Inside Roma Fiction Fest – Conclusioni

Il Roma Fiction Fest è finito. Il mio esperimento di inviato di me stesso si conclude insieme alla rassegna. Avrei voluto realizzare qualcosa di più multimediale, ma la mole di argomenti venuti fuori nelle master class ha risucchiato ogni mia energia.

Ho trovato gli incontri, quanto di più interessante ho visto negli ultimi anni. La riflessione sulla televisione, in questo particolare momento produttivo, era necessaria ed è stata illuminante. La tv non è più un piccolo schermo che cerca di scimmiottare il cinema come un fratellino minore. Ha preso coscienza di se stessa. Ha capito che i suoi mezzi sono diversi perchè il suo obiettivo è diverso. Il racconto sembra aver trovato la sua nicchia ecologica. Come un romanzo di appendice, la serie televisiva riesce a entrare in profondità nelle storie dipingendo personaggi multisfaccettati con un numero di pixel così elevato da non riuscir più a distinguere tra il personaggio e l’attore. Jim Belushi lo ha detto chiaramente. Lavorare così a lungo su un character ti permette di entrare in sintonia con lui, acquisire una naturalezza che in un film non sarebbe possibile. E questo discorso vale anche per gli sceneggiatori.

La tv digitale ha poi liberato gli autori dalle catene della tv generalista. Non si deve più scrivere per un pubblico vasto. Ci si può concentrare su un segmento di pubblico molto definito. Oggi la tv può rischiare di più, può essere più “edgy” come ha raccontato Scharbo (produttore di Missing). Breaking Bad, Dexter, Big C, sono solo alcuni dei titoli che rispecchiano questa nuova onda televisiva. Le tv via cavo sono state le prime a intraprendere questa strada, ma qualcosa sta cambiando anche tra i network più grandi. Secondo Scharbo (e sua moglie Gina Matthews) anche le grandi produzioni televisive dovranno rischiare qualcosa di più se vogliono rimanere in scia con HBO, Showtime e AMC.

L’altro tema è stato quello dell’adattamento. La tv americana è stata quella che ha prodotto di più, anche grazie a un mercato interno non paragonabile a quello di altri paesi. Negli ultimi tempi però ha come perso l’ispirazione. Molte serie uscite recentemente sono adattamenti di format stranieri. Tra i paesi “fornitori” troviamo Israele (Intreatment, Homeland, Traffic Light), Inghilterra (The office, Free Agent Being Human, Life on Mars, Shameless) e perfino la fredda Danimarca (The Killings). Il baricentro della televisione si sta spostando. Gli Stati Uniti non si sentono più il centro del mondo ma invece di chiudersi a riccio, cercano di conoscere quello che c’è fuori, di assorbirlo, per farne un successo internazionale.

C’è un ultimo elemento che mi ha colpito e che forse è ancora in uno stato troppo embrionale per essere definito una reale tendenza. La serie Missing, non ha caso protagonista della master class intitolata “A case study”, propone un interessante esperimento produttivo: lo show (ABC), interamente girato su territorio europeo, ha proposto un modello di business che prevede l’utilizzo di produzioni e attori trovati in loco. Una grande co-produzione che cerca da un lato di valorizzare il prodotto con location altamente “esotiche” per il pubblico USA, dall’altro di rendere la serie maggiormente vendibile nel mercato estero, grazie a un cast internazionale di altissimo livello. Come a dire: “Se non puoi batterli unisciti a loro”

Ps. Per essere chiari NON sto dicendo in nessun modo che la tv possa sostituire il cinema. Sono due media diversi e si esprimono in modo differente. (Fine Captatio Benevolentiae per evitare pestaggi da parte dei cinefili)

 

Giacomo Cannelli

 

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