Intercettazioni pericolose – Conspiracy inside


La privacy. Cosa rimane della nostra privacy. Nulla, quasi nulla. Viviamo in una società in cui la nostra privacy è violata ogni singolo istante. Il nostro presidente del consiglio ci vuole far credere che il problema sia risolvibile con una legge che vieti ai giudici di farne l’unico utilizzo etico che ne viene fatto. Beccare i criminali. E qualcuno gli da anche ragione! Ragioniamo un secondo cara casalinga che tanto ti preoccupi che qualcuno possa in qualche modo ascoltare le tue interessantissime telefonate. Il telefono è solo l’ultimo dei mezzi di comunicazione con il quale sapere cosa stai facendo. Mezzi di trasporto. Oramai il vecchio biglietto sta piano piano sparendo, ora c’è quello magnetico o meglio ancora la tessera magnetica, con dentro tutti i nostri dati. Ogni volta che la passiamo stiamo dando informazioni sui nostri spostamenti. Ma non finisce qui, una volta comunicato che ci stiamo spostando da piazza mazzini a viale giulio cesare, tiriamo fuori la nostra carta di credito per pagare. Solo un totale dei soldi spesi direte voi, poco male. Ma noi, non paghi di far sapere quanto abbiamo speso, vogliamo essere più precisi. “Signore ha la carta spesa amica?” “Certo.” Prego prenda pure, si appropri di tutti i miei acquisti degli ultimi due anni, così che potrà più semplicemente stilare una lista dei miei consumi e fare un cross check con quelli degli altri utenti e così “imparare” a fottermi meglio la prossima volta che metto piede in questo posto. Potrà quindi capire che abbiamo avuto un figlio dall’aumento spropositato di stuzzichini e birra…oh! Ecco infatti, pannolini, aggiunti alla lista. Uscendo dal supermercato vediamo quindi il cartello CCTV. Un’associazione del consumatore? Neanche per sogno. Telecamere a circuito chiuso. Così nel caso non si fidino del codici a barre c’è sempre l’immagine dell’acquirente. Potrebbe essere interessante vedere come le persone si muovono nei supermercati, dove vanno prima, come tornano sui loro passi e come scelgono i prodotti. “I biscotti andrebbero spostati più giù il sale più su!”. E’ finita qui? No. Il telefono! Attenzione non sto parlando di telefonate. Quelle sono escluse, sono solo l’ultima delle nostre preoccupazioni. Il nostro smart phone appena acquistato. L’acquisto delle applicazioni è settato in un one click buy. La carta è già registrata così comprare ci sembrerà come un gioco. “Non ho inserito alcun dato, non sto realmente comprando!” Certo come no. Ma non sto tornado alla carta, ci siamo già passati, anche in questo caso, passiamo informazioni sui nostri acquisti. Il dato passato è un altro. Alcune applicazioni infatti prendono la nostra posizione geografica, apparentemente per migliorare le prestazioni. Già allora perchè un gioco di ping pong deve sapere dove mi trovo per funzionare? L’applicazione quindi oltre a mandare la vostra posizione, si prodigherà a mandare anche il codice del vostro telefono. Avete sentito bene, ogni telefono ha un codice personale, unico, contenente tutti i dati necessari a stilare un profilo del suo (vostro) utilizzo. Ma come finire questa analisi se non con il nostro tocco, consapevole, finale. Tutto quello che avete ascolato fino ad ora, è responsabilità nostra, ma fino ad un certo punto. Ora passiamo alle nostre di responsabilità. Il mobile social networking. Ogni giorno, spontaneamente, comunichiamo sui social network, la nostra posizione, il nostro stato d’animo, una foto della luogo e per essere precisi, tagghiamo noi e le persone presenti sul luogo, così tanto per non sbagliarci. Poi imprecisi nei settings permettiamo a tutti di vedere e commentare le nostre avventure. Comunichiamo la nostra religione il nostro orientamento sessuale, il nostro compleanno (e di conseguenza il nostro codice fiscale, facilmente riproducibile con programmini disponibili online), la nostra casa, la via della nostra abitazione (con tanto di check in e check out, così da far sapere ad un interessato ladro se siamo presenti o no all’interno del’abitazione, magari facendo un altro check in a 200 km di distanza, dando la totale certezza che nessuno sarà presente mentre vi svuotano l’appartamento) con tanto di geolocalizzazione (latitudine e longitudine) metti che qualcuno non è abbastanza intelligente da andare sul tutto città. Ora secondo voi, a questo punto, io, spia, avrei bisogno di ulteriori informazioni a vostro riguardo? E un giudice che cerca di combattera la mafia non ha neanche il diritto di spiare una telefonata? Peraltro per sentire cose che potrebbe tranquillamente sapere solo rovistando nella vostra spazzatura. Buona giornata.

 

Giacomo Cannelli

 

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