Non c’è un cazzo da ridere.


Non c’è un cazzo da ridere. Non so come spiegarlo con altre parole, ma è quello che sento nel profondo del mio cuore. Mi guardo intorno e vedo persone che ridono. L’italia è un paese a cui piace ridere. Si ride istericamente. Ci basta una parolaccia messa al posto giusto (o buttata a caso) e giù grasse risate. Abbiamo una situazione socio-politica da far schifo. Ma noi ridiamo. E non conta l’appartenenza politica, a tutti ci piace ridere. CI piace ridere così tanto delle nostre disgrazie che i comici di oggi si sono trasformati in esperti di politica. I loro monologhi non sono estremizzazioni della realtà, salti pindarici nella nostra immaginazione. No. Sono esattamente la nostra realtà, raccontata per filo e per segno. Date corrette, nomi corretti. Tutto è al posto giusto, così tutto in ordine che a un certo punto mi è venuto spontaneo dire “Non c’è un cazzo da ridere”. Allora la risata è fatta solo dal contesto? Siccome sto guardando un comico in un teatro, allora è commedia, quindi devo ridere? Se dico Tremonti in un teatro rido, se lo dico in parlamento lo maledico per le decisioni che prende? I nostri comici, sembra abbiano dimenticato cosa voglia dire fare il comico. Analizzare ogni cosa come un chirurgo smontarla nei minimi particolare e poi con una sorta di ingegneria inversa riportarci gli argomenti in veste divertente. Oggi basta aprire il giornale, leggere ad alta voce, e avere il proprio monologo comico. Berlusconi ha detto questo. Grasse risate. Tremonti lo ha giustificato in questo modo! Grasse risate. La comicità è divertente quando è scritta, quando è fatta di acute osservazioni. Ma quando ci restituisce quello che vediamo tutti? Abbiamo ancora bisogno di comici? A quanto pare tutti possono diventare dei comici. Spinoza ha trasformato la freddura in un lavoro per tutti. Trova una notizia e finiscila in modo surreale. Ma la nostra realtà è cosi surreale, che qualche volta si fa fatica a distinguere un ANSA da uno SPINOZA. Comè possibile? Quando un comico ci porta nel suo mondo, noi all’inizio siamo schivi, ridiamo appena, poi piano piano ci rilassiamo e le risate escono più facilmente. Finita quell’ora torniamo al mondo reale. Ascoltando un monologo di Guzzanti ci si rende conto che tutto quello che dice, da anni, non è altro che la nostra situazione. I suoi discorsi di tremonti, differiscono in minima parte da quelli realmente pronunciati dal ministro dell’economia. Come è possibile. L’attrice Tina Fey ha realizzato uno degli sketch meno scritti della storia della televisione. In quel periodo interpretava una meravigliosa parodia di Sarah Palin. Un giorno ha avuto un colpo di genio. A seguito di un’intervista della candidata alle presidenziali, decide di prendere l’intervista, cosi com’era e di sostituirsi alla Palin. Sostituirsi fisicamente, non mentalmente. Ogni parola pronunciata dall’attrice ripercorrerà fedelmente il testo dell’intervista originale. Lo sketch è un successo clamoroso. La Fey finisce nelle televisioni di tutto il mondo. La gente ride. Ride di gusto. Ma il merito è tutto della Palin. L’autrice di quello sketch (involontariamente) è lei! Tina Fey ha il merito di reinterpretare la Palin alla perfezione, estremizzando i suoi tic. Lo stesso metodo si potrebbe applicare a molti politici italiani (quelli che sanno parlare italiano). Stamattina mi sento così. Che “Non c’è un cazzo da ridere”. Non so. Non riesco a trovare la parodia, in qualcosa che funziona già molto bene senza ironia. Paolo Rossi diceva che con un premier comico l’unica possibilità per i comici è di fare politica. La follia è che, malgrado Grillo lo neghi, è successo.

 

Giacomo Cannelli

 

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