La cornice


Questa non è una storia, o meglio non so esattamente come classificarla, forse è una non storia, un pastiche di emozioni. Narra di una cornice, una normalissima cornice. Fino a quel giorno aveva sempre ospitato un vecchio poster per bambini, raffigurante un piccolo gatto silvestro sorpreso a far danni. Poi un giorno il padrone della stanza decise di cambiare tutto e tolse il vecchio poster, per un paio di giorni la cornice attese con impazienza, quale sarebbe stato il suo nuovo ospite. L’attesa finalmente fini, e un bel giorno la cornice trovò al suo interno una miriade di foto, tutte in b/n. Non aveva mai visto delle foto prima ad ora, il suo unico precedente lavoro era stato quel vecchio poster per bambini. Le foto erano cosi diverse dal poster, erano così reali, sembravano tante piccole finestrelle, ognuna raffigurante mondi e luoghi diversi. C’era la foto di un grande albero, quella di un tram che risaliva le vie di una assolata Lisbona. In alto a destra ce n’era una, che non era molto chiara, sembrava quasi sfocata e a mala pena si riconoscevano due figure, anche esse sfocate. La cornice si era sempre chiesta che cosa mai ci trovasse, il suo padrone, in quella foto. “Mah” si ripeteva “Forse non ci capisco molto di fotografia…”
Le foto non sembravano avere un qualche ordine logico, erano per lo più un accozzaglia di ricordi sparsi, probabilmente di un qualche viaggio. Ma c’erano tre foto che incuriosivano maggiormente la cornice. Erano foto di una ragazza, ed erano disposte in modo apparentemente casuale, più o meno nella parte centrale del quadro. La cornice si era sempre chiesta chi mai fosse quella ragazza, poi piano piano cominciò a capire, doveva essere qualcuno di molto importante, perchè ogni volta che il padrone passava davanti a quelle foto il suo sguardo era diverso, quasi perso, sembrava avere una luce diversa. Un giorno mentre la cornice era assorta nei suoi pensieri, venne sorpresa da una strana luce, come un lampo. Rimase qualche istante stordita da quella luce inaspettata, e prima ancora che potesse riprendersi eccone un altro, esattamente come quello che l’aveva colpita qualche istante prima. La cornice non sapeva cosa pensare, e poichè era una cornice un po’ ipocondriaca, cominciò subito a pensare alle cose peggiori. Nei giorni passati su quella parete, ogni tanto , si metteva a guardare la TV, e una volta sentì parlare di una certa luce che si dice si possa vedere poco prima di morire. La cornice naturalmente pensò subito a quella. “Perchè a me! Sono ancora giovane! Proprio adesso che ero stata promossa a esporre qualcosa di più edificante…ahh!!” Dopo circa una mezzora di questi lamenti, la cornice si rese conto (oltre al fatto di essere ridicola) che nulla era cambiato, lei era ancora li appesa al muro, tutti suoi chiodi erano al suo posto, e le sue foto erano ancora tutte lì. Si guardò intorno e vide il padrone che sedeva davanti al computer con aria impegnata. Tutto normale, si disse. Poi il padrone si mosse e si avvicinò alla cornice con un piccolo apparecchietto, era una macchina fotografica. Lo sapeva perchè l’aveva vista in TV. Immediatamente si rese conto che quel lampo che prima l’aveva cosi spaventata era stato causato da quell’oggettino malefico, così chiuse gli occhi per non essere accecata di nuovo dal lampo, poi però riflettendoci realizzò che non aveva occhi, ne mani con cui coprirli, ne gambe con cui scappare, anzi era già abbastanza strano che stesse producendo dei pensieri. Di fatto aveva solo le “sue” foto. Così si rassegnò a beccarsi una altro flash negli occhi, attese per qualche secondo, poi sentì un “click” ma nessun lampo l’accecò. Il padrone si allontanò e tornò al computer. “Beh…è andata più liscia del previsto” si disse con fare fin troppo spavaldo, vista anche la reazione isterica che aveva avuto solo qualche istante prima. “Che se ne farà poi di una foto di altre foto…mah!” Le sembrava una cosa completamente inutile. Il tempo passava anche un po’ noiosamente, finito l’entusiasmo per il cambio di esposizione, la cornice passava interi pomeriggi a girarsi i pollici, anzi neanche quello, visto che ne era sprovvista. Ogni tanto vedeva il suo padrone passare, fermarsi qualche secondo, sorridere, e poi andar via di nuovo. Lo vedeva passare ore attaccato a quella specie di cornetta nera che teneva vicino a quella finestra luminosa che aveva sulla scrivania. Certe volte stava zitto, ma sembrava come concentrato su qualcosa, altre volte ci parlava