Comici drammatici – Ricky Gervais


L’altro giorno mi sono ricordato di non aver completato la visione di Extras, serie scritta e diretta dal re della comicità inglese (almeno di questo periodo) Ricky Gervais e dal suo compagno di avventure Stephen Merchant. La serie è infatti composta da due stagioni, più uno special di natale che era rimasto nascosto nel cofanetto.
Inserisco il dvd sicuro di passare un paio d’ore di sano divertimento made in UK. Dopo poco però mi rendo conto di quanto poco ci sia da ridere. Non per mancanza degli attori ma per una dose di realismo che non mi aspettavo di trovare.
La serie è incentrata su una coppia di comparse e sulle loro peripezie in un lavoro fatto di umiliazioni, sudore e fatica. Ricky Gervais è Andy Milligam, un attore convinto dei propri mezzi che vuole sfondare come autore e comico “serio”. La sua carriera ha un impennata quando ottiene una parte per una sitcom BBC. In poco tempo però la sua idea originale, viene piegata alle leggi di mercato e il suo personaggio trasformato in un pappagallo legato a doppio filo alla sua battuta tormentone “Are You having a laugh? Is he having a laugh?”. Andy è frustrato, malgrado i 7 milioni di telespettatori che ogni sera si collegano e ridono a crepapelle.
Lo speciale di natale si riaggancia in questo frangente alla serie. Andy è cambiato. Stanco delle porte in faccia ricevute diventa rude e insensibile. La trasformazione è lenta e dolorosa per chi gli sta vicino. Il primo a cadere è il suo agente. Andy si lascia ammaliare da un rampante agente di una grande agenzia che gli promette grandi cose. Con un messaggio in segreteria Andy liquida il suo vecchio agente, lo spilungone Darren Lamb (co-autore fisso di Ricky Gervais, nonchè regista della serie) il quale mestamente torna a fare il suo vecchio lavoro, come tecnico in un negozio di telefonia. Andy abbandona la serie BBC annunciando il suo ritiro davanti al pubblico dell’ultima puntata. “Non voglio più fare il pupazzo che dice battute a pappagallo per un branco di imbecilli” Il pubblico non apprezza. Il direttore di BBC non apprezza. Andy è oramai uno spocchioso attore di successo, senza il successo. “Life is cruel” si limita a dire a chi gli fa notare di non poter fare una cosa del genere.
La cattiveria del personaggio e l’insensibilità crescono con il passare del tempo. Ricky Gervais è un maestro delle “Awkward situation” e ci tiene davanti alla vergogna per dei minuti che sembrano ore. Dove chiunque avrebbe tagliato Ricky continua imperterrito, ci lascia li davanti alla sua dignità che lentamente soccombe.
L’abbandono della serie lascia Andy senza lavoro. Le uniche offerte sono piccole apparizioni in parti poco interessanti. Speculare all’insuccesso di Andy è invece il successo di un suo ex collega che si ritrova co-protagonista di un blockbuster di Hollywood al fianco di Clive Owen. Ciò non fa altro che aumentare la frustrazione del personaggio.
Andy perde tutto, glii amici, il successo e la dignità e come ultimo gesto di disperazione decide di accettare l’offerta del suo agente che gli domanda: “Vuoi diventare ricco oppure uno stimato attore intellettuale? Scegline una perchè le due cose insieme non accadranno mai.” Voglio diventare ricco, dice senza un filo di voce Andy. La prova da superare è fare parte del “Grande Fratello” (la versione stile Isola dei Famosi, con una serie di reietti della televisione).
E’ la goccia che fa traboccare il vaso. Andy in diretta tv dichiara la sua vergogna per il mondo di cui fa parte, ammette i suoi errori e in un monologo al vetriolo demolisce l’intera industria dell’intrattenimento di massa. Uscito dalla casa l’agente lo accoglie con grandi sorrisi. La sua sfuriata gli farà fare un mucchio di soldi. Ma Andy ha deciso, non sono i soldi quello che vuole. La parabola è finita, il lieto fine c’è, ma è così amaro da sembrare più una resa che una decisione del protagonista. Il realismo con cui Gervais ci racconta il suo lavoro sembra abbandonare lo stile della sitcom, solitamente solo attraversato da piccoli singhiozzi drammatici. “Life is cruel”, come ripete il suo personaggio, e la sua rappresentazione non è da meno.
Lo so, vi ho praticamente raccontato tutto quello che potevo raccontarvi. Ma questo non inficerà la visione delle due stagioni precedenti che sono quanto di meglio potete vedere in televisione. In Italia non c’è stato spazio per Extras, a parte qualche breve apparizione (non doppiata) su alcuni canali satellitari.


 

Giacomo Cannelli

 

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