Inside Roma Fiction Fest – Adaptation – Master Class

Nella terza giornata del festival si parla di adattamenti. E’ quasi la norma scoprire che una serie che seguiamo appasionatamente, sia in realtà l’adattamento (made in USA sempre più spesso) di una serie proveniente da un altro paese e di cui non abbiamo mai sentito parlare. L’Inghilterra rimane il bacino più grande da cui le major americane “rubano” quando si trovano a corto di idee. Ospiti d’onore, due autori di punta della tv Uk, che hanno visto le loro serie adattate per il mercato USA: Tobey Withouse (creatore di Being Human) e Ashley Pharoah (creatore di Life on Mars). A rappresentare l’Italia Ivan Cotroneo (creatore della serie “Tutti pazzi per amore” ieri sera al festival) e Daniele Cesarano (“creatore” di RIS).

Arrivo leggermente in ritardo e quindi entro che la discuissione è già avviata.

Si parla di modi di scrivere, e di come l’Inghilterra percepisce le serie televisive che vengono da fuori. Con il solito Humor che li contraddistingue la coppia di autori inglesi smonta subito l’attegiamento britannico: “Abbiamo sempre questo atteggiamento nei confronti della narrazione, come se l’avessimo inventato noi, come se fosse solo roba nostra. Quando vediamo opere, o serie che provengono dalle nostre “colonie” (si riferisce agli USA, NDR) diciamo “bravo, bel lavoro, continua così”, ma di base siamo molto concentrati sui nostri prodotti.” continua Tobey Withouse ‘Oltre tutto odiamo i sottotitoli, e tutto ciò che distrae dal prodotto in sè, quindi conosciamo molto poco di quello che non è in lingua inglese’.

In effetti le serie inglesi hanno una forte caratterizzazione e un’originalità che le rende molto appetibili per il mercato estero sempre in cerca di qualcosa di nuovo. Ma non è sempre stato così, come spiega Ashley Pharoah ’10 anni fà non avresti mai incontrato un Executive di una tv americana a Londra, ora è normale incontrarli per strada. Guardano molto la nostra televisione e sono al corrente di tutte le produzioni in corso.’

Entra nella discussione Daniele Cesarano che ammette candidamente che RIS è stato una sorta di furto, più che un adattamento. Qualcuno tra il pubblico ride, non si capisce se per la battuta o per la mise di Cesarano che sembrava appena tornato dalle Bahamas.
Secondo Cesarano un prodotto come RIS non ha molto mercato all’estero, perchè ‘quando si parla di poliziotti, crime investigation o simili, ognuno vuole il suo. Vuole il suo eroe autoctono’. In effetti è facile trovare il Derrick di turno in ogni nazione. ‘I tedeschi sono un eccezione, sono riusciti a vendere molto anche all’estero, Rex ad esempio, è una delle serie europee più vendute all’estero’.

Qualcuno dal pubblico chiede alla coppia di ospiti inglesi se conoscono qualche serie italiana. I due si guardano negli occhi e rispondono con un laconico: ‘NO’. Sportivamente però rigirano la domanda al giornalista: ‘Lei cosa mi consiglierebbe da portare con me in Inghilterra?’. Il giornalista consiglia due serie Boris e Romanzo Criminale. Il presentatore aggiunge ‘Beh c’è anche Tutti pazzi per amore – facendo l’occhiolino a Cotroneo che affonda nella poltrona. Cesarano fa notare che è impossibile adattare Romanzo Criminale (In realtà la HBO ha acquistato i diritti e sembra prepari proprio un remake).

Ashley ringrazia e riprende il discorso dicendo che in realtà ricorda qualcosa di prodotto in Italia. Si tratta di “Zen”, una serie prodotto per BBC 1 ambientata in Italia, ma misteriosamente recitata solo in inglese (anche dagli attori Italiani). Dopo i primi 3 episodi (andati in onda a gennaio di quest’anno) la serie è stata cancellata. Curiosità, gli attori uomini erano inglesi, mentre le interpreti tutte italiane (a parte Cathrine Spaak, che però potremmo considerare italiana, per la sua lunga permanenza nel nostro paese).

