswipe e Newswipe. Scrive regolarmente per il The Guardian ed è uno dei quattro direttori creativi della Zeppotron casa di produzione specializzata in comedy. La serie horror Dead Set (che se non avete visto vi consiglio vivamente) da lui scritta è stata nominata per i Bafta. E’ stato columnist dell’anno nel 2009 e Best Newcomer (esordiente) ai British comedy award sempre lo stesso anno.
E’ co-presentatore del programma 10’O’clock live sy Channel 4 e ha presentato una serie di documentari per BBC 2 dal titolo: How TV Ruined Your Life (l’esatto opposto del libiro “Buona Maestra” di Aldo Grasso!). Riprendete fiato, il suo CV è quasi finito. Last but not least è autore della miniserie Black Mirror di cui vi parlo poco più sotto.

Fine Premessa

Ieri ho potuto vedere un nuovo episodio della mini serie Black Mirorr, in onda tutte le domeniche su Channel 4. Ogni episodio è autosufficiente e non legato con gli altri. Gli attori cambiano, così come gli sceneggiatori e il regista. Quando per la prima volta è stato presentato alla stampa venne annunciato come un “Twilight Zone” moderno. Una buona definizione aggiungo io. Per una volta si è cercato di spiegare allo spettatore e non di ammaliarlo con un titolo ad effetto. Mi sintonizzo sul canale. Poco prima era stato il turno di X-Factor Uk (esclusiva ITV). Non amo il genere, ma non si può non rimanere abbagliati dalla mastodontica macchina produttiva che ci troviamo di fronte. Non è di X-factor che voglio parlare, almeno non del vero X-factor.
Inizia il programma. Ci troviamo nel futuro. Un futuro non definito da una data precisa. Un ragazzo vive dentro un cubo completamente rivestito di immagini. Degli schermi proiettano ininterrottamente un flusso visivo. Quando non ci sono commercial, la stanza è illuminata da una simil luce solare come a cercare di creare un rapporto con l’esterno. La routine di questo ragazzo è molto semplice. Letto, igiene personale, spinning, cibo, spinning e di nuovo letto. All’inizio non è chiaro perchè la sua vita è così scandita. Piano piano vengono rivelati nuovi elementi. A quanto pare in questo futuro distopico gli abitanti della terra vivono tutti in un enorme palestra di spinning. Ogni bicicletta ha di fronte a se uno schermo. Come in un classico videogioco della Wii ognuno ha il proprio avatar e un punteggio relativo alla distanza percorsa. Con questi crediti è possibile acquistare del cibo, saltare le pubblicità che non riteniamo interessanti (altrimenti si è costretti a subirle) o comprare add-on per il nostro avatar virtuale. C’è un ultima opzione di utilizzo per i nostri soldi virtuali. Con “solo” 15 milioni di crediti è possibile acquistare un “golden ticket” (molto simile a quello di Willy Wonka a dire la verità). In questo modo è possibile “comprare” la propria possibilità di essere selezionato. Selezionato per cosa? Per diventare il prossimo “Hot Shot”! Niente a che vedere con quel vecchio classico del cinema demenziale (lo so che c’ho pensato solo io, però nel caso meglio specificare). Hot Shot è una sorta di X-Factor del futuro. Chi riesce ad acquistare il proprio golden ticket ha diritto (ma l’audizione non è immediata) di andare davanti ai giudici (i vari Morgan ed Elio per capirci) e far vedere il proprio talento.
Il ragazzo non sembra interessato a questo “premio”. Per lui la vita scorre incolore, senza alcuna aspettativa. Il suo credito supera abbondantemente i 15 milioni. Per lui i crediti servono solo ad arginare quell’universo mediatico che gli si impone agli occhi ogni minuto della sua vita (nel caso si chiudano gli occhi le immagini si fermano e attendono che la persona li riapra). Da qui in poi consideratelo spoiler. Lo so tendo a sbrodolarmi nei racconti.

SPOILER ALERT: se vuoi vedere la puntata (che trovi in fondo al post) forse è meglio fermarsi qui o saltare il paragrafo)

La prospettiva del ragazzo cambia quando incontra una ragazza di cui si innamora immediatamente. Dopo averla sentita cantare sottovoce nel bagno della “palestra” le propone di andare a cimentarsi sul palco di Hot Shot. Sarà lui a pagare il biglietto. In questo modo realizzerà il suo sogno e sarà libera dalla schiavitù. La ragazza è indecisa, ma alla fine accetta la proposta. La sua voce impressiona i giudici. Ma di cantanti ce ne sono già tanti e l’unico ruolo rimasto per lei è quello di porno attrice per la sezione “hot” dei canali di intrattenimento. Lei tentenna. Non riesce a decidere è confusa, anche a causa di una bibita lisergica che gli è stata somministrata poco prima di andare sul palco. Gli viene puntata contro una luce. “In questo momento stai consumando la luce percui tutti pedalano ogni giorno” (ecco spiegato lo spinning obbligatorio). La gente fischia. Lei accetta in lacrime. Il ragazzo dietro le quinte viene portato via. La sua amata è ora una Sexy Doll che tutti possono vedere pagando una manciata di crediti. Lui non ha neanche più i soldi per non guardare. Preso dalla disperazione raccoglie i crediti necessari per andare davanti ai giudici. Una volta li, puntandosi una scheggia di vetro al collo minaccia tutti di uccidersi. I giudici gli permettono di dire la sua. Il ragazzo vomita tutto il suo veleno. I giudici sono estasiati. La sua rabbia, la sua violenta reazione nei confronti del sistema diventerà parte stessa di quello che odia. Uno spettacolo. In onda per 30 minuti due volte a settimana.