anche con quel pezzo di plastica. “Bah, certo che sono proprio strani!” Per noia certe volte la cornice cercava di attaccare bottone con la sua vicina di casa, una vecchia cornice argentata, che ospitava. Beh in realtà non sapeva che cosa ospitasse perchè dal suo punto di vista era impossibile vedere cosa c’era accanto a sè, di fatto si trovava nel suo punto cieco. Non erano discussioni entusiasmanti. Era una cornice con la puzza sotto al naso, e anche la polvere sotto al naso, amava ripetere tra se e se la cornice, visto la coltre di grigiume ne copriva l’intera superficie. I giorni passavano, fuori cadeva l’acqua, e il padrone passava molto tempo in casa. “Poverino” pensava la cornice “deve essere idrofobo” (era una di quelle malattie di cui aveva sentito parlare alla TV, si teneva sempre aggiornata in questo campo). Uno degli hobby del padrone era produrre suoni, usava uno strumento, che poi scoprì essere una chitarra, ma era strano a sentirsi. Il padrone doveva essere proprio uno smemorato perchè ogni volta che suonava si interrompeva, poi cambiava le parole in continuazione, e certe volte anche l’intonazione. Andò avanti così per un po’ e alla fine, sembrò ricordarsi meglio la canzone, finalmente aveva un inizio e una fine, e non cambiava ogni secondo. Poi un giorno qualcosa accadde: il padrone era sparito. All’inizio la cornice pensò che era solo uscito, fuori non cadeva acqua e gli idrofobi possono tranquillamente uscire se fuori non c’è acqua. Ma il tempo passò, e del padrone nessun segno. La cornice era sempre più preoccupata, oramai erano passati giorni dall’ultima volta che l’aveva visto. L’unico che ogni tanto si faceva vedere nella stanza era quell’enorme topo nero che la cornice non riusciva a spiegarsi il perchè, al padrone piaceva tanto. Molte volte era stato li a guardarlo mentre, con una voce che suonava ridicola gli ripeteva parole tipo: “Piccino…che c’è…sei un piccione…” e altre inezie di questo tipo. Fatto sta che il topone entrava si guardava intorno, si sedeva, si grattava, starnutiva e se ne andava. Era l’unico visitatore della stanza e lo fu per giorni. La cornice non ne poteva più di girarsi i pollici che non aveva, ma finalmente un giorno, il padrone tornò. Aveva un enorme sacco dietro le spalle, lo tirò giù con la solita leggiadria con cui era solito fare ogni cosa. Poi si butto sul letto e si addormentò quasi subito. “Deve essere stato sorpreso da una tempesta d’acqua, chissà per quanto tempo ha dovuto sopravvivere rannicchiato da qualche parte, a pane e acqua….ehm..no…a pane e basta…povero padrone”. Il giorno dopo la cornice venne svegliata da un rumore lancinante, sembrava come una specie di terremoto, poi vide il padrone che batteva con un bastone contro il muro, a quanto pare c’era un nuovo vicino di casa. Era una piccola cornice, una cornicetta. Il padrone vi aveva appena messo cinque nuove foto. “Tzè” – pensò la cornice – “non hanno niente a che vedere con le mie ben…” In realtà non le aveva mai contate…e per dirla tutta la cornice sapeva contare solo fino a otto. Beh comunque, accolse freddamente la nuova arrivata. Faceva la snob (l’aveva visto fare in TV), parlando dall’alto dei suoi anni di esperienza, prima come posterista e poi come fotografista (l’autore non si prende alcuna responsabilità per termini usati dalla cornice NDR). Dopo un primo impatto un po’ freddo, alla fine le due cornici divennero grandi amiche, sopratutto dopo aver scoperto di avere molto in comune: erano entrambe ipocondriache. Parlavano per ore di quei piccoli dolori reumatici agli angoli, del tetano e di quei maledetti chiodi arruginiti, e dell’idrofobia del povero padrone. Passarono dei giorni, forse un mese, e una volta il padrone tornò a casa. Aveva un aria strana, aveva sempre un’aria strana ma questa volta sembrava più “strana”. Le cornici lo osservavano in silenzio, ogni tanto spariva per qualche minuto e tornava con una faccia piu strana di prima e cosi via. Il padrone si fermava sempre di fronte alla cornice, guardava le foto di quella ragazza, aveva sempre lo sguardo perso e aveva una luce diversa, ma non era una bella luce. Il padrone vagava qua e la per la stanza, ogni tanto si fermava di fronte alla cornice, sguardo perso, poi spariva per qualche minuto e tornava peggio di prima. Ogni tanto strimpellava la sua chitarra, ma sembrava più che altro un disco rotto, visto che faceva sempre e solo la stessa canzone, una canzone che la cornice aveva già ascoltato qualche tempo prima.
