Ritorno al futuro – Una storia di scarpe

E’ di pochi giorni fa l’annuncio da parte della Nike della messa in commercio (in edizione limitata) delle Nike Air Mag. Scarpe autoallaccianti apparse per la prima volta nel secondo capitolo della saga di Robert Zemeckis Ritorno al futuro.

Quando vidi quelle scarpe (e il successivo giacchetto autoasciugante) avevo le lacrime agli occhi. Ciò era anche causato da una pallonata che avevo ricevuto in pieno volto prima di entrare al cinema, ma principalmente per le scarpe. Il modello era naturalmente un props. Un oggetto di scena. Una finzione come tutta la piazza di Hill Valley ricostruita nei minimi dettagli. Stessa discorso per quanto riguarda l’hoverboard, la tavola volante di Marty McFly.

Avevo solo 9 anni e già dovevo vedermela con il mio primo trauma. Sconsolato e con un gelato gigante gentilmente offerto da mio padre, tornai a casa, conscio di dover continuare ad allacciarmi le scarpe per chissà quanto tempo.

Molti sono rimasti affascinati dall’idea di non doversi più allacciare le scarpe. Alcuni hanno addirittura indetto una petizione, con tanto di Spot ad hoc.

Quando mi è arrivato il video del commercial Nike (dove compaiono oltre alle scarpe anche il Sindaco di HIll Valley Donald Fullilove, DOC, la star NBA Kevin Durant e l’attore Bill Hader) avevo le lacrime agli occhi. Alcuni bambini stavano giocando a pallone vicino alla mia panchina.


“Dove posso comprarle!” Ho urlato al centro del parco. I bambini si sono fermati quindi hanno ripreso la loro partita. Le scarpe erano in vendita, ma solo in edizione limitata e all’asta per beneficenza (per la precisione a favore della fondazione Micheal J.Fox per la lotta al Parkinson). Partecipanti all’asta Larry Page (avete presente google) Bill Gates e altri multimilionari. Avevo la leggera impressione che non mi sarei mai aggiudicato le mie scarpe autoallaccianti. “Aspetta un attimo…” leggendo qua e là le reazioni della rete al lancio delle Air Mag, vengo a scoprire che le scarpe non sono autoallaccianti. In effetti nello spot non si parla di autoallaccio, anzi il personaggio ripete chiaramente che non saranno disponibili prima del 2015. Dunque? Dovrò continuare ad allacciarmi le scarpe usando le mie mani? (con tono stile Homer Simpson quando in ospedale chiede se può anche lui ricevere le patatine per flebo).

Forse non dovrò aspettare così a lungo. Ok, premessa lunga, ma alla fine ci sono arrivato.

Una ragazza americana che si definisce “time traveler from 1983”, Blake Bevin,  ha preso la questione autolacci molto seriamente. Così nel suo piccolo laboratorio ha cominciato a sperimentare un marchingegno per rendere possibile quello che aveva visto sullo schermo. Dopo i primi esperimenti non andati a buon fine riesce, senza alcuna preparazione tecnica (si definisce un autodidatta, o googledidatta), a creare un primo prototipo.

Per divertimento pubblica il video dell’esperimento su youtube. Passa qualche giorno e il video raggiunge quasi un milione di views. A favorire il successo del video una Hoax, che proprio quel giorno aveva sparso la voce che il 5 luglio 2010 era la data in cui Doc effettua il suo viaggio nel futuro (ahimè per l’entusiasmo ci sono caduto anche io…). Dopo poche ore la truffa viene confutata, ma l’interesse per le scarpe rimane più vivo che mai.


Il successo di pubblico e di critica (i commenti sono entusiasti, credo ci sia anche il mio da qualche parte “I’ll give everything for it!!”) spaventa la nostra giovane inventrice: “Mi sentivo in imbarazzo, un milione di views, interviste per giornali e televisioni. Il mio progetto mi sembrava troppo rozzo per tutte quelle attenzioni. Così decisi di mettermi al lavoro su una versione 2.0” (che potete vedere nel video sopra)

Ma come funzionano le scarpe di Blake Bevin? Semplice un piccolo sensore posto nella soletta della scarpa “sente” la pressione del piede una volta che ci infiliamo le scarpe. A questo punto il meccanismo entra in funzione e automaticamente stringe i lacci.

Per portare a termine il suo progetto Blake decide di mettere la sua idea su Kickstarter, un sito che permette a chiunque abbia un progetto, di chiedere finanziamenti da un dollaro a mille, si da quello che si può. In cambio si diventa coproduttori del progetto e si ricevono gadget in base al finanziamento prestato. 25’000 dollari è il prezzo stabilito da Blake per portare a termine il suo prototipo 2.0 (ora 2.5), che, come ha spesso ripetuto, nasce con intenti sociali. Il progetto è infatti pensato, malgrado il fascino cinematografico, per aiutare anziani e disabili.

La cifra viene raggiunta in poco tempo e Blake comincia a lavorare seriamente al progetto.

Per informare i suoi sostenitori è stato aperto anche un sito ufficiale, dove potete trovare tutti gli ultimi aggiornamenti.

PS.

Nel 2009 la Nike ha depositato un brevetto per scarpe autoallaccianti. Blake ha però molte volte smentito una competizione tra il suo modello e quello della nike. Secondo la Bevin il suo modello avrà un funzionamento e una destinazione d’uso differente. A chi le ha chiesto se è mai stata contattata dalla Nike o da altre Major delle calzature Blake ha sempre risposto negativamente.

PPS.

Se proprio non ce la fate ad aspettare, nel frattempo potreste fare un giro su questo sito. La replica della statuetta d’oro di Indiana Jones costa solo 190 dollari.

 

Giacomo Cannelli

 

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