Si continua a parlare di adattamenti, questa volta però da paesi non inglesi. Nel particolare ci si sofferma su casi come The Killing, serie danese adattata nell’omonima versione statunitense (entrambe proiettate al festival, ahimè non ho fatto a tempo), o Intreatment serie israeliana adattata con successo da HBO. Tutti gli ospiti sono unanimi nel ritenere Intreatment forse il miglior adattamento di una serie tv per il mercato USA. Commenta Withouse: ‘La bravura del produttore americano è stata quella di non snaturare il prodotto originale, non cercare di americanizzarlo a ogni costo. Infatti quando si guarda Intreatment si ha la sensazione di guardare qualcosa di europeo, di nuovo per il panorama americano’. Viene fatto anche il nome di Gideon Raff, autore e regista israeliano che ha curato l’adattamento di “Homeland” serie USA appena iniziata, e che sarà ospite al festival domani.

Mi inserisco nella conversazione e faccio una domanda ai due inglesi: ‘Abbiamo parlato di format e l’Inghilterra ci ha sempre abituato a un formato diverso alla tv americana. Mi spiego meglio, in USA si produce una serie di 24 puntate, mentre in UK solitamente la serie si protrae per non più di 6 o 12 episodi. E’ solo un motivo economico o c’è anche un diverso modo di vedere il racconto e la narrazione? E poi volevo sapere se avevate visto Episodes e quanto c’è di vero in quella serie’

Risponde Ashley ‘Quella serie, Episodes, è un documentario’ – ride – ‘ Tornando al formato, è sia un problema di mercato che un problema economico. Il nostro mercato (quello inglese) è diverso da quello americano. Loro non solo fanno una Pilot, per loro esiste il concetto di Season Pilot. Si fa un’intera serie per vedere se un prodotto funziona. Inoltre il lavoro autoriale da noi è molto ridimensionato, in parte per un problema di budget. In USA si mettono pacchi di sceneggiatori, chiusi per mesi a produrre. Da noi il lavoro è più individuale, si lavora in pochi. Vorrei davvero poter avere così tanti sceneggiatori, ma non è possibile. E’ un modo diverso di concepire il processo creativo. Comunque preferisco il formato inglese, non potrei mai pensare di dover scrivere 24 puntate a stagione, diventerei pazzo!’

Tobey prende la parola ‘Un altro motivo sono le esclusive con gli attori. In America si fanno contratti più lunghi (e più pagati) con gli attori. Da noi di solito si fanno massimo due anni, allo scadere dei quali l’attore preferisce andarsene verso altri lidi (sempre statunitensi aggiunge Ashley). Ad esempio in Being Human abbiamo aggiunto due personaggi (una sorta di Backdoor pilot) per vedere come poterli inserire nella storia. Il mio problema è che non posso pensare a lungo raggio, perchè non so esattamente che personaggi potrò utilizzare nella prossima stagione. E questo succede a prescindere dal successo della serie’.

Qui si aggancia Ashley ‘Questo è uno dei motivi percui Life on Mars ha chiuso dopo solo due stagioni’.

I due autori ricordano come esistano anche da loro le così dette serie “infinite” ma che siano relegate a due generi come il poliziesco o il medical. Questo è dovuto al fatto che in questi due generi, non è il personaggio ad andare verso la storia, bensì il contrario. Questo facilita non poco il processo creativo, rendedo possibile la longevità dello show.

Dal pubblico qualcuno chiede qual’è la loro serie preferita?

Gli ospiti ci pensano un po’. Comincia Ashley: ‘The Wire, davvero incredibile” anche Tobey è d’accordo, e aggiunge “Intreatment” alle sue serie preferite. Cesarano si aggrega.

L’incontro finisce con una premiazione di alcuni giovani autori. Il tutto avviene in modo molto caotico e quasi tutto il pubblico si dilegua.

 

Giacomo Cannelli

 

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