Horror Tv Show – Anteprima American Horror Story

Premessa

Non amo particolarmente gli horror. Ma come tutti non posso fare a meno di guardare. E’ il tipico genere che speri di beccare facendo zapping in televisione. Quindi, finito sul canale scelto, svogliatamente dirai (a te stesso visto che non c’è nessuno): “Beh, non c’è proprio niente in televisione, credo lascerò qui”. Il “qui” riecheggia per tutta la casa. Come un cretino sei rimasto a guardare il piano di sopra. Un campanello ti riporta immediatamente alla televisione. “Oh mio dio!”. Per lo spavento fai un salto sul divano e abbracci il cuscino. “Cavolo devo essermi seduto sul telecomando”. In effetti così è stato, per la precisione sopra il pulsante “1”. Sei finito su “Porta a Porta”. Chiunque avrebbe urlato di fronte al cerone di Vespa. E’ inutile che mi guardate così. Chiunque. Ti ricomponi. Abbracciare un cuscino in posizione da sirenetta guardando Porta a Porta non è un bello spettacolo e soprattutto è difficile da spiegare al tuo coinquilino che nel frattempo è rientrato in casa. Con nonchalanche fingi di rigonfiare i cuscini per metterli in forma. La cosa non necessariamente migliora la tua posizione. Con disinteresse ti rimetti in una postura congrua. Si sente un rumore sordo. Stai per risaltare sul divano ma ti trattieni. Niente cuscino abbracciato. Solo posizione sirenetta. Forse era meglio il cuscino. “Cosa è stato?”. Il tuo coinquilino si volta verso le scale. “Non lo so.” “Forse era la porta devo averla lasciata aperta…” “Non credo”. Il coinquilino ha un’aria strana. “Che vuol dire non credo? Non credi che abbia lasciato la porta aperta? Lo faccio sempre…” Non c’è bisogno di sputtanarsi troppo. “…quasi sempre.” “No. Dicevo non credo, perchè…” Pausa “…ho smontato tutte le porte della casa durante il week end…”. Silenzio. Il coinquilino mi guarda come si guarda un attore che ha dimenticato la prorpria battuta. Solo che in questo caso non ci sono battute da ricordare, controscene da portare a termine e porte da chiudere…dato che sono state, si insomma, sono state tutte smontate. “Ma perchè diavolo avresti dovuto fare una cosa del genere. Smontare porte. Non ha senso. E’ totalmente folle! E poi siamo a fine ottobre comincia a rinfrescare…” “Forse è per questo che l’ho fatto.” “Perchè comincia a rinfrescare?” Il coinquilino sembra spazientito. “Cos…no! Ma come diavolo, ma possibile che qui dentro non si riesce a essere inquietanti neanche per un secondo? Io intendevo…Cosa c’è…?” Con l’indice indichi le parti basse. “Ah…credo tu abbia la cerniera aperta” “…cos…Ecco di nuovo…lo vedi…io…io..INTENDEVO FOLLE! IO SONO FOLLE! CAPISCI? FOLLE DANNATAMENTE FOLLE!”. Silenzio. Le porte non sbattono più. C’è un silenzio irreale. Il coinquilino ha il fiatone per quanto ha urlato. “E’ per questo che indossi una maglietta con su scritto “Normal people scares me”. Silenzio. Il coinquilino si guarda la maglietta. Quindi rivolge lo sguardo dritto dentro i tuoi occhi. Sono quasi certo ce l’abbia con te. Anzi tolgo il quasi. Sta guardando proprio te. “Lo sai che non parlo inglese…”. Buio.

Fine premessa

Ok, oggi l’ho tirata lunga. Ma mi piace ascoltare il rumore dei tasti e nel frattempo scrivere insensati dialoghi demenziali, quindi ho lasciato correre. Perchè tutto questo preambolo? Perchè proprio pochi minuti fa ho terminato la visione di American Horror Story, nuova serie targata FX andata in onda in USA il 5 ottobre e che sarà visibile su Sky a partire dall’8 novembre.