Il presente è in mano alla televisione. E’ innegabile. E’ la televisione il mezzo per raccontare quello che sta succedendo in questo esatto momento. Il cinema non riesce più a essere lo specchio della società. E’ tutto troppo veloce e non riesce più a tenere il passo. Se prima la televisione riusciva solo a essere un cinema scolorito, un modo di fare le cose con meno soldi, oggi ha capito le sue potenzialità e ha cambiato strada. Non segue più le impronte del fratello maggiore, oggi ha una direzione tutta sua. Una linea parallela nella quale esprimere finalmente il suo vero potenziale. Black Mirror ne è un esempio lampante. La sera della messa in onda di X-Factor, Channel 4 mette in palinsesto (dieci minuti dopo la fine del programma avversario) una riflessione profonda e toccante sul mondo dei reality. Una rilettura fantascientifica che ricorda per ambientazione e profondità del messaggio i grandi romanzi classici della fantascienza. Impossibile non trovarci un po’ di 1984 o qualche ombra di Philip Dick. Il valore aggiunto sta nel riuscire a consegnare questa riflessione quasi in tempo reale. L’effetto creato dal vedere Black Mirror subito dopo aver visto X-Factor è sconcertante. Non si ha il tempo di pensare, il tempo di metabolizzare, si è gettati davanti a un nuovo “reale” e si è costretti a riflettere.

Non si può non apprezzare un prodotto come questo. E non si può non apprezzare la destrezza di chi ha capito che il palinsesto non è un’orario delle lezioni da riempire a caso, ma un valore aggiunto per l’amplificazione del significato. Lo stesso programma palinsestato in qualsiasi altra ore e giorno non avrebbe avuto lo stesso impatto. Un’accortezza questa che manca in Italia, dove i programmi spesso vedono la loro messa in onda spostata o cancellata senza un vero e proprio senso. Ha fatto storia la messa in onda di Dallas in Italia. Nel 1981 è stato acquistato dalla Rai che però lo ha mandato in onda in ordine casuale di fatto compromettendo la narrazione. Canale 5, qualche mese dopo, lo prese in saldo ristabilendo la messa in onda corretta (Che geni! Dopo la puntata 1 c’è la 2! Grande Giove! Ma come gli sarà venuto in mente!). Fu un successo. (Su Dallas Freccero ricorda: “Dallas è il prodotto che fonda la tv commerciale. Dallas fa capire che la fidelizzazione nasce con la serialità; inoltre dimostra che il cinema non è indispensabile e che può essere sostituito vantaggiosamente con prodotti studiati per la tv: coi film il pubblico deve essere conquistato ogni volta; con la serie lo si aggancia all’inizio e lo si tiene puntata dopo puntata”). Errori come questo sembrano acqua passata, ma non lo sono. Capita ancora che Italia si sposti repentinamente il giorno di messa in onda di Fringe (dimenticando completamente la regola base dell’appuntamento) o che intere stagioni vengano bruciate per riempire il palinsesto (le stagioni dei simpson in italia durano meno di un mese con la messa in onda quotidiana). Quali sono le cause di tutto questo? Incapacità? In parte si, ma credo che un problema fondamentale sia quello della mancanza di una vera e propria concorrenza. Il duopolio creato da Mediaset e Rai ha di fatto cancellato ogni velleità produttiva. Non serve investire di più, non serve avere il prodotto migliore, non serve stravincere. Nel peggiore dei casi si finirà secondi, su due partecipanti. Tutto questo non fa altro che aumentare il ritardo dei prodotti italiani. Perchè non c’è una serie Italiana venduta all’estero? (Si abbiamo venduto Romanzo Criminale a HBO e Tutti pazzi per amore in Grecia! In Grecia!) Perchè invece noi ci dobbiamo pappare Rex e L’ispettore Derrick? Perchè nessuno ha interesse a fare un prodotto migliore? Perchè a noi va bene Fiorello. Perchè a noi vanno bene i Cesaroni (da un format spagnolo “Lo Serranos”), Il medico in famiglia (format anch’esso spagnolo “Medico de familia”), Ris (copia carbone su carta della pizza di CSI) e cosi via (salvo solo Montalbano). Uno dei pochi prodotti rivoluzionari della tv italiana, Boris, ha raggiunto la tv nazionale solo oggi (perdendo molta della sua forza, il tempo passa…) e indovinate a che ora viene mandato in onda? Non lo sapete? Prima serata? No. Pomeriggio? No. Seconda serata? Terza. Messa in onda quotidiana. Così finisce prima e ci togliamo il dente. Disdetta. Tremenda disdetta.

 

Giacomo Cannelli

 

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