Il tempo passava e le cose non sembravano migliorare, finchè un giorno venne un’altra persona, un amica del padrone. Si mise a spulciare tutte le foto del padrone, e sembrava come fare una cernita. Alcune venivano messe da parte e altre venivano rimesse a posto. Le cornici osservavano incuriosite questi strani movimenti. Poi il Padrone e la sua amica si avvicinarono pericolosamente alla cornice, la presero e la staccarono dal muro. Piano piano staccarono ad uno ad uno i gancetti che tenevano il vetro alla cornice. La cornice era terrorizzata, pensava che fosse arrivato il suo momento che sarebbe stata staccata da quel muro per sempre, o peggio sarebbe stata retrocessa di nuovo allo stato di posterista! Il padrone e l’amica agirono chirurgicamente, la cornice non voleva vedere cosa stava succedendo, gli faceva impressione, essere senza vetro era per lei come un’operazione a cuore aperto. Vennero asportate alcune foto, tre per la precisione, che vennero immediatamente sostituite con altre tre.
Il vetro venne rimesso, i gancetti anche, e alla fine la cornice venne appesa al suo posto. Il peggio era passato. Ancora ansimante, chiese notizie alla piccola cornicetta che si trovava sotto di sè, ma stava bene, lei non era stata colpita. L’amica del padrone se ne andò. Il padrone rimase ancora lì con il suo sguardo perso. La cornice lo guardava, e a un certo punto si rese conto che c’era qualcosa di diverso. “Un momento…dov’è? Dov’è la ragazza?” Il padrone guardava sempre nello stesso posto dove guardava di solito, ma non c’era più la foto della ragazza, anche se a giudicare dal suo sguardo, sembrava fosse rimasta ancora lì. La cornice capì la situazione e si intristì molto. Non poteva vedere il suo padrone in quelle condizioni. Ci furono molte discussioni con la piccola cornice, entrambe si chiedevano cosa mai potesse essere accaduto, ma non riuscivano mai a trovare una risposta. Un giorno in una di queste discussioni, a un certo punto la Cornice sentì come una fitta, non aveva mai sentito una cosa del genere, e tanto per cambiare si preoccupò moltissimo. Poi ne sentì un altra e poi un’altra ancora. Si guardò intorno come per cercare aiuto, ma non c’era nessuno in quel momento e la piccola cornice sotto di lei non poteva fare niente dalla sua posizione. La cornice guardò di nuovo, e alla fine si rese conto di quello che stava succedendo: erano le foto….stavano franando piano piano. Una ad una stavano scivolando una sull’altra, come se improvvisamente avessero perso l’appoggio, il collante che fino a quel momento le aveva tenute insieme. Il giorno dopo il Padrone si accorse di quello che era accaduto. Cercò in qualche modo di rimettere a posto le foto, ma non c’era nulla da fare, continuavano a scivolare. Un giorno il Padrone, staccò di nuovo la cornice, e una ad una tolse tutte le foto. La cornice le vedeva andare via, e si chiedeva che cosa mai avrebbe ospitato, visto che non aveva senso una cornice senza nulla da incorniciare. Il Padrone, una volta tolte tutte le foto, rimise il vetro, i gancetti e riattaccò la cornice esattamente dove era sempre stata. E la cornice rimase lì, senza più un pensiero, uno specchio che non riflette, una finestra che non si affaccia da nessuna parte.