Attacchi di finzione – Batman

— ATTENZIONE! ACTHUNG! WARNING! —

Istruzioni per l’uso.
Quello che state per leggere non è un racconto. Non è una storia, non ha un fine e molto più precisamente non ha una fine. Alcuni scritti sono riconoscibili “Hey, io ti ho visto! Tu sei un racconto”. Altri sono semplicemente un “Hey”. E basta. Buona lettura.

— ATTENZIONE! ACTHUNG! WARNING! —

Stavo sperimentando un rallentamento del tempo. Non so come altro spiegarlo. Sapete quando da piccoli vi portano in un posto dove non volete andare e vi lasciano li, senza i vostri giocattoli. Oppure quando intraprendete un viaggio con i vostri genitori e la domanda ricorrente è “Quanto manca?”. Siete consapevoli che è passato troppo poco tempo dall’interrogazione precedente, ma non potete non chiedere di nuovo. Mi sentivo così. “Quanto manca?” mi chiedevo. Erano giorni che il tempo si era dilatato a tal punto che alcune volte ero convinto che anche le persone parlassero più lentamente. Come quando si rompeva il VHS o la cassetta preferita dei Nirvana “cantava” Smells like teen spirit come se Kurt fosse pieno di acidi, cosa peraltro non del tutto fuori luogo. Guardavo le persone negli occhi mentre mi parlavano. Non le stavo realmente ascoltando. Si sentivo i suoni, ma rimanevano offuscati. Il mio pensiero principale era “quanto manca?”. Diavolo se la gente era logorroica. Tutti quanti: dal portiere, incomprensibile a prescindere dal tempo rallentato, al fruttivendolo, al tipo in fila al bar, al pedone sulle striscie. Non so quanto sarei potuto andare avanti così. Voglio dire ero già disoccupato, in più dovevo sorbirmi il doppio della frustrazione? No. Decisamente no. Tentai prima la via teorica. Cosa stava succedendo? Nulla. Si d’accordo, ma c’era un qualche elemento che avrebbe potuto causare questo rallentamento? Da qualche parte avevo letto che quando si vive un evento estrememante spaventoso, nell’istante in cui lo si sta vivendo il tempo rallenta. Come se riuscissimo a vedere oltre i 24 fotogrammi. 50, forse anche di più. Come succede al cinema, quanti più frame si hanno tanto più l’immagine a velocità normale rimane fluida mostrandoci più chiaramente quello che sta succedendo. Il cervello nel momento del bisogno ci da maggiori informazioni e la sensazione che abbiamo è quella del rallentamento. Di solito dopo un trauma si chiede “Quanto tempo fa è successo?” Quasi sempre vi verrà risposto una tempistica improbabile. Il problema è che io non avevo avuto nessun trauma, non ero nel bel mezzo di un incidente ferroviario e non stavo salvando nessuno da chissà quale precipizio. Dunque questo “super potere” non aveva alcun senso per me. Anzi era del tutto sprecato. Era come se Batman potesse volare. Lui aveva già i suo gadget non aveva bisogno di forze sovrannaturali. Ero come Batman. Il pensiero mi fece sentire per qualche istante migliore. “Cavolo, Batman”. Sapevo di raccontarmi balle, ma lo facevo di lavoro quindi ogni tanto mi prendevo qualche “consumazione gratuita”. Il problema è che non lavoravo da mesi e quindi riversavo il mondo di finzione che non prendeva forma contro me stesso.

 

Giacomo Cannelli

 

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