Quando ho visto il titolo mi sono subito incuriosito. Così su due piedi non mi vengono in mente molte serie di successo che hanno cercato fortuna nel genere horror, a parte l’ultimo Walking Dead. O forse mi sbaglio? Guardo un po’ in giro nella rete. Diavolo come ho fatto a non ricordarmi. Twilight Zone. Certo. Comincio a fare mente locale. Vediamo. Twin Peaks. Ok, forse non è horror nel vero senso della parola, ma sfido chiunque a guardarselo, soli, al buio in uno chalet di montagna. Dannatamente insensata come cosa da fare, eppure la base del 90 per certo di qualsiasi film Horror. Ma certo come dimenticarlo!: Master of Horror. Antologia prodotta da HBO che ha visto i più grandi registi dell’orrore, unire le loro forze per spaventare il pubblico via cavo. Una sorta di Amazing Stories, solo con meno Spielberg e molto più sangue.

Dunque mi sbagliavo. Di serie horror ce ne sono, e la tv americana sembra apprezzare un po’ di sano spappolamento. Ma torniamo allo show. American Horror Story è creato da Ryan Murphy e Brad Falchuck, meglio conosciuti per aver fatto cantare mezza america con la serie Glee. Due autori di musical per un horror? Beh in realtà, Ryan Murphy è stato anche produttore di Nip and Tuck, il che restituisce un po’ di inquietudine al sottofondo musicale che la serie Glee poteva aver causato nella vostra testa. Ma non preoccupatevi, i credits della serie toglieranno ogni sorriso, ogni baldanzosità musicale e vi faranno lentamente cadere in uno stato di terrore.

Se siete ancora vivi, passiamo alla storia.

Gli Harmon sono una famiglia disfunzionale. Alcune vicissitudini hanno rischiato più volte di rompere il loro matrimonio. Per ricominciare si sono trasferiti a Los Angeles con la figlia Violet. La nuova casa è splendida, ma stranamente economica. Che ci sia qualcosa sotto? Certo che si. La casa costa poco perchè il precedente proprietario ha ucciso tutta la famiglia cercando quindi di torgliersi la vita. Mi sembra un ottimo motivo per svendere. Ma gli Harmon, e soprattutto la piccola Violet (che ricorda molto Wynona Ryder in Beetlejuice, solo castana) non sono tipi che si spaventano facilmente, quindi, senza battere ciglio acquistano la casa. A questo punto cominciano i guai. Visioni. Strani personaggi. Voci dalla cantina e un inquietante vicina di casa interpretata dalla sempre affascinante Jessica Lange.

La serie funziona. Il ritmo è alto e la regia è ben fatta. Le inquadrature di genere sono tutte al posto giusto e anche i più fanatici saranno accontentati. Il classico e immancabile salto sulla sedia è assicurato da movimenti di camera a schiaffo, urla, e tutto l’armamentario normalmente presente in un film horror. Anche la colonna sonora è molto curata (e qui si vede forse il passato di Glee) e fornisce il giusto contrappunto alle immagini. Gli attori sembrano in parte e in un paio di scene danno prova di essere molto affiatati. Da notare l’utilizzo di atmosfere horror anche durante situazioni quotidiane. Il primo giorno di scuola di Violet sembra un pestaggio (come ogni matricola èvittima del bullismo) con tanto di sottofondo musicale metal.

Quello che mi chiedo a questo punto è: sarà in grado American Horror Story di sopportare l’erosione seriale? Mi spiego meglio. La maggior parte degli show horror di successo, sono di solito delle antologie. Puntate singole. Una sorta di mini-film. Ma in questo caso ci troviamo di fronte a una vera e propria serie, con una crescita orizzontale potenzialmente molto lunga. Quanto basteranno i salti sulla sedia a tenerci incollati davanti alla televisione? I presupposti sembrano buoni, ma bisognerà aspettare ancora qualche episodio per comprendere il valore di questa nuova serie televisiva.

BU.

 

Giacomo Cannelli

 

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